IL
BAMBINO GESU’ DI PRAGA
Il
più noto santuario della "Città d'oro", Praga, come anche di tutta
la Boemia, è la chiesa in stile barocco intitolata alla "Vergine Maria
delle Vittorie". Lì si trova il Bambino Gesù divenuto famoso in tutto il
mondo. Esso viene venerato in tutti i continenti, dal Madagascar alla cappella
dell'aeroporto di New York, da un paesino della Baviera a un monastero nella
giungla del Vietnam, e in numerosi santuari dedicati al Bambino Gesù; come, per
esempio, a Bogotà in Colombia, a Quebec in Canada, a Porto Novo nel Benin
(Africa) o a Calcutta in India. Ma anche tra di noi saranno pochi coloro che non
hanno avuto in mano un'immagine, una medaglia, una novena o una statuetta del
"Piccolo di Praga". Scrisse di Lui anche il grande poeta francese,
Paul Claudel, e, nel 1942, la santa carmelitana e co-patrona d'Europa, Edith
Stein, in una delle ultime lettere prima della sua deportazione ad Auschwitz,
sottolineava: "Ieri, davanti all'immagine del Bambinello di Praga, mi è
venuta l'idea: "... Non è forse lui l'Imperatore nascosto che in futuro
dovrebbe far finire ogni miseria? E' Lui che tiene in mano le redini, sebbene
gli uomini pensino essi di governare." Ancora oggi non mancano grazie
straordinarie, guarigioni e miracoli attribuiti al Bambinello e sono molti
coloro che hanno imparato a pregare come bambini solo dopo aver vissuto momenti
di angoscia, diventando poi grati testimoni della promessa dell'
"Imperatore nascosto": "Quanto più voi mi onorerete, tanto più
io vi favorirò!".
La
storia del Bambinello di Praga ebbe inizio alla fine dell'undicesimo secolo con
le lotte fra cristiani e mori in Spagna, e precisamente in un Carmelo
semidistrutto, situato fra Cordoba e Siviglia. Solo quattro monaci sopravvissero
ai combattimenti. Un giorno, il pio frate Giuseppe, assai conosciuto per il suo
amore profondo verso il mistero dell'infanzia di Gesù, stava spazzando, quando
all'improvviso gli si avvicinò un delizioso fanciullo che, dopo averlo
osservato un momento, gli disse: "Stai spazzando bene, Fra Giuseppe! Sai
anche pregare l'Ave Maria?". "Sì", fu la risposta. "Allora
pregala!", aggiunse il piccolo. Il carmelitano cominciò a recitare
l'Angelus, ma giunto al verso: "... e benedetto è il frutto del tuo
seno, Gesù", fu interrotto dal bambino che gli disse: "Sono io, sono
Gesù!"; poi sparì. A frate Giuseppe rimasero indelebilmente impresse le
fattezze del Fanciullo celeste: quanto avrebbe voluto rivederlo! Passarono
molti anni fin quando una voce interna lo invitò a realizzare una figura del
piccolo Gesù.
Purtroppo
tutti i suoi tentativi di modellare l’immagine in cera rimasero vani sino a
quando nell’età avanzata il Fanciullo celeste gli apparve di nuovo dicendo:
“Sono qui perché tu possa finire la tua statuetta”. Così frate Giuseppe
potè completare la sua opera. Il pio religioso morì poco dopo. Il Bambinello
fu portato in processione in chiesa. Fra Giuseppe apparve però in sogno al suo
priore profetizzando: “La statua non è destinata a voi... sarà invocata da
popoli e nazioni”. Proprio ciò che avvenne!
La
statua del Bambinello divenne proprietà delle nobili famiglie Lara e Mendoza.
Quando Maria Manriquez de Lara andò sposa al nobile boemo Vratislav di
Pernstein, portò il Bambinello con sé come dote preziosa ed eredità di
famiglia. Nel 1628, sua figlia Polissena di Lobkowitz lo regalò al convento dei
Carmelitani “Vergine Maria delle Vittorie” di Praga, fondato solo quattro
anni prima su desiderio dell’Imperatore, dopo che i luterani erano stati
espulsi dalla Boemia. Consegnando il prezioso regalo al priore, Polissena disse:
“Padre, le regalo ciò che per me è più prezioso al mondo. Venerate questo
Bambino Gesù e mai nulla vi mancherà”.
