"...
E questi carismi, straordinari o anche più semplici e più comuni, siccome sono
soprattutto adatti ed utili alle necessità della Chiesa, si devono accogliere
con gratitudine e consolazione ...
Ma
il giudizio sulla loro genuinità ed ordinato uso appartiene all'Autorità
Ecclesiastica, alla quale spetta soprattutto di non spegnere lo Spirito,
ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono."
(dalla
Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Cap. 2, nr. 12)
Conformemente
al Decreto di S.S. Papa Urbano VIII, rimettiamo tutti i messaggi della presente
raccolta e le rivelazioni al giudizio della Chiesa, che qui non vogliamo in
alcun modo prevenire o pregiudicare.
15 ‑ 1 ‑
1944. Dice Gesù:
«Una
volta ti ho fatto vedere il Mostro d’abisso. Oggi ti parlerò del suo regno.
Non ti posso sempre tenere in paradiso. Ricordati che tu hai la missione di
richiamare delle verità ai fratelli che troppo le hanno dimenticate. E da
queste dimenticanze, che sono in realtà sprezzi per delle verità eterne,
provengono tanti mali agli uomini.
Scrivi dunque questa pagina
dolorosa. Dopo sarai confortata. È la notte del venerdì. Scrivi guardando al
tuo Gesù che è morto sulla croce fra tormenti tali che sono paragonabili a
quelli dell’inferno, e che l’ha voluta, tale morte, per salvare gli uomini
dalla Morte.
Gli
uomini di questo tempo non credono più all’esistenza dell’Inferno. Si sono
congegnati un al di là a loro gusto e tale da essere meno terrorizzante alla
loro coscienza meritevole di molto castigo. Discepoli più o meno fedeli dello
Spirito del Male, sanno che la loro coscienza arretrerebbe da certi misfatti, se
realmente credesse all’Inferno così come la Fede insegna che sia; sanno che
la loro coscienza, a misfatto compiuto, avrebbe dei ritorni in se stessa e nel
rimorso troverebbe il pentimento, nella paura troverebbe il pentimento e col
pentimento la via per tornare a Me.
La
loro malizia, istruita da Satana, al quale sono servi o schiavi (a seconda della
loro aderenza ai voleri e alle suggestioni del Maligno) non vuole questi
arretramenti e questi ritorni. Annulla perciò la fede nell’Inferno quale
realmente è e ne fabbrica un altro, se pure se lo fabbrica, il quale non è
altro che una sosta per prendere lo slancio ad altre, future elevazioni.
Spinge questa sua opinione
sino a credere sacrilegamente che il più grande di tutti i peccatori
dell’umanità, il figlio diletto di Satana, colui che era ladro come è detto
nel Vangelo, che era concupiscente e ansioso di gloria umana come dico Io,
l’Iscariota, che per fame della triplice concupiscenza si è fatto mercante
del Figlio di Dio e per trenta monete e col segno di un bacio ‑ un valore
monetario irrisorio e un valore affettivo infinito - mi ha messo nelle mani dei
carnefici, possa redimersi e giungere a Me passando per fasi successive.
No.
Se egli fu il sacrilego per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu l’ingiusto
per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu colui che sparse con sprezzo il mio
Sangue, Io non lo sono. E perdonare a Giuda sarebbe sacrilegio alla mia Divinità
da lui tradita, sarebbe ingiustizia verso tutti gli altri uomini, sempre
meno colpevoli di lui e che pure sono puniti per i loro peccati, sarebbe
sprezzo al mio Sangue, sarebbe infine venire meno alle mie leggi.
