I SACRAMENTALI Un tesoro sconoscìuto

Ignacio Montojo Magro

Quante volte l'amico let­tore ha fatto il segno della croce, ha usato ac­qua benedetta o ha ri­cevuto la benedizione di un ministro di Dio? Atti apparentemente sem­plici, tanto abituali nello svolgersi della vita quotidiana del cattolico, sono stati senza dubbio ormai pra­ticati molte volte mossi dalla pietà e dalla convinzione di essere mezzi per una unione più intima con Dio.

Ora, i gesti sopra menzionati fan­no parte di una realtà ben più pro­fonda e meravigliosa: i sacramentali.

In cosa consistono? In che co­sa differiscono dai Sacramenti o dai semplici atti pietosi? Santificazione delle più svariate circostanze della vita cristiana

I sacramentali sono definiti dal Catechismo come "segni sacri con i quali, ad imitazione dei Sacramen­ti, sono significati effetti principal­mente spirituali, ottenuti dall'impe­trazione della Chiesa". Essi "com­prendono sempre un'orazione, ac­compagnata da un determinato se­gno, come l'imposizione della ma­no, il segno della croce o l'aspersio­ne con acqua benedetta".

Più avanti ci soffermeremo a spiegare meglio alcuni elementi di questa definizione, ad esempio la lo­ro somiglianza con i Sacramenti e la forza di impetrazione della Chiesa perché raggiungano gli effetti. Per il momento prestiamo attenzione sul fatto che sono stati "istituiti dal­la Chiesa in vista della santificazione di certi suoi ministeri, di certi stati di vita, di circostanze molto varie del­la vita cristiana, come pure dell'uso delle cose utili all'uomo".

Infatti, nel termine sacramentale, si include una voluminosa quantità di azioni e cose, poiché "esiste una gam­ma intera di situazioni che riguarda­no gli individui, le famiglie, le società e le nazioni, che necessitano della preghiera della Chiesa e della benedizio­ne di Dio. Alcune di loro non sono di­rettamente e necessariamente abbrac­ciate dai Sacramenti. Una professio­ne religiosa, un funerale, la benedizio­ne di una nuova casa, la dedicazione di una chiesa parrocchiale, sono alcu­ni dei punti di svolta significativi nella vita del fedele. La Chiesa li accompa­gna non solamente con l'Eucaristia e i Sacramenti, ma anche con la celebra­zione di sacramentali".

Essi offrono, infatti, ai fedeli ben disposti la possibilità di santifica­re quasi tutti gli eventi della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dai meriti della Passione, Morte e Re­surrezione del Signore Gesù Cristo.

Al giorno d'oggi, spiega Vagaggini, "si tende a riservare la nozione di sa­cramentali a certi riti della Chiesa che, di per sé, non fanno parte della cele­brazione del sacrificio e dell'ammini­strazione dei sette Sacramenti, ma so­no di struttura simile a quella dei Sa­cramenti e che la Chiesa è solita usare per ottenere con la loro impetrazione effetti principalmente spirituali".

Di fatto, i sacramentali possono essere tanti quante sono le necessi­tà degli uomini di tutte le epoche. "Per i fedeli ben disposti", insegna il Catechismo, "quasi ogni avveni­mento della vita è santificato dalla grazia divina che fluisce dal miste­ro pasquale della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, dal qua­le tutti i Sacramenti e sacramenta­li acquistano la loro efficacia. Qua­si non esiste un uso onesto di cose materiali che non possa esser diret­to alla finalità di santificare l'uomo e lodare Dio".

Così, come abbiamo già visto, tra i sacramentali si includono azio­ni come la professione religiosa, la consacrazione delle vergini, gli esorcismi, le esequie e benedizio­ni di persone e di luoghi, ma anche certi oggetti (o cose) come l'acqua benedetta, le campane o le cande­le benedette.

Tre categorie si sacramentali

Da questa distinzione tra azioni e oggetti, emana una prima classifica­zione dei sacramentali.