Il
Bambinello ricevette subito un posto d'onore nell'oratorio dove fu
particolarmente venerato dai novizi. Solo tre anni dopo, nel 1631, quando i
protestanti della Sassonia occuparono Praga, i carmelitani fuggirono a Monaco
di Baviera. Il loro monastero fu saccheggiato e la statua gettata dietro
l'altare maggiore. Sei anni dopo, nel 1637, P. Cirillo della Madre di Dio, di
origine lussemburghese, che già da novizio aveva avuto una particolare
venerazione per il Bambinello delle grazie, tornò nel monastero e, dopo una
lunga ricerca fra le macerie della chiesa distrutta, trovò la statua purtroppo
danneggiata e la riportò nell'oratorio.
Un
giorno, mentre pregava davanti ad essa, P. Cirillo sentì una flebile voce:
"Abbiate pietà di me ed io avrò pietà di voi! Restituitemi le mie mani
che sono state troncate dagli eretici! Quanto più voi mi onorerete, tanto più
io vi favorirò!". Ma in quel momento i poveri padri avevano altri problemi
che riparare la statua danneggiata. Mentre P. Cirillo deluso pregava, gli si
presentò un figlio spirituale con una offerta di 100 fiorini. I superiori
usarono l'offerta per un altro scopo e P. Cirillo dovette togliere il
Bambinello anche dall'oratorio. Egli tuttavia pregò per ore nella sua cella e
chiese perdono per la trascuratezza dei suoi confratelli. Soltanto dopo anni,
un nuovo superiore si rese favorevole alla venerazione del Bambino Gesù e,
indicando le casse vuote del monastero, disse: "Se il Bambinello ci dà
la Sua benedizione, farò riparare la statua". P. Cirillo pregò di nuovo
il Bambino Gesù e poco dopo fu chiamato in chiesa: all'altare della Madonna lo
aspettava una signora che gli dette un'elemosina, senza dire una parola. Nessuno
la conosceva e P. Cirillo per tutta la vita fu convinto che si era trattato
della Madonna in persona. Finalmente poté portare il Bambino da un maestro per
il restauro. Siccome però i confratelli non gli avevano dato soldi a
sufficienza, fu costretto a riportarlo indietro. Durante la preghiera sentì di
nuovo una voce che disse: "Mettimi nella sacrestia accanto alla porta e
verrà qualcuno che si occuperà di me". Soltanto un'ora dopo giunse l'ex
commissario generale dell'Imperatore, Daniel Wolf, che pietosamente guardò il
Bambinello di cera rotto e, nonostante fosse quasi privo di mezzi, fu subito
pronto a pagare per la riparazione.
Così
il Bambino Gesù ebbe di nuovo le sue "mani" e poté tornare ad
occupare il suo posto d'onore e al benefattore Daniel Wolf giunse un dono
inaspettato dalla cassa imperiale: per servizi resi in passato, ricevette
infatti 3000 fiorini.
Fino
all'età di 85 anni, P. Cirillo vide compiersi tanti miracoli per intercessione
del suo carissimo Bambino Gesù di Praga, il quale fu sempre più conosciuto
per le guarigioni dei malati e le liberazioni degli ossessi.
Gli
eventi sopra esposti dovevano essere soltanto l'inizio di numerosi miracoli di
ogni genere, guarigioni sensazionali e vittorie militari avvenute per
intercessione del Bambino Gesù. Il messaggio del miracoloso Bambinello di Praga
si diffuse in un baleno in tutta la città e ben presto se ne parlò in tutta la
Boemia. I carmelitani lo esposero per la venerazione in chiesa e qui via via si
presentarono migliaia di bisognosi della nobiltà e del popolo, anche re e
addirittura l'imperatrice d'Austria Maria Teresa: tutti presentavano le loro
preghiere per ottenere grazie e le loro intime miserie recandosi nella
"città dei cento campanili". Come promesso, tutti furono esauditi dal
"piccolo re". Quando, per esempio, la baronessa Elisabeth Kolovrat,
sordomuta, si presentò al piccolo Gesù dandogli un bacio, guarì
all'istante.
