IL PECCATO ORIGINALE

Per peccato originale si può intendere sia quello avvenuto all'origine dell'umanità cioè l'atto di ribellione a Dio commesso dai nostri progenitori all'inizio dei tempi, sia quello che, causato da quell'atto, ha macchiato l'intera umana natura e viene perciò trovarsi in tutti coloro che ricevono questa natura per via di naturale generazione: praticamente perciò si trova in tutti gli uomini, ad eccezione di Gesù che fu concepito soprannaturalmente, e della Madre di Gesù che ne fu preservata da un privilegio singolare dovuto alla sua eccelsa dignità di Madre di Dio. Del peccato originale nel primo senso si è parlato nella precedente di queste brevi lezioni. Qui ne parliamo nel secondo senso. Difficile è certamente concepire come un peccato si possa trasmettere di generazione in generazione indipendentemente dalla volontà personale dei singoli che lo contraggono. Eppure è una verità fondamentale della dottrina cristiana, insegnata ...

... specialmente da San Paolo, definita dalla Chiesa come dogma di fede fin dai primi decenni del secolo V, e in intima connessione col mistero della Redenzione. Pelagio, che in nome di un malinteso umanesimo osò negarla nel primo decennio del secolo V, provocò la reazione unanime dei Padri, specialmente di Sant'Agostino che in nome della Rivelazione e della Tradizione vigorosamente e vittoriosamente lo combatté. D'altra parte uguale reazione con relativa condanna provocò Lutero che cadde nell'eccesso opposto, di considerare, cioè, l'uomo come non altro che peccato, alterando insieme sia il concetto del peccato che quello di Dio e dell'uomo.

E' non è poi tanto disagevole tenere il giusto mezzo, e formarci un'idea del peccato originale che eviti sia l'estremo pessimismo luterano, sia l'estremo ottimismo pelagiano se si tengono presente i dati della Rivelazione e della ragione dai quali scaturiscono le seguenti conclusioni:

1.-Non si dà peccato che non sia in qualche modo volontario e libero: ciò risulta da quanto è già detto.

2.-Distinzione fra il peccato attuale e il peccato abituale. Il primo è lo stesso atto libero peccaminoso che passa nell'istante stesso che è compiuto. L'altro è lo stato peccaminoso, che ha origine da quell'atto, e che resta nella volontà finché non sia efficacemente revocato da un atto contrario del libero arbitrio, con cui l'uomo detestando la sua rivolta, torna a sottomettersi a Dio. Com'è chiaro la volontarietà richiesta per il peccato non è nello stato peccaminoso in quanto tale ma nell'atto che ha dato origine a tale stato.

3.-Questo stato peccaminoso può essere indotto nella sola persona del peccatore, oppure anche nella natura in quanto tale.

La prima ipotesi è facile ad intendersi e non ha bisogno di spiegazioni.

La seconda, perché possa realizzarsi, richiede le seguenti condizioni: che l'uomo sia in uno stato soprannaturale; che in questo stato la giustizia ossia la rettitudine morale, propria dell'uomo, consista in un dono soprannaturale; e che tale dono sia non già personale dell'uomo e di qualsiasi uomo, ma proprio della natura umana in quanto tale, in modo che debba trasmettersi con la natura stessa a tutti i posteri.  Tutte condizioni queste che sono state realizzate nel primo uomo. Egli era in uno stato soprannaturale e perfettamente gratuito.  In tale stato egli aveva un fine ultimo soprannaturale e indebito: cioè la visione beatifica di Dio, e aveva una giustizia e una rettitudine pure soprannaturale, in quanto l'elemento formale che lo ordinava al fine, per il quale era moralmente giusto e retto e perciò grato a Dio, era la Grazia che lo rendeva deiforme, e gli rendeva possibile l'incontro del suo amore con l'amore di Dio come Creatore e come Padre.

È chiaro in tali condizioni non solo che la Grazia non può stare col peccato, ma anche che lo stato peccaminoso consiste, in concreto, nella privazione della Grazia. Questa Grazia però non era un dono personale del primo uomo, ma un dono fatto alla natura umana in quanto tale, che insieme con la natura umana doveva essere trasmesso a tutti i discendenti per via di generazione e indipendentemente dalla loro volontà.

Allora è anche chiaro che il primo peccato grave dei nostri progenitori ha privato della Grazia non solo le loro persone, ma anche la natura stessa, inducendo perciò non solo nelle loro persone ma anche nella natura stessa lo stato abituale di peccato a cui il loro atto ha dato origine.

Ne segue che coloro che hanno origine da Adamo per via di generazione naturale ricevono non più la natura orientata al suo fine soprannaturale, ma in uno stato di disordine e di ingiustizia che la rende ingrata e oggetto di nausea agli occhi di Dio, il quale non vi vede più la sua immagine, riflesso del suo amore paterno.

 In questa concezione del peccato originale non si può scoprire alcuna ingiustizia nella condotta di Dio, essendo la Grazia un dono gratuito; se essa non passa ai figli di Eva, senza alcuna loro colpa personale, non è fatta loro alcuna ingiuria, non avendovi per natura alcun diritto.

Possiamo comprendere meglio con un esempio:

Un Re conferisce ad un suo suddito il titolo di duca da trasmettersi ai suoi discendenti, e da a lui tante ricchezze che gli bastino a vivere decorosamente con quel titolo (dono gratuito), ma a condizione che il duca sia fedele.

Questi invece diviene infedele. Allora il Re lo priva del titolo, lo spoglia delle ricchezze e lo manda in esilio. Ora possono i figli di quest'uomo ereditare i privilegi del padre? No certo! Invece ne ereditano il disonore e la povertà.

Il peccato Originale era umanamente irreparabile, l'uomo con le sue sole forze, non avrebbe mai potuto riacquistare lo stato soprannaturale, lo stato di Grazia e quindi il diritto al Paradiso se Dio stesso non lo avesse soccorso.

E Dio lo ha soccorso con un atto di misericordia infinita a farsi uomo e a sacrificarsi sulla croce per la redenzione dell'umanità.

RINGRAZIA il Signore e CONSERVA sempre nella tua anima la GRAZIA ricevuta nel SANTO BATTESIMO, con la frequenza ai SS. Sacramenti e con l'ascoltare diligentemente l' istruzione religiosa.(La scienza delle scienze) Giorgio Mastropasqua