IL
DOLORE DELLA MADRE
Madre
di Gesù Crocifisso, ottieni alla sua Chiesa sacerdoti santi.
INTRODUZIONE
Il
Signore, nella sua immensa bontà, ha voluto darci una Madre. Ce l'ha affidata
come ultimo dono prima di morire, come un tesoro prezioso da custodire con
tenerezza ed amore, come modello a cui guardare, come meta a cui tendere, come
stella che illumina il nostro cammino sulla terra, verso il cielo.
Maria,
ricolma di ogni grazia, ha messo il suo piede sulle orme di Gesù e con Lui ha
sofferto, nel più intimo del suo cuore, il martirio di chi si dona per la
salvezza del mondo. Maria ha accettato di soffrire pronunciando il suo primo SÌ
e poi, questo SÌ, lo ha ripetuto durante tutta la vita, con umiltà e con
coraggio, sapendo quali tesori di grazie Dio nasconde nella sofferenza accettata
e offerta.
Con
amore di figli ripercorriamo con lei alcune tappe di questo martirio d'amore e
di dolore che ha fuso il cuore della Madre con quello del Figlio; restiamole
accanto mentre dice i suoi SÌ per amore nostro, guardiamo a lei per ricevere
coraggio nelle nostre lotte quotidiane. Sarà Maria, nostra Madre, a darci
forza nei momenti difficili e dolorosi della vita; lei ci otterrà da Dio la
consolazione e la pace nei nostri momenti più bui.
Maria
conosce il dolore perchè lo ha provato, ma conosce anche l'aiuto e il sostegno
che il Signore non fa mai mancare a chi docilmente prende la sua croce e lo
segue.
Allora
fermiamoci a contemplare i Dolori di Maria, a ringraziarla per quanto ha fatto
per noi suoi figli e chiediamole la grazia di essere anche noi, come lei,
generosi con il Signore, pronti a collaborare con lui per la salvezza del
mondo, offrendoci come portatori di Croce, certi che il suo carico è leggero
e il suo giogo è soave.
Con
noi c'è Maria ad infonderci speranza e forza per vincere anche nelle prove più
grandi. Così è stato per Gesù, così è stato per Maria, così per tutti i
Santi: sarà così anche per noi perchè "per l'amore di Dio il dolore non
è mai l'ultima cosa" (MB). Poi viene la gioia, la risurrezione, la vita
senza fine. Con questa certezza ripercorriamo le tappe più dolorose vissute
dalla nostra Madre, perchè lei possa sentirci vicini, possa trovare conforto
dal nostro amore e possa far crescere nel nostro cuore copiosi frutti di grazia
e di bene.
I
DOLORE
"A Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio che aspettava il conforto di Israele... Mosso dallo Spirito, si recò al Tempio e, mentre i genitori vi portavano il Bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio... Poi parlò a Maria e disse: Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perchè siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima". (Luca 2, 25.27.34.35)
Maria
e Giuseppe, come fedeli israeliti, amano la Legge e portano perciò il loro
piccolo Gesù al Tempio, perchè il Sacerdote lo offra al Signore. Sono pronti,
i due genitori, a compiere il loro dovere, lieti di ringraziare anche così
Colui che nel suo misterioso piano d'amore, ha voluto affidare proprio a loro il
Santo, l'Atteso di Israele.
E
Maria, nel suo cuore, medita ancora sulle parole dell'Angelo, ricorda quel suo
SÌ fiducioso e pronto, ma sa che tante cose non le ha ancora capite, che in
quel suo vivere quotidiano si nasconde ancora il mistero del progetto di Dio per
l'umanità. Che ne sarà di quel suo Bambino che stringe tra le braccia, che
sembra uguale a tutti gli altri piccoli, eppure... Cosa le chiederà ancora
Dio che ha voluto affidarle Suo Figlio?... Come manifesterà questo Figlio al
mondo?... E lei, la Madre, cosa sarà chiamata a fare, lei così umile?
Così
la immaginiamo, Maria, mentre sale la scalinata del Tempio con San Giuseppe a
fianco e Gesù tra le braccia. I riti si svolgono solenni come sempre, ma nulla
accade di speciale fino a quando un uomo di nome Simeone, dopo,aver lodato Dio
per il dono fatto all'umanità, guarda la Madre e, pieno di Spirito Santo,
profeticamente le rivolge brevi parole che, come una spada, colpiscono il suo
cuore.
Quel
suo Bambino sarà la rovina e la resurrezione di molti, segno di contraddizione.
Soffrirà... e Dio solo sa come, quanto... Trema il cuore di Maria. Lei gli sarà
unita in tutto questo, sarà associata a Lui, una spada le trafiggerà l'anima.
Come
sarà, cosa accadrà...?
Non
lo sa, Maria, ma Dio lo sa; e Maria, come sempre, dice il suo SÌ, si fida di
lui e con amore si offre di nuovo come strumento nel suo piano di salvezza.
E
sarà uno strumento speciale, lei, provata nel crogiolo della sofferenza perchè,
come oro, ne esca splendente di luce e di gloria. Maria accetta e non chiede
spiegazioni, anche se nulla di più le viene svelato. È, questo, solo un
annuncio di Passione. Maria dice di SÌ, ancora, senza fare domande. È il suo
stile, questo. È lo stile di chi ama e sa di essere amato, anche quando c'è
il dolore e la prova. Impariamo anche noi a fare così, perchè il Signore possa
crescere nel nostro cuore, nella nostra vita, come ha fatto in Maria.
