I
PECCATI CHE REGALANO PIÙ CLIENTI ALL'INFERNO
INSIDIE IN AGGUATO
È
particolarmente importante tener presente la prima insidia diabolica, che
trattiene tante anime nella schiavitù di satana: è la mancanza di riflessione,
che fa perdere di vista il fine della vita. II demonio grida alle sue prede:
"La vita è un piacere; dovete cogliere tutte le gioie che la vita vi
regala".
Gesù
invece sussurra al tuo cuore: "Beati quelli che piangono". (cfr. Mt
5,4). "Per entrare in Cielo bisogna farsi violenza". (cfr. Mt
11,12). "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua
croce ogni giorno e mi segua"(Lc 9,23).
Il
nemico infernale ci suggerisce: "Pensate al presente, perché con la
morte tutto finisce!".
II
Signore invece ti esorta: "Ricordati dei novissimi (la morte, il
giudizio, l'inferno e il Paradiso) e non peccherai".
L'uomo
impiega buona parte del suo tempo in tanti affari e dimostra intelligenza e
scaltrezza nell'acquistare e conservare i beni terreni, ma poi non impiega
neppure le briciole del suo tempo per riflettere sulle necessità molto più
importanti della sua anima, per cui vive in un'assurda, incomprensibile e pericolosissima
superficialità, che può avere conseguenze spaventose.
Il
demonio porta a pensare: "Meditare non serve a niente: tempo perso!".
Se oggi tanti vivono in peccato è perché non riflettono seriamente e non
meditano mai sulle verità rivelate da Dio.
Il
pesce che è già finito nella rete del pescatore, finché è ancora nell'acqua
non sospetta di essere stato catturato, quando però la rete esce dal mare, si
dibatte perché sente vicina la sua fine; ma ormai è troppo tardi. Così i
peccatori...! Finché sono in questo mondo se la spassano allegramente e non
sospettano nemmeno di essere nella rete diabolica; se ne accorgeranno quando
ormai non potranno più rimediarvi... appena entrati nell'eternità!
Se
potessero ritornare in questo mondo tanti trapassati che vissero senza pensare
all'eternità, come cambierebbe la loro vita!
Da
quanto esposto finora e specialmente dal racconto di certi fatti, appare
chiaro quali siano i principali peccati che portano alla dannazione eterna, ma
si tenga presente che non sono solo questi peccati a spedire gente all'inferno:
ce ne sono molti altri.
Per
quale peccato il ricco epulone è finito all'inferno?
Aveva
tanti beni e li sprecava in banchetti (sperpero e peccato di gola); e inoltre
si manteneva ostinatamente insensibile ai bisogni dei poveri (mancanza di amore
e avarizia).
Tremino
dunque certi ricchi che non vogliono esercitare la carità: anche a loro, se non
cambiano vita, è riservata la sorte del ricco epulone.
Il
peccato che più facilmente porta all'inferno è l'impurità. Dice Sant'Alfonso:
"Si va all'inferno anche solo per questo peccato, o comunque non senza di
esso".
Ricordo
le parole del demonio riportate nel primo capitolo: "Tutti quelli che
sono là dentro, nessuno escluso, ci sono con questo peccato o anche solo per
questo peccato". Qualche volta, se costretto, anche il diavolo dice la
verità!
Gesù
ci ha detto: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio "(Mt 5,8).
Ciò significa che gli impuri non solo non vedranno Dio nell'altra vita, ma
neanche in questa vita riescono a sentirne il fascino, per cui perdono il gusto
della preghiera, pian piano perdono la Fede anche senza accorgersene e...
senza Fede e senza preghiera non percepiscono più per quale motivo dovrebbero
fare il bene e fuggire il male. Così ridotti, sono attratti da ogni peccato.
Questo
vizio indurisce il cuore e, senza una Grazia speciale, trascina all'impenitenza
finale e... all'inferno.
Dio
perdona qualunque colpa, purché ci sia il vero pentimento e cioè la volontà
di mettere fine ai propri peccati e di cambiare vita.
Fra
mille matrimoni irregolari (divorziati risposati, conviventi) forse solo qualcuno
sfuggirà all'inferno, perché normalmente non si pentono neanche in punto di
morte; infatti, se campassero ancora continuerebbero a vivere nella stessa
situazione irregolare.
