IL
PURGATORIO DELLE PERSONE CONSACRATE A DIO
«Cui multum datum est...»
Nei precedenti capitoli si è visto come Iddio nella sua eterna giustizia punisca le anime in relazione alle grazie delle quali hanno abusato; è quindi naturale che le persone a lui consacrate abbiano a subire dopo morte tormenti gravissimi, proporzionati alla sublimità della loro vocazione. Secondo S. Francesca Romana il carcere dei chierici aspiranti al sacerdozio, dei religiosi e delle religiose, si trova nella regione inferiore del Purgatorio, al disotto di quello dei laici che commisero gravi colpe; i sacerdoti poi stanno sprofondati ancor più in basso e proprio sul confine dell'Inferno, in punizione di non aver sufficientemente corrisposto colla loro condotta alla sublime dignità che rivestivano in vita e alla conoscenza maggiore dei loro doveri, della quale erano capaci a preferenza degli altri. Quantunque riuniti in un medesimo luogo, ciascun di loro è punito secondo il numero e la grandezza delle colpe commesse, e secondo il posto che occupò nella Chiesa di Dio. Alla stessa stregua si misura la durata della pena. - Queste rivelazioni di S. Francesca Romana ci sono confermate da molte altre visioni particolari. Diceva un'anima del Purgatorio ad una pia religiosa del Belgio: - Figliuola mia, vivi da santa, poichè il Purgatorio riservato alle religiose è terribile. - Vincenzo di Beauvais nel libro settimo del suo Speculum historicum racconta che ad un monaco Benedettino, mentre era moribondo, fu mostrato il Purgatorio dei religiosi, nel quale vide alcuni di questi ravvolti da fiamme divoratrici che penetravano nelle loro carni come acuti dardi; altri distesi sopra graticole ardenti, che facevano spavento a vedersi, ed altri in vari modi martoriati, e il suo Angelo custode gli disse: - Quelli che tu vedi in preda a tanti strazi sono religiosi appartenenti a tutti gli Ordini, e che sebbene non abbiano commesso mai gravi falli, si resero però colpevoli di molte piccole negligenze, che stanno ora severamente espiando prima di essere ammessi alla divina presenza. - Santa Margherita Maria Alacoque, mentre pregava una volta per tre persone morte di recente, due delle quali religiose, la terza secolare, fu chiesto familiarmente da Nostro Signore: - Quale delle tre vuoi tu che io lasci libera? - Signore, rispose la santa, degnatevi voi stesso di fare questa scelta a seconda di ciò che torni maggiormente a vostra gloria e piacimento. - Allora nostro Signore liberò il defunto secolare, dicendo che a lui ispiravano minor compassione i religiosi, ai quali egli dona tanti maggiori mezzi di meritare il Paradiso e di espiare i loro peccati in questa vita colla perfetta osservanza delle loro regole.
Abbiamo
già appreso da S. Francesca Romana che i semplici chierici, i religiosi e le
religiose, quantunque trattati con più rigore dei laici, sono però tormentati
meno dei sacerdoti. I falli poi che in questi maggiormente punisce la divina
Giustizia sono sopratutto quelli che provengono da tiepidezza nel divino
servizio. - Al quale proposito riporteremo qui un fatto importantissimo che si
legge nella vita della ven. madre Agnese di Langeac.
