IL PARLARE CATTIVO
dal
Catechismo della Chiesa Cattolica, numero 2479
«Maldicenze e calunnie distruggono la
reputazione e l'onore del prossimo. Ora, l'onore è la testimonianza sociale
resa alla dignità umana, e ognuno gode di un diritto naturale all'onore del
proprio nome, alla propria reputazione e al rispetto. Ecco perché la maldicenza
e la calunnia offendono le virtù della giustizia e della carità».
commento
di Don Pasquale Casillo
Contrariamente
a quanto pensano coloro che lo usano, il turpiloquio non libera da inibizioni e
condizionamenti, non irrobustisce un discorso né lo rende più persuasivo, non
dà tono né senso di modernità. Non serve ad abbattere i tabù, non afferma
originalità, non è un modo per essere liberi, non è un fatto di cultura, non
è un mezzo di comunicazione, non è un progresso.
Invece
il turpiloquio tradisce ingenuità, timidezza, esibizionismo, infantilismo,
schiavitù, malizia, violenza, offesa al corpo umano, alla funzione del sesso e
alla Religione.
Il cristiano
deve rifuggire da tanto male, anche se polemizza. Quando ha da esprimere certi
pensieri riguardanti il mistero della vita e dell'amore nel matrimonio e nella
verginità, può ricorrere liberamente ad eufemismi, a giri di frase, a termini
scientifici.
Ha
il dovere di difendere la morale pubblica impedendo più che può, specialmente
se è costituito in autorità, il turpiloquio nei tanti di ogni età, sesso e
condizione che oggi se ne fanno araldi. Può ben ricordare che il Codice Penale
punisce chi «in luogo pubblico o aperto al pubblico usa un linguaggio contrario
alla pubblica decenza».
Ascoltare
volontariamente il discorso turpe è peccato per la cooperazione data a un atto
illecito con la propria approvazione di cadere in colpa.
Particolarmente
scandaloso è il turpiloquio che avviene tra persone di sesso diverso unite da
reciproco affetto sregolato.
La
bestemmia è contro la ragione: infatti se non si crede in Dio, è da sciocchi
imprecare contro un essere che non si crede esistente; se invece si crede in
Dio, si è più sciocchi nell'insultare Colui che si adora.
È
contro la coscienza religiosa degli altri che sentono sacro il loro sentimento
verso Dio e tutto quello che è legato al Suo Nome, e perciò ritengono la
bestemmia un insulto alla loro Fede, oltre che una forma pessima di malcostume e
mancanza di democrazia, che vuole libertà e rispetto per ogni convinzione.
È
contro la società perché, essendo troppo spesso pubblica, arriva alle orecchie
anche di chi non vuol sentirla, provoca disgusto nei benpensanti, si diffonde
come per contagio, finisce con il coinvolgere tutti e agisce contro Dio che
della società è la base.
È
contro la legge naturale, il cui primo principio comanda di adorare e onorare
l'Essere Supremo, come tutti i popoli riconoscono sin dalla più remota antichità
e hanno fissato nelle loro leggi facendolo norma tassativa di condotta per tutti
i cittadini.
È
contro la legge positiva di Dio, il cui secondo Comandamento prescrive: «Non
nominare il nome di Dio invano» stabilendo così un ordine chiaramente più
pressante di altri, per esempio del non rubare e del non uccidere, messi dopo
nell'elenco dei dieci comandamenti.
È
contro Dio, in quanto Lo sfida come se non potesse rispondere, e con una malizia
peggiore di quella che hanno i diavoli, perché mentre questi bestemmiano un Dio
che li castiga, l'uomo invece bestemmia un Dio che lo conserva e lo benefica.
Perciò
la bestemmia è un peccato grave sempre, e senza eccezione, più grave, nella
sua essenza, di tutti gli altri anche se, per efficienza, minore di essi, anzi
gravissimo, perché va contro la massima virtù che è la carità verso Dio e
perché offende Dio direttamente. E peccato qualunque sia il motivo che la
causi: l'impazienza, l'ira, l'odio o il disprezzo di Dio. Inoltre la bestemmia
può importare anche la violenza di altre virtù, come fede, speranza e carità.
C'è
peccato anche se all'atto non è presente l'intenzione della parola o del gesto
offensivo.
E
c'è sempre scandalo quando si bestemmia.
Il
cristiano si deve ben guardare da questo enorme male. Se mantiene l'abitudine di
bestemmiare e non si cura di toglierla, è colpevole di tutte le bestemmie che
dice, siano esse poche o molte, anche di
quelle che dice senza riflettervi. Se ha ritrattato l'abitudine di bestemmiare,
ma poi nuovamente la asseconda perché non vuole più resisterle, si rende
responsabile delle bestemmie che continuerà a dire.
Se
invece ha disdetto la cattiva abitudine e la detesta, non è responsabile delle
bestemmie che gli sfuggissero involontariamente.
Quando
sente bestemmiare, il cristiano ha il dovere di reagire subito manifestando la
sua disapprovazione con le buone maniere ma, quando occorra per l'ostinazione
del bestemmiatore, anche con tutta severità, specialmente se questo è il
miglior modo per riparare lo scandalo della bestemmia.
Può
ben ricordare che il Codice Penale vieta il linguaggio blasfemo e che qualunque
cittadino può denunciare un bestemmiatore.
Nel
suo sforzo di rispettare al massimo il Santo Nome di Dio, il cristiano imparerà
altre delicatezze: non provocherà nemmeno indirettamente le bestemmie ma, per
evitarle, saprà rinunciare a prevalere in discussioni e contrasti; anche quando
«scherzerà» innocentemente con storielle su Dio, porrà la massima cura nel
non ferire la sensibilità religiosa di ascoltatori che non sopportano un
parlare di questo genere; eviterà certi modi di dire nei quali il Nome di Dio
appare senza necessità o significato o riferimento alla Religione, come per
esempio in occasione di prodezze sportive di un atleta; eviterà di ripetere il
Nome di Dio come intercalare, espressione di meraviglia, di spavento, di paura,
di emozioni che non comportano alcuna relazione con Dio.
Sono
bestemmie anche gli atti ingiuriosi contro la Madonna e i Santi, e sono peccati
gravi nella misura in cui esse fanno riferimento a Dio. Nella Madonna e nei
Santi risplende l'onore di Dio, e l'ingiuria diretta contro essi finisce con il
colpire Dio stesso.