I
SANTI DEL SACRO CUORE
PREMESSA
La devozione del Sacro Cuore ha avuto il suo momento di maggior espressione ad iniziare dal 1600; però fin dai primi secoli il Cuore trafitto di Cristo aveva attratto l'attenzione della Chiesa.
La
riflessione sul Sacro Cuore di Gesù si può dividere in tre momenti:
a)
fino all'800
La
Chiesa cerca di chiarire le principali verità di fede. In questa riflessione il
Cuore di Cristo, trafitto dalla lancia, è visto soprattutto come sorgente
dell'acqua e del sangue, segni della nascita della chiesa e del dono dei
sacramenti, soprattutto del Battesimo e dell'Eucaristia che sono i fondamenti
della Chiesa.
b)
fino al 1600
Dopo
aver chiarito le verità di fede, i dogmi, si approfondisce il tutto nella
meditazione.
Il
Cuore trafitto di Gesù diventa, ora, il segno del grande amore di Dio che si
dona all'uomo, e il luogo privilegiato dove il cristiano può attingere ai doni
di questo amore.
c)
Dal 1600 in poi:
È
il periodo in cui sboccia la devozione al Sacro Cuore che raggiunge il suo
momento più alto con le rivelazioni di Paray-le-Monial a Santa Margherita
Maria.
Da
questo periodo la devozione al Sacro Cuore assume queste caratteristiche:
-
Riconoscimento dell'amore senza limiti di Gesù verso di noi;
-
Indifferenza degli uomini nella risposta a questo grande amore;
-
Necessità di una riparazione e di una consacrazione personale al Cuore divino.
Con
il progredire dell'abbandono della fede e la crescita dell'ateismo, si è sempre
più unita al S. Cuore la speranza di una ripresa morale e politica della società
per il trionfo del «Regno del Cuore di Cristo nelle anime e nella società».
Vediamo
ora di tratteggiare alcune caratteristichè del S. Cuore, così come ne hanno
parlato i più grandi santi del S. Cuore.
SANTA
MATILDE DI HACKEBORN (1241-1298)
È
la prima che vive in una unione quotidiana con il Cuore di Gesù. Parla a Lui
come si parla con un amico. Gesù le offre il suo cuore come «casa di rifugio»
in cui trovare pace alle numerose croci che la vita le propone.
È
la segretaria di Santa Matilde e vive ancor più in relazione personale col
Cuore di Cristo, visto come il tesoro dove noi possiamo attingere tutte le
ricchezze di Dio e come «sorgente di luce che guida verso Dio».
Scriverà:
«È il Cuore di Gesù che ha creato il Padre nostro. È il cuore di Cristo che
si fa nostro servitore per rendere a Dio tutto quell'omaggio che noi abbiamo
trascurato. E il santuario sacro dove possono trovare asilo tutte le nostre
anime».
La
sua preghiera preferita è sempre stata: «formate il mio cuore a immagine del
vostro». Ed era tanto il suo desiderio di assomigliare a Gesù che fu esaudita:
il suo fianco, dopo una preghiera, fu ferito come quello di Cristo.
È
interessante notare che sia Santa Matilde come Santa Geltrude vedano nel Cuore
di Cristo il segno di Gesù Mediatore tra Dio e l'uomo: Dio che ama interamente
l'uomo e l'uomo che, come risposta, si dona totalmente a Dio.
Pur
non essendo santo, il Card. De Bérulle segna certamente un momento importante
nel culto al Sacro Cuore. Egli pone attenzione alla umanità di Cristo. In Gesù
l'uomo si rende totalmente disponibile al progetto del Creatore e diviene
adoratore di questo Dio-Amore.
