IL
PECCATO VENIALE
IL
PECCATO VENIALE PORTA A GRAVI CADUTE.
«Chi
non bada alle piccole colpe andrà a poco a poco nelle gravi» (Eccli.
XIX, 1). Su questa sentenza del Savio così ragiona S. Gregorio: «Se noi non
badiamo alle piccole cose, insensibilmente sedotti, finiremo per cadere nei più
enormi misfatti. Perché colui il quale trascura di deplorare i peccati veniali
che ha commesso e non bada ad evitarli, decade dallo stato di giustizia non già
tutto ad un tratto, ma a gradi e insensibilmente. Bisogna avvertire quelli che
sono abituati al peccato veniale, perché considerino attentamente che talora
una leggera caduta è in qualche modo più nocevole che una colpa grave; poiché
una grave mancanza si rileva più facilmente e si piange più presto; mentre non
si tiene conto di una leggera; e questa diventa tanto più pericolosa perché si
commette senza scrupolo. Perciò spesso avviene che l'anima abituata alle colpe
lievi, finisce col non sentire più orrore delle gravi: corrotta per le sue
molteplici infrazioni, essa arriva a tanto di ardire, di disprezzo e di malizia,
che più non teme i peccati mortali, perché ha imparato a commettere senza
timore i veniali» (Moral. lib. X, c. XIX). Lazzaro che languisce per
debolezza, poi si ammala, poi muore, poi è sepolto, e finalmente puzza già
putrefatto, presenta agli interpreti sacri una figura della vita e della caduta
definitiva dell'uomo che non si dà pensiero di evitare il peccato veniale. 1°
Egli non sente nell'anima che un languore; 2° questo languore si aggrava
e diviene malattia; 3° cade in un sonno letargico, cioè nella
noncuranza del suo stato; 4° arriva la morte o il peccato mortale; 5°
la putrefazione o corruzione del cuore. «Una
cosa, dice S. Bernardo, che da principio ti pareva insopportabile peso, a poco a
poco diventa meno pesante; poi non te ne accorgi nemmeno più; finalmente ti
riesce dilettevole e gioconda (Serm. in Cantic.)». Basta una scintilla
a produrre un vasto incendio. Guai a chi trascura le piccole cautele! Bisogna
chiudere, secondo l'avviso di S. Cipriano, non solo le porte, ma anche le più
piccole fessure, per timore che basti un piccolo foro a introdurre il nemico nel
campo. Tutto l'àmbito di una città dev'essere fortificato, affinché non sia
espugnata da un lato debole; perché, avverte Salomone, chi non fa conto del
poco, mancherà nel molto (Serm. in Eccles.). «Non
sapete, scriveva S. Paolo, che un poco di lievito mette in fermento tutta
la massa della farina?» (1 Cor V, 6). «Chi
non rigetta da sé i peccati veniali, dice S. Isidoro, si espone al
pericolo di cadere nei più enormi delitti; perché il peccato veniale genera,
per così dire, il mortale. I vizi crescono prontamente e senza che uno se ne
accorga; se non si tiene d'occhio il peccato veniale, arriverà ben presto il
mortale. Schivate adunque accuratamente l'uno, per non cadere nell'altro». (De
norma bene viv.). «E
come mai, dice S. Gerolamo, un'anima dedicata a Cristo, non baderà alle
grandi ed alle piccole cose; mentre sa che avrà da rendere ragione perfino
d'una parola oziosa? (Ad Heliodor.)». «Guardatevi,
dice S. Agostino, dal far poco conto delle vostre colpe, con la scusa che
sono leggere; sono piccola cosa anche le gocce della pioggia, eppure riempiono
fiumi, trascinano sassi ed alberi schiantati dalle radici (Serm. LXIV,
de Temp.)».
