NATALE

Tratto da: “Missione Dehoniana” 2005

Il vero volto di Dio

Fissando lo sguardo pensoso sul Presepio, appare ancora nel suo sfolgorante splendore il messaggio evangelico: "E il Verbo di Dio si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi " (Gv 1,14).

Affermazione sconvolgente

Per i Giudei era considerato uno scandalo. Per loro infatti era assurdo pensare che il Figlio di Dio si manifestasse nella debolezza di un uomo, di Gesù di Nazareth. Per i Greci, i sapienti del tempo, era una follia immaginare che Dio accet­tasse di degradarsi al punto da divenire uomo.

Contro tutti invece Giovanni afferma: "Il Verbo divenne car­ne", cioè assunse la condizione umana, debole e mortale, con­trapposta alla suprema gloria di Dio

Ma perché tale umiliazione?

Nel "Credo" recitiamo: "Per noi uomini e per la nostra sal­vezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incar­nato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo". Con paro­le più semplici noi possiamo esprimerci così: "si è fatto per amore, perché ci voleva bene". E. ha amato e ha dato se stesso per me" spiega: "In questo sta l'amore; non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1 Gv 4,10).

Nel cammino della nostra vi­ta, come il popolo ebreo pel­legrinante nel deserto, siamo spesso assaliti da dubbi ango­scianti. Nella malattia, nel lut­to, nelle diverse prove della vi­ta ci chiediamo: "Dov'è il nostro Dio? Si interessa davvero di noi? A che serve confidare in Lui?.."

Davanti al Presepio riscopriamo il vero volto di Dio.

In quel Bambino, scorgiamo i lineamenti del Volto di Dio, Padre di misericordia, che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv, 3,16)

E allora, superando la tristezza e lo sconforto, siamo invo­gliati a esplodere di gioia con il profeta: "Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia... Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio" (Is 9,2,5).

L'autentica identità dell'uomo

Davanti al Presepio ritro­viamo anche la nostra autentica carta di iden­tità. Come quel Bambi­no, anch'io sono fragile e debole, bisognoso di tutto e di tutti.

Eppure, dal giorno del mio battesimo, il Padre ha pronunziato anche su di me la sua parola di compiacimento: "Tu sei il mio figlio prediletto" (Mc 1,11).

Anzi, nel Bambino di Betlemme troviamo il segno di di ogni bambino, di ogni uomo o re riconoscimento della dignità donna di qualsiasi razza, colo­re, cultura, religione.

Su questa fragile creatura che è l'uomo, Dio stesso si chi­na, se ne cura e lo rende poco inferiore a se stesso, come can­ta il Salmo 8: "Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, e il figlio dell'uomo perché te ne curi?

Eppure l'ha fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo ha coronato".

Custodiamo quindi questo stupendo progetto che Dio ha fatto su di noi e rispettiamolo in ogni uomo di qualsiasi colo­re, cultura e condizione sociale egli sia.

Così S. Paolo esortava i cristiani di Efeso: "Fatevi imitatori di Dio come figli carissimi e camminate nell'amore" (Ef 5,15). Questa è la nostra risposta al mistero del Natale. Dio ci ha tanto amato da donare per noi il suo stesso Figlio. Non ha tro­vato la sua gloria nell'essere amato, ma nell'amare e nell'a­mare per primo.

Con S. Francesco d'Assisi chiediamo anche noi al Signore: "che io non cerchi tanto di essere amato, quanto di amare; di essere consolato quanto di consolare; di essere compreso, quanto di comprendere... " Che il Natale renda ognuno di noi "strumento della sua pace".

Buon Natale di vero cuore a tutti.

 

RISCOPRIAMO IL NATALE

Il Natale è la celebrazione più attesa dell'anno liturgico, la festa più suggestiva del calendario cristiano.

Il suo significato originario si è forse in parte smarrito, ma il suo peso, la sua incidenza nella comune religiosità sono sem­pre grandi. Davanti alla culla di Cristo ognuno sembra sentir­si migliore e prova slanci di bontà e di solidarietà umana.

Il mistero del bambino nato a Betlemme rimane sempre nascosto, ma per un momento almeno gli uomini sì fermano a contemplarne gli abbaglianti riflessi. Gesù vive ormai e ope­ra nella storia di tutti i giorni. La festa del Natale vuol essere un invito a coglierne la presenza nella propria vita e in quella dei propri simili. È l'«augurio» profondo che la liturgia rivol­ge a ogni fedele, a ogni credente, a ogni uomo.

Ma la nascita di Cristo è il mistero che la comunità stenta a comprendere nella sua ultima portata.