Noi
ti ringraziamo, o Maria, Madre nostra, perchè hai lasciato che questa spada
trafiggesse la tua anima. Ottienici dal Signore la grazia di essere generosi
come te, di saper dire SÌ anche quando non riusciamo a capire i suoi piani
nella nostra vita. Insegnaci a non fare troppe domande, ma a fidarci di Lui,
sempre.
Tu
ci resti accanto e Dio Padre che ci ama non ci darà nessun peso che non potremo
portare e che non si trasformi in bene per noi e per tutti. Tu tienici per mano
e insegnaci a fidarci di Dio e a credere nel tesoro di grazie che Egli nasconde
dentro ogni croce accolta con amore. Facci essere umili, Maria, perchè è solo
l'umiltà che ci apre il cuore ai progetti di Dio e ci fa amare il suo modo di
realizzarli.
Grazie
ancora per il tuo esempio di docilità e di serenità nella prova. Anche tu sei
turbata, anche tu hai tremato, ma per poco... Poi hai guardato in alto, hai
sorriso ed hai ripreso fiduciosa a camminare con il tuo Dio.
Facci
assomigliare a te, Maria! Te lo chiediamo per tutte le grazie di cui ti ha
riempita il Signore e per tutto l'amore che ci vuoi, tu che sei vera Madre per
ognuno di noi.
II
DOLORE
LA
FUGA DI MARIA E GIUSEPPE CON GESÙ IN EGITTO
"Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finchè non ti avvertirò, perchè Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi prese con sè il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto dove rimase fino alla morte di Erode, perchè si adempisse ciò che era stato detto dal Signore- per mezzo del profeta: "Dall'Egitto ho chiamato il mio Figlio". (Matteo 2, 13 - 15)
"Anche
di otte il mio cuore mi istruisce...", dice un salmo. Così, di notte,
mentre tutto tace e Betlemme dorme ignara di quanto sta accadendo tra le sue
mura, Dio, per mezzo di un angelo, parla a Giuseppe: in sogno gli annuncia il
suo piano per salvare la sua Famiglia dall'ira di Erode. Giuseppe - come Maria
all'annuncio dell'angelo - non fa domande, crede subito: riconosce la voce di
Dio, sa che Egli parla anche nella notte e che anche in sogno istruisce coloro
che lo amano.
In
fretta si alza e sveglia Maria. Bisogna far presto, preparare le povere cose e
lasciare in fretta Betlemme per un paese lontano, sconosciuto, ma scelto da Dio
come rifugio per Suo Figlio. Maria non mette in dubbio le parole di Giuseppe,
non solleva problemi e non rimanda a più tardi la partenza. Sa per esperienza
che il Signore fa bene ogni cosa e di Lui continua a fidarsi. Ma che dolore nel
cuore! Quel bambino che dorme tranquillo è in pericolo di vita, qualcuno già
lo odia al punto da volerlo uccidere. Perchè? Perchè, se quel bambino è
venuto al mondo come dono di Dio? Perchè è già perseguitato? Sua madre e
Giuseppe non potranno tornare nella casa di Nazareth: un paese straniero li
aspetta, un paese ostile, forse, che non accoglie gli stranieri, che non dà
facilmente lavoro ad un forestiero. Lo stesso paese dove furono tenuti schiavi
i loro padri. Devono lasciare tutto, tutti, ed andare verso l'ignoto, che è
buio come la fredda notte della fuga. Come vivranno lì? come crescerà Gesù?
quanto tempo durerà l'esilio?
Maria
non lo sa e il dolore le riempie il cuore. Ma tace per non accrescere il dolore
di Giuseppe, per dargli coraggio, aggrappandosi nella fede, alle promesse di
Dio: dall'Egitto Egli richiamerà suo Figlio. L'esilio avrà termine. Maria lo
crede e sa vivere, nella fiducia, quell'attesa che nasce già, mentre si
allontana nella notte.
Maria
ci insegna a fidarci di Dio, a credere nel suo amore. È questa la sua lezione
di sempre e ce la ripete ogni volta che ci incontriamo con lei. Maria sa cosa
significa vivere momento per momento abbandonati alla Volontà di Dio. Per fede
sa lasciare le cose certe per vivere nell'incertezza, nella precarietà, nel
sacrificio. Sa credere in Dio che parla in mille modi e per rispondere a Lui non
indugia, si alza in fretta - è questa una sua caratteristica - e fugge nella
notte verso la meta che solo Dio conosce. Così, ci dice di non temere quando la
volontà di Dio sembra sconvolgere i nostri piani; quando all'improvviso ci
appare una meta che non avevamo desiderato o che ci sembra troppo difficile da
raggiungere. Maria conosce il segreto per farci essere capaci di superare anche
questi momenti che assomigliano a quella notte buia che lei ha vissuto sulla
terra. Il segreto è uno solo: in ogni via, anche la più oscura, Dio pone una
luce per aiutarci a camminare. Basta fidarsi di Lui che non è altro che amore.
Guardiamo con cuore di figli questa Madre che ha sofferto il dolore
dell'imprevisto, dell'esilio, del rifiuto e dell'odio e consoliamola con il
nostro sì, con il nostro abbandono fiducioso alla volontà di Dio, fonte
della nostra pace.
Maria,
dolcissima Madre, che hai saputo credere alla voce degli angeli e docilmente ti
sei messa in cammino fidandoti; in tutto, di Dio, facci diventare come te,
pronti a credere sempre che la Volontà di Dio è solo sorgente di grazia e di
salvezza per noi. Rendici docili, come te, alla Parola di Dio e pronti a
seguirla con fiducia. Tu che hai sentito nel cuore il dolore di essere ospite in
un paese non tuo, che forse ti ha accolta, ma ti ha fatto pesare la tua povertà
e la tua diversità, rendici sensibili al dolore di tanti esuli dalla loro patria,
poveri, fra noi, bisognosi di aiuto. Facci sentire il tuo dolore perchè
possiamo consolarti alleviando quello di chi ci sta intorno. Ma soprattutto fa'
che non dimentichiamo mai quanto ti è costato esserci Madre.