Mentre
questa un giorno stava in coro pregando, le apparve una religiosa a lei
sconosciuta, col volto mesto e abbattuto e in quella foggia di vestito che di
notte sogliono adoperare le religiose, e mentre attentamente la guardava, udì
una voce che le disse: - Colei che ti sta presente è la suora d'Altavilla
(tale era il nome d'una monaca del Puy morta dieci anni innanzi). In quel mesto
atteggiamento la defunta non pronunziava parola, ma abbastanza dava a vedere
quanto bisogno avesse d'esser soccorsa. La M. Agnese si pose allora
fervorosamente a pregare per lei, proseguendo, per più di tre settimane,
durante le quali la povera defunta, sempre penante, apparivele ad ogni momento e
in ogni luogo, specialmente dopo la comunione e l'orazione comune. La buona
religiosa avendo creduto suo dovere di darne avviso al confessore, questi stimò
di farne consapevoli le monache di S. Caterina del Puy, alle quali aveva
appartenuto la religiosa defunta; ma siccome la M. Agnese diceva che avrebbero
preso il racconto per un sogno, si decise di non farne parola ad alcuno, ma che
invece essa avrebbe fatto straordinari suffragi e ferventi preghiere per
quell'anima. Tuttavia continuando la defunta le sue apparizioni come se i
suffragi a nulla giovassero, la M. Agnese incominciò a temer fortemente di
esser vittima d'un'illusione; ma dal suo Angelo custode fu assicurata
trattarsi veramente di un'anima del Purgatorio, la quale così soffriva per la
sua tiepidezza nel divino servizio. Dopo quest'apparizione dell'Angelo
cessarono quelle della defunta, dimodochè non si potè mai sapere quant'altro
tempo sia ella dovuta restare in quel luogo di pene.
Dalla
vita della stessa Venerabile, scritta dal Lantages, desumiamo quest'altro
racconto. - Essendo morta una religiosa di Langeac, chiamata suor Serafica, il
confessore ordinò alla M. Agnese di supplicare Iddio affinchè le facesse
conoscere lo stato di quell'anima. Ubbidì ella difatti, e umiliata al Signore
la sua domanda ed offertasi vittima a lui in luogo della religiosa, sentì tosto
un grande ardore invaderle tutto il corpo; da ciò comprese che la povera suora
soffriva il fuoco del Purgatorio, e infatti essendo stata poi essa trasportata
laggiù in ispirito, la riconobbe fra molte anime, che bruciavano in quelle
fiamme, ed intese che con voce lamentevole le chiedeva soccorso. Le apparve poi
la defunta un'altra volta per domandarle la benedizione, che subito la M.
Agnese le impartì. Otto giorni dopo, la pia superiora dopo la comunione
essendo scesa in coro a prostrarsi sul sepolcero della defunta, e con gemiti e
lacrime domandando allo Sposo divino che liberasse quella figlia dalle fiamme
che la tormentavano, sentì una voce che le rispose: - Continua, continua a
pregare, poichè non è ancora giunto il tempo della liberazione di Serafica. -
Due giorni dopo però, mentre la M. Agnese assisteva alla Messa, vide al
momento della elevazione che quell'anima saliva al cielo con estremo gaudio e
letizia.
Si
è parlato precedentemente di una religiosa della Visitazione, la quale apparve
a S. M. Maria Alacoque per stimolarla a pregare per lei, onde fosse liberata
dalle pene che soffriva; ebbene, questa povera suora si lamentava sopratutto
della troppa facilità con la quale in vita si era fatta dispensare dalla
osservanza della regola e dagli esercizi comuni, e deplorava vivamente le
soverchie cure che aveva posto nel procurarsi comodi e sollievi, soggiungendo
che se non fosse stata la Vergine Santissima, ella sarebbe andata
irrevocabilmente perduta. Un'altra religiosa apparsa quasi contemporaneamente
alla Santa non chiedeva alcun sollievo fra i suoi tormenti; meravigliandosi S.
M. Maria Alacoque di ciò, le fu risposto che alla defunta non era permesso
chiedere preghiere in punizione di non aver corrisposto in vita alle disposizioni
che Dio le aveva dato per il puro patire, mentre invece aveva cercato con troppa
cura il suo benessere e prosperità temporale.
Voglia
Iddio che questi esempi producano una salutare impressione su quelle anime
religiose, le quali, dopo essersi dedicate a lui, languiscono nel suo santo
servizio resistendo alle ispirazioni della sua grazia e menando una vita tiepida
e oziosa. Riferiamo ancora qualche esempio, che ci dimostri con quanta severità
siano punite da Dio le mancanze contro i voti di povertà e di obbedienza. Del
voto di castità non parliamo, poiché coloro che non temono di macchiare
sacrilegamente il loro corpo dopo di averlo donato allo Sposo Divino, non hanno
posto al Purgatorio, ma molto più giù.
