IL DISTACCO

I II distacco dalle cose ci dà la neces­saria libertà per seguire Cristo. I beni so­no mezzi.

Nel tempo di Quaresima la Chiesa ci invita ripetutamente a liberarci dalle cose terrene per riempire il nostro cuore di Dio. Il Profeta Geremia annuncia: «Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia.

Egli è come un albero piantato lungo l'acqua, verso la corrente stende le radici; nell'anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti».

Il Signore si prende cura dell'anima di chi ha posto in Lui il cuore.

Chi ripone la sua fiducia nelle cose del­la terra, "allontanando il suo cuore dal Si­gnore"; è condannato alla sterilità e all'i­nefficacia in quel che veramente importa: «Sarà come un tamerisco nella steppa; quando viene il bene non lo vede. Dimore­rà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere».

Il Signore desidera che ci occupiamo delle cose della terra e le amiamo corretta­mente: «Soggiogate e dominate la terra».

Una persona, però, che ami "disordi­natamente" le cose della terra non lascia spazio nella sua anima all'amore per Dio.

"L'attaccamento ai beni" e l'amore per il Signore sono incompatibili: «Non potete servire a Dio e a Mammona». Le cose pos­sono diventare una pastoia che ci impe­disce di avvicinarci a Cristo. E se non arri­viamo a Lui, a che serve la nostra vita? «Per giungere a Dio, la via è Cristo; ma Cristo è sulla Croce, e per salire sulla Croce bisogna avere il cuore libero, di­staccato dalle cose della terra» (ESCRI­VÀ, Via Crucis, X).

Egli ci ha dato l'esempio: si è mosso tra i beni di questa terra con la più grande padronanza e con la più piena libertà. «Da ricco che era si è fatto povero per voi».

A chi voglia seguirlo ha posto una con­dizione imprescindibile: «Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». E questa condizio­ne è imprescindibile anche per coloro che vogliono seguirlo in mezzo al mondo.

Fu la renitenza a rinunciare ai propri beni che riempì di tristezza il giovane ric­co, il quale aveva molte ricchezze e vi era molto attaccato. Quanto ha perduto, quel giorno, il giovane ricco che si tenne le sue "quattro cose"  che ben presto gli sareb­bero sfuggite di mano!

I beni materiali sono buoni perché sono di Dio. Sono mezzi che Dio ha messo a disposizione dell'uomo fin dalla creazio­ne, affinchè ne usasse sviluppando la so­cietà con gli altri uomini. Siamo ammini­stratori di tali beni per un tempo breve. Tutto ci deve servire per amare Dio - Creatore e Padre - e gli altri. Se ci attac­chiamo alle cose che possediamo e non facciamo atti di effettivo distacco, se i beni non ci servono per fare il bene, se ci sepa­rano dal Signore, allora non sono beni, diventano mali. Chi mette le ricchezze al centro della sua vita esclude sé stesso dal Regno dei Cieli; San Paolo definisce ido­latria l'avarizia insaziabile. Un idolo occu­pa il posto che solo Dio deve occupare. Chi non rompe i lacci, sia pure sottili, che lo legano in modo disordinato alle cose, alle persone, a sé stesso, si esclude da una vera vita interiore, da un rapporto d'amore col Signore. «Poco m'importa», scrive San Giovanni della Croce, «che un uccello sia legato a un filo sottile invece che a uno grosso, perché, per quanto sia sottile, rimarrà legato come al grosso, fin tanto che non lo romperà per volare. La verità è che quello sottile è più facile da rompere; però, per facile che sia, se non lo rompe, non volerà».

Il distacco aumenta la nostra capacità di amare Dio, le persone e tutte le cose no­bili di questo mondo.

 

II. Liberalità e generosità. Alcuni esempi.

Il Vangelo della Messa presenta un tale che mal utilizzava i suoi beni. «C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lauta­mente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco».

Quest'uomo ricco ha una precisa idea della vita, una maniera di vivere determi­nata: «Banchettava». Vive per sé, come se Dio non esistesse, come se non ne avesse bisogno. Vive con suo comodo, nell'ab­bondanza. La parabola non dice che sia contro Dio o contro il povero: sempli­cemente, è troppo cieco per vedere Dio e chi è nel bisogno. Vive costantemente per sé stesso.

Vuole trovare la felicità nell'egoi­smo, non nella generosità. E l'egoismo acceca e degrada la persona.

Il suo peccato? Non si accorse di Laz­zaro, non lo vide. Non utilizzò i beni se­condo il volere di Dio. «Il ricco epulone infatti non fu punito per aver sottratto agli altri» precisa con grande profondità San Gregorio Magno, «ma solo per essersi da­to disordinatamente ai beni ricevuti. La condanna all'inferno gli fu data perché non conservò il sentimento del timore nel­la felicità, perché divenne arrogante a motivo delle ricchezze che possedeva, senza alcun sentimento di pietà».

L'egoismo e l'imborghesimento impe­discono di scorgere le necessità altrui. Allora si trattano le persone come cose (è grave considerare le persone come cose da prendere o lasciare quando fa comodo), come cose senza valore.

Tutti abbiamo molto da dare: affetto, comprensione, cordialità e incoraggia­mento, lavoro ben fatto e rifinito, elemo­sina a chi è nel bisogno o per opere buone, un volto sorridente, un buon consiglio, l'aiuto ai nostri amici perché si avvicinino ai Sacramenti.

