I
SACRAMENTALI Un tesoro sconoscìuto
Quante
volte l'amico lettore ha fatto il segno della croce, ha usato acqua
benedetta o ha ricevuto la benedizione di un ministro di Dio? Atti
apparentemente semplici, tanto abituali nello svolgersi della vita quotidiana
del cattolico, sono stati senza dubbio ormai praticati molte volte mossi dalla
pietà e dalla convinzione di essere mezzi per una unione più intima con Dio.
Ora,
i gesti sopra menzionati fanno parte di una realtà ben più profonda e
meravigliosa: i sacramentali.
In
cosa consistono? In che cosa differiscono dai Sacramenti o dai semplici atti
pietosi? Santificazione
delle più svariate circostanze della vita cristiana
I sacramentali sono definiti dal Catechismo come "segni sacri con i quali, ad imitazione dei Sacramenti, sono significati effetti principalmente spirituali, ottenuti dall'impetrazione della Chiesa". Essi "comprendono sempre un'orazione, accompagnata da un determinato segno, come l'imposizione della mano, il segno della croce o l'aspersione con acqua benedetta".
Più
avanti ci soffermeremo a spiegare meglio alcuni elementi di questa definizione,
ad esempio la loro somiglianza con i Sacramenti e la forza di impetrazione
della Chiesa perché raggiungano gli effetti. Per il momento prestiamo
attenzione sul fatto che sono stati "istituiti dalla Chiesa in vista
della santificazione di certi suoi ministeri, di certi stati di vita, di
circostanze molto varie della vita cristiana, come pure dell'uso delle cose
utili all'uomo".
Infatti,
nel termine sacramentale, si include una voluminosa quantità di azioni e cose,
poiché "esiste una gamma intera di situazioni che riguardano gli
individui, le famiglie, le società e le nazioni, che necessitano della
preghiera della Chiesa e della benedizione di Dio. Alcune di loro non sono direttamente
e necessariamente abbracciate dai Sacramenti. Una professione religiosa, un
funerale, la benedizione di una nuova casa, la dedicazione di una chiesa
parrocchiale, sono alcuni dei punti di svolta significativi nella vita del
fedele. La Chiesa li accompagna non solamente con l'Eucaristia e i Sacramenti,
ma anche con la celebrazione di sacramentali".
Essi
offrono, infatti, ai fedeli ben disposti la possibilità di santificare quasi
tutti gli eventi della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dai meriti
della Passione, Morte e Resurrezione del Signore Gesù Cristo.
Al
giorno d'oggi, spiega Vagaggini, "si tende a riservare la nozione di sacramentali
a certi riti della Chiesa che, di per sé, non fanno parte della celebrazione
del sacrificio e dell'amministrazione dei sette Sacramenti, ma sono di
struttura simile a quella dei Sacramenti e che la Chiesa è solita usare per
ottenere con la loro impetrazione effetti principalmente spirituali".
Di
fatto, i sacramentali possono essere tanti quante sono le necessità degli
uomini di tutte le epoche. "Per i fedeli ben disposti", insegna il
Catechismo, "quasi ogni avvenimento della vita è santificato dalla
grazia divina che fluisce dal mistero pasquale della Passione, Morte e
Resurrezione di Cristo, dal quale tutti i Sacramenti e sacramentali
acquistano la loro efficacia. Quasi non esiste un uso onesto di cose materiali
che non possa esser diretto alla finalità di santificare l'uomo e lodare
Dio".
Così,
come abbiamo già visto, tra i sacramentali si includono azioni come la
professione religiosa, la consacrazione delle vergini, gli esorcismi, le esequie
e benedizioni di persone e di luoghi, ma anche certi oggetti (o cose) come
l'acqua benedetta, le campane o le candele benedette.
Tre
categorie si sacramentali
Da
questa distinzione tra azioni e oggetti, emana una prima classificazione dei
sacramentali.