Ve ne sono alcuni che non dura­no, come per esempio riti o cerimo­nie che cessano con la stessa azio­ne che li ha costituiti. Fanno parte dei cosiddetti sacramentali azione e comprendono le diverse benedizio­ni invocative - come le benedizioni nuziali, dei malati, delle case, ecc. - fatte su cose o persone per attirare uno speciale aiuto o determinati be­nefici celesti; proprio come certi ri­ti che accompagnano l'amministra­zione dei Sacramenti, come l'impo­sizione del sale e l'Effetà del Batte­simo e gli esorcismi, con i quali la Chiesa invoca la protezione divina per allontanare l'influenza del de­monio.

D'altro canto, esistono azioni che, essendo sacramentali, rendo­no anche sacramentale ciò su cui si applicano. Tali sono, per esempio, la dedicazione di una chiesa o la con­sacrazione di una vergine, con cui la Chiesa consegna a Dio e al Suo cul­to, in modo permanente, persone o cose; o le benedizioni costitutive, la cui esecuzione produce un effetto che perdura.

Da queste azioni sorgono i co­siddetti sacramentali permanen­ti - o sacramentali cosa - sui qua­li è impresso, con la consacrazione o benedizione costitutiva, un qua­si - carattere che li rende atti a far sì che ne possano far uso i fedeli, specialmente in considerazione di effetti spirituali; e che continua­no ad essere perpetuamente sacra­mentali dopo l'azione che li costi­tuisce.

In questa categoria si include l'acqua benedetta che, dopo la re­alizzazione del rito grazie al quale smette di essere acqua comune, per­mane di per se come un sacramenta­le con diversi effetti per il fedele che ne fa uso. Lo stesso accade con certi scapolari e medaglie, con le candele benedette nel giorno della Presenta­zione, o con gli ulivi benedetti nel­la Domenica delle Palme, tra molti altri.

Sacramenti e sacramentali

Abbiamo visto, nella definizio­ne data dal Catechismo, che i sacra­mentali producono effetti "a imita­zione dei Sacramenti" e che entram­bi sono composti da segni sacri. Ora, la somiglianza tra loro è tale che nei primi tempi della Chiesa erano in­clusi, sotto il termine Sacramento, i sette istituiti da Cristo e quelli che oggi chiamiamo sacramentali.

Nel secolo XII, questa impreci­sione terminologica si manteneva ancora. "San Bernardo chiama sa­cramento la lavanda dei piedi, e il Concilio Lateranense del 1179 in­clude in questo nome l'intronizza­zione dei Vescovi e degli abati, le esequie e la benedizione di nozze", ricorda il liturgista benedettino Ma­nuel Garrido. Il teologo domenica­no padre Barbado, illustre commen­tatore di San Tommaso, aggiunge che, fino a quel secolo, "il concetto di Sacramento non si utilizzava con lo stesso rigore di oggi. I Sacramenti e i sacramentali, nello stesso tempo in cui designavano cose sacre, si me­scolavano indistintamente nella ter­minologia".

Pietro Lombardo e l'autore sco­nosciuto della Summa Sententia­rum saranno i primi a unire il con­cetto scolastico di causa efficiente a quello di segno sensibile, lasciato da Sant'Agostino, stabilendo così un primo criterio valido per differen­ziare tra sacramentali e Sacramenti, nel senso proprio del termine."

È, nel frattempo, San Tommaso d'Aquino colui che, cento anni do­po, delimita i campi con la sua abi­tuale precisione e chiarezza inse­gnando che: “Si deve dire che l'ac­qua benedetta e altre consacrazio­ni non si chiamano sacramenti” per­ché non portano all'effetto del Sa­cramento, che è l'ottenimento della grazia, ma dispongono ai Sacramen­ti o perché rimuovono ciò che li im­pedisce, come l'acqua benedetta che si dirige contro le insidie del demo­nio e contro i peccati veniali; o per­ché rende gli oggetti degni del rice­vimento del Sacramento: si consa­crano l'altare e i vasi sacri per rive­renza verso l'Eucaristia".

Senza arrivare a definire il con­cetto di sacramentale, il Dottor An­gelico tracciava una linea divisoria quando spiegava che, mentre i Sa­cramenti producono direttamente la grazia, i sacramentali ci dispon­gono soltanto ad essa." Questo cri­terio permane valido fino ai nostri giorni, ed è raccolto dal Catechismo nei seguenti termini: "I sacramentali non conferiscono la grazia alla ma­niera dei Sacramenti ma, con l'ora­zione della Chiesa, preparano a rice­vere la grazia e dispongono alla eco­perazione con lei".