Dagli
Annali dei Padri Cappuccini togliamo il racconto seguente. Frate Antonio
Corso, celebre per il suo zelo nella penitenza, mortificava continuamente il suo
corpo più di quanto la regola non prescrivesse. Per molti anni portò giorno e
notte sulla nuda carne un cilizio pungentissimo; per nutrimento non prendeva
che poco pane, ed acqua per bere. Negli ultimi anni della sua vita limitò a tre
volte alla settimana questo misero pasto e raddoppiò le sue preghiere e le sue
penitenze. Nella Settimana Santa si disciplinava per cinque ore di seguito,
dandosi colpi di cilizio numerosissimi. Or bene, chi non avrebbe creduto che
quell'anima sarebbe scampata senz'altro alle pene del Purgatorio? Invece la
sorte fu ben diversa. Dopo la morte apparve un giorno il defunto all'infermiere
del convento, al quale svelò il suo stato con queste parole: - Grazie alla
misericordia divina io sono salvo, quantunque per un peccato commesso contro
la santa povertà, tanto raccomandata dal nostro serafico Padre, meritassi
l'Inferno. La Vergine Santa mi ha ottenuto la liberazione, ed ora sono
condannato soltanto ad espiare il mio peccato in Purgatorio, poichè Iddio non
tollera macchia alcuna nelle anime che vanno presso di lui. -
S.
Maria Maddalena de' Pazzi racconta di una religiosa trattenuta per alcuni
giorni in Purgatorio per mancanze che a noi sembrerebbero leggerissime, come
quella di aver fatto senza necessità certi lavoretti da donna in giorni festivi
o di aver portato troppa affezione ai suoi parenti. La pena sarebbe stata ancora
più dura se non l'avessero resa accetta a Dio la sua fedeltà nell'osservanza
della regola, la sua purità di intenzione e la sua carità verso le consorelle.
A
proposito poi delle mancanze di carità dei religiosi, nella vita di S. Luigi
Bertrando si legge come essendosi il Santo trattenuto una notte dopo mattutino
in coro a pregare, vide comparirsi un religioso, circondato di fiamme, che
gettandosi ai suoi piedi lo supplicò di volergli perdonare una parola
ingiuriosa, che vivendo aveva pronunziato contro di lui molti anni innanzi, e
solo per la quale diceva di essere condannato da Dio in Purgatorio; implorava
quindi da lui per carità una Messa sola, che sarebbe bastata a liberarlo da
quelle pene. Avendo il Santo soddisfatto al desiderio del defunto, lo vide nella
notte seguente glorioso e raggiante salire al cielo (Vita S. Ludovici, in Diario
Dominicano, 10 Octobris). Questo esempio valga da solo a farci pensare
seriamente all'espressione di N. Signore nel Vangelo: Chiunque dirà al suo
fratello: Tu sei pazzo, sarà condannato al fuoco (Matt., 5, 22).
S.
Margherita M. Alacoque vide in sogno una religiosa morta molto tempo prima, la
quale le disse di soffrire assai in Purgatorio, ma che la pena maggiore con cui
Dio la castigava era quella di farle vedere di continuo una delle sue parenti
precipitata nell'Inferno. A tale rivelazione la Santa si svegliò tanto sofferente
da sembrare che la defunta le avesse impresso nel corpo le sue pene, e siccome,
trattandosi di un sogno, non voleva prestarvi troppa fede, quell'anima non le
concedeva riposo e le ripeteva continuamente all'orecchio: - Pregate Iddio per
me; offritegli le vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù ed a sollievo
dell'anima mia. Fate per me tutto ciò che potrete fino al primo venerdì del
mese in cui vi comunicherete in mio suffragio. - Tutto ciò fu eseguito dalla
Santa con permesso della superiora; nondimeno le sue sofferenze aumentando la
spossavano orribilmente e non le permettevano più di prender riposo; e poiché
per riparare le forze l'obbedienza l'avea costretta a stare in letto, ecco
quell'anima venirle nuovamente vicino, e rimproverandole la sua pigrizia e le
sue comodità, additarle il letto di fuoco su cui essa giaceva in Purgatorio,
letto orribile e tormentoso, sul quale ogni più leggera mancanza contro la
regola veniva punita severamente con speciale castigo; e soggiungeva: - Vorrei
che tutte le anime consacrate a Dio potessero vedere il mio stato; se potessi
far loro conoscere la grandezza delle mie pene e quelle ancor maggiori riserbate
a chi non corrisponde alla vocazione avuta, camminerebbero tutte con ardore
per la strada della virtù e dell'osservanza della propria regola.
