di
San Pietro Giuliano Eymard fondatore
della Congregazione del SS.Sacramento
Che
cara festa, quella della nascita del Salvatore! ne salutiamo sempre con gioia il
ritorno, la riviviamo nel nostro amore, continuata nell'Eucaristia. Tra Betlemme
e il Cenacolo sono intime relazioni che si completano a vicenda. Studiamole in
questo giorno
L'Eucaristia fu seminata a Betlemme. Infatti l'Eucaristia è il frumento
degli eletti, il pane vivo: ora il frumento si semina, poi bisogna che dal seno
della terra germogli, maturi fino a che, mietuto, si macina per farne il pane
che ci sostenta. Nascendo oggi sulla paglia nella stalla, il Verbo prepara la
sua Eucaristia, che tiene presente in tutti i suoi misteri come loro
complemento.
Egli
viene ad unirsi all'uomo: durante la sua dimora sulla terra, stringe con lui
unione di grazia, di esempi, di meriti; ma soltanto nell'Eucaristia farà
l'unione più perfetta di cui l'uomo sia capace su questa terra. Non perdiamo di
vista questo pensiero divino, questo scopo che Nostro Signore si è prefisso, se
vogliamo comprenderne l'adorabile disegno: unione di grazia in virtù dei
misteri della sua Vita e della sua Morte; unione di persona per mezzo
dell'Eucaristia: preparazione, l'una e l'altra, del compimento dell'unità nella
gloria.
Come
il viaggiatore sempre mira alla meta e ad essa dirige tutti i suoi passi, così
durante tutta la sua vita Gesù prepara segretamente, mette avanti l'Eucaristia.
Questo
frumento celeste è dunque come seminato a Betlemme, casa del pane. Vedetelo
sulla paglia: la paglia calpestata, infranta, è la povera umanità; di per se
stessa è sterile, ma Gesù in sé la rialzerà, le restituirà la vita, la
renderà feconda: Nisi granum
frumenti cadens in terram;
eccolo seminato il divin frumento: le lacrime di Gesù sono l'umore che lo farà
germogliare; lo stelo si leverà bello e rigoglioso. Betlemme è su di un colle
che guarda Gerusalemme, e questa spiga, quando sarà matura, s'inclinerà verso
il Calvario, ove sarà macinata e messa al fuoco del patimento, per diventare il
pane della vita eterna. Verranno i re a mangiarne e se ne delizieranno: Pinguis
panis eius, et praebebit delicias regibus:
è il pane delle nozze regali dell'Agnello. Currunt
Magi ad regales nuptias: i
Magi rappresentano là le anime regali e padrone di se stesse che oggi se ne
cibano nel Sacramento.
Le
relazioni della nascita del Salvatore a Betlemme con l'Eucaristia Sacramento si
ritrovano con l'Eucaristia Sacrificio.
E'
davvero un agnellino quegli che nasce a Betlemme: come un agnello Gesù nasce in
una stalla e com'esso non conosce che sua Madre. Col suo primo grido già si
offre al Sacrificio: Non hai voluto ostie né oblazioni, ma a me hai formato un
corpo: eccomi.
Questo
corpo è la condizione per essere immolato, e Gesù l'offre al Padre. Crescerà
questo piccolo Agnello presso la Madre, a cui fra quaranta giorni sarà svelato
il mistero dell'immolazione. Essa lo nutrirà del suo latte verginale: lo
custodirà per il giorno del sacrificio. Il carattere di vittima sarà talmente
impresso su di lui che il Precursore, vedendolo quando starà per cominciare il
suo ministero, non saprà altrimenti designarlo che sotto il nome di Agnello di
Dio: Ecco l'agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo.
Il
sacrificio cominciato a Betlemme ha il suo ultimo compimento sull'altare nella
santa Messa. Com'è commovente in tutto il mondo cristiano la Messa di
mezzanotte! Se ne saluta con gioia il ritorno, molto tempo prima! E come mai la
festa di Natale ha per noi un sì dolce incanto, e mette sì vivo ardore nei
nostri cuori, tanto entusiasmo nei nostri cantici, se non perché Gesù rinasce
realmente sull'altare sebbene in stato differente? I nostri canti, tutti i
nostri omaggi non vanno dritto alla sua Persona? L'oggetto del nostro amore e
della nostra festa è presente: in realtà noi andiamo a Betlemme e vi troviamo
non un ricordo, non un'immagine, ma il divino Infante in persona. Inoltre vedete
come l'Eucaristia incomincia a Betlemme: ivi è già l'Emanuele (Dio con noi)
che viene abitare in mezzo al suo popolo; comincia oggi ad abitare tra di noi, e
l'Eucaristia perpetuerà la sua presenza. Là appare il Verbo fatto carne; nel
Sacramento si fa pane per darci la sua carne senza che vi proviamo ripugnanza.
Là,
inoltre, cominciano le virtù dello stato sacramentale. A Betlemme Gesù
nasconde la sua divinità, perché l'uomo si avvezzi ad appressarsi a Dio senza
tema, vela la sua gloria divina per giungere gradatamente a velare la stessa sua
umanità. Lega la sua potenza nella debolezza di membra infantili; più tardi la
farà prigioniera sotto le sante specie.