È opportuno chiarire, intanto, che, sebbene i teologi abbiano im­piegato secoli a differenziare con­cettualmente i sette Sacramenti da altre realtà più o meno simili, la Chiesa li conosceva e amministrava dall'inizio come istituiti da Cristo.

Con l'azione della Chiesa, in unione con Cristo

Sebbene siamo convinti che la ce­rimonia di dedicazione renda sacra una chiesa, che la Medaglia di San Benedetto abbia poteri speciali con­tro gli agguati del maligno, che l'uso della Sacra Cintola ci aiuti e proteg­ga nelle tentazioni contro la casti­tà, o che l'Acqua Benedetta, oltre a perdonare i peccati veniali, metta anche in fuga gli angeli cattivi, con­viene che analizziamo da dove pro­venga l'efficacia per ottenere real­mente tali effetti.

Ci insegna la Teologia che i Sa­cramenti producono il loro effetto ex opere operato ("con l'opera rea­lizzata"), quando debitamente am­ministrati e ricevuti. Ciò signifi­ca che la loro efficacia proviene, in­nanzitutto, dal valore dell'azione in se stessa. Essi "hanno un'intrinse­ca virtù in quanto sono azioni dello stesso Cristo che comunica e diffon­de la grazia del Capo divino ai mem­bri del Corpo Mistico".

Altre azioni producono i loro ef­fetti ex opere operantis ("con l'azio­ne di colui che la opera"), cioè, es­se non possiedono virtù propria, ma dipendono dalle disposizioni del­la persona che le realizza. Così suc­cede con la comunione spirituale o con la preghiera personale, e, così via, con tutti gli atti soprannaturali dei giusti.

Nessuna di queste due opzioni però spiega esattamente quello che succede con i sacramentali. Non in­quadrandosi in nessuno dei due ca­si, essi agiscono, principalmente con l'impetrazione della Chiesa, indi­pendentemeìnte dalle disposizioni del ministro e, in molti casi, anche dello stesso soggetto che li riceve.

Pio XII, cogliendo il frutto di un lungo periodo di dissertazioni teolo­giche a tal riguardo, ha dato un epilo­go geniale a questa disputa, nell'En­ciclica Mediator Dei, esprimendo l'ef­ficacia dell'azione santificatrice dei sacramentali in quanto operata dal­la Chiesa e incorporando al Magiste­ro il concetto ex opere operantis Eccle­site. Cosi, spiega questo Papa, l'effi­cacia santificatrice dei sacramenta­li e di altri riti istituiti dalla gerarchia ecclesiastica "deriva principalmen­te dall'azione della Chiesa (ex opere operantis Ecclesiae), in quanto que­sta è santa e opera sempre in intima unione col suo Capo".

Infatti, essendo il Signore Ge­sù "il Capo del corpo che è la Chie­sa" (Cl 1, 18), forma una sola unità con Lei. "Capo e membri sono, per così dire, una sola e stessa persona mistica", afferma San Tommaso. E un famoso biblista gesuita, padre Bover, aggiunge: "il Corpo Mistico di Cristo è, alla maniera del corpo umano, un organismo spirituale che, unito a Cristo come suo capo, vive la vita stessa di Cristo, animato dallo Spirito di Cristo".

"È necessario che ci abituiamo a vedere nella Chiesa lo stesso Cri­sto", consiglia Pio XII. "Poiché è Cristo che vive nella sua Chiesa, at­traverso lei insegna, governa e san­tifica" Così, le opere della Chiesa sono atti dello stesso Cristo e la pre­ghiera della Chiesa non è altro che la preghiera di Cristo alla destra del Padre, a cui essa si associa e a cui partecipa, o meglio, a cui Cristo la associa e la fa partecipare?

Infatti, in quanto segni della Fe­de intercedente e orante della San­ta Chiesa e degli effetti che questa orazione produce, i sacramenta­li sono dotati di una efficacia su­periore a quella di qualsiasi buona opera privata. L’intercessione del­la Chiesa li autorizza, in maggiore o minor misura, ad una dimensio­ne comunitaria dell'azione liturgi­ca di cui ci parla il Concilio Vati­cano II.