III
DOLORE
LO
SMARRIMENTO DI GESU’ NEL TEMPIO
"I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni vi salirono di nuovo secondo l'usanza, ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua Madre gli disse: "Figlio, perchè ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo". Ed egli rispose: "perchè mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Ma essi non compresero le sue parole... Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. (Luca 2, 41 - 51).
Fedeli
alla Legge, Maria, Giuseppe e Gesù avevano celebrato la Pasqua a Gerusalemme.
Immaginiamo Gesù lasciare facilmente i suoi genitori e il gruppo degli
adulti, per rimanere tra i suoi coetanei. Come ognuno alla sua età, si sentiva
ormai abbastanza indipendente e Maria e Giuseppe lo lasciavano fare, sicuri
com'erano di quella compagnia dove tutti si conoscevano e dove Gesù non correva
alcun pericolo. Ma dopo una giornata di viaggio cominciano a preoccuparsi. Dove
sarà Gesù? perchè non si fa vedere? l'avranno lasciato a Gerusalemme?
E
già si sentono in colpa, credono di non aver saputo custodire quel tesoro
affidato loro da Dio, si rimproverano di averlo lasciato troppo libero, di non
averlo ricercato prima...
Dove
cercarlo, ora? Gerusalemme è grande, piena di gente e le piccole strade
affollate non fanno spazio a quei genitori in pena. In ogni bambino che
intravvedono credono di riconoscere Gesù, ma ogni volta è una delusione. Avrà
fatto qualche brutto incontro? Starà male? Avrà lasciato Gerusalemme per
tornare a casa da solo? Ma quanti pericoli per la strada... Maria è angosciata,
mille timori le riempiono il cuore mentre corre affannata di qua e di là, senza
meta. Giuseppe le sta accanto, senza parole e il suo dolore si fonde con quello
della madre.
Ma
pensano al Tempio... corrono là: solo Dio può aiutarli e restituire loro Gesù.
Nella casa del Padre Maria e Giuseppe vanno per ricevere aiuto, conforto e
chiedono un miracolo: sì, ritrovano Gesù. È sereno, sembra non essersi
accorto del tempo passato, dell'ansia che ha provocato e discute delle cose
del Padre suo. Maria sfoga con lui il suo dolore: "Perchè ci hai fatto
questo?". Ma Gesù con la sua risposta la lascia perplessa. Ancora una
volta può intuire soltanto quel mistero che la supera e la fa Madre di Dio
nel dolore e nell'abbandono fiducioso ai piani di Colui che l'ha scelta.
Rimane in silenzio, non fa più domande e medita nel suo cuore le meraviglie di
quel Figlio che è suo, ma che, ora lo sente, non le appartiene, di quel bambino
che sembra simile a tanti altri, ma che nasconde nel cuore il destino del
mondo.
Maria
ha sentito nel cuore l'ansia, la pena, l'angoscia di chi perde quanto ha di più
caro, di chi si sente solo, incapace di far qualcosa per coloro che ama. Ella
soffre il dolore di ogni madre per il proprio figlio che sa in pericolo,
lontano. Maria non riesce a vedere una soluzione al suo problema ed è angosciata:
tutto è diventato buio, privata com'è del bene più grande della sua vita.
Corre
affannata per ogni via, ma poi pensa al Tempio: lì c'è Dio che la aspetta, che
può aiutarla, che sente il suo dolore e può cambiarlo in gioia.
Così
è per noi, angosciati da mille problemi, provati negli affetti più grandi,
incapaci di trovare una via di uscita. Ma Dio ci spalanca le braccia quando
corriamo da Lui, come Maria, e trasforma il dolore, lo nobilita e gli dà un
senso, ci aiuta a viverlo per amore o a dimenticarlo, dandoci gioia. Maria ci
insegna a trovare in LUI il nostro rifugio, la roccia di salvezza perchè
"Tutto è possibile a Dio".
Noi
ti ringraziamo, Maria, perchè in tutta la tua vita non ti sei sottratta al
dolore, ma lo hai accettato anche per insegnarci il modo di superarlo. Hai
sofferto le pene più grandi e per tre giorni hai sentito l'angoscia di aver
perduto Gesù, come se Dio ti preparasse fin d'allora ad una separazione ben più
grande.
Hai
provato in anticipo il dolore di perderlo! Ma sei corsa al Tempio, hai trovato
in Dio il tuo conforto. E Gesù è tornato con te. Grazie per aver accettato di
non comprendere subito le sue parole, per aver sentito il distacco, per aver
offerto di nuovo a Dio quel Figlio che pure era tuo, senza comprendere fino in
fondo quel mistero che vi avvolgeva.
Noi
ti preghiamo di insegnarci a meditare nel cuore, con docilità ed amore, tutto
ciò che il Signore ci offre da vivere, anche quando non riusciamo a capire e
l'angoscia vuole sopraffarci. Dacci la grazia di starti vicino perchè tu
possa comunicarci la tua forza e la tua fede.
IV
DOLORE
"Lo
seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e
facevano lamento su di Lui". Luca 23,27). Anche se il Vangelo non ce lo
dice espressamente, non possiamo facilmente credere che Maria, la Madre, fosse
insieme a quelle pie donne, perchè non avrebbe potuto non seguire Gesù
lungo la via del Calvario. Può una madre essere lontana, proprio nel momento in
cui il figlio ha più bisogno di amore e conforto?