Perciò
le persone consacrate al Signore con la professione religiosa devono
attentamente vigilare sopra ogni loro parola, sopra ogni loro azione e pensiero,
per non rimanere un giorno colpite dalla severa giustizia di Dio.
Che
dovrà dirsi poi di coloro che in forza del sacerdozio sono divenuti
altrettanti Cristi viventi in mezzo agli uomini? Come depositari della scienza
sacra non varrà per loro la scusa dell'ignoranza; come dispensatori dei
Sacramenti, canali pei quali le grazie e le virtù divine si spandono sugli
uomini, non potranno addurre per pretesto la loro debolezza; come elevati alla
più alta dignità che esista sulla terra, infatti partecipi del sacerdozio
eterno di Cristo, rivestiti della sua divina autorità sulle anime, non potranno
sfuggire al più alto grado di pena quando si rendano colpevoli d'infedeltà
e di prevaricazione. E ohimè! purtroppo chi sa a quanti di loro possono
applicarsi le terribili parole dell'Apostolo: Hic jam quaeritur inter
dispensatores ut fidelis quis inveniatur! (1 Cor., 4, a) Quanto al Purgatorio
ad essi riservato le rivelazioni de' Santi ci raccontano particolari veramente
spaventosi. Suor Francesca da Pamplona, già citata altre volte, dice che
ordinariamente i sacerdoti restano in Purgatorio più a lungo dei laici, e
racconta di un prete rimasto per lunghi anni in Purgatorio per avere con
colpevole negligenza, lasciato morire un giovane senza Sacramenti. Quanto è
eccellente la dignità di un sacerdote, quanto gravi sono le sue responsabilità,
altrettanto spaventose sono le pene riservategli in Purgatorio qualora
trascuri qualcuno dei suoi doveri o si lasci trascinare in una rilassatezza non
consona alla sua vocazione.
Al
celebre Giovanni da Lovanio furono riservate pene durissime in Purgatorio per
aver troppo desiderato le dignità ecclesiastiche e per l'abuso, tanto comune
a quei tempi, di aver posseduto più di un lauto beneficio contemporaneamente.
Caritatevole come era, aveva fatto grandi doni a molti monasteri, e specialmente
a quello di Ruremonde, dove allora era priore il ven. Dionigi Cartusiano, e dove
il prelato volle esser sepolto per proseguir quasi a godere in qualche modo la
compagnia di quei santi monaci ed usufruire delle loro preghiere. Or avvenne che
durante i suoi funerali il catafalco, che sorgeva in mezzo alla chiesa, fu
all'improvviso ravvolto in una nube nerissima, dalla quale uscivano fuoco e
fiamme. Lo stupore dei presenti fu immenso, e insieme allo stupore il dubbio che
il defunto fosse dannato. Il ven. Dionigi Cartusiano per un anno intero offrì
Messe e suffragi per l'insigne benefattore ed amico. Nel giorno anniversario
della morte di Giovanni da Lovanio la scena si rinnovò, ma questa volta una
nube meno densa avvolgeva il catafalco, e nel di del secondo anniversario,
invece della nube, i monaci videro una splendida luce in mezzo alla quale saliva
al cielo l'anima del prelato; libera ormai da ogni pena. (Bolland. - Vita
Dionysii Carthus. 2 Martii).