Con l'uso che facciamo della ricchezza che Dio ci ha affidato - sia essa molta o poca - ci guadagniamo la vita eterna. È que­sto il tempo per meritare. Pensare alla vita eterna questo è importante. Tutto passa.

Praticando la generosità, trattando gli altri da figli di Dio, saremo felici qui in terra e poi nell'altra vita. La carità nelle sue varie manifestazioni è sempre realiz­zazione del regno di Dio, ed è tutto ciò che rimarrà di questo mondo che passa.

Il distacco dev'essere "effettivo", con risultati concreti che non si raggiungono senza sacrificio; e "naturale e discreto", come è opportuno per cristiani che vivono in mezzo al mondo e devono usare i beni come strumento di lavoro o al servizio di iniziative apostoliche.

Si tratta di un distacco "positivo", per­ché è evidente che le cose terrene sono ridicolmente piccole e insufficienti a para­gone del bene immenso e infinito che vo­gliamo ottenere; è un distacco "interio­re", che ha come oggetto anche i desideri; "attuale", perché richiede che esaminia­mo con frequenza in che cosa abbiamo posto il cuore e che prendiamo decisioni concrete per raggiungere la libertà inte­riore; "allegro", poiché guardiamo Cri­sto, bene incomparabile, e non cerchiamo una mera privazione ma una ricchezza spi­rituale, il dominio sulle cose e la libertà.

 

III. Distacco dal superfluo e dal ne­cessario, dalla salute, dai doni che Dio ci ha dato, da ciò che abbiamo e usiamo.

Il distacco nasce dall'amore per Cristo e, insieme, fa sì che questo amore cresca e viva. Dio non abita in un'anima piena di cianfrusaglie. Per questo è necessario un severo lavoro di vigilanza e di pulizia in­teriore. Ci aiuta il Tempo della Quaresi­ma: è un tempo molto opportuno per esa­minarci di fronte alle cose e a noi stessi.

Ho cose non necessarie o superflue? Controllo le spese che faccio per sapere dove impiego il denaro? Evito tutto quello che è per me lusso o capriccio, anche se non lo fosse per altri? Faccio abitualmente l'elemosina a persone indigenti o a inizia­tive di apostolato, con generosità, senza tirchieria? Contribuisco al sostentamento di tali opere e alle spese di culto della Chiesa con un apporto proporzionato alle mie entrate e spese? Sono attaccato alle cose o agli strumenti del mio lavoro? Mi lamento quando non dispongo del neces­sario? Conduco una vita sobria, propria di una persona che vuole essere santa? Fac­cio spese inutili, non ponderate o dovute all'imprevidenza?

Il distacco che ci permette di seguire il Signore da vicino non riguarda solo i beni materiali, ma è anche distacco da noi stes­si: dalla nostra salute, da quello che gli al­tri pensano di noi, dalle ambizioni, benché nobili, dai successi e dai traguardi profes­sionali! «Alludo anche alla bella aspira­zione di cercare esclusivamente di dare a Dio tutta la gloria e di rendergli lode. La nostra volontà deve seguire questa regola chiara e precisa: "Signore, voglio questo o quest'altro soltanto se a Te piace; altri­menti, che me ne faccio?". In questo modo assestiamo un colpo mortale all'egoismo e alla vanità che serpeggiano in ogni co­scienza, e nel contempo raggiungiamo la vera pace dell'anima, con un distacco che conduce al possesso di Dio, sempre più intimo e intenso» (San J. Escrivà).

I cristiani devono possedere le cose "come se non possedessero"(1 Cor7,30). Dice San Gregorio Magno che "com­pra ma come se non possedesse chi si provvede di ciò che serve alla vita, ma sa prevedere, con cauto pensiero, che tutto presto dovrà essere lasciato. Usa del mon­do come se non ne usasse chi pone a ser­vizio della vita tutte le cose esternamente necessarie ma senza rendersene schiavo nel cuore, così che esse rechino un servizio esteriore senza spezzare la volontà dell'animo che tende a mete eterne».

Distacco dalla salute del corpo. «Andavo considerando quanto importi non lasciarsi arrestare dalla poca salute [...] quando si vede che ne è interessata la gloria di Dio. Perché la vita e la salute, se non per consumarle per un Re e Signore così grande? Credetemi sorelle: per que­sta strada non vi verrà mai da pentirvi» (Santa Teresa d'Avila).

I nostri cuori per Dio, poiché per Lui sono stati fatti, e la nostra ansia di felicità e di infinito proverà ristoro solo in Lui! «Gesù non si accontenta di "comparteci­pare": vuole tutto».

Tutti gli altri amori limpidi e nobili che sono parte della nostra vita qui in terra, per ciascuno secondo la specifica vocazione ricevuta, sono alimentati e ordinati a que­sto grande Amore: il Signore Gesù Cristo.

«O Dio, che ami l'innocenza, e la rido­ni a chi l'ha perduta, volgi verso di te i no­stri cuori e donaci il fervore del tuo Spiri­to». Nostra Madre, Maria Santissima, ci aiuterà a purificare e a ordinare gli affetti del nostro cuore perché solamente suo Fi­glio regni in esso. Ora e per tutta l'eternità. Cuore dolcissimo di Maria, proteggi il no­stro cuore e preparaci un cammino sicuro.

Tratto da: GRANDE OPERA MARIANA: Gesù e Maria nr1 - 2007