C'è
da tremare al pensiero che quasi tutti oggi, anche quelli che divorziati non
sono, considerano il divorzio come una cosa normale! Purtroppo, molti ormai ragionano
come vuole il mondo e non più come vuole Dio.
Un
peccato che può condurre alla dannazione eterna è il sacrilegio. Disgraziato
colui che si mette su questa strada!
Commette
sacrilegio chi volontariamente nasconde in Confessione qualche peccato
mortale, oppure si confessa senza la volontà di lasciare il peccato o di
fuggirne le occasioni prossime. "Quasi sempre chi si confessa in modo
sacrilego compie anche il sacrilegio Eucaristico, perché poi riceve la
Comunione in peccato mortale".
Racconta
San Giovanni Bosco...
"Mi
trovai con la mia guida (l'Angelo Custode) in fondo a un precipizio che finiva
in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso con una porta
altissima che era chiusa. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante
mi opprimeva; un fumo grasso, quasi verde e guizzi di fiamme sanguigne si
innalzavano sui muraglioni dell'edificio.
Domandai:
Dove ci troviamo? - Leggi l'iscrizione che c'è sulla porta -, mi rispose la
guida. Guardai e vidi scritto: Ubi non est redemptio!, cioè: Dove non c'è
redenzione! Intanto vidi precipitare dentro quel baratro... prima un giovane,
poi un altro e poi altri ancora; tutti avevano scritto in fronte il proprio
peccato.
Mi
disse la guida: Ecco la causa prevalente di queste dannazioni: i compagni
cattivi, i libri cattivi e le perverse abitudini.
Quei
poveri ragazzi erano giovani che io conoscevo. Domandai alla mia guida: Ma
dunque è inutile lavorare tra i giovani se poi tanti fanno questa fine! Come
impedire tutta questa rovina? Quelli che hai visto sono ancora in vita; questo
però è lo stato attuale delle loro anime, se morissero in questo momento
verrebbero senz'altro qui! - disse l'Angelo.
Dopo
entrammo nell'edificio; si correva con la velocità di un baleno. Sboccammo
in un vasto e tetro cortile. Lessi questa iscrizione: Ibunt impii in ignem
aetemum!; cioè: Gli empi andranno nel fuoco eterno!
Vieni
con me - soggiunse la guida. Mi prese per una mano e mi condusse davanti a uno
sportello che aperse. Mi si presentò allo sguardo una specie di caverna, immensa
e piena di un fuoco terrificante, che sorpassava di molto il fuoco della terra.
Questa spelonca non ve la posso descrivere, con parole umane, in tutta la sua
spaventosa realtà.
All'improvviso
cominciai a vedere dei giovani che cadevano nella caverna ardente. La guida mi
disse: L'impurità è la causa della rovina eterna di tanti giovani!
-
Ma se hanno peccato si sono poi anche confessati.
-
Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno
confessate male o del tutto taciute. Ad esempio, uno aveva commesso quattro o
cinque di questi peccati, ma ne ha detto solo due o tre. Ve ne sono alcuni che
ne hanno commesso uno nella fanciullezza e per vergogna non l'hanno mai
confessato o l'hanno confessato male. Altri non hanno avuto il dolore e il
proposito di cambiare. Qualcuno invece di fare l'esame di coscienza cercava le
parole adatte per ingannare il confessore. E chi muore in questo stato, decide
di collocarsi tra i colpevoli non pentiti e tale resterà per tutta l'eternità.
Ed ora vuoi vedere perché la Misericordia di Dio ti ha portato qui? - La guida
sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo Oratorio che conoscevo
bene: tutti condannati per questa colpa.
Fra
questi ce n'erano alcuni che in apparenza avevano una buona condotta.
La
guida mi disse ancora: Predica sempre e ovunque contro l'impurità! Poi parlammo
per circa mezz'ora sulle condizioni necessarie per fare una buona Confessione e
si concluse: Bisogna cambiar vita... Bisogna cambiar vita.
-
Ora che hai visto i tormenti dei dannati, bisogna che anche tu provi un poco
l'inferno!
