IL ROSARIO

di Padre Giacomo Pesce

Il 6 agosto 1875 veniva assassinato da un sicario della massoneria l'uomo di Stato più celebre dell'epoca: García Morene, Presidente della Repubblica sudamericana dell'Ecuador. Nato cattolico, non smentì mai la sua Fede. Recatosi a Parigi per gli studi, viveva solitario, senza compagni, consacrato alle discipline scolastiche e al­la pietà: suo unico svago era di recarsi ver­so sera a visitare la Madonna.

Ritornato in patria, giunse ad essere eletto Presidente della Repubblica. Nonostante l'altissima carica la sua pietà non si indebolì né si distrasse, bensì rifulse splendidamente e signoreggiò sui vili apostati della Religione. Egli così dot­to e cosi illustre, volle che il suo seguito, dai primi collaboratori fino all'ultimo ser­vitore si raccogliesse ogni sera con lui in una sala a recitare il S. Rosario.

Fra le altre sue manifestazioni di pietà mariana possiamo annoverare le seguenti:

a) si ascrisse alla Confraternita del Ro­sario e del Carmine;

b) recitava ogni giorno l'Ufficio della Madonna;

c) celebrava solennemente tutte le feste di Maria, principalmente quella del Rosa­rio;

d) ogni giorno, all'altare della Madon­na del Rosario, ascoltava la S. Messa e si comunicava.

Il 6 agosto, come al solito, si levò dal­l'altare del Rosario e mosse il passo verso il palazzo del Governo. Colà giunto, men­tre saliva lo scalone, un assassino lo sor­prese all'improvviso e col pugnale della massoneria lo trafisse stendendolo a terra nel suo sangue.

Il moribondo pregò di essere traspor­tato in Chiesa, adagiato ai piedi dell'altare della Madonna del Rosario: là spirava l'a­nima grande, stringendo amorosamente tra le mani il Rosario di Maria e pronun­ciando queste parole: «Dio non muore!».

1- IL ROSARIO È LA PREGHIERA PIÙ BELLA

1. L'uomo deve pregare.

La preghiera è la grande legge dell'u­manità. Malgrado tutte le teorie moderne, nonostante gli sforzi e l'indifferenza del mondo, la preghiera è stata e resterà sem­pre la prima legge dell'ordine morale.

Noi non siamo esseri insensibili, che si muovono ingranati nella cerchia fatale della meccanica dell'universo; non siamo dei bruti, che si appagano di quel che può offrire la materia.

Noi siamo esseri pensanti, ragionevoli; a meno che non vogliamo definire noi stes­si «i grandi spostati della natura», dobbia­mo riconoscere nella preghiera ciò che fa veramente dell'uomo il re del creato.

Dio ha creato l'universo per la sua glo­ria e da esso vuole essere glorificato.

Ora l'universo rende a Dio questa glori­ficazione con le luci e i colori, con le voci e le moli delle stelle e dei fiori, dei venti e del mare, dei monti e dei vulcani, degli es­seri e dei fenomeni.

L'uomo non può isolarsi dal resto della natura, non può tacere, non può stonare in questo concerto universale di melodie.

L'uomo deve glorificare Dio e la pre­ghiera è per lui il mezzo stupendo per es­primere questo suo inno alla divinità.

Sventurato colui che si sottrae a questa legge dell'universo.

Sventurato colui che si strappa dalla fronte la più bella corona dell'uomo; la corona di pontefice e di re della natura! Agendo in questo modo, egli:

a) soffoca i più generosi palpiti del suo cuore;

b) lascia priva di forza e di sostegno la sua volontà;

c) si oppone alle naturali attitudini del­la sua anima, che tende sempre verso l'al­to.

La preghiera è per l'anima ciò che la respirazione è per il corpo, ciò che l'ossi­geno è per la vita. Perciò essa rappresenta il primo, immutabile, eterno bisogno del­l'uomo.