De
Bérulle parla della presenza di Gesù di «stati permanenti» che si riassumono
nella parola «cuore». Questi «stati», questo cuore (= amore, disponibilità...)
non terminano con la sua morte, ma continuano anche nel Cristo risorto. Noi,
quindi, possiamo ritrovare questo «cuore» nell'Eucaristia. È perciò
nell'adorazione eucaristica che noi possiamo contemplare questo cuore e ricevere
da Lui le sue ricchezze. Riassumendo il pensiero di De Bérulle, si può dire:
*
La piaga del costato è una ferita d'amore.
*
Questa ferita d'amore è eterna:
«Il
suo cuore è eternamente aperto, eternamente ferito; la sua gloria non toglie
affatto questa piaga, perché è una piaga d'amore; questa ferita della lancia
non è che un segno della vera ferita interiore del suo cuore».
*
Questa piaga è il «rifugio dei peccatori», perché Egli vuole «metterci nel
suo cuore per l'eternità».
*
Guardando a questo cuore trafitto, il cristiano deve sentirsi chiamato a
spogliare se stesso per assumere la stessa volontà, gli stessi sentimenti, lo
stesso amore di Gesù, in una parola lo stesso Cuore.
SAN
GIOVANNI EUDES (1601-1680)
S.
Giovanni Eudes unisce in un unico grande amore il cuore della Madonna e quello
di Gesù.
Il
Sacro Cuore, traboccante e palpitante di amore, in unione con quello della
Vergine, è il luogo privilegiato in cui si incontrano Dio e gli uomini che lo
amano.
S.
Giovanni Eudes, infine, riserva un posto particolare all'Eucaristia, come luogo
privilegiato di manifestazione del Cuore di Cristo:
«Il
vostro cuore amabilissimo, o mio Gesù, è in questo sacramento tutto infuocato
d'amore per noi; ed esso vi opera continuamente mille e mille atti di bontà per
noi. Ma che cosa vi rendiamo, o mio Signore? Niente altro che ingratitudine e
pene in mille modi, con pensieri, parole e azioni, calpestando i vostri divini
comandamenti e quelli della vostra chiesa».
Inizia
già ad apparire l'ingratitudine di molti uomini verso questo cuore che tanto ha
amato il mondo.
Se
la chiesa celebra una festa al S. Cuore e questa devozione si è estesa tra il
popolo di Dio, ciò è dovuto a Santa Margherita Maria Alacoque, umile suora
delle Visitandine di Paray le-Monial (Francia).
Di
lei sono ricordate le quattro grandi rilevazioni, avute mentre si trovava in
adorazione davanti a Gesù Eucaristia. Ne facciamo un breve accenno:
1a
rivelazione (27 dicembre 1673):
Gesù
manifesta alla Santa il suo «appassionato» amore per gli uomini. È suo
desiderio che ogni cristiano lo sappia. Per questo chiede alla santa di essere
apostola di quell'amore che arricchisce i cuori di quelle grazie necessarie per
sfuggire «all'abisso della perdizione».
2a
rivelazione (1674):
Gesù
le mostra il tuo amore, (raggiante di luce e, allo stesso tempo, circondato da
una corona di spine e sormontata dalla croce). Gesù le parla del suo amore per
gli uomini, un amore che gli ha procurato grandi sofferenze (corona di spine,
croce...) e le chiede di essere onorato sotto la figura di quel cuore di carne.
3a
rivelazione (giugno 1674):
Gesù
«rifulgente di gloria, con le cinque piaghe brillanti come cinque soli», si
mostra addolorato per l'indifferenza degli uomini. Egli chiede alla santa di «supplire
alla loro ingratitudine».
Ebbe
origine da qui la pratica della comunione ogni primo venerdì del mese e
dell'ora santa nelle notti del giovedì di ogni settimana allo scopo di unirsi
più intimamente all'agonia che Gesù dovette soffrire nel Getsemani.
4a
rivelazione (1675):
Gesù
chiede che venga celebrata, ogni anno il venerdì dopo l'ottava del Corpus
Domini, una festa in onore del suo cuore.