Anche
Mannsfeld, il feldmaresciallo imperiale, che fu portato agonizzante al
"Piccolo di Praga", con meraviglia dei suoi medici, guarì subito.
Alcuni naufraghi furono salvati miracolosamente e quando la popolazione fu
risparmiata dalla peste anche la regina della Polonia fece un pellegrinaggio a
Praga per recitare novene di ringraziamento.
La
nobile famiglia Martinic preparò un pellegrinaggio della statua del
Bambinello in tutte le chiese di Praga, e la chiesa "Vergine Maria delle
Vittorie" divenne presto il Santuario nazionale.
Due
padri carmelitani austriaci portarono il Santo Bambinello in un pellegrinaggio
trionfale attraverso tutti i paesi d'Europa, facendo soste in tutti i
conventi carmelitani. P. Emmerich di Santo Stefano fece conoscere i numerosi miracoli
e le grazie riportandoli in un suo libro su Praga e P. Ildefons, Generale
dell'Ordine carmelitano, volle favorire la fiducia nel Bambinello,
distribuendo statuette ed immagini.
Fino
ai nostri giorni, la piccola statua dell'"Imperatore nascosto", alta
appena quarantacinque centimetri, è esposta in una teca preziosa, vestita
con una delle sue settanta (!) vesti preziose, con in mano il globo e in testa
la corona d'oro, adornata da perle e pietre preziose.
Nonostante
nel 1784, con le sue idee anticlericali, l'imperatore Giuseppe II avesse cacciato
via i carmelitani da Praga, nessuno osò toccare l'amato Bambinello. Nel giro di
venti anni, però, la chiesa abbandonata cadde in rovina e gli abitanti di
Praga, una volta tanto entusiasti, sembrarono aver dimenticato il loro Bambino
delle grazie. La chiesa fu restaurata solo nel 1878, più di settanta anni dopo.
Infine
l'arcivescovo di Praga, il cardinale Karl Kaspar, riuscì a promuovere
nuovamente la venerazione del Bambinello di Praga, poiché quando studiava a
Roma si era reso conto che il Bambino delle grazie era venerato dappertutto più
che nella sua patria, la Boemia. Nel 1936, con lo scoppio della guerra civile in
Spagna, come cardinale invitò i suoi compatrioti a recitare novene al Bambino
Gesù per salvare la Spagna dal comunismo. Gli spagnoli, poi, lo chiamarono con
gratitudine: il "cardinale del Bambino di Praga". Quando nel 1945 il
suo successore, l'arcivescovo Josef Beran tornò dal campo di concentramento di
Dachau, la sua prima visita fu al "Piccolo praghese" per celebrare
una S. Messa di ringraziamento. Purtroppo, dal 1948, con l'avvento del regime
comunista, non si sentì più parlare del Bambinello, ma ormai da tempo la sua
fama aveva superato i confini della Cecoslovacchia! L'"Imperatore
nascosto" era conosciuto ed amato dai fedeli in tutto il mondo: nelle
Filippine, in Francia, in Belgio, in Ungheria, in Messico, in Ecuador, in
Brasile e perfino in Cina, in Myanmar ed in India.
Uno
dei maggiori centri di venerazione del Bambinello di Praga nacque in Italia
all'inizio del ventesimo secolo, presso i padri carmelitani di Arenzano,
venticinque chilometri ad ovest di Genova, in una baia meravigliosa. Tutto
ebbe inizio con una pittura ad olio del Bambinello, grazie alla quale si
verificarono prodigi particolari, tanto da attirare sempre più numerosi gruppi
di pellegrini. Nel 1908 fu inaugurato il nuovo, grande santuario, dove da allora
si trova una bellissima copia del Bambino di Praga scolpito in legno. L'arcivescovo
Josef Beran, che sotto il regime comunista dal 1949 fu per anni in carcere di
isolamento, nel 1965 poté venire in esilio a Roma, dove da cardinale conobbe
un padre carmelitano di Arenzano, che con entusiasmo gli raccontò della
"nuova Praga".