Così
Maria, che ha sempre vissuto intimamente unita a Gesù, certamente gli è stata
accanto, quando tutti lo hanno abbandonato e - solo - saliva il Calvario carico
della croce dei nostri peccati, dei nostri tradimenti, delle nostre infedeltà.
Gesù,
abbandonato, deriso, umiliato, sentiva nel suo corpo e nel suo spirito tutto
il dolore e il peso del peccato. Solo sua Madre non lo ha lasciato, non era
fuggita e sfidando la ferocia della folla, lo seguiva facendosi largo tra la
gente, condividendo con Lui gli insulti e gli sputi, pur di raggiugerlo,
guardarlo, dirgli le parole che solo una Madre può dire. Quel suo strazio
commuove pure i soldati che la lasciano passare perchè corra a raggiungere suo
figlio. E' un momento solo: i loro occhi si incontrano, ma non una parola
possono dire, tanto grande è il dolore. In quello sguardo però si fondono due
anime, unite ora più che mai in un'unica offerta, per un unico fine. Maria
guarda Gesù, Gesù guarda Maria ed essi riescono a comunicarsi una forza nuova
e capace di trasformare il dolore: è la forza dell'amore che non si lascia
fermare ed ama fino alla fine.
Solo
Maria è strettamente unita a Gesù in questo momento in cui l'odio sembra
aver trionfato sull'amore. Ma la folla che avanza travolge Maria, mentre il
corteo prosegue verso il luogo della crocifissione.
Quel
Figlio le è tolto, deve ancora separarsi da Lui, non può far nulla per
alleviare la sua sofferenza. Ma come sempre Maria ripete il suo sì bagnato di
lacrime e continua a camminare; sente che quel mistero nel quale è vissuta
sta per compiersi, sente Dio che le parla attraverso quel dolore smisurato,
perchè negli occhi di Gesù ha letto il sì alla volontà del Padre per la
salvezza del mondo.
Quando
il dolore irrompe nella nostra vita noi cerchiamo di superarlo, di farci forza,
di accettarlo, di vincerlo; ma quando vediamo soffrire coloro che amiamo, allora
ci sembra di non farcela più e vorremmo prendere su di noi quel dolore, se
fosse possibile.
Pure
Maria avrebbe voluto sottrarre il Figlio a quella sofferenza, prendere su di sè
i colpi dei flagelli, delle spine, dei chiodi. Ma a lei era riservato un altro
martirio, quello del cuore, profondo, senza misura, senza conforto. E lei non
fugge, non si ribella, non chiude gli occhi per paura di vedere, non si sottrae
al dolore, ma lo accetta fino in fondo. Sa che solo così può essere unita a
Gesù, può condividere con lui quel dolore redentivo.
Maria
sente che il tempo è compiuto e ripete il suo sì al Padre, con Gesù.
"Nel sì alla sofferenza, il dolore perde la sua forza" (MB): e perciò
la Madre è ancora capace di seguire il Figlio fino alla cima del Calvario.
Diciamo
anche noi i nostri sì, chiediamo a Maria il coraggio di seguire Gesù con la
nostra croce, guardandolo negli occhi, certi che Maria ci sarà vicina e ci
insegnerà a rimanere fedeli al progetto di Dio nella nostra vita, anche
quando tutto sembra finito e ogni speranza appare delusa.
O
Maria, noi ti restiamo accanto quando tutto sembra crollare intorno a te. Gesù
ti viene tolto con violenza e il dolore che provi nessuno è capace di
esprimerlo. Ma il tuo coraggio non viene meno perchè tu vuoi continuare a
seguire Gesù, a condividere tutto con Lui...
Noi
ti preghiamo di insegnarci il coraggio di soffrire, di dire di sì al dolore,
quando questo viene a far parte della nostra vita e Dio ce lo manda come mezzo
di salvezza e di purificazione.
Facci
essere generosi e docili, capaci di guardare Gesù negli occhi e di trovare in
questo sguardo la forza per continuare a vivere per lui, per il suo piano
d'amore nel mondo, anche se questo dovesse costarci, come è costato a te.
V
DOLORE
"Stavano
presso la croce di Gesù sua Madre, la sorella di sua Madre Maria di Cleofa e
Maria di Magdala". (Giovanni 19,25).
Dopo
il lungo e penoso cammino, Gesù giunge alla cima del Calvario. Maria lo ha
raggiunto, sfinita, per restargli vicina, per fargli sentire che un cuore
batte ancora all'unisono col suo. Inchiodato alla croce, tra gli spasimi
dell'agonia, Gesù è consolato da quella presenza che non l'abbandona, ma
accoglie in sè tutto il dolore del mondo.
Ed
è allora che Gesù, in Giovanni, fa agli uomini il suo grande dono: "Ecco
la tua Madre!" e a Maria dona ognuno di noi: "Ecco il tuo
figlio". È il suo testamento spirituale: a Maria affida tutta l'umanità
perchè la guidi al cielo, riproducendo in essa la Sua immagine. Così Maria,
mentre una spada le lacera il cuore, accetta come figlio ogni uomo.
Suo
Figlio muore e lei lo vede morire tra i dolori più atroci, senza potere fare
altro che unire al Suo sangue le sue lacrime. "Tutto è compiuto!".
Ma la missione di Maria comincia ora, per tutta l'umanità e per tutti i tempi.