In
questa rivelazione Gesù esclama: «Ecco quel cuore che ha tanto amato gli
uomini e che nulla ha risparmiato, fino ad esaurirsi e consumarsi, per
dimostrare loro il suo amore».
Nasce da qui la richiesta di suscitare anime generose, disposte ad offrire la propria vita quotidiana, in riparazione dei mali dell'indifferenza e della pigrizia, della cattiveria e del rinnegamento: mali che feriscono l'amore del suo cuore.
Santa
Margherita Maria, morta nel 1690 a 43 anni, è stata un esempio eroico di
offerta a Dio della sua vita quotidiana, spesso dura e piena di incomprensioni
da parte delle consorelle. Ella trovò la forza di unire la propria sofferenza a
quella di Cristo, a beneficio di tutti, spronata dall'amore del cuore di Gesù,
fortemente impegnata alla ricostruzione di un mondo nuovo per amore al Cuore di
Gesù.
BEATO
CLAUDIO DE LA COLOMBIERE (1641-1682)
Per
alcuni anni fu direttore spirituale di Santa Margherita Maria.
Ha
il grosso merito di aver sottolineato, nel culto al Sacro Cuore, l'aspetto della
riparazione come «solidarietà» con Cristo non capito e, spesso, dimenticato e
offeso.
Il
21 giugno 1675 fa la consacrazione al Cuore di Gesù in cui dice:
«Per
riparare a tanti oltraggi e ingratitudini... per evitare, quanto mi è
possibile, di cadere in simile sventura, io offro il mio cuore con tutti i
sentimenti di cui è capace... Io offro a questo Cuore, tutto il merito: tutta
la soddisfazione di ogni messa, di ogni preghiera, di ogni mortificazione, di
ogni pratica religiosa, di ogni atto di zelo, di umiltà, di obbedienza e di
ogni altra virtù, che io praticherò sino all'ultimo istante della mia vita».
Sulla
sua scia, sono sorti in seguito centinaia di Istituti religiosi, maschili e
femminili, dedicati al Cuore di Gesù, e tra questi anche la Congregazione dei
Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, fondata nel 1878 da p. Leone Dehon.
«Per
me il Cuore di Cristo è il solo sentiero che mi permette di camminare un po'
spedito... È la mia vita. È la mia vocazione».
È
proprio vero: non si riuscirebbe a capire la personalità e la vita di p. Dehon
se non si tiene presente il suo grande amore al Sacro Cuore di Gesù. La sua
devozione è attinta da tutte le scuole viste in precedenza, prendendo qua e là
quegli elementi che più si avvicinavano alla sua sensibilità. Ma è
soprattutto dalla sua mamma, alunna delle Dame del S. Cuore di S. Sofia Barat,
che apprende ad amare il Cuore di Gesù. Nei suoi anni di formazione, poi, ha
sempre scelto direttori spirituali che lo hanno aiutato a maturare su quei
valori che divennero poi i capisaldi della sua spiritualità.
La
spiritualità di p. Dehon ha un fondamento trinitario.
1.
Alla base di tutto sta la viva coscienza della Provvidenza paterna di Dio.
Questa
provvidenza di Dio tocca ogni particolare della vita di tutti gli uomini. P.
Dehon nella sua vita ha sempre saputo scoprire i segni di questa presenza di
Dio.
A
questa attenzione personale di Dio l'uomo deve rispondere con un abbandono
filiale e pieno di fiducia.
Non
qualcosa di momentaneo, vissuto ogni tanto, ma un costante atteggiamento di
vita, capace di guidare sempre il nostro modo di agire. «Abbandono» è, per p.
Dehon, la prima e l'ultima parola della vita spirituale: non va in cerca di
speciali sacrifici, ma lascia che sia Dio a dargli quelle croci che lo aiutino
ad arrivare alla santità.
2.
La seconda grande convinzione di p. Dehon è la mediazione di Cristo. Cristo,
con la sua natura umana, è la più chiara e completa rivelazione di Dio e lo
strumento di cui Dio si serve per la nostra santificazione.
