I Paolini, come molti
editori 'cattolici' vogliono
'protestantizzare' la Chiesa
Matteo
Orlando su Petrus 18 agosto 2008
È sconcertante quel che può succedere a un povero
sprovveduto fedele cattolico: essere protestantizzato (la chiamiamo «nuova
evangelizzazione» protestante dell’Italia?) da coloro che dovrebbero aiutarlo
ad approfondire la sua fede cattolica, radicarsi in essa per viverla e
professarla, pur dialogando ecumenicamente anche con gli altri fratelli separati
con cognizione di causa e non da ignorante.
Parliamo di editori, almeno sulla carta, cattolici e
di quello a cui stiamo, purtroppo, assistendo, cioè al tradimento di gruppi di
religiosi e di religiose nei confronti del popolo di Dio che dovrebbero
cattolicamente servire come volevano i loro fondatori.
Paolo VI, uno dei grandi Papi del secolo scorso,
recentemente ricordato da Papa Benedetto XVI, ebbe a dire, facendo una diagnosi
precisa del dopo Concilio, che la Chiesa viene colpita pure da chi ne fa parte,
che l’interesse per il rinnovamento conciliare è stato da molti rivolto
all’accettazione delle forme dello spirito della Riforma protestante,
piuttosto che a quel rinnovamento primo e principale che il Concilio voleva,
quello morale, quello personale, quello interiore e che da qualche fessura pare
sia entrato il fumo di Satana e, ancora, che qualcosa di preternaturale è
venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio
Ecumenico: il suo nome è il diavolo (cfr. i discorsi di Papa Montini del
7.12.1968; 15.1.1969; 29.6.1972; 29.6.1972).
Ma andiamo con ordine e raccontiamo i fatti ai nostri
lettori.
Settembre 2004. Esce Il Dizionario della Bibbia,
a cura di Paul J. Achtemeier e della Society of Biblical Literature, Edizione
italiana a cura di Piero Capelli, Prefazione di Fr. Enzo Bianchi, Editore
Zanichelli, diffusa dall’editrice Piemme e propagandata da Famiglia Cristiana
con un elogio di Monsignor Gianfranco Ravasi, grande biblista ed esegeta
cattolico, oggi Arcivescovo della Chiesa cattolica (che scrive: è un Dizionario
«eccellente per la molteplicità delle voci, la legione degli ottimi
collaboratori, la ricchezza e l’accuratezza dei contenuti. Esemplari le
analisi di archeologia, economia, sociologia...»).
Ebbene, fidandosi del monaco (che, chissà perché non
indossa mai quando si vede in Tv il suo abito ecclesiastico) Enzo Bianchi, nonché
della rivista paolina Famiglia Cristiana, diversi cattolici lo comprano. Ma ecco
la sorpresa: È un dizionario, le cui «voci - si legge nella premessa - sono
state scritte da autori cattolici, protestanti ed ebrei... destinato perciò ai
fedeli di tutte le confessioni religiose presenti in Italia che facciano
riferimento alla Bibbia» (p.7). Si può supporre, allora, che, almeno per certe
voci, ci devono essere tre diverse e chiare interpretazioni: la cattolica, la
protestante e l’ebraica.
Per verificare ciò, basta consultare alcune
voci-chiave: Eucaristia, Maria, Magnificat, Giuseppe, Pietro. Sacramenti. Ed
ecco, in sintesi, il risultato. Cercando Eucaristia, si è rimandati
all’Ultima Cena, da Ultima Cena a Cena del Signore. Ecco che cosa si legge
all’inizio: «È l’ultimo pasto consumato da Gesù prima della morte». Non
si parla affatto di una istituzione, di una celebrazione, di un “memoriale”.
Dopo tante interpretazioni senza una connessione logica di tanti passi del N.T.,
si conclude con quello che noi chiamiamo il discorso sulla Eucaristia del
capitolo VI di Giovanni, di cui viene detto: «Gesù parla di mangiare la sua
carne e di bere il suo sangue come mezzo per ottenere la vita eterna (6,53-58).
Almeno tre interpretazioni di queste parole sono possibili. Prima, il linguaggio
è sacramentale: quando i fedeli mangiano il pane e bevono il vino, essi stanno
partecipando del cibo e della bevanda sacri che danno la vita eterna... Seconda,
il linguaggio del mangiare la carne di Gesù e del bere il suo sangue suggerisce
con evidenza drammatica come occorra appropriarsi della salvezza, resa possibile
attraverso la morte di Gesù, unendosi spiritualmente al Crocifisso e Risorto.