Pensiamo
a questa Madre forte, ritta ai piedi della croce, immersa in un dolore
"calmo e profondo come il mare" nel quale si intuisce tutto il mistero
della sua vita. Maria, anche in questo momento ripete il suo più doloroso sì,
in perfetta adesione al volere del Padre. Essa crede anche ora, senza vedere:
crede nella vittoria nel momento della più grande, apparente sconfitta.
Ricorda la profezia del vecchio Simeone mentre questa spada di dolore le lacera
l'anima e dice sì, sì a Dio che è sempre e solo amore. E come ogni figlio è
partorito nel dolore, da questo dolore immenso di Maria nasce ognuno di noi,
"figlio nel Figlio". Rimaniamo accanto a questa Madre chiedendole di
essere degni di lei.
Il
veder morire qualcuno che si ama è tra i più grandi dolori della vita e ci si
augura di non dover mai attraversare un momento così. Maria, la nostra Mamma
celeste, ha provato anche questo, dimostrandoci il suo amore e il suo perdono.
Non si è sottratta alla sofferenza in nessun momento della vita e fino alla
fine ha percorso la stessa via di Gesù.
Spade
di dolore si sono affondate profondamente nel suo cuore, martoriando la sua
umanità e rendendo più splendente la sua anima. Nel dolore è stata forte per
infondere forza a chi le era vicino; e questo ha certamente consolato Gesù.
Maria così incoraggia anche noi che spesso ci abbattiamo di fronte a prove ben
più piccole e sostiene chi deve sopportare le prove più dolorose della vita.
Ella ha sofferto ma è restata in piedi, vicino alla Croce, non si è lasciata
vincere dal dolore perchè si è aggrappata ad essa.
Insegna
perciò ad ognuno di noi che per uscire vincitori dalle esperienze più
terribili bisogna stringersi alla Croce, a Gesù. Solo in Lui possiamo trovare
la forza per rialzarci. Maria sa cosa vuol dire il soffrire; ci prende per
mano e ci conduce ai piedi del Figlio. E il suo compito di Madre che ha tanto
sofferto è quello di asciugare così le lacrime nostre.
O
Maria, Madre del dolore e delle lacrime, che hai accettato di veder morire tuo
Figlio pur di salvare noi, noi ti ringraziamo e teneramente ti restiamo
accanto senza parole. Come possiamo consolare il tuo cuore straziato e riempire
il vuoto creato da questa morte crudele? Ti preghiamo, prendici come siamo,
freddi, a volte insensibili e abituati a guardare Gesù in croce; prendici perchè
anche noi ora siamo tuoi figli.
Non
lasciarci nei momenti di dolore, quando tutto sembra svanire e la fede sembra
spegnersi: ricordaci allora come si sta ai piedi della croce e sorreggi i nostri
fragili cuori. Tu che conosci il soffrire, rendici sensibili anche al dolore
degli altri, non solo al nostro! In ogni sofferenza donaci la forza per continuare
a sperare e a credere nell'amore di Dio che supera il male col bene e che vince
la morte per aprirci alla gioia della Resurrezione.
VI
DOLORE
MARIA
TIENE GESÙ MORTO TRA LE BRACCIA
"Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con olii aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei". (Giovanni 19,40).
Tutto è compiuto. La folla si allontana, i soldati si fanno indietro e, sotto la croce, Maria, Giovanni, le donne e qualche amico attoniti a guardare quella scena in cui regna il più grande amore e il più grande dolore che il mondo abbia mai visto.
Maria
finalmente si pone a terra, incapace di reggersi in piedi e fra i singhiozzi
accoglie sulle ginocchia il corpo ferito del Figlio, appoggiandogli il capo sul
cuore. A lungo lo guarda, lo accarezza teneramente e bacia ogni ferita;
asciuga con il suo velo i rivoli di sangue che solcano quel corpo martoriato.
Il
dolore che squarcia il cuore di Maria si trasforma in gesti di tenerezza,
mentre la mano sfiora quel corpo senza vita, quasi a volerlo svegliare da un
terribile sonno. Maria sorregge Gesù morto tra le braccia come faceva tanto
tempo prima cullandolo, bambino, per farlo addormentare. Ora lo bacia piano,
come per non fargli male e ripensa a quando l'ha stretto fra le braccia per la
prima volta, quella notte a Betlemme... E ricorda gli anni passati nella casa
di Nazareth, quando cullava il piccolo Gesù e pensava che niente l'avrebbe
mai potuto separare da Lui.
Ma
come spada che trafigge il cuore, le tornano alla mente anche i momenti
profetici che volevano prepararla a quel momento e che però non le svelavano
mai pienamente quel mistero di morte che ora contempla. Il suo cuore sente tutto
il dolore per quel Figlio che le viene strappato, che subisce lo scherno,
l'odio, che non è amato, ma è morto della morte più ignobile.
Tutto
sembra finito ora, tutto tace. Solo il cuore di Maria continua a battere, parla
con note che solo chi ama può ascoltare e annuncia la vittoria che Dio
realizza al di là della morte. Le sue lacrime bagnano il corpo di Gesù,
lavando il sangue, il fango, gli sputi. Lacrime scendono a bagnare la terra
resa feconda dal sangue di Cristo: sono gemme di dolore che daranno frutti di
vita, per sempre.
Maria
che tiene stretto a sè Gesù è quella tenera Madre che fa posto nel suo cuore
anche a noi che sperimentiamo la morte in tante situazioni dolorose della vita.
La nostra Mamma Celeste non dimentica il dolore dei suoi figli che continuano
a soffrire, a lottare,a morire. Ad ognuno lei riserva gesti di tenerezza e
di compassione, come ha fatto con Gesù, e con delicatezza lava e cura le nostre
ferite perchè possiamo riprendere a camminare con una luce nel cuore.