Ricchezza spirituale e materiale messa a nostra disposizione

Nell'attribuire al sacramentale un determinato effetto e nell'invocare, su questo segno sacro, un suo pote­re di impetrazione, la Santa Chie­sa spera di ottenere attraverso di lui principalmente grazie attuali e, secondariamente, grazie tempora­li concesse in vista di un bene spiri­tuale. Infatti, ricorda Sant'Alfonso Maria de Liguori, "quando chiedia­mo a Dio beni temporali, dobbiamo chiederli con rassegnazione e a con­dizione che giovino all'anima. Se ve­diamo che il Signore non li concede, stiamo sicuri che li nega [...] perché prevede che pregiudicheranno la salvezza della nostra anima".

Così, seguendo le stesse leggi generali che regolano la preghie­ra, gli effetti dei sacramentali so­no "principalmente di ordine spi­rituale"." Attraverso essi, la Chie­sa chiede grazie attuali per aiuta­re l'esercizio delle virtù - special­mente della fede, speranza e cari­tà -, come per ottenere il perdono dei peccati veniali, la miglior pre­parazione della ricezione dei Sa­cramenti e la protezione contro i demoni.

Anche le indulgenze sono sa­cramentali, come tali, è attraverso il potere impetratorio della Chie­sa - amministratrice, in quanto mi­nistra della Redenzione, del tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi - che ottengono la remissione delle pene temporali da essere soddisfatte nel Purgatorio. Lo stesso accade con le benedizioni durature, quelle che consacrano di maniera permanente una cosa o una persona per il servi­zio di Dio.

Ma, chi dice effetti "principal­mente spirituali" sta ammettendo implicitamente la possibilità di ot­tenere grazie materiali, a patto che queste cooperino all'ottenimento di un bene spirituale maggiore. Tali ri­chieste potranno essere, per esem­pio, il conforto delle nostre soffe­renze, l'allontanamento dei castighi divini, la cura delle malattie, un ab­bondante raccolto o un viaggio riu­scito, ecc., sempre che siano confor­mi alla volontà del Padre Celeste e, insistiamo, per la maggior santifica­zione dell'anima. Queste condizio­ni fanno sì che tali richieste materia­li, seguendo le regole della preghie­ra esposte sopra, sebbene non siano infallibili, vengano esaudite, se fatte con retta intenzione e giusta causa.

In questa prospettiva, non esiste un uso delle cose materiali (confor­me la retta morale) che non possa esser diretto alla santificazione de­gli uomini e alla lode di Dio, poiché i meriti redentori di Cristo stendo­no, felicemente, la loro benefica in­fluenza su ogni creatura e non solo sull'umanità.

Ausilio nei nostri conflitti spirituali

Infine, si deve considerare, che, sebbene gli effetti dei sacramentali non dipendano principalmente dal­la disposizione con cui sono ammini­strati o ricevuti, tale disposizione può concorrere ad una superiore effica­cia. Infatti, Dio concede i Suoi doni in quantità e qualità maggiore in vir­tù del nostro merito nell'identificar­ci, per la nostra religiosità profonda e elevata, con la Chiesa santa e imma­colata che opera attraverso di loro.

Per il fatto che siamo figli di Dio, siamo anche e necessariamente, co­me condizione di questa filiazione divina, nemici del primo e peggiore tra i nemici di Dio, che è il demonio. Pertanto, dal sincero e filiale amo­re a Dio, può solo sbocciare la di­sposizione a vivere in stato di lotta, in questo campo di battaglia che è la Terra, e ottenere il Regno dei Cie­li, che solo i violenti trascinano (Cfr. Mt 11, 12).

Così, gettiamo mano a queste "armi" soprannaturali che ci aiuta­no ad essere vittoriosi nelle dure, incessanti e, soprattutto, santificanti battaglie che dobbiamo ingaggiare inevitabilmente ogni giorno e, come l'Apostolo, possiamo dire al termi­ne di questa vita: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede" (II Tm 4,7). Dammi, Signore, il premio della tua gloria!