A
Betlemme il Creatore e Signore di tutte le cose è povero, spoglio di ogni cosa;
che la stalla non è sua, gli si fa l'elemosina; con sua Madre vive delle
offerte dei pastori e dei doni fatti dai Magi: a suo tempo nell'Eucaristia
domanderà all'uomo un ricovero, la materia del Sacramento, un altare, le vesti
sacerdotali. Ecco in qual modo Betlemme annunzia l'Eucaristia.
Là
troviamo pure l'inaugurazione del culto eucaristico, nel suo atto principale che
è l'adorazione. Maria e dopo di lei S. Giuseppe sono i primi adoratori. Essi
credono fermamente; la fede è la loro virtù: Beata
es, Maria, quae credidisti.
E' l'adorazione di virtù. All'adorazione di Maria e di Giuseppe vengono unirsi
i pastori ed i Magi.
Maria
si da' tutta al servizio del suo divin Figlio, con premurosa sollecitudine
prevenendo i suoi minimi desideri per appagarli. I pastori presentano le offerte
proprie della loro condizione, semplici e rustiche, i Magi porgono i magnifici
loro doni. E' l'adorazione di omaggio.
All'Eucaristia
converranno altresì tutte le classi sociali; essa sarà il centro della
famiglia cattolica. Le si renderà un doppio culto di adorazione: adorazione
interna di fede e d'amore, adorazione esterna con la magnificenza dei doni,
delle chiese, dei troni su cui si mostrerà Iddio fatto Sacramento.
La nascita di Nostro Signore mi suggerisce un altro pensiero.
L'angelo
annunzia il Salvatore ai pastori con queste parole: Vi annunzio un gaudio grande
che sarà per tutto il popolo, perché oggi vi è nato il Salvatore, che è il
Cristo Signore, nella città di David. E questo annunzio significa che comincia
un'era nuova, che la caduta di Adamo sarà riparata da un'opera di restaurazione
divina. Vi sono due Adami, padri ciascuno di un gran popolo. Il primo Adamo,
terrestre, padre del mondo degenerato, de
terra terrenus; ed il
secondo Adamo, padre del mondo rigenerato, de
caelo caelestis.
Ora,
il secondo viene a ristabilire tutto quello che il primo ha distrutto. Ebbene
questa restaurazione ha il suo compimento quaggiù nell'Eucaristia. Il forte
della tentazione diabolica, come il più grave nella colpa di Adamo ed Eva stava
nelle parole: Sarete come dei e nell'orgoglio che ne concepirono i nostri
progenitori.
Diventerete
come dei? Ohimè, diventarono simili alle bestie! Or bene, Gesù viene a
ripeterci la medesima promessa per compierla: satana sarà preso nella propria
rete. E noi diventeremo simili a Dio, mangiando la Carne e bevendo il Sangue di
Gesù.
Sì,
saremo simili a Dio. Si cambia di stato con l'unirsi ad una persona di
condizione superiore, e così una figlia del popolo diventa regina allorché è
sposata da un re. Ora Nostro Signore con il darsi a noi ci associa alla sua
divinità: noi diveniamo sua carne e suo sangue; riceviamo la celeste e divina
regalità del Creatore. Come la natura umana fu divinizzata in virtù
dell'unione ipostatica, così la Comunione ci solleva all'unione con Dio, ci
rende consorti della natura divina. Gli alimenti, inferiori a noi, si
trasformano in nostra sostanza; ma noi siamo trasformati in Gesù Cristo che ci
assorbe: noi diveniamo membra di Dio, e in Cielo saremo tanto più gloriosi,
quanto più saremo stati trasmutati in Gesù Cristo, per la frequente
partecipazione al suo Corpo adorabile.
Voi
non morrete. Questa parola sarà vera nella bocca di Gesù, che ci assicura
essere la Comunione pegno d'immortalità, dicendo: Chi mangia la mia Carne e
beve il mio Sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Ci promette la vita eterna, non la perpetua durata della vita presente, che è
soltanto una preparazione alla vera vita. Infine, voi saprete ogni cosa. Del
male, sì, purtroppo. Del bene, certo che no. La scienza del bene l'acquisteremo
nella Comunione. Udite quel che dice Nostro Signore agli Apostoli dopo aver loro
data la Comunione: Non vi chiamerò già più servi, perché il servo non sa
quel che faccia il suo padrone. Ma io vi ho chiamati amici, perché tutto quello
che intesi dal Padre mio, l'ho rivelato a voi.
Nell'Eucaristia
la scienza ci è insegnata da Dio stesso, nostro immediato e personale maestro:
Saranno tutti ammaestrati da Dio. Non ci manda più i profeti; egli stesso è il
nostro dottore. Sapremo tutto, perché egli è la Scienza divina, increata,
infinita.
Ecco
in qual modo l'Eucaristia compie la restaurazione cominciata nella grotta di
Betlemme. Rallegratevi dunque in questo bel giorno in cui spunta sull'orizzonte
il divin sole dell'Eucaristia. La vostra riconoscenza non disgiunga mai il
Presepio dall'Altare, il Verbo fatto carne dall'Uomo-Dio fatto pane di vita
eterna nel SS. Sacramento.