Ve
ne sono alcuni che non durano, come per esempio riti o cerimonie che cessano
con la stessa azione che li ha costituiti. Fanno parte dei cosiddetti
sacramentali azione e comprendono le diverse benedizioni invocative - come le
benedizioni nuziali, dei malati, delle case, ecc. - fatte su cose o persone per
attirare uno speciale aiuto o determinati benefici celesti; proprio come certi
riti che accompagnano l'amministrazione dei Sacramenti, come l'imposizione
del sale e l'Effetà del Battesimo e gli esorcismi, con i quali la Chiesa
invoca la protezione divina per allontanare l'influenza del demonio.
D'altro
canto, esistono azioni che, essendo sacramentali, rendono anche sacramentale
ciò su cui si applicano. Tali sono, per esempio, la dedicazione di una chiesa o
la consacrazione di una vergine, con cui la Chiesa consegna a Dio e al Suo culto,
in modo permanente, persone o cose; o le benedizioni costitutive, la cui
esecuzione produce un effetto che perdura.
Da
queste azioni sorgono i cosiddetti sacramentali permanenti - o sacramentali
cosa - sui quali è impresso, con la consacrazione o benedizione costitutiva,
un quasi - carattere che li rende atti a far sì che ne possano far uso i
fedeli, specialmente in considerazione di effetti spirituali; e che continuano
ad essere perpetuamente sacramentali dopo l'azione che li costituisce.
In
questa categoria si include l'acqua benedetta che, dopo la realizzazione del
rito grazie al quale smette di essere acqua comune, permane di per se come un
sacramentale con diversi effetti per il fedele che ne fa uso. Lo stesso accade
con certi scapolari e medaglie, con le candele benedette nel giorno della
Presentazione, o con gli ulivi benedetti nella Domenica delle Palme, tra
molti altri.
Abbiamo
visto, nella definizione data dal Catechismo, che i sacramentali producono
effetti "a imitazione dei Sacramenti" e che entrambi sono composti
da segni sacri. Ora, la somiglianza tra loro è tale che nei primi tempi della
Chiesa erano inclusi, sotto il termine Sacramento, i sette istituiti da Cristo
e quelli che oggi chiamiamo sacramentali.
Nel
secolo XII, questa imprecisione terminologica si manteneva ancora. "San
Bernardo chiama sacramento la lavanda dei piedi, e il Concilio Lateranense del
1179 include in questo nome l'intronizzazione dei Vescovi e degli abati, le
esequie e la benedizione di nozze", ricorda il liturgista benedettino Manuel
Garrido. Il teologo domenicano padre Barbado, illustre commentatore di San
Tommaso, aggiunge che, fino a quel secolo, "il concetto di Sacramento non
si utilizzava con lo stesso rigore di oggi. I Sacramenti e i sacramentali, nello
stesso tempo in cui designavano cose sacre, si mescolavano indistintamente
nella terminologia".
Pietro
Lombardo e l'autore sconosciuto della Summa Sententiarum saranno i primi a
unire il concetto scolastico di causa efficiente a quello di segno sensibile,
lasciato da Sant'Agostino, stabilendo così un primo criterio valido per
differenziare tra sacramentali e Sacramenti, nel senso proprio del
termine."
È,
nel frattempo, San Tommaso d'Aquino colui che, cento anni dopo, delimita i
campi con la sua abituale precisione e chiarezza insegnando che: “Si deve
dire che l'acqua benedetta e altre consacrazioni non si chiamano
sacramenti” perché non portano all'effetto del Sacramento, che è
l'ottenimento della grazia, ma dispongono ai Sacramenti o perché rimuovono ciò
che li impedisce, come l'acqua benedetta che si dirige contro le insidie del
demonio e contro i peccati veniali; o perché rende gli oggetti degni del
ricevimento del Sacramento: si consacrano l'altare e i vasi sacri per riverenza
verso l'Eucaristia".
Senza
arrivare a definire il concetto di sacramentale, il Dottor Angelico
tracciava una linea divisoria quando spiegava che, mentre i Sacramenti
producono direttamente la grazia, i sacramentali ci dispongono soltanto ad
essa." Questo criterio permane valido fino ai nostri giorni, ed è
raccolto dal Catechismo nei seguenti termini: "I sacramentali non
conferiscono la grazia alla maniera dei Sacramenti ma, con l'orazione della
Chiesa, preparano a ricevere la grazia e dispongono alla ecoperazione con
lei".
