IL
MISTERO CHE RIGENERA IL MONDO
Avvento
aurora di speranza
Il
mese di dicembre è il periodo più caro alla cristianità perché la Chiesa
ci fa vivere il tempo di Avvento, periodo nel quale i cristiani sono invitati a
ripercorrere e a rivivere la lunga attesa della Notte Santa. Ci prepariamo a
vivere il grande mistero che ha rigenerato il mondo, quello dell'irruzione di
Dio nella storia mediante l'Incarnazione del Figlio di Dio.
Il
Natale cristiano è appunto la celebrazione di questo grande mistero, il mistero
di Dio che prendendo forma umana ha aperto all'umanità in cammino una nuova
aurora di luce, di gioia e di speranza. In questa aurora siamo chiamati a
misurarci con "il mistero taciuto per secoli eterni" e finalmente
rivelato perché tutte le genti "obbediscano alla fede" (Rm 16,25).
Il mistero della nascita del Figlio di Dio è un mistero di gioia e di pace poiché con l'Incarnazione Dio fa del nostro mondo il suo luogo, la sua abitazione e in Gesù orienta il nostro vivere. Gesù ha donato alle nostre esistenze un profondo significato e insieme ci ha aperto la strada a relazioni umane autentiche, aiutandoci a vincere l'indifferenza che spesso indurisce i nostri cuori, ha assunto su di sé i nostri brandelli di amore e ci ha fatto assaporare il vero amore ripetendoci che solo chi mette la propria vita a disposizione del prossimo tutti giorni può gustare la pienezza della gioia.
Come prepararci a vivere e celebrare il grande mistero del Natale? Il primo atteggiamento interiore è senz'altro quello della preghiera, dello stupore adorante, che ci porta a piegare spontaneamente le ginocchia e a ripetere con fede: "Et incamatus est". Dio, l'Onnipotente, il Creatore e l'Eterno ("Omnipotens, sempiterne Deus" come canta la liturgia), è disceso, dall'Alto dei cieli, e ha posto la sua tenda in mezzo a noi per percorrere le strade degli uomini, quelle diritte e quelle impervie e tortuose che si alternano nel vivere umano, per assumere le nostre esistenze incapaci di amore e donarcelo in abbondanza, per insegnarci che la vita è dono e si accoglie donandola. Gesù è venuto per restare in mezzo a noi, per essere Presenza vicina, operante e divinizzante per ogni uomo, per trasformare il mondo con il suo Amore Trinitario.
Gesù si fa presente nella storia e la illumina, viene come luce che dirada le tenebre dell'oscurità e ci ripete parole eterne. Il Figlio di Dio si riveste della natura umana e con i suoi gesti d'amore che giungono fino all'estremo sacrificio ci invita a ritrovare in Dio il senso ultimo e il valore più profondo a tutto ciò che esiste. Il mistero dell'Incarnazione è in questa Presenza di Dio capace di infrangere le nostre durezze e le nostre divisioni e rendere possibile la comunione anzitutto con l'Onnipotente e poi tra i singoli, le generazioni, i popoli nelle loro diversità etniche e culturali.
Dio
viene in un tempo di totale secolarizzazione, segnato dalla rimozione di Dio
dal pensiero e dalla vita, dalla coscienza e dal cuore. In un'epoca nella
quale Dio è considerato ingombrante e talvolta pericoloso per l'uomo, al punto
che è stato respinto dal sentire comune, il mistero dell'Incarnazione riafferma
la drammaticità della condizione umana. In questo tempo di post-modernità
nel quale l'uomo ha smarrito le radici del suo essere, quelle che egli stesso ha
messo in discussione con le proprie mani, il Figlio di Dio posto ai margini
della coscienza comune, si ripresenta all'uomo come una grande nostalgia.
Significativo al riguardo è l’avviso del filosofo Martin Heidegger:
"Prima o poi un nuovo Dio o il vecchio Dio in un modo nuovo ci assalirà
alle spalle...".
L'uomo
privato della sua interiorità, privato della presenza di Dio, senso ultimo e
vero del suo esistere, è debole e spento, vulnerabile come un albero senza
radici che può improvvisamente essere schiantato al sopraggiungere della
prima folata di vento.
Il
Natale al quale ci stiamo avvicinando è tempo di nostalgia, di ritorno alle
radici della fede, tempo di un rinnovato incontro con Colui che viene per
donarci la gioia di vivere in Lui e con Lui, la felicità di un abbraccio
rinnovato, di un colloquio sincero, tralasciato e da troppo tempo interrotto.