In
questa visione p. Dehon ama immaginare la Provvidenza come donata da Dio
attraverso il Cuore di Gesù.
In
Gesù, poi, si è rivelato l'ideale della vita morale, per cui la nostra vita,
se vuole essere morale, deve essere imitazione di quella di Gesù Cristo. Le
perfezioni di Gesù devono essere imitate e riprodotte in noi. In questa
prospettiva p. Dehon fa suo lo slogan di Gesù: «Ecce venio: ecco io vengo,
Padre mio, per fare la tua volontà».
Ma
tra tutte le virtù di Gesù, due in particolare attirano la sua attenzione,
perché maggiormente esprimono la grandezza del cuore di Gesù: l'amore e
l'immolazione.
L'amore
è ciò che dirige tutta la vita di Gesù. Non si può capire Gesù e la sua
vita se non la si legge nella sua volontà di riparare l'onore del Padre e di
salvare l'umanità.
L'amore
dell'uomo, come quello di Gesù, deve essere «puro», cioè amore che dimentica
se stesso per promuovere 1'Altro e gli altri nelle loro miserie e
preoccupazioni. L'immolazione è la forma più alta dell'amore, perché l'amore
è vero solo quando ci si dona senza limiti per la persona amata.
L'immolazione,
che in altri termini si può chiamare «sacrificio», non significa che dobbiamo
crearci delle penitenze straordinarie. Per p. Dehon è soprattutto il saper
mettere il nostro amore nel praticare le «penitenze ordinarie», quelle che Dio
ci invierà nella vita e nelle azioni di tutti i giorni.
Amore
e immolazione sono espressioni della perfetta disponibilità ad accettare e fare
tutto ciò che piace a Dio, ci sia o no gradito.
Il
tutto vissuto in uno spirito di oblazione, di offerta di sé a Dio e ai fratelli
e di riparazione al male, cioè nel desiderio di riportare l'uomo a quell'amore
e quella grazia che il peccato aveva distrutto.
Il
momento culminante di tutto questo è, sia per Gesù che per noi, il sacrificio
eucaristico, la S. Messa.
3.
Il Cuore di Cristo è, per p. Dehon, immagine e riflesso delle perfezioni
divine, soprattutto dell'amore divino che, nel segno del Cuore trafitto, si
rivela in tutta la sua grandezza.
Ora
il cristiano può riuscire a vivere in modo degno di questo amore e diventare «imitatore
di Cristo» perché ha la stessa forza che fu di Gesù: lo Spirito Santo che il
Cristo ci donò con la trasfissione del suo Cuore.
Lo
Spirito Santo prepara il Regno del S. Cuore: crea nel nostro cuore disposizioni
simili a quelle del Cuore di Gesù; fa battere il nostro cuore sul ritmo del suo
Cuore.
«Andare
al Cuore di Cristo»
P.
Dehon non ha vissuto la sua spiritualità in modo intimistico, ma il guardare al
Cuore di Gesù per lui ha significato vivere con impegno i grandi problemi della
società di allora, soprattutto il degrado morale degli uomini e i problemi
degli operai,
La
sua grande preoccupazione era di instaurare nelle anime e nella società il
Regno del Sacro Cuore. Occorre: «andare al Cuore di Cristo» per rinnovare il
cuore dell'uomo: ecco l'appello e la convinzione profonda di p. Dehon.
Ma
cosa significa questo «andare al Cuore di Cristo»?
1.
Innanzitutto richiede la priorità assoluta della vita interiore nel servizio
che il cristiano deve dare al mondo: «La nostra cara Opera dev'essere
soprattutto interiore. È questa la nostra grazia.
In
questo momento abbiamo un eccesso di attività; ne soffriamo, è un pericolo...
Dio
non sa che farsene del nostro sapere e delle nostre opere, se non ha il nostro
cuore».
