II male non viene da Dio perché Dio è bontà infinita

La vita dell'uomo è segnata radicalmente dal male: il male fisico, il male dello spirito e il male morale, che è ribellione a Dio nel dis­prezzo del suo amore, della sua legge di fraternità umana e degradazione della propria origine divina. Il male non viene da Dio, perché Dio è bontà infi­nita. Non vuole il male, perché non può volerlo. Volendo il male non sarebbe più Dio.

La rivelazione cristiana fa luce sul mistero dolo­roso del male, chiamando in causa simultanea­mente il dramma della libertà umana e l'operare insesauribile di Dio sugli uomini e sulle cose.

Il male ha le sue radici nel cuore dell'uomo. Dice Gesù: «Dal cuore provengono l'ingiustizia, la cat­tiveria, l'impurità e ogni altra cosa cattiva». La Bibbia ci dice che l'uomo è stato creato da Dio «a sua immagine e somiglianza», libero e responsa­bile. È legato indissolubilmente, per sua natura, al Creatore e da lui misteriosamente dipendente, come l'opera d'arte dal suo autore.

Prendendo progressivamente coscienza di sé e dei suoi doni, l'uomo sentì come un peso la dipen­denza da Dio. Si ribellò al Creatore per fare da sé, per stabilire autonomamente i confini della verità e dell'errore, del bene e del male.

La sua disobbedienza fu istigata dal demonio, che è avversario di Dio, un angelo ribelle alla divina autorità.

Nella iniziale, perversa decisione dei primi uomini ha le sue radici il male in tutte le sue forme. La fatica del lavoro si appesantì con le malattie; il rapporto di solidarietà fraterna fu infranto dalla gelosia e dalla violenza; la morte, naturale conse­guenza dell'essere composto anche di corpo, divenne temuta e oscura. Tutte le facoltà spirituali dell'uomo si coprirono come di un velo di ombra.

Il rapporto filiale con Dio era stato interrotto dolorosamente.

Dio, che è Padre, non abbandona mai i suoi figli, anche se ribelli. Ed ecco allora lo sfolgorante dono della rivelazione personale di Dio, attraverso la parola dei patriarchi e dei profeti.

La rivelazione piena del mistero di Dio, che è amore e ricchezza di perdono, si manifestò visibil­mente in Gesù, che è immagine del Padre, fatto uomo per liberare tutti gli uomini dal male.

Dal giorno della morte o risurrezione di Gesù il mistero del male è stato sconfitto in se stesso. In ognuno di noi lo è progressivamente, per opera del Salvatore e per la nostra libera collaborazione, fino al giorno della liberazione completa, quando appa­riremo dinanzi a Dio rivestiti della luce e della glo­ria della risurrezione di Gesù.

Comprenderemo allora che nel battesimo siamo potenzialmente risorti con Cristo e resi capaci di realizzane giorno per giorno la liberazione donata dal Signore.

Se siamo figli di Dio, se siamo risorti con Cristo, se siamo oggetto dell'amore infinito, che ispira la provvidenza divina, perché esiste il male?

I mali fisici sono conseguenza della nostra fragi­lità di creature: poiché siamo di carne, le malattie e la morte, sono inevitabili. Le malattie, le disgrazie, le guerre, le catastrofi naturali sono sempre, in qualche modo, responsabilità dell'uomo. Le incomprensioni, le calunnie, le ingiustizie, le osti­lità, le manipolazioni, lo sfruttamento, sono opere della superbia e conseguenza della ribellione a Dio e alla sua sapiente volontà di bene per tutti.

Il peccato è il male morale, che si oppone a Dio in sé o nelle sue opere, infrangendo il suo disegno di amore.

È un voltargli le spalle, far senza di lui, dilapidare i suoi doni, offendere la sua immagine impressa indelebilmente in noi stessi e nei fratelli.

Il peccato è un atto di libera volontà dell'uomo, che fa le sue scelte con motivazioni dettate dall'e­goismo e non dall'amore.

L'eterna ed inevitabile domanda, che a questo punto sorge negli uomini di buona volontà, è questa: «Perché Dio, che è sapiente e ci ama ad uno ad uno, non interviene per impedire almeno il male che colpisce gli innocenti, i piccoli, i poveri? Perché non blocca la malvagia volontà degli uomini, che scelgono liberamente il male?».

La risposta della fede è risolutrice del problema, anche se non è talmente appagante. Dio ha voluto condizionare la sua sapienza e la sua onnipotenza al dono più grande che egli ha fatto all'uomo: la libertà.

Questa decisione, alle origini dell'universo, e stata sapiente e dettata dall'amore infinito. In ogni istante Dio, che è fedele, onora la sua decisione.

Gli interventi straordinari di Dio, i miracoli, sono segni domandati nella fede e concessi senza alcun merito per far intuire verità più segrete.

Al di là dei miracoli, l'opera di Dio agisce sem­pre in modo indicibile.

La morte di Cristo Gesù, non impedita da un intervento miracoloso del Padre, non è segno di impotenza o di mancanza di amore, ma di un amore più grande, che si fa espiazione e redenzione dal peccato per tutti gli uomini.

Gesù crocifisso rivela i misteri della volontà di Dio e dà senso alle vicende umane più tristi.

I genitori e le educatrici devono sentire il bisogno di entrare in queste verità difficili, per essere meno impreparati e dare necessarie e veritiere spiega­zioni ai bambini. Anche loro, come gli adulti, fanno ogni giorno l'esperienza dell'esistenza del male.

Non è mai educativo ignorare o nascondere. La verità è sempre dovuta, anche ai bimbi. Solo l'in­terpretazione cristiana del male, attraverso gli atteggiamenti e le parole di fede dei genitori, li può aiutare a dare agli avvenimenti tristi della vita il giusto senso.

P Giuseppe Moradini