Lasciamoci
curare da Maria, abbandoniamoci fiduciosi tra le sue braccia quando ogni
speranza sembra delusa e non vediamo più alcuna via d'uscita. Rimaniamo
accanto a lei perchè il suo dolore sostenga il nostro e il suo amore di Madre
ci comunichi la forza per guardare al di là di ciò che appare.
Possiamo
consolare Maria soltanto così, sentendola la Madre che ci capisce e che non
ci lascia soli. Vicino a lei tutto acquista un senso più vero e tutto si
trasfigura. Sul Calvario Maria ha lasciato che una spada così grande le
ferisse il cuore per renderci forti nel dolore e per aiutarci a credere che in
esso Dio nasconde sempre tesori di grazie.
O
Maria, noi ti ringraziamo e ti benediciamo per tutto l'amore che ci hai
dimostrato lasciandoti ferire profondamente da un dolore così grande. Noi
vogliamo restarti vicino con la nostra dedizione a Gesù e a te, vogliamo
consolare il tuo pianto così come tu consoli il nostro.
Grazie
perchè sei sempre presente nella nostra vita, a sorregerci, a darci forza nei
momenti più tristi e senza luce... Noi crediamo che tu puoi capirci in ogni
nostra pena e che sempre vuoi aiutarci, addolcendo con il tuo amore le nostre
ferite.
Accetta
la nostra lode per quanto fai per noi e accogli l'offerta della nostra vita:
non vogliamo staccarci da te perchè in ogni momento possiamo attingere dal tuo
coraggio e dalla tua fede la forza di essere testimoni di un amore che non
muore.
VII
DOLORE
MARIA
ACCOMPAGNA GESÙ ALLA SEPOLTURA
"Nel luogo dove era stato crocifisso vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù a motivo della Parasceve dei Giudei, perchè quel sepolcro era vicino". (Giovanni 19, 41 -42).
Un
mesto, piccolo corteo si avvia dalla cima del Calvario verso la tomba nuova,
offerta al Signore da Giuseppe d'Arimatea. Il giardino della sepoltura non era
lontano, ma alla Madre quel tratto sarà sembrato lunghissimo. Non aveva più
forze per reggersi in piedi ed era come se tutte le ferite di Gesù si fossero
stampate nel suo cuore e nel suo corpo. Il cuore trafitto dal dolore non aveva
quasi più forza per battere ed era come se Maria stesse morendo lei stessa.
Ma ha voluto continuare a fare quei passi: non poteva staccarsi da Gesù che
sentiva più che mai intimamente unito sè.
Ora
che quei piedi non potevano più camminare, ora che quelle mani non potevano più
benedire, ora che quegli occhi non potevano più guardare il mondo con pietà e
con amore, ora che quel cuore non batteva più, era lei, la Madre, che gli
offriva ogni fibra di sè come per restituirgli la vita, come per farlo vivere
ancora, in lei. E si faceva forza, ne dava agli altri perchè Gesù doveva
continuare a vivere in chi lo amava, doveva trovare chi gli offrisse la
propria vita, ora che aveva offerto la sua per tutti.
Giovanni
le cammina accanto, sorreggendola dolcemente, le donne la circondano
sussurrandole parole di conforto, asciugandole gli occhi, la fronte. Maria
risponde con dolcezza alle parole, ai gesti, ma è lei a consolare, a
infondere fiducia e forza in chi ora vede in Gesù solo un uomo che, morto e
sfigurato, viene portato alla sepoltura.
Soffre
Maria, ma la fede le dona coraggio e la speranza non può morire perchè lei
vuol credere che anche quella morte crudele ha un senso, che non è la fine, ma
che ora, per intero, sta per svelarsi il mistero di tutta una vita. Quante volte
ha meditato nel cuore i tanti eventi della sua storia di Madre, quando non
riusciva a capire, e tuttavia non faceva domande, fidandosi solo di Dio... e
quante volte ha immaginato una vita semplice e nascosta, mentre tanti eventi
hanno sempre scosso quella sua Famiglia così particolare.
Ma
ora è arrivata ad un punto in cui non riesce più a meditare e il suo cuore
si spezza mentre sembra sfuggirle la vita. Eppure ecco, ora, il frutto di tanto
credere, di tanto affidarsi alla Volontà di Dio, ecco che da quel mare di
dolore sembra emergere la vita, la vittoria di Cristo che non può morire.
Maria
giunge così al sepolcro e accarezza, bacia ancora suo Figlio. Piange e le sue
lacrime si perdono nel buio di quel luogo freddo e solitario. Ma noi vogliamo
credere che proprio queste lacrime siano state le prime perle a brillare nel
mattino della Resurrezione.
A
Maria non è stata risparmiata la sofferenza di dover accompagnare suo Figlio
alla tomba e di dover così lasciare nel buio e nel freddo di un sepolcro colui
che è la luce del mondo.
La
fede di chiunque avrebbe vacillato di fronte a quella che sembrava essere
davvero la fine di ogni speranza. Ma lì Maria ha saputo resistere ancora, ha
lottato contro la tentazione dello scoraggiamento e della paura e ha ricordato
le parole del Figlio, il suo annuncio di Resurrezione.
Ma
ha sofferto nella fede e come il salmista ha potuto dire "Ho creduto anche
quando dicevo: sono troppo infelice". In mezzo a quel silenzio di tomba
splendeva - sola - la fede di Maria. Intorno a lei tutto si organizzava per
onorare un defunto; il lenzuolo, le bende, gli aromi erano pronti, ma in Maria
era accesa la fiamma della speranza e della fede che crede anche senza vedere.