Terza, alla luce dell’accento di Gv 6,63, il linguaggio sconvolgente e
offensivo in Gv 6 (per es. vv.51.52-57) indica lo scandalo dell’incarnazione:
per avere la vita eterna occorre affidarsi a Gesù in quanto rivelatore inviato
da Dio, Verbo diventato carne (Gv 1,14)». E la carne e il sangue di Gesù da
mangiare e da bere dove sono andati a finire? Purtroppo, come non hanno capito
le parole di Gesù molti dei suoi discepoli di allora che perciò lo
abbandonarono (Gv 6,66), così non le hanno capite i fratelli esegeti
protestanti e, forse, anche alcuni cattolici di oggi!
Ecco cosa scrive il dizionario su Maria Vergine. «Maria
è la moglie di Giuseppe, conosciuta come “la Vergine”». Subito però si fa
notare che Paolo scrivendo «Giacomo, “fratello del Signore” in Gal 1,19
suggerisce che Maria avesse un altro figlio». E salta così la “verginità”
di Maria! Come è rappresentata Maria nei quattro evangeli? Ecco quanto si
legge: «Marco ce la presenta negativamente... Per esempio, la risposta di Gesù,
“un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e
in casa sua” include evidentemente anche sua madre». Si attribuisce, quindi,
a Maria un sentimento contro natura: una madre che disprezza il figlio! «Matteo
ci presenta Maria meno negativamente, e positivamente Luca... Le parole di
Simeone a Maria: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35), la
qualificano forse come una che ascolta e osserva la parola di Dio». E la
partecipazione di Maria alla Passione di Gesù non ha niente a che fare con
questa profezia? Leggiamo ancora: «La madre di Gesù non è nominata nel
Vangelo di Giovanni...». Un bel finale! Circa il Magnificat, il dizionario
scrive. «Questo è il nome più conosciuto tra i Salmi incorporati nel racconto
della natività del Vangelo di Luca, recitato da Maria... È una poesia
modellata sul Cantico di Anna... Consiste in una lode a Dio»; ma non si accenna
neppure alle “grandi cose (che) ha fatto in me l’Onnipotente”!
Circa Giuseppe: «Giuseppe è il marito di Maria e
agli occhi dei suoi compatrioti il padre di Gesù». E nient’altro. Quale la
sua missione nel rapporto col Verbo Incarnato? Totale silenzio! Su Pietro? «Pietro,
è uno dei discepoli di Gesù... Secondo Marco, Pietro pregò con Gesù
nell’orto di Getsemani (14,33.37); e fu scelto per la rivelazione del Cristo
risorto (16,7). In questo modo Pietro divenne uno speciale destinatario della
conoscenza e della rivelazione esoterica». È veramente impossibile avallare
come interpretazione sensata una simile stupidaggine! Gesù è venuto a
stabilire una religione esoterica, ossia una religione «riservata ai soli
iniziati e la cui conoscenza non deve essere comunicata ai profani»? È
ridicolo! «Paolo riferisce che a Pietro era stata affidata la missione presso i
circoncisi, mentre a lui quella presso i non circoncisi... Però il resto del NT
concorda invece che Pietro era stato autorizzato a svolgere un ruolo missionario
nella diffusione del vangelo presso i Gentili, visitandoli e mangiando con loro».
«I Vangeli Sinottici registrano tutti gli errori e i peccati di Pietro...
Pietro perciò veniva regolarmente usato come il prototipo del discepolo la cui
debolezza diventa forza in Cristo e come una pecora smarrita il cui peccato
viene perdonato. Pietro è un simbolo della missione fondamentale di Gesù: il
pentimento e il perdono». «I Sinottici insistono che Pietro fu il primo ad
essere chiamato in ordine di tempo e il primo dei Dodici a ricevere un incarico;
gli fu data una conoscenza esoterica eccezionale».
Quindi la religione stabilita dagli Apostoli è una
religione esoterica! I Papi di tutti i tempi non l’hanno capito, e hanno
spiattellato le verità evangeliche in tutti i tempi e a tutti gli uomini.
Incredibile cosa possano scrivere certe teste! Ma proseguiamo a leggere: «Paolo
andò a consultare Pietro (Gal 1,18) per ottenere informazioni, riconoscendo in
tal modo in lui, sulla scia dei Vangeli (che, è bene far notare all’autore
del dizionario, ancora non erano stati scritti!), la fonte delle informazioni
esoteriche relative a Gesù». Insomma, il primato di Pietro, in fondo, consiste
nell’essere la fonte principale delle rivelazioni “esoteriche” fornitegli
da Gesù! Per concludere, non possiamo non accennare alla «Prefazione
all’edizione italiana» del monaco cattolico Enzo Bianchi. Il Priore di Bose,
a differenza del Concilio (vedi Dei Verbum n. 12), sostiene: «Solo lo Spirito
Santo è l’ermenuata della Parola entrata nella storia facendosi scrittura e
facendosi carne. Solo lo Spirito, che abita le Scritture e le rende ispiranti,
può compaginare la comunione della comunità cristiana e può guidare le Chiese
a quella unità visibile e storica voluta dal Signore affinché il suo corpo
nella storia non sia lacerato».