Attendiamo la grande "novità" di un Dio Padre che nell'Incarnazione
ci fa figli nel Figlio suo, togliendoci dalla condizione di orfani nella quale
ci trovavamo a causa del peccato di Adamo: "Quando venne la pienezza del
tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare
coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli"
(Gal 4,4-5). Nel Natale salutiamo la nascita di Gesù "nuovo Adamo"
nato a Betlemme per ridare gioia e speranza ad ogni uomo.
Torniamo
alle radici della fede, predisponiamoci all'abbraccio con Dio che rigenera il
nostro cuore e sarà davvero festa. Facciamo in modo che Dio possa riconquistare
lo spazio del nostro cuore e sarà gioia vera. Riconosciamo che solo Lui può
rigenerare il nostro esse-
re
inaridito e la nostalgia diventerà per noi Presenza luminosa e liberante.
Lasciamoci prendere dallo stupore di fronte al mistero della sua Incarnazione.
In questo Avvento riprendiamo il dialogo interrotto nell'intimità del nostro essere con Colui che viene vestito di povertà e della fragilità umana, con il volto della mitezza e la semplicità di un Bambino.
Lasciamoci rigenerare dall'oggi di Dio che in questo Natale rinnova per noi e in noi la sua vicinanza e il suo abbraccio d'amore, per noi e per i fratelli vicini e lontani.
Assumendo
la condizione umana Gesù ci mostra l'infinito amore del Padre, il volto di un
Dio che è amore (cfr 1 Gv 4,8).
Il
mistero di Dio si svela nuovamente a noi affinché l'ammiriamo e ci lasciamo
trasportare dal suo stesso amore. Lasciamogli spazio, mediante il silenzio e la
preghiera, e saremo avvolti dalla forza divina del suo amore. Consegniamo la
nostra fede e la nostra vita a Lui, al Dio che nasce per noi, fermandoci in
adorazione davanti al mistero, per poter cantare come i pastori la
"gloria di Dio", fonte della nostra gioia.
Diciamo
il nostro sì al mistero di Dio, crediamo a Lui con umiltà di cuore come fece
Maria e anche per noi sarà gioia piena. Un grande ateo convertito, il
francese Paul Claudel, autore del capolavoro "L'Annuncio a Maria",
raccontando la sua conversione riferiva della forza irresistibile che lo raggiunse
fino alle lacrime, all'ascolto dapprima del canto del Magnificat e poi dell"`Adeste
Fideles" nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi: "In un istante il
mio cuore fu toccato e io credetti. Io credetti con una tale forza d'adesione,
con una elevazione di tutto il mio essere che - in seguito - tutti i miei
libri, tutti i miei ragionamenti, tutte le vicende della mia vita agitata, non
hanno potuto scuotere la mia fede... Un sentimento si imponeva: Dio esiste.
Egli è là. È qualcuno, è un individuo come me. Egli mi ama... Io ebbi in un
istante il sentimento lacerante dell'innocenza, dell'eterna infanzia del
Dio-Bambino".
L'Amore
di Dio è il motore della storia; la nostra fede è fondata sulla certezza che
Dio è Amore, che tutto quello che Egli compie è per la salvezza e la gioia
dell'umanità. Il suo Amore rivoluziona il mondo. Ed è infinitamente più
grande del male. È l'amore che rigenera il mondo; i santi si sono lasciati
rigenerare dalla forza trasformante dell'Amore incarnato e ci hanno indicato
la strada per essere felici, ci hanno mostrato come si può diventare più umani
e gioiosi.
Il senso festoso della venuta dell'Emmanuele, Dio-con-noi è ben espresso in queste parole di Papa Paolo VI: "Il Natale è la festa del tuo arrivo, o Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, fra noi uomini. È la celebrazione del grande viaggio che Tu, Figlio di Dio, hai compiuto per avvicinarti a noi. Sei disceso dal cielo e ti sei incarnato. Nel Natale si celebra la tua intenzione di superare le distanze, di valicare gli abissi ineffabili della tua trascendenza, di accostarti, fino a farla tua, alla vita umana, di farti nostro fratello, di vivere e di abitare con noi, di entrare nella nostra esperienza, di abbassarti fino al livello delle nostre sofferenze, fino a caricarti dei nostri peccati. Il Natale è un mistero di vicinanza religiosa, di accessibilità divina, di fratellanza con Te, o Cristo, e perciò di facile comunione con Dio".