È
opportuno chiarire, intanto, che, sebbene i teologi abbiano impiegato secoli a
differenziare concettualmente i sette Sacramenti da altre realtà più o meno
simili, la Chiesa li conosceva e amministrava dall'inizio come istituiti da
Cristo.
Con
l'azione della Chiesa, in unione con Cristo
Sebbene
siamo convinti che la cerimonia di dedicazione renda sacra una chiesa, che la
Medaglia di San Benedetto abbia poteri speciali contro gli agguati del
maligno, che l'uso della Sacra Cintola ci aiuti e protegga nelle tentazioni
contro la castità, o che l'Acqua Benedetta, oltre a perdonare i peccati
veniali, metta anche in fuga gli angeli cattivi, conviene che analizziamo da
dove provenga l'efficacia per ottenere realmente tali effetti.
Ci
insegna la Teologia che i Sacramenti producono il loro effetto ex opere
operato ("con l'opera realizzata"), quando debitamente amministrati
e ricevuti. Ciò significa che la loro efficacia proviene, innanzitutto, dal
valore dell'azione in se stessa. Essi "hanno un'intrinseca virtù in
quanto sono azioni dello stesso Cristo che comunica e diffonde la grazia del
Capo divino ai membri del Corpo Mistico".
Altre
azioni producono i loro effetti ex opere operantis ("con l'azione di
colui che la opera"), cioè, esse non possiedono virtù propria, ma
dipendono dalle disposizioni della persona che le realizza. Così succede
con la comunione spirituale o con la preghiera personale, e, così via, con
tutti gli atti soprannaturali dei giusti.
Nessuna
di queste due opzioni però spiega esattamente quello che succede con i
sacramentali. Non inquadrandosi in nessuno dei due casi, essi agiscono,
principalmente con l'impetrazione della Chiesa, indipendentemeìnte dalle
disposizioni del ministro e, in molti casi, anche dello stesso soggetto che li
riceve.
Pio
XII, cogliendo il frutto di un lungo periodo di dissertazioni teologiche a tal
riguardo, ha dato un epilogo geniale a questa disputa, nell'Enciclica
Mediator Dei, esprimendo l'efficacia dell'azione santificatrice dei
sacramentali in quanto operata dalla Chiesa e incorporando al Magistero il
concetto ex opere operantis Ecclesite. Cosi, spiega questo Papa, l'efficacia
santificatrice dei sacramentali e di altri riti istituiti dalla gerarchia
ecclesiastica "deriva principalmente dall'azione della Chiesa (ex opere
operantis Ecclesiae), in quanto questa è santa e opera sempre in intima
unione col suo Capo".
Infatti,
essendo il Signore Gesù "il Capo del corpo che è la Chiesa" (Cl
1, 18), forma una sola unità con Lei. "Capo e membri sono, per così dire,
una sola e stessa persona mistica", afferma San Tommaso. E un famoso
biblista gesuita, padre Bover, aggiunge: "il Corpo Mistico di Cristo è,
alla maniera del corpo umano, un organismo spirituale che, unito a Cristo come
suo capo, vive la vita stessa di Cristo, animato dallo Spirito di Cristo".
"È
necessario che ci abituiamo a vedere nella Chiesa lo stesso Cristo",
consiglia Pio XII. "Poiché è Cristo che vive nella sua Chiesa, attraverso
lei insegna, governa e santifica" Così, le opere della Chiesa sono atti
dello stesso Cristo e la preghiera della Chiesa non è altro che la preghiera
di Cristo alla destra del Padre, a cui essa si associa e a cui partecipa, o
meglio, a cui Cristo la associa e la fa partecipare?
Infatti,
in quanto segni della Fede intercedente e orante della Santa Chiesa e degli
effetti che questa orazione produce, i sacramentali sono dotati di una
efficacia superiore a quella di qualsiasi buona opera privata.
