IL PURGATORIO

Rispondiamo, traendo la risposta da alcuni scritti di Bruno Comacchiola.

Domanda: "Non si parla più di Purgatorio ed alcuni lo reputano una inven­zione della Chiesa Cattolica. Ho cercato nella Bibbia ma non ho trovato alcun riferi­mento diretto. Esiste il Purgatorio? Su quali fonti si basa la dottrina della Chiesa in materia?"

Cominciamo da chi nega l'esistenza del Purgatorio.

Gli Gnostici ed i Manichei antichi, seguiti nel Medioevo dai Catari e dagli Albigesi, in base al loro dualismo materia-spirito non capivano co­me fosse possibile una purificazione dell'anima spirituale dopo la morte. Era per loro più facile credere alla trasmigrazione delle anime che ad una loro purificazione.

Lutero prima e Zwingli dopo ritenevano che per mezzo della fede il peccato non fosse più imputabile all'uomo. Secondo loro, pertanto, il Purgatorio era inutile.

Le Chiese orientali separate da Roma, sino al XIV secolo non solle­varono alcuna obiezione sull'esistenza del Purgatorio.

I primi contrasti si ebbero intorno al 1231-2, negando i greci l'esistenza di un luogo ove attraverso il fuoco avvenisse la purgazione delle anime.

Dopo aver esaminato gli argomenti contrari sull'esistenza del Pur­gatorio, vediamo gli argomenti a favore.

Lo stesso Platone (Gorgia 524, 525) sembra ammettere la necessità che l'anima - dopo la morte - debba purificarsi dalla disarmonia e dalle catti­ve azioni commesse.

Più esplicito è il filosofo latino Seneca (De Consolazione ad Marciam…5) che parla di "tempo di purificarsi e di eliminare tutte le concrezioni e le lordure della vita mortale" con riferimento al figlio di Marzia che era morto.

Ma veniamo ai testi biblici. Il più famoso è 2 Mar. 12, 38-46

Giuda poi radunò l'esercito e venne alla città di Odollam; poiché si compiva la settimana, si purificarono secondo l'uso e vi passarono il saba­to.

Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

Dei versetti sopra citati se ne deduce che Giuda Maccabeo era convinto che:

1. si possano commettere peccati che non impediscono ai colpevoli una volta morti, di risorgere alla vita eterna.

2. questi defunti, seppure peccatori, sono considerati ancora giusti al cospetto di Dio.

3. le preghiere in loro suffragio sono efficaci e li libereranno dalle conseguenze dei loro peccati.

Anche San Paolo parla della necessità dei defunti di purgarsi. 1 Cor. 3, 11-15

Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l'opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno. Se l'opera che uno co­struì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attra­verso il fuoco.

SantAgostino, commentando i versetti sopra citati, afferma che l’Apostolo delle genti riferisce la sorte di chi, avendo agito imperfettamente, si salverà egualmente, ma non senza subire delle sofferenze del fuoco al quale attribuisce il significato di una purifica­zione dolorosa.

In S. Mt. 12, 32 si legge:

A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo se­colo, né in quello futuro.

Gesù stesso afferma che il peccato contro lo Spirito Santo non viene perdonato né in questa vita, né nell'altra; ciò vuol dire che nell'altra vita esiste un posto - che non può essere l'inferno - nel quale le anime purganti possono ricevere il perdono dei loro pec­cati.

Fil. 2, 10