La nascita in un tugu­rio invece che in una reggia, la presenza dei pastori invece dei digni­tari della terra segnala­no chiaramente i risvol­ti del piano di Dio che abbraccia la promozio­ne ed elevazione di tut­ti i componenti della famiglia umana.

Gesù è nato a Betlem­me, il più piccolo dei clan di Giuda, invece che nella grande Gerusa­lemme, perché le attese degli uomini erano qui più urgenti e chiedeva­no una pronta risposta. Egli è il messia di tutti, ma lo accolgono in par­ticolar modo quelli che non hanno appoggi, garanzie terrene, i poveri, i piccoli, gli infermi, gli emarginati, le vedove.

Il natale di Gesù non è l'anniversario della nascita del re dei re o del Signore dei signori, ma del «Servo di Jahvè» che vive non per realizzare i propri successi e nemmeno la propria feli­cità, ma quella dei suoi amici e fratelli. Dio, che per sua natu­ra è carità e amore, ha fatto il suo ingresso nella storia per­ché gli uomini l'hanno visto incarnato in una delle loro fami­glie. «Imparate da me che sono povero ed umile di cuore», grida Gesù nel pieno del suo ministero (Mt 11,29); proposta che solo il Cristo di Betlemme poteva credibilmente ripete­re; non il «re dei giudei». La mitezza è la bontà attualizzata. Gesù non l'ha solo segnalata come hanno fatto i maestri di tutti i tempi, l'ha vissuta; per questo può permettersi di sug­gerirla agli altri.

Il programma di Gesù è così alto e così rivoluzionario che la comunità sembra non averne preso ancora coscienza, altri­menti le divergenze e le sperequazioni che esistono non sareb­bero così profonde.

La chiesa, fin dalle origini, anche se non ha cercato di dimen­ticare gli umili natali di Gesù e i suoi impegni prioritari, ha fatto il più delle volte appello ai suoi alti titoli nobiliari (Logos, figlio di David, Messia, Signore ecc), attenuando così la sua appartenenza umana e il suo programma salvifico.

 

BUON COMPLEANNO GESÙ

Mi sento emozionato, caro Gesù, nel farTi gli auguri di buon compleanno. In ogni Natale Tu sei il festeggiato, ma quante volte noi ci appropriamo della festa... e Ti lasciamo nell'an­golo di un vago ricordo: senza impegno, senza cuore e sen­za ospitalità sincera!

Da più di duemila anni, ad ogni Natale, noi ci scambiamo gli auguri perché avvertiamo che la Tua Nascita è anche la nostra nascita: la nascita della Speranza, la nascita della Vita, la nasci­ta dell'Amore, la nascita di Dio nella grotta della nostra povertà.

Però - quanto mi dispiace doverlo riconoscere! - il Tuo Nata­le è minacciato da un falso natale, che prepotentemente ci invade e ci insidia e ci narcotizza fino al punto da non vede­re più e non sentire più il richiamo del vero Natale: il Tuo Nata­le, il Natale di cui abbiamo bisogno!

Quante luci riempiono le vie e le vetrine in questo periodo! Ma la gente sa che la Luce sei Tu? E se interiormente gli uomi­ni restano al buio, a che serve addobbare la notte con vario­pinte luminarie? Non è una beffa, o Gesù? Non è un tradi­mento del Natale?

Queste domande, caro Gesù, si affollano nel mio cuore e diventano un invito forte alla conversione.

E noi cristiani mandiamo lu­ce con la nostra vita? E le fami­glie e le parrocchie rassomi­gliano veramente a Betlem­me? Si vede la stella cometa nei nostri occhi pieni di bontà?

Dalle case e dai luoghi di divertimento in questi giorni escono musiche che vorreb­bero essere invito alla gioia.

Ma di quale gioia si tratta? Gli uomini hanno scam­biato il piacere con la gioia: quale mistificazione! II pia­cere è il solletico della car­ne e, pertanto, sparisce subi­to e va continuamente e in­saziabilmente ripetuto; la gioia, invece, è il fremito del­l'anima che giunge a Be­tlemme e vede Dio e resta affascinata e coinvolta nella Festa dell'Amore puro.

Sarà questa la nostra gioia? Sarà questo il nostro Natale? Gesù, come vorrei che fosse così!

Ma c'è un altro pensiero che mi turba e mi fa sentire tanto distante il nostro natale dal Tuo Natale. A Natale, o Gesù, Tu non hai fatto il cenone e non hai prenotato una stanza in un lussuoso albergo di una rinomata stazione sciistica: Tu sei nato povero, Tu hai scelto l'umiltà di una grotta e le braccia di Maria ("la poverella" amava chiamarla Francesco d'Assisi, un gran­de esperto del Natale vero!). Come sarebbe bello se a Nata­le, invece di riempire le case di cose inutili, le svuotassimo per condividere con chi non ha, per fare l'esperienza meravi­gliosa del dono, per vivere il Natale insieme a Te, o Gesù! Que­sto sarebbe il vero regalo natalizio!