2. Il Rosario.

Che cosa possiamo dire del Rosario? Che cosa è il Rosario?

a) È la preghiera nella sua manifesta­zione più sublime.

b) È la preghiera espressa, realizzata, cesellata nella sua forma più nobile.

c) È la preghiera dell'anima fatta pa­rola.

Infatti il Rosario è l'intreccio di due su­blimi orazioni: il Pater Noster e l'Ave Ma­ria.

 

IL PATER NOSTER

È la filosofia più sublime della nostra religione; è la rivelazione del cuore del­l'uomo e di Dio; è la preghiera che fa

a) dell'umanità una sola famiglia,

b) del cielo una sola Patria,

c) di Dio il Padre di tutti.

Quando diciamo il Pater Noster, non ci sentiamo soli a pregare, perché la voce del cristiano, che nel Rosario ripete quelle pa­role, non è la voce di un uomo solo che sale al cielo, ma dell'umanità intera.

 

L'AVE MARIA

Oltre ad essere il saluto più affettuoso che possiamo rivolgere alla Madonna,

a) è un gemito del cuore che soffre, che si sente a disagio nella vita;

b) è la rivelazione dei sentimenti dell'a­nima, che chiede una madre per i suoi bi­sogni supremi, cui non possono soddisfare le madri terrene; una madre nelle cui brac­cia abbandonarci con filiale trasporto; una madre sul cui petto adagiare la nostra testa coronata di spine; una madre che ci guardi, che ci vegli, che ci protegga dal cielo.

Riassumendo: il Rosario è la preghiera del cuore che soffre, che gioisce, che ama; ecco perché è la preghiera più bella.

2- IL ROSARIO E’ LA PREGHIERA PIÙ EFFICACE

Gesù Cristo dice nel Vangelo: «Tutto ciò che chiederete al Padre in nome mio, vi sarà dato» (Gv 16,23). Ora come potrà non esserci dato ciò che chiediamo col Ro­sario, quando col Rosario chiediamo a Dio con le stesse parole di Gesù Cristo?

l. Manifestazioni della potenza del Rosario.

La storia della Chiesa è la storia della potenza del Rosario.

Per mezzo del Rosario infatti la Chiesa trionfò delle eresie, degli scismi, delle per­secuzioni.

Per mezzo del Rosario la Chiesa trion­fa della moderna collerica incredulità, che, satura di odio contro Cristo, vorrebbe dis­perderne perfino la memoria.

Per mezzo del Rosario la Spagna cacciò dalla sua penisola i Mori, ridonando ai suoi figli la libertà della Patria e della Fede.

Per mezzo del Rosario la Francia mise in fuga gli Albigesi dalla sua nazione.

Per mezzo del Rosario la Polonia e l'Austria distrussero per sempre le forze dei musulmani, che minacciavano l'Euro­pa intera e avevano giurato di trasformare la Basilica vaticana in una grande mos­chea.

Per mezzo del Rosario, infine, il princi­pe Eugenio di Savoia colse in tutta Europa meravigliose vittorie.

2. Il Rosario simbolo di amore e di sacrificio.

E se dal campo delle battaglie cruenti passiamo a quello delle battaglie incruen­ti, l'efficacia del Rosario segna altre gran­di vittorie. Il Rosario è il simbolo dell'a­more e del sacrificio. Infatti:

Il Rosario brilla alla cintura della suo­ra, di questo angelo in abito di donna, che Dio manda come sorella e come madre alle vittime del dolore.

Il Rosario brilla al fianco del mis­sionario, di questo pioniere della civiltà cristiana, il quale va a sfidare i pericoli di regioni inesplorate e selvagge, per incivilire e rigenerare alla fede di Cristo i poveri pagani.

Il Rosario brilla nelle mani del pel­legrino, che si reca ai vari santuari di Maria, per chiedere aiuto e conforto.