Ho
detto, Io Dio Uno e Trino, che ciò che è destinato all’Inferno dura in esso per
l’eternità, perché da quella morte non si esce a nuova resurrezione. Ho
detto che quel fuoco è eterno e che in esso saranno accolti tutti gli
operatori di scandali e di iniquità. Né crediate che ciò sia sino al momento
della fine del mondo. No, ché anzi, dopo la tremenda rassegna, più spietata si
farà quella dimora di pianto e tormento, poiché ciò che ancora è concesso ai
suoi ospiti di avere per loro infernale sollazzo ‑ il poter nuocere ai
viventi e il veder nuovi dannati precipitare nell’abisso ‑ più non sarà,
e la porta del regno nefando di Satana sarà ribattuta, inchiavardata dai miei
angeli, per sempre, per sempre, per sempre, un sempre il cui numero di anni non
ha numero e rispetto al quale, se anni divenissero i granelli di rena di tutti
gli oceani della terra, sarebbero meno di un giorno di questa mia eternità
immisurabile, fatta di luce e di gloria nell’alto per i benedetti, fatta di
tenebre e orrore per i maledetti nel profondo.
Ti
ho detto che il Purgatorio è fuoco di amore. L’Inferno è fuoco di rigore.
Il Purgatorio è luogo in
cui, pensando a Dio, la cui Essenza vi è brillata nell’attimo del particolare
giudizio e vi ha riempito di desiderio di possederla, voi espiate le mancanze di
amore per il Signore Dio vostro. Attraverso l’amore conquistate l’Amore, e
per gradi di carità sempre più accesa lavate la vostra veste sino a renderla
candida e lucente per entrare nel regno della Luce i cui fulgori ti ho mostrato
giorni sono.
L’Inferno
è luogo in cui il pensiero di Dio, il ricordo del Dio intravveduto nel
particolare giudizio non è, come per i purganti, santo desiderio, nostalgia
accorata ma piena di speranza, speranza piena di tranquilla attesa, di sicura
pace che raggiungerà la perfezione quando diverrà conquista di Dio, ma che già
dà allo spirito purgante un’ilare attività purgativa perché ogni pena, ogni
attimo di pena, li avvicina a Dio, loro amore; ma è rimorso, è rovello, è
dannazione, è odio. Odio verso Satana, odio verso gli uomini, odio verso se
stessi.
Dopo
averlo adorato, Satana, nella vita, al posto mio, ora che lo posseggono e ne
vedono il vero aspetto, non più celato sotto il maliardo sorriso della carne,
sotto il lucente brillìo dell’oro, sotto il potente segno della supremazia, lo
odiano perché causa del loro tormento.
Dopo
avere, dimenticando la loro dignità di figli di Dio, adorato gli uomini sino a
farsi degli assassini, dei ladri, dei barattieri, dei mercanti di immondezze per
loro, adesso che ritrovano i loro padroni per i quali hanno ucciso,
rubato, truffato, venduto il proprio onore e l’onore di tante creature
infelici, deboli, indifese, facendone strumento al vizio che le bestie non
conoscono ‑ alla lussuria, attributo dell’uomo avvelenato da Satana
‑ adesso li odiano perché causa del loro tormento.
Dopo avere adorato se stessi
dando alla carne, al sangue, ai sette appetiti della loro carne e del loro
sangue tutte le soddisfazioni, calpestando la Legge di Dio e la legge della
moralità, ora si odiano perché si vedono causa del loro tormento.
La
parola “Odio” tappezza quel regno smisurato; rugge in quelle fiamme; urla
nei chachinni dei demoni; singhiozza e latra nei lamenti dei dannati; suona,
suona, suona come una eterna campana a martello; squilla come una eterna buccina
di morte; empie di sé i recessi di quella carcere; è, di suo, tormento, perché
rinnovella ad ogni suo suono il ricordo dell’Amore per sempre perduto, il
rimorso di averlo voluto perdere, il rovello di non poterlo mai più rivedere.
L’anima
morta, fra quelle fiamme, come quei
corpi gettati nei roghi o in un forno crematorio, si contorce e stride come
animata di nuovo da un movimento vitale e si risveglia per comprendere il suo
errore, e muore e rinasce ad ogni momento con sofferenze atroci, perché il
rimorso la uccide in una bestemmia e l’uccisione la riporta al rivivere per un
nuovo tormento. Tutto il delitto di aver tradito Dio nel tempo sta di fronte
all’anima nell’eternità; tutto l’errore di aver ricusato Dio nel tempo
sta per suo tormento presente ad essa per l’eternità.