A questo punto io Ti auguro ancora con tutto il cuore: buon compleanno, Gesù! Ma ho paura che la Tua Festa non sia la nostra festa. Cambiaci il cuore, o Gesù, affinché noi diven­tiamo Betlemme e gustiamo la gioia del Tuo Natale con Maria, con Giuseppe, con i pastori, con Francesco d'Assisi, con Fran­cesco Saverio, con Vincenzo de' Paoli, con Teresa di Lisieux, con Carlo de Foucauld, con Papa Giovanni, con Madre Tere­sa di Calcutta e con tante tante anime che, con il cuore, han­no preso domicilio a Betlemme.

Buon Natale a tutti..., ma ora sapete di quale Natale inten­do parlare. (+ Angelo Comastri)

 

C'E' NATALE E NATALE

II Natale consumistico che ci viene proposto dalla pubbli­cità, quello degli ipermercati che iniziano due mesi prima ad esporre prodotti accattivanti e regali di ogni genere per festeggiare, una festa fatta di doni regalati nel nome della festa, ma senza un Festeggiato, di una festa fatta di cose più che di persone! Fatta di babbi natale e di alberi addobbati, fatta di niente...

C'è un Natale invece che è la Festa del Festeggiato. Di quel Dio che si è fatto uomo per dare un senso alla nostra vita, per divinizzare l'umanità, un'umanità che fatica sempre a rico­noscerLo e a comprenderLo, ma un'umanità che grazie a Lui, il Festeggiato, può finalmente sperare, nella certezza che attra­verso il dono di sé, nella Pasqua del compimento pieno della salvezza attraverso la Risurrezione, Egli ci perdona e ci acco­glie quali fratelli e figli dello stesso Padre, solo che noi sap­piamo credere in Lui e riconoscerci peccatori. Questo è il Nata­le del presepio, un presepio da costruire nel nostro cuore: segno della Buona Novella che ci viene donata, segno di pace, di fraternità, di perdono offerto a tutti affinché tutti lo sap­piano accogliere.

Allora riscopriamo questo Natale, questo grande giorno che segna l'inizio della storia della salvezza umana. Questo gran­de giorno che vede il compimento del disegno divino di inco­ronare una Donna tanto umile quanto grande quale Madre dello stesso Creatore. Che grande mistero!

Riscopriamo nelle nostre famiglie il senso di questa grande Festa e impariamo dai nostri bambini, così sapientemente disponibili ad apprezzarla per il suo vero significato, a viverla semplicemente come il giorno della nascita di Gesù, un bam­bino fisicamente come tutti gli altri, concepito verginalmen­te per opera dello Spirito Santo, mandato su questa terra dal Padre per la realizzazione del Suo grande disegno di salvezza per tutti gli uomini che lo vorranno accogliere.

 

UN ALTRO 25 DICEMBRE

La nascita è un evento irri­petibile, ma la sua provoca­zione ha un valore perma­nente. Gesù Cristo è nato sì oltre duemila anni or sono, ma la comunità ripropone ancora il lieto avvenimento perché gli uomini provino a comprendere sempre più profondamente il messag­gio di amore, di una giusti­zia che vada oltre il senso della retribuzione, di una pace che promana dalla culla di Betlemme.

Le «tenebre» di cui parla Isaia (9,1) si sono diradate, ma non sono scomparse del tutto; la luce di Cristo (Gv 1,4) non brilla ancora nella società umana con tutto il suo potere; gli uomini non si lasciano ancora completamente pren­dere dalle sue irradiazioni.

La notizia del censimento di Cesare Augusto al tempo della nascita di Gesù, riportato da Luca, ricorda che l'umanità è sot­to una dominazione indebita a cui anche il Cristo è soggetto. Non si può cancellare la nascita betlemitica dalla vita di Gesù perché è la premessa e l'anticipo di quell'abbassamento che ha caratterizzato la sua esistenza e la sua missione.

La tradizione popolare con i suoi giochi e con le sue lumina­rie pur polarizzando l'attenzione dei fedeli, rischia però di far dimenticare il senso del Natale, ma Luca ne mette in guardia.

Occorre tutta l'umiltà di Giuseppe, di Maria, poveri popo­lani di Nazaret, il coraggio dei pastori per ascoltare e soprat­tutto per accettare il «sogno» offerto da Dio agli uomini in Gesù di Nazaret. Egli è «il Cristo, il Signore», anche se le appa­renze non lo indicano.