Da
allora, l'anziano cardinale si interessò di tutto ciò che riguardava Arenzano.
Più volte fece visita al Santuario, perché, come esule, non poteva partecipare
ai pellegrinaggi a Praga, organizzati dai padri carmelitani; egli poteva
recarsi solo spiritualmente oltre la cortina di ferro.
La
sua gioia fu grande quando sentì che a Praga si era avvicinato al gruppo dei
pellegrini italiani un semplice operaio, che si era poi fatto conoscere come Stépàn
Trochta, vescovo di Litomerice. Egli aveva sofferto per anni nei campi di
concentramento e anche in seguito, per quasi un ventennio, da parte dei
dirigenti comunisti era stata impedita qualsiasi azione sacerdotale a colui che
sarebbe diventato poi il cardinale Trochta.
Solo
nel 1993 il governo cecoslovacco ha restituito alla Chiesa il Santuario della
"Vergine Maria delle Vittorie" con il celebre Bambinello. I primi
padri carmelitani recatisi a Praga per far rifiorire la venerazione del Bambino
Gesù provenivano proprio da Arenzano; da allora sono ripresi i pellegrinaggi
per chiedere grazie o esprimere riconoscenza per i doni ricevuti. Nel 1994 una
donna indiana di settanta anni, con il marito e il nipote, è giunta a Praga
per ringraziare il Bambino Gesù per la sua guarigione. In seguito ad un
incidente da giovane era rimasta completamente paralizzata e costretta a letto.
Una notte in sogno le era apparso il Bambinello di Praga con la promessa della
guarigione. In effetti durante i nove giorni di una novena, pian piano le era
tornata la sensibilità alle gambe e infine in tutto il corpo. Dopo alcune
settimane era completamente guarita. La famiglia aveva risparmiato per tutta una
vita per poter affrontare il viaggio di ringraziamento in Europa.
Nel
Santuario di Arenzano, che è diventato uno dei maggiori luoghi di pellegrinaggio
in Italia, viene pubblicato il "Messaggero di Gesù Bambino" che ogni
mese dà notizia di numerose grazie del "vecchio" e del
"nuovo" Bambinello di Praga. Scegliamo come esempio l'episodio della
"statua sommersa del Bambinello". Nel 1991, i mass media diedero
notizia del più grave incidente navale nel Mediterraneo. Proprio davanti ad
Arenzano era esplosa la petroliera "Haven" ed erano morti cinque
membri dell'equipaggio. Si temeva una catastrofe ecologica. La petroliera
bruciò per tre giorni e tre notti, producendo una gigantesca colonna di fuoco e
fumo, finché affondò. Durante l'evolversi della tragedia, tutta Arenzano pregò
il Bambinello di intervenire. E avvenne ciò che non ci si aspettava: dallo
scafo era uscito poco petrolio e non ci fu una grave catastrofe ecologica; la
ricca fauna e flora del mare in quel punto amato dai sub non erano state
distrutte. La stessa città di Arenzano era stata salvata da un pericoloso
inquinamento delle acque sotterranee. Dieci anni dopo, il 28 luglio 2001, in
segno di riconoscenza e in ricordo dell'avvenimento, alcuni sub portarono una
statua benedetta del Bambino di Praga, in materiale plastico, nel rottame più
grande della nave, che si era posata su una scogliera corallina a quarantadue
metri di profondità.
Alla
fine dello scorso mese di agosto una nuova statua del Bambino Gesù, questa
volta in bronzo, benedetta dal santo Padre Benedetto XVI, è stata sistemata
sulla plancia di comando della nave dei carabinieri del nucleo subacqueo.
Come
in un santuario del mare, quale regante del mare, il “capitano celeste”
troneggia all’interno del ponte di conmando. Così circondato da coralli e
pesci, il piccolo Gesù sott’acqua è meta preferita dei sub.
Tratto
da: “Pro Deo et fratibus” . novembre - dicembre 2008.