Quanto
sia attuale anche oggi questo appello di p. Dehon non c'è bisogno di
sottolinearlo: basti guardare alle tante cose da fare, che anche nel mondo
odierno ci impedisce di trovare un momento per «rientrare in noi stessi» e
scoprire Dio che, nel cuore di Cristo, ci mostra il suo amore e trasforma piano
piano il nostro cuore per renderlo simile al suo.
2.
Il secondo passo importante per vivere 1'«andare al Cuore di Cristo» è il
riuscire a trovare un giusto equilibrio tra l'amore a Dio e il servizio
incondizionato ai fratelli. L'autenticità del nostro amore per Dio va provata
nell'amore concreto, nel servizio disinteressato ai fratelli, specialmente ai più
poveri.
P.
Dehon sostiene che la strada migliore per giungere a questo equilibrio tra amore
a Dio e passione per l'uomo è la devozione al S. Cuore:
«Bisogna
che il culto del S. Cuore... discenda e penetri nella vita sociale dei popoli...
Non è per noi una semplice devozione, ma un vero rinnovamento di tutta la vita
cristiana.
Soltanto
il Cuore di Gesù può rendere alla terra la carità che essa ha perduta».
In
altre parole p. Dehon fa un appello quanto mai attuale e impegnativo: non basta
essere buoni e non fare del male agli altri (il nostro cuore non sarebbe ancora
simile a quello di Gesù), ma è necessario usare della nostra vita per fare del
bene a quelli che sono nel bisogno, sentire il nostro cuore che batte con quello
di Cristo perché nel mondo sia vinta ogni forma di povertà, umana o
spirituale.
3.
Questo ci introduce nell'ultimo passo essenziale per chi vuol vivere una
devozione al S. Cuore: «Andare al popolo», vivere con la gente i problemi
della gente.
P.
Dehon viveva in un momento di profonda crisi religiosa: le chiese si svuotavano,
i preti erano cercati solo per i sacramenti... e i devoti del S. Cuore non
potevano accettare che il mondo andasse verso la propria morte. P. Dehon
riscopre la necessità di «andare alla gente», entrare nelle sue case, capire
i suoi problemi, lottare contro la sua povertà. In altre parole è necessario
farci imitatori di quel Cristo che nella sua vita ha sempre scelto l'uomo povero
e bisognoso, rifiutando ogni compromesso con il potere, denunciando ogni forma
di oppressione, risollevando l'uomo caduto e ridandogli la dignità di figlio di
Dio.
L'attività
di p. Dehon, nel mondo operaio di allora, era per lui il modo di manifestare il
Cuore di Cristo all'uomo. Oggi gli operai hanno già chi difende i loro diritti,
ma altri problemi si sono affacciati (droga, aids, disoccupazione, degrado della
natura, anziani, ammalati, guerre nucleari...), ma la risposta che si attende è
sempre quella: mostrare con la nostra vita l'amore di quel Dio che nel Cuore di
Cristo si è fatto vicino all'uomo per risollevarlo e introdurlo nel «Regno
dell'amore», nel «Regno del S. Cuore».
«Accostiamoci
all'Eucaristia con fede, con abbandono, con amore. Gesù è nostro Dio, nostro
Padre, nostro amico: amiamolo, visitiamolo, adoriamolo, consultiamolo».
«Nel
S. Cuore di Gesù troveremo la pace, il riposo, la luce, la forza».
«Andate
e fate conoscere alle anime l'amore del Sacro Cuore di Gesù».
«Facciamo
tutto per l'amore del S. Cuore di Gesù, per piacere a Lui e consolarlo».
«Io
porto sempre Gesù nel mio cuore: lo porto per me e per gli altri, che devo
edificare».
«Io
voglio vivere e morire da apostolo del S. Cuore: Ecco il mio tutto, la mia vita,
la mia morte, la mia eternità. Per Lui sono vissuto, per Lui io muoio». ow
«Vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il cuore di Gesù».