La nascita di Cristo non segna il primo ingresso di Dio nella storia, poiché egli vi è da sempre presente e da sempre ne è il misterioso artefice, ma trova la sua ufficiale manifestazione. La storia quindi non può far ritorno a Betlemme, ma i cre­denti vi sono ricondotti come a un traguardo decisivo che ne illumina l'intero percorso.

Gesù segna l'inizio di una nuova era; apre alla storia un nuo­vo confine fra cielo e terra. L'instaurazione del regno di Dio riempie i cuori di esultanza ma ancor più esilarante è il futu­ro che gli uomini attendono. Dopo Betlemme, esso si profila ora più nitido nell'orizzonte anche se la realtà è più grande di ciò che è dato vedere e constatare.

La meta non è soggetta a verifica, ma è egualmente ogget­to della più viva speranza. Gesù sta ad assicurare che è un rischio che si può, vale la pena correre.

Generazioni e generazioni di credenti si sono alternate nel­l'aspettare la venuta del «redentore»; la comunità è invitata a ripercorrere il loro cammino per far propria la gioia che ha pro­vocato e può ancora provocare l'incontro con lui: una occa­sione propizia per un ripensamento e più ancora per un rin­novamento radicale dei propri ideali e propositi.

 

PREGHIERE

Siediti ai piedi del  monte

fai silenzio dentro di te, fai silenzio fuori di te.

Stai. Poniti in ascolto, cerca di sentire la voce del Signore.

Verrà un vento fortissimo, da spaccare le rocce, ma non sarà la voce del Signore.

Verrà un terremoto, potrà distruggere tutto, ma non sarà la voce del Signore.

Verrà un fuoco, potrà bruciare il mondo, ma non sarà la voce del Signore.

Poi verrà una brezza, fresca, lieve, come l'alito di vita di un uomo, di ogni uomo.

L'alito di vita di un bambino, di ogni bambino, di questo bambino che oggi nasce,

e che per primo soffiò questo alito.

E' inutile cercare il Signore nelle grandi cose, nelle esperienze forti, nelle grandi adunanze.

Pieghiamoci umilmente al quotidiano, dove il Signore è vivo nascosto nel volto di chi vive sotto il nostro stesso tetto, lavora nella scrivania vicino alla nostra, nell'amico che sembra non aver mai problemi, negli occhi di questo bambin che è nato per sempre. Daniele Foiene

 

Quale pace?

La pace non nasce all'ombra dei generali,

non nasce nelle firme dei trattati;

non nasce dalle strette di mano dei potenti.

Ma nasce sempre da un cuore libero,

da un cuore rinnovato,

da un cuore aperto all'amore.

Lascia che la pace ti tocchi con una piuma delle sue ali,

il mondo intorno a te avrà i colori più semplici e più belli.

Il tuo cuore sarà come un giardino per chi incontrerai per la via.

La pace se la vuoi e se ci credi nasce anche oggi,

in ogni bimbo che nasce, che vede il suo primo raggio di luce.

Ma oggi tra un regalo e un brindisi nasce il Principe della pace in una terra sempre in guerra.

Apriamo il cuore a questo piccolo uomo portatore di una speranza per ogni uomo grande e piccolo.

La pace può incominciare davvero; inizia dal tuo cuore. Daniele Foiene

 

Tieni accesa la tua fiamma

Basta poco per illuminare una notte ovattata dal qualunquismo, dall'odio e dalla paura.

L'ora è sempre più prossima, più vicina.

Ma il mondo continua la sua frenetica corsa all'avere, al godere, al potere.

E' difficile fermarsi, guardare e cercare di capire il Mistero di oggi.

Il Mistero del Dio con noi.

Il mistero del Padre che ci ama come una mamma che ci dona il suo bambino.

E' difficile chinarsi ed accogliere questo bimbo ma è lui il salto di qualità per la nostra vita.

E' lui la chiave di volta del nostro essere.

E' luì la risposta, se lo vogliamo, ad ogni nostro affanno e preoccupazione.

Ed è lui la causa della nostra Gioia.

Lui ci chiede solo di fidarci di lui.

Lui ci dice che sta arrivando.

Lui ci chiede di tenere accesa la nostra fiamma. Daniele Foiene

 

E’ sempre Natale

Quando crediamo e difendiamo la vita,

quando ti ringraziamo per quanto già abbiamo,

quando sappiamo metterci in ascolto della Tua parola,

quando siamo di aiuta a chi ne ha bisogno,

quando dividiamo le nostre gioie con gli altri,

quando la speranza guida le nostre giornate e azioni,

quando sappiamo essere docili alla Tua volontà,

quando Ti riconosciamo come Padre e Ti preghiamo e adoriamo in silenzio,

Tu, o Signore, nasci dentro di noi, e per noi ogni giorno è NATALE!