3. Il Rosario, libro di tutti.

Il Rosario è divenuto popolare come la Croce; è divenuto il libro di tutte le preghiere e delle preghiere di tutti. Infatti:

Il Rosario è il libro del cieco, i cui occhi sono chiusi alla luce della terra, ma aperti alla luce delle verità eterne.

Il Rosario è il libro del povero, del contadino, dell'operaio, ai quali il lavo­ro impedisce di apprendere le scienze u­mane.

Il Rosario è il libro della gioventù, alla quale insegna come conservare la doppia corona della fede e dei buoni costumi.

Il Rosario è il libro dell'infermo, e lo consola nei suoi dolori.

II Rosario è il libro del vecchio, ai cui occhi rivela la nullità delle cose terrene e la realtà delle cose celesti.

Il Rosario è il libro del sapiente, il qua­le nel Rosario trova il compendio di tutta la teologia cristiana.

Il Rosario è il libro della famiglia, i cui membri affratella nei dolci vincoli della comune preghiera.

II Rosario è il libro di tutti: di tutte le età, di tutte le condizioni, di tutta la vita, di tutti i popoli; onde milioni di anime e di cuori si uniscono insieme come una sola anima e un sol cuore per pregare Colei, che è salutata Regina Sacratissimi Rosaria.

Il Rosario dunque è la preghiera più efficace.

3 - IL ROSARIO È LA PREGHIE­RA PIÙ OPPORTUNA

Noi ci troviamo in un'epoca di grande progresso materiale e di grande regresso morale e spirituale.

Come porre fine a questa grave si­tuazione?

Ce lo dice il Papa Pio XII

a) Opporre la preghiera agli assalti del­l'incredulità;

b) Inculcare a tutti, come suprema ri­sorsa nell'ora del pericolo, la devozione al S. Rosario; infatti esso:

è un pegno di vittoria;

è un rafforzamento nella Fede;

è urna grande lezione di sapienza divina.

Dunque il Papa afferma il triplice as­petto di questa sublime preghiera.

l. É un pegno di vittoria.

Oggi non ci sono più da difendere Le­panto, Corfù, o Vienna dai Turchi: la situa­zione in questo senso è ben diversa da quattro secoli fa.

Tuttavia vi sono altri nemici che biso­gna combattere sul piano morale.

Essi non sono alle rive del Bosforo, ma in mezzo a noie si chiamano i «figli di Carlo Marx».

Questi novelli Turchi non adorano Maometto, ma qualcosa di peggiore: la materia bruta. Non inalberano più la mez­zaluna, ma la falce e il martello.

Non gridano più: «Allah è Dio e Mao­metto è il suo grande profeta»; ma grida­no: «Non c'è né Dio né Maometto. Il dio che noi adoriamo è il dio-materia».

Ora, come il Rosario ottenne dal cielo la sconfitta dei Turchi antichi, così il Ro­sario ci otterrà la vittoria su questi novelli Turchi.

Essi saranno vinti! Non già vinti per morire, ma vinti per vivere: i grandi vinti della verità, che illuminati dalla luce della Fede, ci abbracceranno, ci riconosceranno fratelli, ed insieme con noi adoreranno il Padre comune che sta nei cieli.

2. È un rafforzamento della Fede.

Il Rosario è una protesta quotidiana contro tutti gli errori moderni. Infatti:

Di fronte al materialismo che nega Dio, noi diciamo nel Rosario: «Padre no­stro che sei nei cieli».

Di fronte all'incredulità che bestem­mia la divinità, noi diciamo nel Rosario: «Sia santificato il tuo nome ».

Di fronte alle sette anarchiche, che pretendono il rovesciamento del potere di Dio, noi nel Rosario diciamo: «Venga il tuo Regno».

Di fronte agli spiriti orgogliosi, che proclamano che l'uomo basta a sé, noi nel Rosario diciamo: «Sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra».

