di
don Felice Traversa
Mentre
ero in preghiera ebbi una visione interiore. Vidi una lunghissima fila di donne.
Camminavano in colonna, una dietro l'altra: molte piangevano disperate; alcune
avevano uno sguardo come di ghiaccio, impietrite da un qualcosa che le
costringeva ad andare avanti; altre, poche, ridevano incoscienti. Attorno a
quella fila di donne c'era un gran movimento di uomini ed altre donne. Alcune di
queste persone cercavano di strappare dalla triste colonna, purtroppo il più
delle volte senza riuscirci, le donne che evidentemente conoscevano, essendone
mariti, amici, o amiche.
Altre
persone, invece, svolgevano un'attività affatto diversa, ricacciando a forza
nella fila alcune poverette che cercavano di allontanarsene. Altre persone,
infine, camminavano semplicemente accanto a quelle disgraziate, ridendo e
chiacchierando come per distrarle.
Sul
petto di ciascuna di quelle donne incolonnate si vedeva, come se fossero state
trasparenti, il cuore e dentro i cuori c'erano minuscoli bimbi irraggianti una
gran luce tutt'intorno. Ma, nonostante quella luce, i volti di quelle madri
restavano terrei.
La
colonna delle donne, di cui non si scorgeva la fine, avanzava verso una buia e
spaventosa caverna. "Io" proseguì frate Alberto, "cominciai a
sentirmi male. Ero inquieto. Improvvisamente mi ritrovai ad osservare quel che
accadeva allo sbocco di quella caverna che, come una galleria, attraversava da
parte a parte un costone roccioso.
Le
donne che vi erano passate attraverso ne uscivano invecchiate, prostrate,
disperate. Lì dov'erano fino a poco prima i bimbi risplendenti come fiammelle
di luce divina, non c'era più nulla se non un buco, vuoto, muto, scuro. Sulle
fronti di quelle disgraziate era tracciata una piccola croce scura, di sangue.
Anche coloro che le avevano spinte nella caverna e ve le avevano allegramente
accompagnate avevano mutato definitivamente aspetto. Su di loro scorgevo il
marchio di Satana, di colui che è omicida e menzognero fin dal principio".
Ricordando
quella visione interiore, frate Alberto cominciò a tremare e a piangere
sommessamente, ma continuò a raccontare. A quel punto, terrorizzato, caddi
con la faccia a terra. Udii interiormente una voce che attribuii al Signore:
"Ho bisogno delle tue preghiere e delle tue sofferenze in riparazione del
terribile delitto dell'aborto. Vuoi aiutarmi a salvare queste anime? Verrà il
tempo in cui saranno tante, tante, troppe davvero!". Pensavo al volto
addolorato del Salvatore e nei suoi occhi, divini e bellissimi, mi sembrava di
scorgere tutti i richiami della Grazia a quelle anime. Ripensando alla scena che
avevo interiormente contemplato considerai che quelle donne avevano chiuso le
loro orecchie per non sentire il vagito del piccolo Gesù nella mangiatoia di
Betlemme; in quel vagito avrebbero infatti potuto udire anche la tenera voce
dei propri piccoli figli. Avevano chiuso i loro occhi, per non vedere che nella
dolorosa passione di Cristo trovava il suo posto anche il martirio delle loro
inermi piccolissime creature. Avevano chiuso i loro cuori, per non lasciarvi
entrare la compassione della Madre di Dio, compassione che era stata capace di
sostenere l'offerta della vita dei proprio Divin Figlio perché fosse salvata la
vita dei fratelli del suo Gesù, anche di coloro che, fra tutti, sono i più
piccoli e i più poveri.
Compresi
che per salvare quelle anime, non restava che la Divina Misericordia.
Nel
mio cuore risposi al Signore: "Io sono tuo, mio Signore! Con il tuo aiuto
sono pronto a sopportare qualsiasi cosa pur di strappare queste povere anime
dalle fauci del Dragone infernale. Ma dimmi, ti prego, che ne è di quei piccoli
bimbi?". "Conosci le Scritture" udii interiormente, "anche
se queste donne si dimenticassero dei loro bambini, io invece non ti dimenticherò
mai e non mi dimenticherò di questi piccoli innocenti martiri" (cf Is
49,15).
Ancora
interiormente contemplai il Signore, che allargò le braccia e spalancò il
proprio manto. Io vidi attorno a lui miriadi e miriadi di anime di minuscoli
bambini. Erano tanti da non potersi contare, ma io vedevo che ciascuna di
quelle piccole anime era nel centro stesso del Cuore di Gesù, abbracciata e
avvolta da un inconcepibile e purissimo Amore. Il dialogo interiore con Gesù
continuò. "Sono salvi" esclamai piangendo dalla gioia.
"Salvi" sentii che la voce ripeteva in me: "Il mio popolo ha
rigettato i propri figli perché ha rigettato Me. Quei piccoli bimbi sono
stati sacrificati sull'altare degli dei falsi e bugiardi: le ideologie,
l'egoismo, il piacere, il potere, la viltà. Chi li ha uccisi, in loro voleva
uccidere Me. Quei bimbi uccisi nel grembo delle loro madri sono dei piccoli
martiri, come quelli che presero il mio posto sotto i colpi delle spade dei
soldati dell'empio re Erode. Sono i miei prediletti, perché fra tutti e più di
tutti gli altri martiri manifestano l'Amore inerme ed incondizionato
dell'Altissimo Dio".
E
non solo sono salvi, ma intercedono per la conversione dei propri genitori e di
quanti hanno collaborato ad ucciderli. Intercedono unendosi alla preghiera che
dalla Croce ho rivolto al Padre: "Padre, perdonali, perché non sanno
quello che fanno" (Lc 23,34).
Mi
ritornò alla mente la spaventosa visione di quella lugubre colonna, in marcia
verso la morte del corpo dei propri bambini e delle proprie anime.
"E
per loro c'è possibilità di perdono?" chiesi al Signore Gesù.
"Forse
che io ho piacere della morte del malvagio - dice il Signore Dio - o non
piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?" (Ez 19,23). Ma se il
malvagio si ritrae da tutti i peccati che ba commesso e osserva tutti i miei
decreti e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà" (Ez
18,21).
Ecco,
dunque, anche costoro potranno salvarsi. Non ho forse concesso ai sacerdoti il
potere di assolvere da ogni peccato per il quale ci sia sincero e profondo
pentimento e volontà di riparazione? Costoro potranno salvarsi grazie ai
sacramenti, con la preghiera e tanta, tanta penitenza. "Scorsi allora che
molte di quelle madri e di quei padri, e di quei falsi amici, e di quelle false
amiche, toccati dalla Grazia divina, pentiti, si gettavano a terra ai piedi di
numerosi sacerdoti comparsi improvvisamente, e lì imploravano il perdono dei
propri figli, ormai viventi come angioletti in Cielo, e la misericordia di
Dio.
E
vidi che, con l'assoluzione del sacerdote, scendeva in maniera efficace anche
la benedizione dei piccoli bimbi morti al mondo ma viventi in Dio; e la croce di
sangue impressa in fronte alle madri diveniva luminosa; e il segno della Bestia
era sostituito dal Santo Nome dell'Agnello; ed a ciascuno veniva donato un
cuore nuovo". "Penitenza", ripetei incerto.
"Penitenza.
E la più grande è quella dell'amore. Nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13).
Sentii
che quelle parole erano rivolte anche a me, personalmente.
(Dal
libro "L'eremita del Monte Contessa, Sant’Alberto da Sestri Ponente"
Capitolo XIII, pp. 103-109)