«Che importa,
dice il medesimo Santo, che un vascello naufraghi sommerso per una grossa falla,
ovvero coli a fondo per il peso dell'acqua lasciata entrare poco a poco nella
stiva per negligenza dei marinai? Nell'un caso e nell'altro l'esito è sempre lo
stesso (Epistola CVIII, ad Seleucum)». Nessuno
diventa improvvisamente un gran peccatore. Le trasgressioni leggere menano le
colpe gravi; e tanto sono più pericolose le prime, in quanto che travestendosi,
penetrano senza sforzo nell'anima, si nascondono nel cuore e vi preparano una
spaventosa rovina... Perciò S. Bernardo ci avverte che «l'anima
consacrata a Dio, deve schivare con altrettanto studio i più piccoli peccati,
quanto i più enormi; perché cominciano da leggere venialità, quelli che
cadono in grandi eccessi (Serm. in Cantic.)». Sono funeste le
conseguenze del peccato veniale, perché 1° ancorché questo peccato non
cacci Dio dal cuore, contrista però lo Spirito Santo che abita nell'uomo: ora,
contristare un amico che viene a visitarci, equivale a fargli capire che può
andarsene e che si può benissimo fare a meno della sua presenza... 2°
Mette ostacolo all'abbondanza delle grazie... 3° Scema nell'anima il
fuoco dell'amar divino.... 4° La getta in uno stato fatale di tepidezza,
stato pericolosissimo, dicendo il Signore nell'Apocalisse: «Fossi, tu
almeno o del tutto freddo ovvero caldo! ma poiché sei tiepido, e ti tieni fra
il freddo e il caldo, io ti rigetterò dalla mia bocca» (Apoc. III,
15-16). 5° Il peccato veniale priva di molti favori che Gesù Cristo
concede ordinariamente alle anime vigilanti e fedeli, quali sono la pace interna
e le consolazioni sensibili, ecc... 6° Affievolisce le forze dell'anima,
accresce e rinvigorisce le passioni; per conseguenza, presentandosi una
tentazione violenta, ovvero un'occasione che trascini, l'uomo spossato per le
molte ferite fattegli dal peccato veniale, è facilmente scosso, dà il suo
consenso e soccombe, secondo la frase dei Cantici: «Le piccole volpi dànno il
guasto alle vigne » (Cant. II, 15)... 7° Vedendo la negligenza
ed il disprezzo delle piccole colpe, il demonio piglia ardire e potenza a
sollecitare gli uomini ed a farli cadere nel peccato mortale. Al contrario, chi
si guarda dalle colpe leggere, fa ostacolo al demonio e non si lascia prendere né
uccidere l'anima, col peccato mortale. «Io
oso, diceva s. Crisostomo, dire una sentenza che ha dell'inaudito e del
paradosso, ma che non è meno salda di ogni altra verità più chiara: Mi pare
che non minore studio si deve mettere a fuggire i peccati veniali, di quello che
si mette a schivare i mortali; la natura medesima infatti ci porta ad avere
orrore dei gravi eccessi, mentre trascura e disprezza le colpe leggere sotto il
vano pretesto che non sono infami. Questo disprezzo e questa noncuranza
impediscono ben presto l'anima di trovare in sé la forza, e l'energia
necessaria per non commetterle, e in conseguenza delle ferite che ne riceve, le
viene la morte. Voi vedrete tutte le più enormi scelleratezze battere questa
via; perché nessuno cade ad un tratto nelle ultime profondità del male;
nessuno tocca d'un colpo il fondo, dell'abisso. L'anima ha una certa vergogna,
un certo pudore naturale di cui non può svestirsi in un momento, ma lo fa
gradatamente» (Homil. LXXXVIII in Matth.).
MALIZIA
DEL PECCATO VENIALE.
Le
seguenti considerazioni aiuteranno a comprendere la malizia del peccato veniale.