Di fronte al grido della miseria che non crede e che sogna la rivoluzione so­ciale, noi nel Rosario diciamo: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano».

Di fronte ad una dottrina, che pro­clama santa la vendetta e l'odio, noi nel Rosario diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori».

Di fronte al razionalismo, che nega la caduta di Adamo e la necessità della Grazia, noi nel Rosario diciamo: «Ave, piena di grazia, il Signore è con te, Tu sei benedetta fra tutte le donne ... Prega per noi peccatori».

Fratelli! Non vedete come il Rosario sia una protesta quotidiana contro tutti gli errori moderni?

Dunque il Rosario è un rafforzamento nella Fede.

3. È una grande lezione di sapienza divina.

a) Il Rosario è una debolezza che esalta.

Il Rosario, essendo una preghiera, è di per se stesso, come tutte le preghiere, una debolezza, anzi è l'affermazione della de­bolezza.

Ma è una debolezza sublime, una debo­lezza che non umilia, ma che esalta.

Così, quando io prego un uomo, mi sento diminuito, avvilito, quando io prego Dio, esercito un atto di ragione, quindi mi sento fiero del mio diritto di petizione di fronte al cielo.

b) La donna simbolo di debolezza.

Ma il Rosario, più di ogni altra preghie­ra, è l'espressione della nostra debolezza, perché con la debolezza dell'Ave Maria ci rivolgiamo ad un'altra debolezza: Maria. Maria è una donna, dunque una debo­lezza.

c) Nella donna la debolezza è potenza. La donna non è solamente una debo­lezza dinanzi a Dio, ma anche dinanzi al­l'uomo.

La donna è una debolezza, e appunto in ragione di questa esercita il suo soave pre­stigio e la sua benefica influenza.

La donna che vuole imporsi con la sua intraprendenza, col suo mettersi in vista, irrita, non attira, spezza non piega, ispira repulsione non affetto.

La debolezza, solamente la debolezza, è quella caratteristica che, distinguendo l'uomo dalla donna, desta tante simpatie intorno a lei; anzi quanto più la donna è de­bole, tanto più attrae.

La debolezza assume in lei un magico nome: Grazia, e con questa Grazia essa può tutto.

Così la debolezza, divenendo Grazia, si trasforma in potenza nelle mani della donna.

d) Maria, una debolezza onnipotente. Ciò che è vero nell'ordine umano, lo è pure nell'ordine divino.

Maria, come donna, è una debolezza. Ma poiché Maria è la Madre della grazia, la sua debolezza si è trasformata in una grande potenza.

Perciò noi nel Rosario Le diciamo: «Ave, Piena di Grazia!».

«Il saluto, o debolezza umana, ma piena della forza divina.

In faccia a te non mi vergogno di con­fessarmi debole.

Tu sei donna, perciò mi comprenderai. Tu sei Madre di Dio, perciò non mi dis­prezzerai Tu sei Madre degli uomini, per­ciò mi soccorrerai.

"Prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen"». Mediante il Rosario, l'orgoglio si umi­lia, l'uomo rientra in se stesso, riconosce le sue miserie, le sue debolezze, i suoi biso­gni, a dispetto di tutti i suoi trionfi e le sue grandezze. Mediante il Rosario noi ricevia­mo una grande lezione di sapienza divina. Il Rosario è la preghiera più bella, più efficace, più opportuna ai nostri tempi. Dunque siamo devoti di questa preghiera. Chi ci darà la vittoria? Il Santo Rosario. E quando sul letto dell'agonia, insieme col Crocifisso, stringeremo nelle mani il Rosario, al quale fummo sempre uniti in vita, potremo ripetere con gioia le parole con le quali il re polacco Giovanni Sobie­ski notificava al Papa la vittoria di Vienna contro i Turchi, ripetendo le parole di Ce­serre, senza la presunzione di Cesare: «Veni, vidi. Maria vicit ».