Usciti da quell'orribile edificio, la guida afferrò la mia mano e toccò l’ultimo muro esterno. Io emisi un grido di dolore. Cessata la visione, notai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura.
Altro
episodio. Padre Giovan
Battista Ubanni, racconta che una donna per anni, confessandosi, aveva taciuto
un peccato di impurità. Arrivati in quel luogo due Sacerdoti domenicani, lei
che da tempo aspettava un confessore forestiero, pregò uno di questi di
ascoltare la sua Confessione.
Usciti
di Chiesa, il compagno narrò al confessore di aver osservato che, mentre quella
donna si confessava, uscivano dalla sua bocca molti serpenti, però un serpente
più grosso era uscito solo col capo, ma poi era rientrato di nuovo. Allora
anche tutti i serpenti che erano usciti rientrarono.
Ovviamente
il confessore non parlò di ciò che aveva udito in Confessione, ma sospettando
quel che poteva essere successo fece di tutto per ritrovare quella donna. Quando
arrivò presso la sua abitazione, venne a sapere che era morta appena rientrata
in casa. Saputa la cosa, quel buon Sacerdote si rattristò e pregò per la defunta.
Questa gli apparve in mezzo alle fiamme e gli disse: "Io sono quella donna
che si è confessata questa mattina; ma ho fatto un sacrilegio. Avevo un peccato
che non mi sentivo di confessare al sacerdote del mio paese; Dio mi mandò te,
ma anche con te mi lasciai vincere dalla vergogna e subito la Divina Giustizia
mi ha colpito con la morte mentre entravo in casa. Giustamente sono condannata
all'inferno! ".
Dopo
queste parole si aprì la terra e fu vista precipitare e sparire.
Altro
episodio. Scrive il Padre
Francesco Rivignez (l'episodio è riportato anche da Sant'Alfonso) che in
Inghilterra, quando c'era la religione cattolica, il re Anguberto aveva una
figlia di rara bellezza che era stata chiesta in sposa da diversi principi.
Interrogata
dal padre se accettasse di sposarsi, rispose che non poteva perché aveva fatto
il voto di perpetua verginità.
Il
padre ottenne dal Papa la dispensa, ma lei rimase ferma nel suo proposito di non
servirsene e di vivere ritirata in casa. Il padre l'accontentò.
Cominciò
a fare una vita santa: preghiere, digiuni e varie altre penitenze; riceveva i
Sacramenti e andava spesso a servire gli infermi in un ospedale. In tale stato
di vita si ammalò e morì.
Una
donna che era stata sua educatrice, trovandosi una notte in preghiera, sentì
nella stanza un gran fracasso e subito dopo vide un'anima con l'aspetto di donna
in mezzo a un gran fuoco e incatenata tra molti demoni...
-
Io sono l'infelice figlia del re Anguberto.
-
Ma come, tu dannata con una vita così santa?
-
Giustamente sono dannata... per colpa mia. Da bambina io caddi in un peccato
contro la purezza. Andai a confessarmi, ma la vergogna mi chiuse la bocca:
invece di accusare umilmente il mio peccato, lo coprii in modo che il confessore
non capisse nulla. Il sacrilegio si è ripetuto molte volte. Sul letto di
morte io dissi al confessore, vagamente, che ero stata una grande peccatrice,
ma il confessore, ignorando il vero stato della mia anima, mi impose di
scacciare questo pensiero come una tentazione. Poco dopo spirai e fui
condannata per tutta l'eternità allefiamme dell'inferno.
Detto
questo disparve, ma con così tanto strepito che sembrava trascinasse il mondo e
lasciando in quella camera un odore ributtante che durò parecchi giorni.
L'inferno
è la testimonianza del rispetto che Dio ha per la nostra libertà. L'inferno
grida il pericolo continuo in cui si trova la nostra vita; e grida in modo tale
da escludere ogni leggerezza, grida in modo costante da escludere ogni frettolosità,
ogni superficialità, perché siamo sempre in pericolo.
"Quando
mi annunciarono l'episcopato, la prima parola che dissi fu questa: Ma io ho
paura di andare all'inferno ". (Card. Giuseppe Siri)
Tratto dalla rivista: “Grande Opera Mariana GESU’ E MARIA” gennaio-marzo 2005 nr.1