Citiamo
ancora un esempio che valga ad allontanare gli ecclesiastici dal desiderio delle
dignità e degli onori.
La
B. Giovanna della Croce religiosa francescana aveva conosciuto uno dei più
illustri prelati de' suoi giorni, il quale per molto tempo l'aveva trattata con
carità e rispetto singolare, ma poi in seguito ad un avvertimento da lei
datogli da parte di Dio per invitarlo a correggersi da alcuni difetti di
carattere, se ne offese per modo che cercò di perseguitarla in ogni maniera.
Morì egli, e la Santa, per contraccambiare il male col bene, si pose a pregare
per lui con tutto il fervore del suo spirito. Una notte mentre era in orazione,
ecco apparirgli il defunto col viso abbattuto e piangente, con una mitra di
fuoco sulla fronte, con un pastorale di fuoco in mano, e colle labbra serrate da
catene roventi che gli permettevano appena di emettere soffocati singhiozzi.
Egli che un giorno andava tanto orgoglioso della sua dignità, trovavasi ora
umiliato oltre ogni credere, e in luogo de' suoi ricchi vestimenti era ricoperto
appena da un abito lacero e sozzo: si trovava poi circondato da varie anime che
pei suoi mali esempi erano state indotte alla rilassatezza. - Spaventata da
quello spettacolo la B. Giovanna domandò al suo Angelo custode se le pene che
il misero prelato soffriva fossero d'Inferno o di Purgatorio: - Dio te lo farà
sapere a suo tempo, rispose quegli, e non aggiunse altro. - Nonostante questa
incertezza in cui era rimasta, ella proseguì i suoi suffragi, e pochi giorni
dopo vide comparire di nuovo l'anima del defunto, molestata da pene molto
minori, la quale ringraziandola e supplicandola di continuare i suoi suffragi le
chiese umilmente perdono della sua ingiusta condotta verso di lei. Giovanna
allora si pose all'opera con maggior impegno di prima, e poco tempo dopo ebbe
la consolazione di veder quell'anima interamente libera da ogni pena salire al
cielo. (Cron. dei Frati Minori, p. IV, lib. 11, capo 18).
Vediamo
ora quali sono le colpe che Dio più severamente punisce nei sacerdoti. - Se
nei laici la tiepidezza nel divino servizio è riprovevole, che dovrà dirsi
dei ministri del Santuario, sul cuore de' quali ogni mattina riposa il Cuore di
Gesù? S. Bernardo parlando della punizione toccata ad uno de' suoi monaci per
esser caduto in questo difetto, racconta che mentre gli si celebravano le
esequie, un vecchio monaco di esemplare santità intese un gruppo di demoni
tutti allegri e festosi gridare: - Finalmente! anche in questo luogo abbiamo
potuto trovare un'anima che apparterrà a noi! - E la notte seguente apparsogli
lo stesso defunto e conducendolo sull'orlo di un precipizio pieno di fumo e di
fiamme: - Vedi, gli disse, ecco il luogo d'onde i demoni furibondi verso di me
hanno da Dio il permesso di lanciarmi continuamente e ritrarmi dall'abisso senza
lasciarmi un momento di tregua. - Appena albeggiato, il buon monaco corse a dar
notizia della visione avuta a S. Bernardo, il quale durante la notte avendone
avuta una simile, convocò immediatamente il capitolo, e colle lacrime agli
occhi dato conto a tutti i monaci dello stato del loro confratello, li esortò a
pregar vivamente pel suo riposo e a trar profitto dal triste esempio per
avanzare con fervore nelle vie delta perfezione.