4. -APPENDICE SUL ROSARIO

Dante Alighieri cantò il Rosario nella Divina Commedia.

Cristoforo Gluck ascriveva al Rosario il successo felice della sua trionfale car­riera musicale.

Daniele O' Connell attribuiva al Rosa­rio l'aver ottenuto dal Parlamento inglese la libertà dell'Irlanda, sua Patria.

Fratelli, quando si recita il Rosario in siffatta compagnia, si può andare orgo­gliosi, perché si sta con i più grandi rappre­sentanti del genio, con la più eletta schiera dell'umanità.

Era il 15 agosto 1920.

Varsavia, assediata dai Russi, stava per cadere, e ogni speranza di resistenza era svanita.

Papa Benedetto XV indisse allora la re­cita del Rosario, per ottenere dalla Vergi­ne Santa -Patrona della Polonia - la vittoria.

L'«Avanti», giornale socialcomunista, scriveva: «Il Papa fa assegnamento sul­l'intercessione della Madonna... Sta fresco il Romano Pontefice se crede nella effica­cia della Vergine! Tre milioni di soldati in­dossano la divisa russa... Questi soldati e i loro cannoni varranno assai più che non tutti i Rosari del mondo. Fra giorni ne a­vrete una prova ».

E la prova venne.

Il Sacerdote Ignazio Scopick, vivo sim­bolo della riscossa polacca, nel momento in cui i giovani volontari piegavano sotto l'urto dei bolscevichi, in cotta e stola, gri­da: «Giovani! Per Dio e per la Patria, a­vanti fino alla morte!». E, stringendo in mano il Santo Rosario, avanza alla testa del battaglione di cui era cappellano, into­nando l'inno dei Polacchi alla Vergine del Rosario. Centinaia di voci si uniscono a quel canto: rinasce il coraggío!

Pochi minuti dopo il Sacerdote Scopick cadeva ucciso. Ma i giovani, seguendo l'e­sempio del loro cappellano, tennero duro. Dopo una lotta accanita, il 19 agosto, il nemico fu messo in fuga; Varsavia fu libe­rata e la Polonia ebbe la meglio.

Fratelli, questo è uno dei cento, dei mille esempi comprovanti la potenza del Rosario della Vergine in favore degli uo­mini.

A Lourdes la Madonna apparve con due rose sui piedi verginali, al braccio la corona d'oro del Rosario e mentre la sgra­nava con Bernardetta il roseto prodigiosa­mente fioriva.

Lourdes è la più bella apoteosi del Santo Rosario!

Si ritorni al Rosario quotidiano e ritor­nerà la Fede e la pietà nel popolo cristiano. Napoleone un giorno a teatro si accorse che un suo paggio teneva costantemente gli occhi bassi.

Ad un tratto gli afferrò la mano che te­neva nascosta sotto il mantello. E solo al­lora l'Imperatore si accorse che il paggio recitava il Rosario, senza osservare lo spettacolo.

Quegli, vedendosi scoperto, restò mol­to confuso, ma l'Imperatore gli disse: «Bravo! recita pure il Rosario: tu diven­terai un grande uomo!».

Infatti quel paggio divenne più tardi l'Arcivescovo di Besancon.

Quando Maria Goretti, si vide sola alle prese col suo aggressore, durante l'impari lotta attinse la forza di sacrificare la vita, pur di non cedere, dalla corona del Rosario, che, ridotta a pezzi le fu poi trovata in pugno.

Durante la persecuzione nel Messico, alcune giovanette cattoliche furono impri­gionate con i delinquenti comuni e le don­ne di mala vita. Ma esse cavarono di tasca la corona e presero a recitare il Rosario: a poco a poco anche la turpe compagnia di uomini e donne finì con l'unirsi alla recita.

Tratto dalla rivista: “GRANDE OPERA MARIANA – Gesù e Maria” lu-sett.3/2008