L’intercessione della Chiesa li autorizza, in maggiore o minor misura, ad
una dimensione comunitaria dell'azione liturgica di cui ci parla il Concilio
Vaticano II.
Nell'attribuire
al sacramentale un determinato effetto e nell'invocare, su questo segno sacro,
un suo potere di impetrazione, la Santa Chiesa spera di ottenere attraverso
di lui principalmente grazie attuali e, secondariamente, grazie temporali
concesse in vista di un bene spirituale. Infatti, ricorda Sant'Alfonso Maria
de Liguori, "quando chiediamo a Dio beni temporali, dobbiamo chiederli
con rassegnazione e a condizione che giovino all'anima. Se vediamo che il
Signore non li concede, stiamo sicuri che li nega [...] perché prevede che
pregiudicheranno la salvezza della nostra anima".
Così,
seguendo le stesse leggi generali che regolano la preghiera, gli effetti dei
sacramentali sono "principalmente di ordine spirituale"."
Attraverso essi, la Chiesa chiede grazie attuali per aiutare l'esercizio
delle virtù - specialmente della fede, speranza e carità -, come per
ottenere il perdono dei peccati veniali, la miglior preparazione della
ricezione dei Sacramenti e la protezione contro i demoni.
Anche
le indulgenze sono sacramentali, come tali, è attraverso il potere
impetratorio della Chiesa - amministratrice, in quanto ministra della
Redenzione, del tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi - che ottengono la
remissione delle pene temporali da essere soddisfatte nel Purgatorio. Lo stesso
accade con le benedizioni durature, quelle che consacrano di maniera permanente
una cosa o una persona per il servizio di Dio.
Ma,
chi dice effetti "principalmente spirituali" sta ammettendo
implicitamente la possibilità di ottenere grazie materiali, a patto che
queste cooperino all'ottenimento di un bene spirituale maggiore. Tali richieste
potranno essere, per esempio, il conforto delle nostre sofferenze,
l'allontanamento dei castighi divini, la cura delle malattie, un abbondante
raccolto o un viaggio riuscito, ecc., sempre che siano conformi alla volontà
del Padre Celeste e, insistiamo, per la maggior santificazione dell'anima.
Queste condizioni fanno sì che tali richieste materiali, seguendo le regole
della preghiera esposte sopra, sebbene non siano infallibili, vengano
esaudite, se fatte con retta intenzione e giusta causa.
In
questa prospettiva, non esiste un uso delle cose materiali (conforme la retta
morale) che non possa esser diretto alla santificazione degli uomini e alla
lode di Dio, poiché i meriti redentori di Cristo stendono, felicemente, la
loro benefica influenza su ogni creatura e non solo sull'umanità.
Infine,
si deve considerare, che, sebbene gli effetti dei sacramentali non dipendano
principalmente dalla disposizione con cui sono amministrati o ricevuti, tale
disposizione può concorrere ad una superiore efficacia. Infatti, Dio concede
i Suoi doni in quantità e qualità maggiore in virtù del nostro merito
nell'identificarci, per la nostra religiosità profonda e elevata, con la
Chiesa santa e immacolata che opera attraverso di loro.
Per
il fatto che siamo figli di Dio, siamo anche e necessariamente, come
condizione di questa filiazione divina, nemici del primo e peggiore tra i nemici
di Dio, che è il demonio. Pertanto, dal sincero e filiale amore a Dio, può
solo sbocciare la disposizione a vivere in stato di lotta, in questo campo di
battaglia che è la Terra, e ottenere il Regno dei Cieli, che solo i violenti
trascinano (Cfr. Mt 11, 12).
Così,
gettiamo mano a queste "armi" soprannaturali che ci aiutano ad
essere vittoriosi nelle dure, incessanti e, soprattutto, santificanti battaglie
che dobbiamo ingaggiare inevitabilmente ogni giorno e, come l'Apostolo, possiamo
dire al termine di questa vita: "Ho combattuto la buona battaglia, ho
terminato la mia corsa, ho conservato la fede" (II Tm 4,7). Dammi, Signore,
il premio della tua gloria!