Una
delle più importanti missioni del sacerdote è senza dubbio quella di essere
sulla terra il ministro della preghiera della Chiesa. Mentre gli uomini del
secolo attendono ai loro lavori, e si contentano appena di un breve ricordo
innalzato a Dio mattina e sera, il sacerdote, qual novello Mosè sul monte
santo, solleva al cielo per sette volte al giorno il suo pensiero ed il suo
cuore, onde la benedizione di Dio scenda copiosa sul popolo eletto. Si rende
perciò gravemente colpevole quel sacerdote, che trascura gli obblighi di questo
gran ministero di intercessione, o almeno li compie con tal negligenze che la
Chiesa resta priva del frutto che dovrebbe ricavarne. Un esempio confacente a
quanto diciamo è riferito da San Pier Damiani nella lettera quattordicesima
all'abate Desiderio.
S.
Severino arcivescovo di Colonia, il quale era stato insignito da Dio del dono
dei miracoli, e per la sua vita apostolica, pel suo zelo ardente, per le grandi
fatiche sostenute per l'accrescimento del regno divino sulle anime, arrivò a
meritare gli onori sublimi della canonizzazione, dopo morte apparve ad uno dei
canonici della cattedrale per implorarne suffragi. E poichè questo altamente
meravigliavasi di sentire che soflrisse le pene del Purgatorio, ed allegava la
vita esemplare da lui menata e il concetto di santo in cui era tenuto dai
fedeli, il defunto rispose: - Iddio mi ha fatto, è vero, la grazia di servirlo
con tutto il cuore, ma la mia fretta soverchia nel recitare il breviario, ed il
farlo talvolta in ore diverse da quelle che la Chiesa prescrive; a motivo delle
mie grandi occupazioni, mi hanno condotto in questo luogo di pena, e poiché Dio
mi ha permesso di venire ad implorare le vostre preghiere, non vogliate, vi
supplico, rifiutarmele. - La storia soggiunge che S. Severino restò più di sei
mesi in Purgatorio per questa mancanza sì lieve.
Il
beato Stefano, religioso francescano, essendo solito di passare ogni notte
alcune ore davanti al SS.mo Sacramento, vide una volta seduto in uno degli
stalli del coro un religioso, col volto nascosto nel cappuccio. Stupito per
tal novità, gli si avvicinò, domandandogli che cosa mai facesse lì a quell'ora,
mentre gli altri frati riposavano. Al che quegli con voce lugubre rispose: -
Io sono un religioso morto in questo monastero e condannato dalla divina
Giustizia a far qui il mio Purgatorio, meritato per le numerose negligenze da me
commesse in questo luogo stesso nella recita del divino ufficio, e per la
tiepidezza e le distrazioni volontarie da me usate nel pregare. - Avendo allora
il Beato recitato in suffragio di quell'anima il De profundis e l'Oremus
Fidelium, il defunto parve ritrarne gran sollievo. Per molte altre notti poi
seguitò ad apparire per eccitare la compassione di lui, finché una volta,
dopo la recita del De profundis, Stefano lo vide abbandonare lo stallo con un
gran sospiro di soddisfazione in segno che la sua prova era finita (Cron. dei
Frati Min., lib. IV, c. 30).
Tuttavia
il ministero più sublime e più delicato di un sacerdote è quello della
celebrazione della Santa Messa. Quante cure si prende la Chiesa per formare dei
preti compresi della loro dignità e delle loro responsabilità in ordine
specialmente alla celebrazione del divin Sacrificio. Ogni abuso in proposito è
senza dubbio punito severamente dalla Divina Giustizia, quindi le irriverenze e
le mancate attenzioni nella celebrazione del sacro Rito, l'accumular di
intenzioni, che poi è impossibile soddisfare a tempo e luogo, non passeranno
impunite dinanzi a Dio.
Apparizioni
di sacerdoti defunti, che hanno inmplorato l'aiuto di anime pie e generose, ne
potremmo citare molte, basterà tuttavia ricordarne alcune a prova di quanto
sopra abbiamo affermato.
Nell'anno
1859, nell'abbazia dei Benedettini di Latrobe, in America, accadde una serie
di apparizioni delle quali il giornalismo americano ebbe molto a occuparsi, ma
con tanta leggerezza, che l'abate Wimmer, superiore di quel monastero, per far
cessare gli scandali e ripristinare i fatti nella loro vera realtà, scrisse ai
giornali la seguente relazione.