Questo
ci incoraggia a credere come Maria, ad implorare da lei il coraggio di resistere
alle tentazioni che vogliono portarci alla disperazione. In Maria troviamo
l'immagine perfetta di chi crede al di là di ogni speranza...
Guardiamo
a lei quando la nostra fede vacilla e appoggiamo il nostro capo sul suo cuore
per ricevere la forza e il coraggio di continuare a credere: Dio opera
miracoli di amore nella vita di coloro che sanno attendere con fiducia Torà
della Sua manifestazione.
O
Maria, Madre nostra, che hai sofferto con Gesù, per la salvezza di ognuno di
noi, tutto il dolore che ha riempito il tuo cuore, noi ti offriamo il nostro
conforto nel rimanere fedeli a Colui che ci ha amati donando se stesso.
Fa'
che non lo abbandoniamo nel momento della prova, quando Dio ci appare lontano e
sembra non rispondere al nostro grido di aiuto. Facci forti nella fede che sa
attendere l'ora di Dio e non si lascia vincere dalla sofferenza.
Noi,
come tuoi figli, vogliamo assomigliare a te che hai creduto sempre senza
stancarti e hai saputo accettare il dolore credendo anche alla gioia eterna
che l'avrebbe seguito. Non lasciarci mai, Madre nostra, e nel cammino della
vita, pur fra mille prove, ricordaci che l'amore trionfa sopra ogni dolore e che
anche la morte sarà sconfitta dalla Vita che non finirà mai. Grazie, Maria,
sia lode e gloria a te!
PREGHIERA
FINALENoi
ti ringraziamo, Signore, per averci dato tua Madre come vera Mamma che in tutto
si prende cura di noi, perchè possiamo rispecchiare la tua immagine in un mondo
che rischia di dimenticarti. Il tanto dolore che lei ha sofferto unita a te,
è per noi sorgente di forza e pegno di protezione.
Grazie,
Signore, per questo tempo che ci hai dato di vivere meditando i dolori di Maria.
Spesso li dimentichiamo, ci siamo come abituati a questi eventi di salvezza che,
se pur ci tornano alla mente, non commuovono profondamente il nostro cuore.
Riconosciamo
di essere troppo presi dalle nostre cose, capaci di piangere solo sulla nostra
sofferenza. E noi non la accettiamo, spesso; in mille modi cerchiamo di
superarla contando sui vari aiuti, ma senza chiedere subito il tuo, senza
credere che solo tu hai la vera soluzione ad ogni nostro problema e solo tu puoi
cambiare in gioia la nostra pena. Perdonaci, Signore e dacci un cuore nuovo.
Noi
ci affidiamo a Maria che sa trasformarci in qualcosa che ti piaccia e ti dia
gloria. A lei vogliamo essere uniti per seguirti più da vicino e in lei
vogliamo amarti, adorarti, offrirti la nostra riparazione, perchè anche la
nostra vita parli di Resurrezione e il mondo ti ritrovi, scoprendo in te
l'unica sorgente di Vita.
"La
sapienza di Dio ha previsto fin dal principio la croce che egli ti invia dal
profondo del suo Cuore, come un dono prezioso.
Prima
di inviartela Egli l'ha contemplata con i suoi occhi onniscenti, l'ha meditata
con il Suo divino intelletto, l'ha esaminata al lume della Sua sapiente
giustizia. E le ha dato calore stringendola tra le sue braccia, amorose, l'ha
soppesata con ambo le mani, se mai non fosse di un millimetro troppo grande o di
un milligrammo troppo greve. Poi l'ha benedetta nel Suo nome santissimo, l'ha
cosparsa col balsamo della Sua grazia e col profumo del Suo conforto.
Poi
ha guardato ancora a te, al tuo coraggio...
Perciò
la croce viene a te dal cielo, come un saluto del Signore, come un dono del
Suo misericordioso amore." (San Francesco di Sales)
Ottima
cosa è fare L'ORA CONFORTATRICE AL CUORE ADDOLORATO DI MARIA e molto numerose
sono già le vostre iscrizioni.
Questa
devozione è tanto gradita alla Mamma che soffre e lo dimostra con le grazie
preziose che vi elargisce. Veri miracoli vengono segnalati!
Continuiamo
con amore. Raccogliamo intorno all'Addolorata tanti suoi figli bisognosi di
conforto e di aiuto. La Mamma li attende.
Ma
non ci basti pregarla. Desideriamo imitarla. Non ci basti piangere i suoi
Dolori: viviamoli con Lei. Il dolore della Mamma è il dolore di Gesù: viverlo
con Lei è vivere Gesù.
Questo
la Mamma desidera da ogni suo figlio. Vivendo Gesù, noi diveniamo veri suoi
Figli. E' la via più sicura per giungere al suo Cuore di Madre, perchè Ella
guarda così a noi, con tutto il suo amore.
CAMMINIAMO
SULLA VIA DI MARIA UN CAMMINO DI PERFEZIONE
"Dio
è amore" (1 Gv 4, 8). La sua vita trinitaria è una comunione di
infinita carità. Nella sua bontà Egli ha voluto farcene partecipi. Per questo,
ha mandato a noi il proprio Figlio: "Sono venuto a portare il fuoco
(dell'Amore) sulla terra (Lc 12, 49).
Gesù,
per rendere la nostra umanità degna della vita divina, (cioè di questo
amore), l'ha dovuta purificare con un battesimo di sangue (cf Lc 12, 50). La
ragione è questa: l'uomo col peccato, aveva messo nel suo cuore, fatto a
immagine di Dio, le creature al posto del Creatore. Era quindi necessario
svuotare il cuore dell'uomo dalle creature per renderlo ancora degna abitazione
del Creatore.
