IL
PRODIGIO DEI PRODIGI
di
Silvana Tartaglia
L'Onnipotenza
Divina, dopo aver arricchito di infiniti benefici la nostra miseria, ci ha
elargito un dono, il più grandioso e prezioso che si possa concepire: l'Eucarestia
che, a ragione, viene chiamata "capolavoro della Divinità". Vedremo
ora il perché, ma prima cerchiamo di chiarire il significato della parola
sostanza: sub-stans, sottostante, che sta sotto, cioè nascosto, ossia ciò che
costituisce la natura o l'essenza di una cosa e fa sì che essa sia quella che
è e non altra.
Al semplice proferire le parole della Consacrazione da parte del ministro di Dio, si verifica la miracolosa conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Gesù. Questo passaggio viene chiamato "transustanziazione". L'Angelico Dottore San Tommaso d'Aquino dichiara che questa conversione avviene in un istante e che, in un certo modo, corrisponde alla Creazione, perché in essa non si verifica come in ogni altra trasformazione naturale nella quale la materia non cambia totalmente, in quanto una diversa forma o apparenza succede all'altra. Ad esempio, bruciando un ferro avviene un cambiamento nella forma, cioè quel ferro non avrà più la sua apparenza ma quella di fuoco, restando sempre la materia di ferro che era prima.
Nella
Santa Eucaristia, dunque, con un prodigio sorprendente, come afferma l'Angelico,
la sostanza del pane cessa di essere, ma non c'è l'annientamento o distruzione
di questa, bensì la sostituzione con una sostanza più nobile quale è,
appunto, il Corpo del Redentore. Una tale conversione, richiedendo una potenza
infinita, non può essere prodotta né dall'uomo né dagli Angeli, ma soltanto
da Dio. Quindi, come dice San Tommaso, Cristo è il principale offerente, il
Quale dona Se stesso per il ministero sacerdotale e il ministro non può parlare
in propria persona, ma nella persona del Salvatore dicendo: «Questo è il Mio
Corpo; questo è il Mio Sangue... ».
Ricordiamo
i prodigi dell'Onnipotente all'atto della Creazione, quelli della Sua infinita
Sapienza sul monte Sinai, l'umiliazione del Dio umanato nella casa di Nazareth e
le meraviglie della carità consumate sul Calvario e interroghiamo la fede, la
teologia e i Padri della Chiesa: concordi, essi risponderanno che di tutti
questi prodigi se ne è formato uno solo nella Santa Eucaristia.
Nella
Creazione tutte le creature obbedivano alla voce di Dio, nell'Eucarestia,
invece, è Dio che presta obbedienza alle Sue creature.
Crediamo,
dunque, alla dottrina della Chiesa, crediamo con fede operativa, come dice San
Gregorio, perché chi crede veramente esercita operando ciò che crede.
Il
modo di esistere sotto le specie eucaristiche è, come abbiamo detto, un
prodigio dell'Onnipotenza di Dio; distrutta la sostanza del pane, restano il
colore, il sapore e l'odore che prima erano inerenti a quella sostanza. Questi
accidenti, però, non sono nel Corpo di Gesù ma, per miracolo divino, sono come
una nube che copre la gloria del Signore, come un sacro velo dentro cui si
nasconde l'umanità e la divinità del Redentore.
In
che modo, poi, sussistano questi accidenti l'umana ragione non può
comprenderlo; essa comprende, però, che nulla è impossibile all'Onnipotente.
Inoltre, altro prodigio dell'Eucarestia, il medesimo Corpo di Gesù esiste in
cielo e, allo stesso modo sacramentalmente, in tutte le Chiese del mondo e in
tutte le singole ostie consacrate. Egli è presente tutto intero non solo in
un'ostia grande, ma anche in una piccola e in qualsiasi minimo frammento.
Anche questo è un miracolo che San Tommaso rende credibile con alcuni esempi:
come noi abbracciamo la visione della vastissima estensione dei cieli nella
nostra piccola pupilla, così l'Onnipotente fa esistere il Corpo di Gesù anche
nel più minuscolo frammento.
Vediamo
ora come, sempre in maniera prodigiosa, il Corpo del Redentore si comunica ai
fedeli restando sempre lo stesso. Egli, distribuendo il pane agli Apostoli
disse: «Accipite, et manducate ex hoc omnes:
hoc est enim Corpus meum».
Nel corso dei
secoli si sono comunicati innumerevoli fedeli ed oggi siamo noi a riceverlo.
Eppure il Corpo di Gesù è sempre lo stesso. È un cibo che non diminuisce e
non si consuma mai. Non è forse un altro miracolo? Il cibo, per propria natura,
si converte nella sostanza di colui che ne mangia ed immediatamente si
consuma. Mangiando al divino banchetto, il Corpo di Cristo resta sempre lo
stesso, quanto ne riceviamo noi ne ricevono altri milioni e milioni di fedeli e
si consumano solo le specie.
L'Angelico
Dottore osserva che l'Uomo-Dio accennò a tutto questo in occasione del
miracolo dei cinque pani, i quali, moltiplicati dalla Divina Onnipotenza,
bastarono a saziare molte migliaia di individui e ne avanzarono alcuni cesti di
frammenti. Dio, quindi, dice San Tommaso, prodigiosamente conserva il Suo
Corpo che, mangiato, non si dimezza e non si consuma.
Infine,
grande e misericordioso è il Cuore di Gesù nell'Eucarestia che continua a
dirci: «Io sarò con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli».
Infatti, Egli si offrì umanato a Betlemme una sola volta, si offrì in
sacrificio sul Golgota una sola volta, ma non così nell'Eucarestia, dove si
offre umanato, sacrificato e glorificato per sempre fino all'ultimo giorno.
Ecco l'Onnipotenza del Dio Redentore che lascia il Suo Divin Corpo ai Suoi figli
fino alla fine del mondo. E se Egli si dispone per arricchirci di tali doni, per
ascoltare le nostre preghiere, per consolare le nostre sofferenze, noi
dobbiamo manifestare tutta la fiducia e la speranza di raggiungere, così
amorevolmente assistiti, la Gerusalemme celeste.
Elia
mangiando del pane prodigioso guadagnò la cima dell'Oreb; noi, fortificati da
questo cibo divino, dopo aver purificato il nostro cuore, entreremo nella gloria
del Cielo per partecipare al banchetto della vita eterna.
Tratto
da: Presenza Divina.