Nel fuoco le fiamme simulano
le larve di ciò che adorarono in vita, le passioni si dipingono in roventi
pennellate coi più appetitosi aspetti, e stridono, stridono il loro memento:
“Hai voluto il fuoco delle passioni. Ora abbiti il fuoco acceso da Dio il cui
santo Fuoco hai deriso”.
Fuoco
risponde a fuoco. In Paradiso è fuoco di amore perfetto. In Purgatorio è fuoco
di amore purificatore. In Inferno è fuoco di amore offeso. Poiché gli eletti
amarono alla perfezione, l’Amore a loro si dona nella sua Perfezione. Poiché
i purganti amarono tiepidamente, l’Amore si fa fiamma per portarli alla
Perfezione. Poiché i maledetti arsero di tutti i fuochi, men che del Fuoco di
Dio, il Fuoco dell’ira di Dio li arde in eterno. E nel fuoco è gelo.
Oh!
che sia l’Inferno non potete immaginare. Prendete
tutto quanto è tormento dell’uomo sulla terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che
sommergono, fame, sonno, sete, ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una
unica somma e moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di
quella tremenda verità.
Nell’ardore
insostenibile sarà commisto il gelo siderale. I dannati arsero di tutti i
fuochi umani avendo unicamente gelo spirituale per il Signore Iddio loro.
E gelo li attende per congelarli dopo che il fuoco li avrà salati come pesci
messi ad arrostire su una fiamma. Tormento
nel tormento questo passare dall’ardore che scioglie al gelo che condensa.
Oh!
non è un linguaggio metaforico, poiché Dio può fare che le anime, pesanti
delle colpe commesse, abbiano sensibilità uguali a quelle di una carne, anche
prima che quella carne rivestano. Voi
non sapete e non credete. Ma in verità vi dico che vi converrebbe di più
subire tutti i tormenti dei miei martiri anziché un’ora di
quelle torture infernali.
L’oscurità
sarà il terzo tormento. Oscurità materiale e oscurità spirituale. Esser
per sempre nelle tenebre dopo aver visto la luce del paradiso ed esser
nell’abbraccio della Tenebra dopo aver visto la Luce che è Dio! Dibattersi
in quell’orrore tenebroso in cui si illumina solo, al riverbero dello spirito
arso, il nome del peccato per cui sono in esso orrore confitti! Non trovare
appiglio, in quel rimestìo di spiriti che si odiano e nuocciono a vicenda,
altro che nella disperazione che li rende folli e sempre più maledetti.
Nutrirsi di essa, appoggiarsi ad essa, uccidersi con essa. La morte nutrirà la
morte, è detto. La disperazione è morte e nutrirà questi morti per
l’eternità.
Io
ve lo dico, Io che pur l’ho creato quel luogo: quando sono sceso in esso per
trarre dal Limbo coloro che attendevano la mia venuta, ho avuto orrore, Io,
Dio, di quell’orrore; e, se cosa fatta da Dio non fosse immutabile
perché perfetta, avrei voluto renderlo meno atroce, perché sono l’Amore e di
quell’orrore ho avuto dolore.
E voi ci volete andare.
Meditate, o figli, questa
mia parola. Ai malati viene data amara medicina, agli affetti da cancri viene
cauterizzato e reciso il male. Questa è per voi, malati e cancerosi, medicina e
cauterio di chirurgo. Non rifiutatela. Usatela per guarirvi. La vita non dura
per questi pochi giorni della terra. La vita incomincia quando vi pare finisca,
e non ha più termine.
Fate che per
voi scorra là dove la luce e la gioia di Dio fanno bella l’eternità e non
dove Satana è l’eterno Suppliziatore.»