È
il dolore del nostro Redentore divino, il dolore della nostra Mamma celeste: il
nostro dolore.
Percorriamo
le tappe di questo svuotamento doloroso. Le prime tre vogliono produrre il vuoto
delle creature che ci circondano: Prima Tappa: è la disponibilità alla
Volontà purificatrice di Dio - Seconda Tappa: ci chiede il distacco da tutti
i beni della terra - Terza tappa: vuole la rinuncia evangelica alle persone che
più amiamo.
Al
vuoto delle creature deve seguire il vuoto di noi stessi. Quarta Tappa: è il
vuoto di ogni stima umana. Quinta tappa: il vuoto totale. Sesta Tappa: il
vuoto di non poter più riavere. Settima Tappa: il vuoto di chi è in attesa
di Dio solo. La nostra Mamma divina ha percorso tutte queste Sette Tappe per
giungere al possesso totale dell'amore glorioso; le ha percorse come Madre di
Cristo, maternizzando cioè l'amore del Figlio di Dio per poterlo far vivere
in noi (cf Gv 19, 27).
Ella
vuole ora, come Madre nostra, prenderci per mano e farci ripercorrere il suo
cammino di amore e di dolore, per farci giungere Là dov'Ella è giunta e
gloriosa ci attende: vivere eternamente il possesso felice dell'amore di
Cristo.
Noi
meditiamo i suoi SETTE DOLORI, per riviverli con Lei, compatire il suo soffrire
materno, farci aiutare a vivere cristianamente il nostro dolore di figli.
Vogliamo
svuotare il nostro cuore di tutto l'amor proprio che lo ingombra perchè possa
lasciarsi possedere dall'infinito amore di Dio.
Per
fare questo è necesario far scendere nella nostra vita quotidiana il suo
insegnamento materno: una scuola non facile, ma la Maestra vi è esperta ad ha
Cuore di Madre!
Si
procede così. Per una settimana ci impegnamo a vivere con Lei uno dei suoi
SETTE DOLORI, incominciando dal primo.
Al
mattino si chiede il suo aiuto per la giornata (PER MEZZO DI MARIA); durante il
giorno si pensa al suo esempio per meglio imitarla (CON MARIA); alla sera offriamo
tutto al suo Cuore (PER MARIA).
Trascorse
le SETTE SETTIMANE, si ricomincia con il primo DOLORE, dando ad ogni singola
Tappa non più lo spazio di una settimana, ma di un mese per meglio approfondirne
il significato e assimilarcene il contenuto. Crediamo pure che se anche
restassimo sulla terra fino alla fine del mondo, non riusciremmo certo ad
esaurire la divina ricchezza di dolore e di amore di uno solo dei suoi SETTE
DOLORI...
Se
avremo la grazia di perseverare in questo nostro cammino con la Mamma
Addolorata, giungeremo ad una meta ambita: IN MARIA! Capiremo cioè sempre
meglio la sua presenza materna nelle nostre anime; presenza che vuole creare una
fusione di vita tra la Madre e i figli, per generare insieme Colui che il Padre
le ha affidato e del Quale ci vuole "fratelli, sorelle e madri" (cf Mt
12, 50).
Imitiamo
la Mamma Addolorata nella disponibilità alla volontà di Dio, compiendo fedelmente
i doveri quotidiani. Ripetiamo sovente nella giornata: "Eccomi, sono la
serva del Signore" (Lc 1, 38).
Imitiamo
la Mamma Addolorata: liberiamoci da tutte le nostre preoccupazioni, affidandole
a Lei. Ripetiamo sovente: "L'amore perfetto scaccia il timore (1. GV 4,18).
Imitiamo
la Mamma Addolorata: nelle situazioni difficili, dimentichiamo noi stessi e
cerchiamo Gesù. Ripetiamo sovente: "Cerca la gioia nel Signore"
(Salmo 26, 8).
Imitiamo
la Mamma Addolorata: impariamo ad amare la sofferenza: "Nel sì alla
sofferenza, il dolore perde la sua forza" (MB). Ripetiamo sovente: "Gesù
mi ha amato e ha dato se stesso per me" (cf Gai 2, 20).
Imitiamo
la Mamma Addolorata: Accettiamo con amore le umiliazioni. Ripetiamo sovente:
"Umiliò se stesso fino alla morte di croce" (Fil. 2, 8).
Imitiamo
la Mamma Addolorata: rendiamoci indifferenti (moriamo nelle sue braccia) a tutte
le creature. Ripetiamo sovente: "Non sono più io che vivo: Cristo vive in
me" (Gal 2, 20).
Imitiamo
la Mamma Addolorata: affidiamo a Lei tutte le nostre situazioni, esteriori ed
interiori, perchè le trasformi in crescita di Gesù in noi. Ripetiamo
sovente: "La mia vita è nascosta con Cristo in Dio" (Col 3, 3).
N.B.
1° Chi si impegnerà in questo cammino, scriva le sue esperienze quotidiane.
Potranno stamparsi ed essere di aiuto ad altri per amare l'Addolorata.
2° Chi ancora non conosce l'ORA CONFORTATRICE AL CUORE ADDOLORATO
DI MARIA, la chieda al nostro indirizzo. (Le due ORE CONFORTATRICI
all’Addolorata sono presenti anche sul sitio)
Cenacoli
di vita Mariana per il Regno di Cristo – Villaggio Famniglia Mariana
12082
FABROSA SOPRANA – Cuneo – ccp 14936124