Questa affermazione contraddice la Bibbia e
l’insegnamento della Chiesa che, basandosi sulla Rivelazione, ci propone anche
nel Concilio citato; non solo, ma è smentita dalla storia. Perché? Lo Spirito
Santo non garantisce l’interpretazione delle Scritture del singolo credente in
Cristo, fosse pure un genio di esegesi come lo stesso Bianchi o il Ravasi, ma la
Chiesa che, in ultima analisi, si esprime per mezzo del successore di Pietro, il
Papa. Il principio del libero esame delle Scritture sotto l’ispirazione dello
Spirito Santo garantito ad ogni credente è quello di Lutero che è riuscito così
a frantumare la Chiesa in tante “libere” Chiese: le Chiese che si richiamano
a Lutero, ad esempio, nella sola Germania sono ben 128; e nel mondo, seguendo
tale principio, sono centinaia e centinaia.
Aprile 2006. Esce ‘La Nuova Enciclopedia
Illustrata della Bibbia’, a cura di John Drane, traduzione
dall’inglese a cura del Centro Evangelizzazione e Catechesi «Don Bosco»,
Editrice Elledici, ossia la Libreria della Dottrina Cristiana, che risale a San
Giovanni Bosco, il grande educatore e catechista dei giovani, di cui i Salesiani
sono i figli spirituali ed eredi nella sua grande opera evangelizzatrice.
Scorrendo il testo ci si trova davanti una Enciclopedia biblica che, escludendo
che sia cattolica o anche protestante, è agnostica.
Solo un breve saggio: Cos’è la Bibbia? La risposta
nella Introduzione. «La Bibbia è uno dei grandi classici della letteratura
mondiale... che ha fornito l’ispirazione a molti importanti movimenti: per
l’abolizione della schiavitù... per migliorare la condizione degli uomini e
delle donne... per combattere il razzismo... per l’abolizione dell’apartheid
in Sud Africa. Il Nuovo Testamento è una raccolta di scritti composti dai
cristiani nel I secolo d.C. Mosè fu uno dei primi capi d’Israele... I Profeti
erano attivisti religiosi... per ricordare al popolo quanto grande fosse il loro
debito di riconoscenza nei confronti di Dio. Essi erano sovente anche artisti,
mimi e drammaturghi, che recitavano i propri messaggi... Nella Bibbia sono
contenute “storie di fede” che esprimono profonde verità sulle questioni più
complesse della vita... L’alleanza con Dio riguardava fondamentalmente la
giustizia e la libertà» (pp. 9-16).
A questo punto basta solo confrontare la definizione
di Bibbia che riporta il Vocabolario della Lingua Italiana in 5 volumi della
Treccani: «La Bibbia è il complesso delle Scritture sacre dell’ebraismo e
del cristianesimo, comprendente cioè i libri dell’Antico e del Nuovo
Testamento» per dire che è meglio consultare un vocabolario che non una simile
enciclopedia biblica: almeno non troveranno gli strafalcioni, sul piano biblico
e della fede cattolica, già notati. Continua l’enciclopedia. Chi è Dio? «Nella
Bibbia, Dio è un essere personale e spirituale, al di là della comprensione
umana, rivelatosi nella creazione e attivamente presente nella storia
dell’uomo... Nel Nuovo Testamento il modello chiave di Dio è fornito da Gesù,
attraverso il quale Dio patisce la debolezza e l’impotenza, una ragione
fondamentale per cui Dio può confrontarsi con la condizione umana». Vengono
spontanee due domande: Dio, oltre che manifestarsi nella creazione ed essere
presente nella storia dell’uomo, ha parlato e ha rivelato se stesso al popolo
ebreo? Si è rivelato nello stesso Gesù agli Apostoli e a coloro i quali
l’hanno incontrato qui sulla terra? Non è detto: quindi viene negata la
rivelazione divina e la stessa divinità di Gesù.
Chi era Gesù Cristo? La risposta a questa domanda
occupa 7 capitoli (pp. 178-191), di cui riportiamo il titolo e le frasi più
indicative. - Gesù Cristo nella storia. «Era un maestro itinerante nelle aree
rurali della Palestina, successivamente crocifisso dai Romani... Il padre,
Giuseppe, non è mai menzionato...». - Gesù, il capo spirituale. «Giovanni
Battista invitava il popolo a farsi battezzare, come segno della sua volontà di
cambiamento... Gesù condivideva la posizione di Giovanni Battista e senza
indugio si fece battezzare...». Gesù, il maestro. «Gesù lasciò ai suoi
seguaci la libertà di pensiero, incoraggiando loro a comprendere da soli ciò
che Dio diceva a ciascuno di loro». E allora Egli che cosa è venuto a fare nel
mondo? Sarebbe stato il sosia di Socrate, che riusciva a far scoprire ai
discepoli la verità che era già dentro di essi? Gesù, il guaritore. «Giovanni
descrive i miracoli di Gesù come “segni” che mostrano la realtà della
presenza di Dio a tutti coloro che sono disposti a vederla». – Gesù, il
profeta. «Gesù era certamente un uomo istruito. Egli era in grado di leggere
le Scritture in ebraico, e non aveva difficoltà a sostenere una discussione
sugli argomenti teologici che appassionavano i rabbini... Era un uomo che si
rivolgeva alle folle ed era in grado di catturare immediatamente l’attenzione
del popolo». Gesù, il Salvatore. «La crocifissione di Gesù può essere
interpretata come la sua battaglia finale contro le forze del male, laddove la
sua risurrezione è la prova del suo trionfo. In quest’ottica la sua
ascensione diventa la dimostrazione della sua vittoria. Non solo: il Gesù
storico di Nazaret è diventato ora il Cristo cosmico, colui che porterà
salvezza in tutto l’universo, che porterà ordine dove vi è caos ed armonia
dove regnano i conflitti: il mondo naturale sarà redento e l’uomo potrà
vivere in pace con la natura e con i suoi simili».
Chi era Maria? «Maria era la madre di Gesù e moglie
di Giuseppe, un falegname di Nazaret» (p. 248). Di Maria non viene detto altro.
Concludiamo questa carrellata di stupidaggini con quanto viene scritto sulla
Santissima Trinità, la rivelazione più alta di Dio contenuta nella Bibbia. «La
parola “trinità” non compare nella Bibbia; è utilizzata dalla Chiesa delle
origini per spiegare la figura di Dio che è al tempo stesso creatore: Padre;
redentore: Figlio; e presenza vivente: Spirito Santo. Questi tre modi di
concepire Dio sono presenti nel Nuovo Testamento ed utilizzati nel battesimo
cristiano» (p. 307). Lo Spirito Santo. «Lo Spirito Santo è in realtà Dio
all’opera nel mondo; lo Spirito è divenuto infine parte della fede cristiana
nella Trinità: assieme a Dio creatore e a Cristo redentore» (p. 306).
Conclusione. A chi giova una tale enciclopedia
biblica? Forse alla New Age. Infatti, a pagina 185 del dizionario, sotto il
titolo ‘L’opposizione tra razionale e spirituale’, leggiamo: «Man mano
che i popoli occidentali hanno compreso meglio la cultura degli altri popoli, è
diventato più evidente che il razionalismo, con la sua insistenza sulle
spiegazioni “logiche” di causa ed effetto, è solo uno dei possibili modi di
guardare il mondo. Molte culture non occidentali, che rappresentano la gran
parte del pianeta, continuano a credere in un mondo spirituale, al di là di ciò
che noi occidentali abitualmente vediamo e comprendiamo. Solo una forma datata e
difensiva di imperialismo intellettuale e culturale oserebbe metterlo in dubbio.
Se qualcuno ne dubita, non deve far altro che vedere come il movimento della New
Age abbia riportato di attualità il miracoloso e il soprannaturale nel modo di
pensare occidentale».
Evidentemente la New Age può benissimo assorbire
nella sua pseudo-spiritualità anche la Bibbia interpretata come
l’Enciclopedia della Bibbia di Jhon Drane... con tanti saluti alla SS. Trinità,
a Cristo Gesù, alla Chiesa, a San Giovanni Bosco e a noi poveri cattolici,
vittime di editori che pensano a far soldi insidiando la nostra fede, sapendo
che nessuno ci difende di coloro che il Signore Gesù ha chiamato a renderlo
presente come Pastore delle nostre anime.
Primavera 2006. La ‘Claudiana’ di Torino
è un’editrice protestante. Sapete chi ha il deposito e cura la distribuzione
dei testi protestanti della editrice protestante in tutta Italia? La
‘Dehoniana Libri’, ossia i religiosi della congregazione dei Sacerdoti del
Sacro Cuore di Gesù!
Novembre 2007. Pagine Aperte è il mensile
bibliografico delle Edizioni San Paolo e delle Edizioni Paoline
(ossia
dei Figli di San Paolo e delle Figlie di San Paolo, le congregazioni fondate dal
beato Giacomo Alberione). A pagina 55 si trova pubblicizzato un libro:
‘Alla scoperta della Bibbia’, autore
Mike Beaumont, docente di Sacra Scrittura presso The King’s Centre
di Oxford. Il testo viene presentato in questi termini: «Un libro per tutti,
una guida di facile lettura, autorevole, ricca di immagini, notizie, curiosità
e, soprattutto, di ciò che fonda la nostra fede... L’Autore è un esperto in
comunicazione di libri destinati al mondo giovanile». Ebbene, un comune
cattolico, fidandosi delle Figlie di San Paolo, acquista il libro.
Ma ecco la sorpresa penosa: si tratta sì di una guida
alla fede, ma a quella smaccatamente protestante e non cattolica. E lo
dimostrano i testi. Per brevità ne citiamo alcuni del Nuovo Testamento. Il
professor Mike Beaumont inizia la sua opera demolitrice della seconda parte
della Bibbia, il Nuovo Testamento, col declassare Maria al rango di una ragazza
scelta da Dio per essere la mamma dell’uomo Gesù, non del Dio incarnato.
‘Maria/ La Madre di Gesù’ (pp. 82-83). È il capitolo che Mike Beaumont
dedica alla Madonna. Trascriviamo le affermazioni principali: Premessa: «La
tradizione della chiesa è passata spesso da un eccesso all’altro per quel che
riguarda Maria, o attribuendole un’importanza superiore a quella che ha nella
Bibbia, o ignorandola completamente. Sebbene nel Nuovo Testamento ci sia davvero
molto poco su Maria, quello che c’è rivela una donna di grande fede ed umiltà»;
L’annunciazione. «Nel I secolo, la gente sapeva bene quanto noi come nascono
i bambini (ossia, nulla). Ecco perché, quando l’arcangelo Gabriele apparve
per dirle che avrebbe concepito e partorito il Figlio di Dio, lei gli rispose
con la comprensibile domanda: “Come è possibile? Non conosco uomo”» (Lc
1,34). Quindi la promessa di verginità consacrata non c’entra per niente: la
domanda è solo frutto della sua giovanile ignoranza: un’interpretazione
fantasiosa; La nascita verginale. Eppure, contraddicendosi, l’autore sostiene
che Gesù non fu concepito ma creato: «Gesù - scrive - era un essere umano
nuovo, creato dallo Spirito di Dio nel grembo di Maria, il che significa che non
aveva ereditato il peccato di Adamo ed Eva come tutti gli altri». Con questa
falsità biblica (creazione, non concepimento) il grande esegeta può negare
l’Immacolata concezione di Maria; Il Magnificat! «Maria si recò da
Elisabetta e scoprì che era effettivamente incinta. Allora elevò a Dio un
cantico di lode». Questa arbitraria affermazione contraddice Elisabetta che,
piena di Spirito Santo, esclamò a gran voce: «E beata colei che ha creduto
nell’adempimento delle parole del Signore». Idee successive su Maria. «Molte
tradizioni ecclesiastiche successive riguardanti Maria non trovano riscontro nel
Nuovo Testamento. Eccone alcune: L’immacolata concezione... La verginità
perpetua... L’assunzione... L’intercessione». Conclusione.
Mike Beaumont, gran professore di Sacra Scrittura a
Oxford, liquida Maria riducendola, si direbbe oggi, ad utero in affitto! Ed
essendo legittimamente maritata, «Giuseppe era il marito di Maria» (p. 124).
‘Gesù, dalla nascita alla risurrezione’. Ecco un florilegio di affermazioni
di Mike Beaumont. Affermazione blasfema: Gesù avrebbe potuto ribellarsi alla
volontà del Padre. «La Bibbia sostiene che se Gesù non si fosse sottomesso
alla volontà del Padre ma si fosse sottratto a essa, come avrebbe potuto
facilmente fare, l’esito sarebbe stato terribilmente diverso per l’umanità
intera» (p. 97).
Ancora
su un altro libro:
‘La
Bibbia - Un percorso di liberazione. Le tradizioni storiche’, Edizioni Paoline,
Milano 2007. È questo un nuovo libro “protestante” sulla
Bibbia edito dalle Suore di San Paolo. Per conoscerlo incominciamo ad osservare
la bibliografia.
1.
BIBLIOGRAFIA. Per saperne di più (pp. 305-308). Nella bibliografia vengono
indicati evidentemente i testi consultati dagli autori Sacchi e Rocchi, e che
possono consultare i lettori, per loro invito. Essi sono di 7 categorie:
- 1. Traduzioni del testo biblico (con introduzione e commento).
- 2. Introduzioni generali al Primo Testamento e ai libri storici
- 3. Introduzioni e commenti ai singoli libri: collane0
- 4. Strumenti (Storia/Geografia/Archeologia/Istituzioni/Letteratura)
- 5. Teologia biblica
- 6. Studi su argomenti specifici o libri specifici
- 7. Periodici. Per finire, vengono anche indicati i siti internet. Dalla
bibliografia, come il lettore può constatare, è completamente assente il
Magistero: nessun documento dei Pontefici viene indicato; il Concilio è
ignorato, con la relativa importantissima Costituzione dogmatica sulla Divina
Rivelazione: Dei Verbum; del Catechismo Cattolico edito da Papa Benedetto XVI
non c’è neppure traccia. Conseguenza? La Bibbia/un percorso di liberazione,
è già per questo un testo cattolico?
Continuiamo
con l’analisi.
2. PRESENTAZIONE. La riportano dalla IV pagina di
copertina: «La Bibbia. Un percorso di liberazione si prefigge lo scopo di
introdurre a una lettura attenta e critica della Bibbia... per identificarne il
genere letterario e il messaggio religioso. In questo primo volume si affronta
l’importante settore dei libri storici (dell’Antico Testamento), nei quali
viene delineata l’origine di Israele e la sua particolare esperienza di
liberazione. L’educatore - sia egli genitore, insegnante di religione,
operatore pastorale, catechista - come pure il giovane o il giovanissimo, a
seconda dell’età e della preparazione, trovano in quest’opera un ricco
materiale informativo organizzato in modo tale da rendere possibili diversi
livelli di comunicazione e di apprendimento». Insomma, lo scopo di una tale
ponderosa, ed editorialmente splendida, pubblicazione è quello di rendere
possibile all’educatore e perfino «al giovane e al giovanissimo... diversi
livelli di comunicazione e di apprendimento». Ma cosa vuol dire «diversi
livelli di comunicazione e di apprendimento»? L’apostolo Paolo non ha scritto
che «tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare,
convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia
completo e ben preparato per ogni opera buona» (2Tm 3,15-16)?
3. LA BIBBIA «parola di Dio» e parola umana (p.
295). Riportiamo solo il primo tratto di quanto viene scritto sotto questo
titolo: «“Il Signore parlò ad Abramo”, “Disse a Mosè”... Allora Dio
parla. Se la Bibbia continua a esistere significa che molte generazioni di
esseri umani hanno colto in essa “parole” tanto importanti da attribuirne a
Dio stesso la paternità. Ma come parla Dio? E a chi? Certamente non con parole
da lui articolate, bensì mediante quelle proferite o scritte da persone che
hanno colto nella propria esperienza e riflessione l’indicazione di un cammino
di liberazione valido per tutti. Gli autori si sono posti esclusivamente il
compito di annunziare la salvezza voluta da Dio, e non di descrivere con
l’autorità di Dio quanto è oggetto della ricerca umana» (p. 295). Come
dire, non è Dio che ha parlato, non è Dio l’autore, non è Dio che ha
ispirato a scrivere i libri sacri, ma è l’uomo che, nelle Scritture, rivela
Dio all’uomo. Aveva torto Giovanni Paolo II quando diceva che «Dio rivela
l’uomo all’uomo», perché è “l’uomo che rivela Dio... a Dio», secondo
Sacchi e Rocchi. Negare che Dio è l’Autore principale di tutta la Bibbia e di
ogni sua parte vuol dire farne un’opera umana, una specie di epopea di un
popolo, di cui potremmo fare a meno.
4. IL CONTENUTO. Non possiamo esaminare per iscritto
tutto il volume; ma basterà, per capire, riportare una pagina in cui si parla
del peccato (originale?) e delle sue conseguenze. Dopo avere riportato
antologicamente le prime pagine della Bibbia, gli autori fanno il punto
sull’uomo e il peccato. «L’essere umano porta in sé fin dall’inizio
l’immagine divina, che significa il suo bisogno di infinito e la sua
responsabilità verso i propri simili. Essa è come un germe che deve essere
sviluppato fino alla sua piena realizzazione» (p. 27). Tra quanto insegnano i
due illustri autori e la Chiesa c’è una distanza infinita. Vediamo infatti il
Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’uomo è stato creato a immagine di Dio
nel senso che è capace di conoscere e di amare, nella libertà, il proprio
Creatore. È la sola creatura, su questa terra, che Dio ha voluto per se stessa
e che ha chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la sua vita
divina... Dio, creando l’uomo e la donna, aveva donato loro una speciale
partecipazione alla propria vita divina, in santità e giustizia» (nn. 66; 72).
Il peccato secondo Sacchi e Rocchi: «Il peccato è una dura realtà che
contrassegna l’esistenza umana: esso contamina i rapporti sociali e condiziona
pesantemente la vita del singolo. Tuttavia nessuno ha il diritto di chiedere
conto a Dio del male che si trova in questo mondo. È l’essere umano che deve
rendere conto a se stesso e ai suoi simili del suo impegno per continuare
l’opera della creazione» (p. 27).
Il peccato, invece, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’uomo,
tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti
del Creatore e, disobbedendoGli, ha voluto diventare “come Dio”, e non
secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e
per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della
giustizia... Il peccato originale, nel quale tutti gli uomini nascono, è lo
stato di privazione della santità e della giustizia iniziali» (nn. 75; 76). [Vinto
con l'adesione e la risposta, nella vita di Fede nella Chiesa, al Signore Gesù,
vincitore sul peccato e sulla morte - e noi in Lui - con la Sua Passione e
Risurrezione -ndr]
Dulcis in fundo, ‘Famiglia Cristiana’.
Dimenticavamo
che ‘Famiglia Cristiana’, al di là delle recenti polemiche, già sul n. 45
del 6.11.2005 ha inserito una pubblicità di una ditta di condizionatori in cui
appare un sedere di donna dietro il vetro appannato di una doccia, con una frase
equivoca: «Se vuoi vedere chiaro, chiama subito il tuo elettricista». Con il
direttore-prete che ha dichiarato in riferimento a detta pubblicità: «La
pubblicazione non è frutto di una svista, ma di una decisione che rispetta la
nostra linea editoriale». Direttore di cui, niente meno che la Nuova Agenzia
Radicale (8.11.2005) di Pannella, scrisse: «Aspettavamo con ansia che
l’importante organo paolino si adeguasse allo spogliarello generale... e
l’ha fatto con un tempismo degno di ammirazione...
Il direttore di “Famiglia Cristiana” confida nella
maturità dei lettori, e intanto si fa chiamare “don”. Perché “don”? La
fotografia che lo ritrae è quella di un distinto signore elegante, con cravatta
probabilmente griffata. È finito il tempo preistorico quando i preti, perché
il signor Sciortino è un prete, portavano la tonaca da bagarozzo (=
scarafaggio), come si dice a Roma. Oggi molti preti si travestono, hanno
acquistato una disinvoltura moderna convinti di fare più proseliti come quel
don Mazzi, prezzemolo gustoso nelle più vane minestre, che confessa con
adorabile candore di farsi i... (una parola che non ci sentiamo di trascrivere -
ndr) propri».
Ma ‘Famiglia Cristiana’ le sue scelte non dovrebbe
farle secondo la morale cattolica, il pudore cristiano, la castità evangelica e
gli interessi morali e spirituali dei lettori? Invece ‘Famiglia Cristiana’
già da diverso tempo dà dei chiarissimi segnali di grave adeguamento al mondo
della rivoluzione sessuale, e non solo nella scelta delle immagini
pubblicitarie, anche nelle indicazioni morali date ai lettori con le «Lettere
al Direttore», e con la diffusione di libri chiaramente anticristiani (vedi per
es. «Sulla strada» di Jack Kerouac).
Papa Giovanni Paolo II, qualche anno fa, mandò un
Vescovo come visitatore per “ispezionare” l’andamento della Congregazione
fondata da Don Alberione, vero uomo di Dio definito da Paolo VI «una meraviglia
del nostro secolo». Nonostante questo, non solo non è cambiato nulla, ma le
“provocazioni” di ‘Famiglia Cristiana’ sono continuate e si sono
aggravate. Scriveva la lettrice Maria Angela su ‘Famiglia Cristian’a n. 10
dell’11 marzo 2007: «Da tempo volevo scriverle a proposito delle rubriche di
arredamento e di moda, le cui proposte, molto spesso, appartengono più al mondo
dei sogni che a quello della realtà di oggi.
Su ‘Famiglia Cristiana’ n. 46/2006, ad esempio,
trovo nel servizio: «AI caldo immagini di articoli in cachemire che una persona
con uno stipendio “normale” non credo possa permettersi. Sullo stesso numero
c’è anche un servizio sul Brasile che fa onore al vostro impegno di
informazione e denuncia. Come riuscite a conciliare queste due facce della
rivista? Mi risponderà che questa pubblicità “indiretta” disseminata nelle
rubriche è ormai indispensabile? Ho potuto fare il confronto con la rivista
francese ‘Le Pèlerin’, che penso si rivolga a una fascia di lettori simili
a quella di ‘Famiglia Cristiana’: mi pare possibile fare un giornale
piacevole, forse con meno pagine ma più coerente con lo stile di vita cui fa
spesso riferimento Papa Benedetto XVI. Auguri di “buon” lavoro». Il
Direttore di ‘Famiglia Cristiana’ risponde: «La nostra società è piena di
contraddizioni stridenti, e la nostra rivista le riflette. Piacerebbe anche a
noi dare un volto più evangelico a tutte le nostre pagine. Rischieremmo però
di diventare un giornale di nicchia (e di predicare ai convertiti...).
Preferiamo rimanere nel grande fiume della vita sociale, ma tenendo alto il nome
di cristiani. Che per noi non è un’etichetta, ma un ideale a cui non
rinunciamo né quando diamo notizie (scegliendo in primo luogo quali
privilegiare), né quando offriamo nelle rubriche di servizio strumenti che ci
aiutino nelle nostre scelte quotidiane. Cerchiamo di trattare i lettori come
adulti, fiduciosi che sapranno distinguere tra le scelte che è auspicabile far
proprie e quelle che non lo sono». (d.A.).
Ma questa risposta del Direttore di ‘Famiglia
Cristiana’ alla signora Maria Angela non è fedele al carisma di Don Alberione.
Il Beato ha voluto ‘Famiglia Cristiana’ come strumento per educare la
famiglia cristiana e difenderla dagli assalti dei nemici della Chiesa e di
Cristo. I lontani dovevano essere attratti dallo stile squisitamente cristiano
della rivista, non dai suoi compromessi con lo stile del mondo frivolo, vuoto e
peccaminoso. Lo stile della ‘Famiglia Cristiana’ di oggi scontenta i
cattolici e non attira né converte nessuno dei lontani, che hanno già i loro
pascoli... mondani per godersi quel che essa incautamente offre. Per fortuna, già
qualche parroco ha eliminato la vendita della rivista nella propria Chiesa. Ci
sono altre riviste ben più cattoliche e non sta a noi fare pubblicità. Toccare
negli interessi pecuniari ‘Famiglia Cristiana’, allo stato delle cose,
sembra sia l’unico modo per farli ravvedere.
I lettori che volessero saperne di più su tutti gli
argomenti affrontati in questo articolo confrontino il mensile cattolico ‘La
Via’, diretto dal reverendo don Gerlando Lentini, mesi di dicembre 2004,
febbraio 2005, marzo 2005, luglio 2006, gennaio 2008, febbraio 2008. Ai nostri
Vescovi, alla Conferenza Episcopale Italiana, ai Superiori delle Congregazioni
religiose, a tutti i responsabili della vita spirituale del nostro popolo,
chiediamo di vigilare, di intervenire con energia, senza guardare nessuno in
faccia, per eliminare i pericoli di una protestantizzazione di questa nostra
Italia. Si ha l’impressione, purtroppo, che i Vescovi, che pur veneriamo come
maestri nella fede e che hanno il dovere di “gridare la verità sui tetti”,
non la dicono neppure nei sottoscala. Sono pochi, troppo pochi, quelli che
gridano. Perché? Per indifferenza, per incuria, o impotenza di fronte
all’opinione pubblica?
Trascrivo quanto afferma il teologo Giovanni Cavalcoli,
OP: “Il ritorno oggi di quelle eresie (cristologiche, condannate dai Concili
di Nicea, Efeso, Calcedonia, Costantinopoli), magari espresse con parole
diverse, non è assolutamente segno di un valido pluralismo, ma indica una
tremenda confusione che testimonia soltanto il diffondersi di quei “falsi
cristi” contro i quali ci mette in guardia lo stesso Gesù. Su questo punto la
Gerarchia ecclesiale ha oggi una responsabilità gravissima. Anziché tacere e
lasciare fare, come se le cose potessero mettersi a posto da sole, essa deve
“gridare la verità sopra i tetti”, confutando, con sapienza e persuasività,
gli errori; e per tale compito dispone, da parte dello Spirito Santo, un
apposito carisma di discernimento e insegnamento” (cfr. Il mistero della
Redenzione, Sacra Dottrina, 3-4, Maggio-Agosto 2004, p. 274).
I laici cattolici sono assediati da frotte di falsi
profeti che vogliono strapparci la fede cattolica, l’unica vera: non è
missione dei religiosi di difenderci istruendoci con la parola e i mass-media?
San Francesco d’Assisi, nel capitolo XIX della Regola non bollata, scriveva:
«Tutti i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente». Il vero
ecumenismo è quello di giganti del cristianesimo come San Francesco, San
Domenico, Sant’Ignazio di Loyola, San Josè Maria Escrivà de Balaguer, Madre
Teresa di Calcutta, Padre Pio. Si tratta di Santi che, vivendo e parlando
cattolicamente, hanno dialogato con tutti, si sono resi fratelli di tutti, e
affratellano ancora oggi tutti, nella chiarezza della loro professione di fede.