1° Il peccato veniale è, non meno che il mortale, una disobbedienza a
Dio...; racchiude un certo qual disprezzo di Dio e della sua santa legge... 2°
Dopo il mortale, il peccato veniale è il più grande dei mali. Fa più ingiuria
a Dio, che non gli diano gloria tutte le opere buone immaginabili. Secondo i
santi Padri e i teologi, tutti i meriti degli apostoli, dei martiri, dei santi,
degli angeli, ed anche quelli dell'augusta madre di Dio non basterebbero a
cancellare un solo peccato veniale e riparare l'ingiuria ch'esso fa a Dio, ma si
richiedono i meriti di Gesù Cristo... 3° Il peccato veniale è il male
di Dio. Perciò essendo la gloria e l'onore dovuti a Dio, infinitamente al di
sopra di tutto ciò che appartiene alle creature, anche le più nobili e le più
perfette, non sarebbe mai lecito commettere un solo peccato veniale per
scamparle dai più grandi mali e procurare loro i più grandi beni. Salviano
dice: «Nelle cose che riguardano Dio, non vi è nulla di leggero» (Lib. VI). Tutti i peccati assalgono e offendono Dio; ma la più lieve
offesa verso di lui è più gran male che tutti i mali che possano opprimere le
creature. Chi ama Dio, deve pertanto fuggire anche n peccato veniale... S.
Agostino insegna che non sarebbe lecito dire una piccola bugia, se anche si
dovessero salvare tutti i dannati; perché la menzogna è il male di Dio, mentre
il supplizio dei reprobi non è che il male dell'uomo. Ora, siccome i più gravi
mali dell'uomo non sono che mali della creatura, non sono mai così grandi come
la più piccola offesa verso Dio, offesa che intacca la Maestà infinita (Confess.).
Il peccato veniale è una macchia su l'anima; gli altri mali, qualunque siano,
non sono che la pena o il castigo del peccato. Ora la più lieve di queste
macchie è più grave di tutti i tormenti; questi infatti non sono mali ma beni,
perché sono l'opera della giustizia vendicativa che corregge il peccato e
riconduce in questo modo il peccatore all'ordine... Con quanta premura bisogna
dunque schivare i peccati veniali! I pagani medesimi compresero che non era cosa
indifferente in se stessa il preservarsi dalle colpe veniali. «Non mediocre
prova del nostro progredire in virtù, dice Plutarco, è questa di vedere se
evitiamo le più piccole colpe. Chi così si regola, mostra che ha già
acquistato meriti che vuole conservare intatti» (De Profer. virtut.).
QUANTO
SONO FREQUENTI LE COLPE LEGGERE.
Il
giusto medesimo non va esente da colpe leggere ed anche frequenti, ma le deplora
e se ne rialza, dice il Savio (Prov. XXIV, 16). Chi osasse dire di non
avere peccato, ingannerebbe se stesso, e sarebbe mentitore (1, IOANN. I, 8).
Infatti, secondo S. Giacomo, «manchiamo tutti quanti in molte cose» (IACOB.
III, 2); il non commettere nessuna colpa è cosa tutta propria di Dio, dice Clemente
Alessandrino (lib. I, Paedag. c. II). Deve dunque essere nostro
impegno di non cadere, e di rialzarci subito non appena caduti.
PUNIZIONE
DEL PECCATO VENIALE.
Se vi è argomento che debba farci comprendere che grande male sia il peccato veniale, sono i castighi con cui Dio lo punisce in questa e nell'altra vita. Frequenti ne occorrono gli esempi nei Libri santi. Mosè viene escluso dalla terra promessa in punizione di un leggero dubbio su l'onnipotenza di Dio... Davide vede perire settantamila sudditi, per una colpa di vanitosa leggerezza... I Betsamiti per aver guardata curiosamente l'arca, Oza per averla toccata, sono colpiti di morte. La medesima sorte tocca ad Anania e Saffira per una bugia. Dio punisce non di rado con malattie ed altre afflizioni temporali i peccati veniali; molto più spesso li castiga con pene interiori, molto più severe, quali sono l'aridità nella preghiera, la nausea degli esercizi di pietà, le tentazioni contro la fede e la purità, i moti di scoraggiamento e anche di disperazione ed altri interni affanni, molte volte così gravi da sopportare, che quelli che li provano si vedono esposti ad abbandonare il servizio di Dio, e per conseguenza a dannarsi... Nell'altro mondo poi il castigo riservato al peccato veniale è il purgatorio... Padre Cornelio A Lapide