«Nella
nostra abbazia di S. Vincenzo presso Latrobe il 18 settembre 1859 un novizio
vide apparire un religioso che da quel giorno fino al 19 novembre si presentò
regolarmente dalle undici del mattino fino al mezzodì, o dalla mezzanotte alle
due antimeridiane. Il 19 di detto mese essendo stato lo spirito interrogato
dal novizio in presenza d'un altro religioso di quella comunità, rispose che da
settantasette anni stava penando per non aver soddisfatto all'obbligo della
celebrazione di sette Messe; che era già apparso in diverse epoche a sette
altri Benedittini di quel monastero senza che lo avessero mai potuto comprendere,
e che se il detto novizio non fosse venuto ora in suo soccorso, non avrebbe più
avuto facoltà di comparire se non dopo undici anni. Domandava quindi che
fossero celebrate le sette Messe, che il novizio per lo spazio di sette giorni
dovesse fare esercizi spirituali e conservare perfetto silenzio, e per trenta
giorni dovesse recitare tre volte il dì il salmo Miserere coi piedi scalzi e le
braccia aperte. Nello spazio dal 20 novembre al 25 dicembre, adempiute queste
prescrizioni del defunto, lo spirito dopo la celebrazione dell'ultima Messa
cessò di comparire. In tutto questo tempo erasi egli presentato con maggior
frequenza, eccitando il novizio colle piú commoventi espressioni a pregare per
le anime del Purgatorio, dicendo che queste infelici soffrono orribilmente e che
sono gratissime a coloro che contribuiscono ad affrettare la loro salvezza.
Soggiunse poi che di cinque sacerdoti morti fino allora nell'abbazia, nessuno
era ancora salito in cielo, e che tutti stavano soffrendo in Purgatorio».
Questa relazione legalmente firmata dall'abate Wimmer, esclude qualunque
commento.
Sempre
a proposito di Messe dimenticate, leggiamo nelle Cronache dei Carmeilitani.
Scalzi (tomo II, libro VII, cap. 64) che il P. Domenico della Madre di Dio,
priore nel Monastero di Nostra Signora del Rimedio, quantunque avesse menato nel
Chiostro una vita edificante, nondimeno fu condannato a rigorose pene in
Purgatorio, per non aver colpevolmente soddisfatto a un certo numero dì
intenzioni: Qualche tempo dopo la sua morte, la divina misericordia gli permise
di comparire a Fra Giuseppe di S. Antonio, religioso converso, uomo semplice e
pio, il quale si dette premura di avvisare subito il nuovo Priore delle pene
che il P. Domenico soffriva in Purgatorio, e degli aiuti che chiedeva pel riposo
della sua anima, specialmente di celebrazioni di sante Messe. Il Priore non
volle prestare orecchio al racconto del fratello laico, e il povero defunto
apparso di nuovo, scongiurò i suoi confratelli in nome della carità e della
religione ad aver pietà del suo deplorevole stato soddisfacendo alle Messe da
lui non soddisfatte. A questo secondo avviso il Priore si arrese, e appena
celebrate le Messe le apparizioni cessarono.
Per
soddisfare ad obblighi di giustizia contratti con le anime del Purgatorio molti
sacerdoti celebrano di tanto in tanto delle Messe per soddisfare agli obblighi
di Messe eventualmente non soddisfatte. Santa pratica, che vivamente
raccomandiamo a tutti i nostri confratelli nel sacerdozio. Nè mancano da noi
Associazioni di suffragio fra sacerdoti, dette Centurie, i cui ascritti si
obbligano ad applicar delle Messe ogni volta che muore un confratello. Così i
sacerdoti, spesso dimenticati perfino dai parenti e dagli eredi, si assicurano
i suffragi dopo morte. Bellissima cosa, meritevole di estendersi in tutte le
Diocesi.
Tratto
da: IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI