I GIUSTI

VITA DEL GIUSTO

La potenza del giusto nel produrre opere meritorie pel cielo gareggia con l'efficacia del calore solare nelle produzioni del suolo. Egli vive di Dio e per Iddio, partecipa quindi della potenza di Dio per l’acquisto della vita eterna... In questo senso dicono i Proverbi che la bocca del giusto è una sorgente di vita (X, 11), che germoglierà come orgogliosa pianta (Id. XI, 28), e che la sua ricompensa sarà il possesso dell'albero della vita eterna (Ib. 30).

Non solamente per sé è sorgente di vita la bocca del giusto, ma ancora per gli altri, perché da lei scaturiscono parole celesti che procurano agli uditori la vita della grazia... impiegandosi con amore e con diletto nella legge divina, il giusto è preservato dagli attentati della morte e si salva dalle insidie del demonio.

Il giusto vive di fede, di speranza, di carità, di umiltà, di obbedienza, di orazione, di purità, di penitenza, di vigilanza, di prudenza, di zelo; vive perché morto al mondo, al demonio, a se stesso. Batte il corpo e lo estenua, per nutrire l'anima di forza e di grazia divina. Per lui, il mondo è come se non ci fosse ed egli sta nel mondo come se nel mondo non vivesse, anzi, ripete con S. Paolo: «Il mondo è crocifisso a me, e io sono crocefisso al mondo» (Gal. VI, 14). Si considera come viandante e straniero su la terra; non lavora e non sospira se non per il cielo...

 

IL GIUSTO PROGREDISCE NELLE VIRTÙ

«Il giusto, scrive S. Bernardo, non crede mai di avere raggiunto la mèta, non dice mai: Basta; ma sente del continuo fame e sete della giustizia, cosicché se sempre vivesse, sempre si studierebbe, a suo potere, di diventare ogni dì più giusto, di avanzare sempre meglio in virtù e santità. Poiché, non già per un determinato tempo, come un mercenario, ma per tutta la vita egli si è dedicato al divino servizio, secondo quel detto del profeta: Ho piegato l'anima mia al giogo della vostra legge, o Signore, oggi e per sempre» (Epistola CCLIII, ad Garin).
«Io sono ben lungi, ripete il giusto con S. Paolo, dal credere di avere raggiunto lo scopo; ma solamente dimenticando quello che mi sta dietro e slanciandomi per afferrare quello che mi sta dinanzi e che è da preferirsi a tutto, vado verso il mio destino, alla ricompensa della vocazione divina, in Gesù Cristo» (Philipp. III, 13-14).

«I giusti, dice il Salmista,vanno sempre in cuor loro disegnando nuovi avanzamenti, e quindi progrediscono di virtù in virtù (Psalm. LXXXIII, 6-7); «e la loro carriera, dice il Savio, somiglia a quella del sole che si avanza e cresce finché tocca il sommo del cielo» (Prov. IV, 18).

 
CORAGGIO EROICO DEL GIUSTO

«La forza del giusto sarà esaltata» - scrive il profeta. E infatti, se vi è persona coraggiosa nelle difficoltà è il giusto; al contrario non vi è nessuno più sfiduciato e vigliacco del peccatore; ed eccone le cagioni. Primieramente, la concupiscenza e le passioni generate dal peccato, indeboliscono e snervano l'anima, mentre la vittoria che su di loro si riporta con la virtù, tempra l'anima a fortezza virile ed eroica. Vincere ogni giorno, ogni istante, fino alla morte, il demonio, il mondo, la carne e la concupiscenza è cosa che tocca il sublime dell'eroismo...
In secondo luogo i rimorsi della coscienza lacerano incessantemente l'anima del peccatore, la rodono, e ne consumano la robustezza col disgusto e con la disperazione. Al contrario, la virtù del giusto, la pace della sua coscienza, le consolazioni che riceve, eccitano il suo coraggio, infiammano il suo zelo...

In terzo luogo, il peccatore è abbandonato dalla grazia di Dio mentre il giusto ne è soccorso, e la grazia di Dio è onnipotente; col suo aiuto, anche le cose più ardue, le imprese più rischiose, le azioni più dure divengono facili e leggere: e viceversa, senza la grazia, non si può intraprendere nulla di buono, di grande, di forte e tanto meno poi condurlo a termine. Questa è la ragione per cui tanto magnanimo e pieno di confidenza ci si mostra il giusto; egli può tutto, perché il suo punto di appoggio è Dio. Egli ripete col Salmista : «Il Signore è mia luce e mia salvezza, che avrò io a temere? Il Signore protegge la mia vita, di chi dovrò io paventare? Uomini malvagi mi appostarono per divorarmi, i miei persecutori mi circondarono, ma eccoli barcollare e stramazzare al suolo. Quand'anche un intero esercito mi assediasse, il mio cuore non ne patirebbe sbigottimento; anzi al primo segnale del combattimento io esulterò di gioia. Il Signore mi ha ricoverato nella sua tenda; ha fermato i miei piedi su di un masso, e mi ha fatto levare il capo sui miei nemici» (Psalm. XXVI, 1-6). «Dio è il mio pastore; io non languirò mai di fame; egli dà vigore all'anima mia. Quand'anche camminassi in mezzo alle ombre di morte, non temerei: nessun male, perché tu sei con me, o Signore» (Psalm. XXII, 1-4). « Il Signore è mio appoggio, mio rifugio, mio Liberatore. È il mio Dio, il mio sostegno; mi protegge, assicura la mia salute, prende le mie difese. Lo invocherò il nome del Signore e sarò liberato dai miei nemici. Dall'alto dei cieli si è degnato di stendermi la mano, mi ha protetto. Sotto la vostra custodia, o mio Dio, traverserò illeso il campo nemico; con voi supererò i baluardi» (Psalm. XVII, 2-3, 16-17, 29). E se Dio è dalla nostra parte, chi oserà tenerci fronte? (Rom. VIII, 31); Ah, io sono onnipotente in colui che mi fortifica (Philipp. IV, 13). Eccone in prova l'eroismo degli apostoli, il coraggio dei martiri, la forza delle vergini.

Il peccatore, alla vista della croce, delle spine, del sangue che bisogna versare nelle battaglie contro il mondo, il demonio e la propria concupiscenza, trema, diventa pusillanime e fugge spaventato. Temendo di perdere le ricchezze o la vita, viene meno ai suoi giuramenti, si abbandona a misfatti e iniquità e perde l'eterna beatitudine. Ma il giusto che è saggio, teme quello che bisogna temere e non teme quello di cui non ha ragione di temere. Egli tiene fissa in mente quella sentenza di Gesù Cristo: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può precipitare nell'inferno l'anima e il corpo» (MATTH, X, 28).

«Il malvivente fugge anche quando nessuno lo insegue; il giusto, al contrario, è baldo e intrepido come un leone», dicono i Proverbi (XXVIII, 1). Il giusto è intrepido come un leone, perché 1° la buona condotta, la coscienza innocente e monda dànno la vera libertà e lo zelo; rendono generosi ed eroici. 2° Una vita virtuosa procura la tranquillità della coscienza; ed una coscienza intemerata nulla teme... 3° I giusti non vedono nulla di terribile in questa vita, eccetto il peccato; tutto il rimanente, croci, avversità, patimenti, fuoco, morte, lo considerano come un nulla, se non lo stimano un guadagno (Philipp. I, 21). 4° I giusti sanno che sono sotto le ali di Dio, nascosto nel loro cuore, e da Dio sorretti, si sentono pieni di energico vigore. Essi altro non vogliono che Dio; e chi potrebbe loro toglierlo? Di tutto il resto a loro non importa nulla e perciò non si turbano se altri ne li prova... 5° Nei frangenti penosi e difficili, Dio infonde ai giusti tanta speranza e coraggio, che ardiscono mettere mano ad ogni impresa e diventano terribili ai loro nemici...
 «Il giusto è intrepido come leone e non conosce timore» (Prov. XXVIII, 1). A ragione la sacra Scrittura paragona il giusto al leone: l° Il leone è gagliardissimo in forza, e similmente il gusto... 2° Il leone, re degli animali, sdegna la loro compagnia; il giusto schiva la vita delicata ed oziosa dei mondani, disprezza le pompe del secolo e guarda come fango tutti i beni della terra... 3° Il leone si mangia la sua preda con tutta sicurezza; non teme le belve che possono attorniarlo e non le degna nemmeno di uno sguardo; il giusto non ha pensieri che di Dio e della giustizia: questo forma la sua vita ed il suo sostegno; egli non teme che gli venga rapito colui dal quale solo attende la sapienza, la grazia, la virtù, la gloria, la visione beatifica, la suprema felicità, ogni bene... 4° Il leone disprezza tutte le fiere, tutti i nemici che gli si presentano; non sa che cosa sia timore, e più grande è il pericolo, più il suo coraggio s'invigorisce; e così il coraggio del giusto cresce in ragione delle avversità e dei pericoli che lo mettono alla prova. Le tribolazioni lo rallegrano, perché vi trova di che esercitare la sua virtù, la sua energia, ed infiammare di coraggio l'anima sua. Egli allora esclama col grande Apostolo: «Chi mi dividerà dalla carità di Gesù Cristo? forse la tribolazione, o l’angustia, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la persecuzione, o la spada? Ma noi siamo, la mercé di colui che ci ha amati, superiori a tutte queste cose; perché io sono sicuro che né la morte, né la vita, né gli angeli, né i principati, né le potestà, né le cose presenti, né le future, né la forza, né l'altezza, né la profondità, né creatura veruna potrà separarci dall'amore di Dio, che è in Gesù Cristo nostro Signore» (Rom. VIII, 35-39).
 «Il leone, osserva S. Giovanni Crisostomo, si lascia prendere al tranello, ma i giusti, se vengono legati e incatenati, allora più diventano robusti, indomabili, invincibili. Il leone rugge e mette in fuga le belve del deserto; Il giusto grida al cielo e volge in fuga i demoni. Le armi del leone sono i suoi occhi sfavillanti, le sue zampe, il terrore che incute, i denti aguzzi; le armi del giusto consistono nella saviezza, nella pazienza, nella tolleranza, nel disprezzo di tutte le cose presenti. Chiunque è munito di queste armi, si ride non solamente degli uomini crudeli e persecutori, ma di tutti quanti i demoni» (Homil. ad pop.).
 Studiatevi dunque di vivere secondo Iddio, e non sarete mai vinti da nessuno; ancorché foste l'ultima degli uomini agli occhi del cieco mondo, sarete sempre i più forti e potenti. Ma se non vivete secondo la fede, quando foste pure la suprema potenza della terra, sarete però sempre facile preda di ogni più fiacco nemico, e di ogni più piccolo inganno; la vostra sorte sarà quella dell'indurato Faraone che fu vinto da zanzare e da cavallette...


 IL GIUSTO È LUCE DEL MONDO

«La strada del giusto è come striscia di sfavillante luce», leggiamo nei Proverbi (IV, l8). Seminata di pericoli, di tentazioni, di errori, la vita presente è notte buia anziché giorno chiaro: perciò Dio vi ha messo i giusti, quasi altrettante fiaccole, a rischiarare le tenebre, fino a che la notte di tutte le tentazioni e dei pericoli sia finita. I giusti sono fari collocati su le torri del Signore, in riva al mare burrascoso di questo mondo, per indicare gli scogli ai naviganti e nell'indirizzarli al porto di salvezza. I giusti compaiono come splendida aurora che dirada le tenebre; sono l’aurora del sole eterno... 

E qui notate come convenga ai giusti, agli amici di Dio, questo paragone con l’aurora: 1° L’aurora riceve la sua chiarezza dal sole; e i giusti ritraggono la loro giustizia da Gesù Cristo, vero sole di giustizia... 2° La luce dell’aurora aumenta a poco a poco, insensibilmente, finché diviene vero splendore; la virtù del giusto va man mano crescendo finché tocca la perfezione... 3° Il sole, in su l'aurora, trasmettendo i raggi suoi a traverso delle nubi, compare più bello; l’anima giusta e santa che splende di carità, e di pazienza in mezzo alle tribolazioni, si mostra più ammirabile e più bella... 4° L'aurora non è altro che l’aria, di per sé tenebrosa ed oscura, ma che rischiarata dalla luce solare, diventa luminosa e splende dapprima debolmente, poi di vivissima chiarore; così l’anima, allorché passa dalle tenebre dell’errore e del vizio alla luce della virtù, viene rischiarata dalla grazia, in modo però che si trova in lei una mescolanza di tenebre e di luce, la quale, a poco a poco, crescendo la grazia, si cambia nel puro splendore della giustificazione... 5° Finalmente i barlumi dell’aurora si confondono ben presto negli splendori del sole e non formano più che una sola luce al meriggio; così i giusti si uniscono, si perdono, si trasformano in certa qual guisa in Gesù Cristo, per la perfezione della loro vita e questo avverrà più intimamente ancora, quando, nell’eternità beata, lo vedranno faccia a faccia e lo possederanno tutto intero poiché allora Dio sarà tutto in tutti.

«Il giusto, dice l’Ecclesiastico, è stabile nella sapienza come il sole» (Eccli. XXVII, 12). Ora vedete l'analogia che vi è tra il giusto e il sole: 1° Il sole è tutto luce e calore, così anche il giusto... 2° Il sole non patisce oscuramento né dal fumo, né dalle nubi; il giusto non è turbato né dal timore, né dalle passioni; queste sono nubi ch'egli, quanto più progredisce, tanto più dissipa... 3° Il sole sta lontanissimo e altissimo dalla terra; il giusto mena la sua vita nel cielo e aborre le cose della terra... 4° Il sole spande i luminosi e benefici suoi raggi su tutto il mondo, tanto sui buoni quanto sui cattivi; il giusto fa del bene a tutti, amici o nemici... 5° Il sole obbedisce ai cenni di Dio, va, viene, leva, tramonta, secondo le leggi assegnategli; e così fa il giusto... 6° Il sole è più grande della terra; il giusto è animato da tale carità, che racchiude nel suo cuore il mondo intero... 7° Il sole vince in chiarezza le stelle; il giusto supera in luce e santità tutti gli altri uomini... 8° Il sole è attivissimo; il giusto non cessa un istante dal produrre frutti di obbedienza, di amore e di buone opere... 9° I raggi del sole si conservano sempre puri, anche battendo in luoghi immondi, sopra sozzure; similmente il giusto, serba intatto il suo candore e la sua bellezza; anche vivendo in mezzo ai peccatori ed essendo testimonio delle loro laidezze.


IL GIUSTO È IL TESORO DELLA TERRA

Per riguardo a Noè che era giusto, Dio conservò la stirpe umana all'epoca del diluvio. E la sacra Scrittura ci dice che anche a Sodoma ed alle altre infami città della Pentapoli Dio era disposto a perdonare, dietro le istanze del giusto Abramo, se vi si fossero trovati solo dieci uomini giusti e furono distrutte dal fuoco, salvandosene il solo Loth con la famiglia, perché non si poterono trovare dieci persone dabbene... Quante volte non salvò Mosè il popolo colpevole e gli risparmiò i castighi della vendetta divina? Ah! il giusto è un parafulmine che preserva il mondo dallo scoppio dell'ira celeste.

«La persone giuste e sante, dice S. Gerolamo, sono i cardini della Chiesa, anzi del mondo (Lib. sup. Gen.)». Infatti, dice Ruffino spiegando questo passo, «chi può dubitare che il mondo non stia in piedi per le orazioni delle anime pie? (praef. in Vitis Patr.)».
 Discorrendo di Abramo, S. Ambrogio osserva «che egli c'insegna come i giusti siano solido baluardo della patria e quanto bisogna guardarsi dal biasimarli e vilipenderli. Infatti la loro fede ci protegge, la loro giustizia ci preserva dalla rovina. Se Sodoma avesse avuto dieci giusti, forse non sarebbe perita (De Abrah., l. I, c. 6)». Quindi Filone ci esorta a pregare affinché, «come colonne che reggono l'edifizio, vi siano sempre nel mondo degli uomini giusti a preservazione contro le calamità. Poiché vivendo questi, non è mai da disperare della salute pubblica (De migrat. Abrah.)».

Anche l'autore dei Proverbi aveva già detto: «La benedizione dei giusti porta prosperità ad un paese; e la lingua dei malvagi lo scompiglia e la rovina» (Prov. XI, 11). Ora se dimandate che cosa è questa benedizione dei giusti, e in che consiste, vi rispondo che consiste in questo: 1° Con le loro virtù, i giusti dànno buon esempio e attirano grazie su quelli che li attorniano... 2° Sono preziosi per i benefizi e gli atti di carità che esercitano, per le loro limosine, per la cura che si prendono dei malati, dei prigionieri, degli appestati, dei bambini derelitti, per l'educazione che dànno alla gioventù e agli ignoranti... 3° Le preghiere dei giusti sono una benedizione, perché allontanano le calamità e attirano le grazie temporali e spirituali... 4° I loro consigli, i loro avvisi, i loro discorsi, le loro conversazioni, i loro buoni esempi sono anche una benedizione... 5° Finalmente, l’arte ch'essi hanno di dire cose edificanti, di persuadere, di convertire, di far perseverare nel bene è la più preziosa delle benedizioni.

Per riguardo di S. Paolo, Dio salvò dal naufragio tutti quei centoventi che navigavano con lui nel medesimo vascello (Act. XXVII, 24).

Con la maestà della sua presenza e la gravità delle sue parole, S. Leone fermò il feroce Attila e lo trattenne dal saccheggiare Roma; mitigò l'ira di Genserico già padrone della città e risparmiò alla medesima l'incendio, la strage, la totale rovina (Storia Eccles.).
Con la sua modestia e umiltà, con la tenera sua eloquenza, S. Gregorio riconciliò l'imperatore Morizio e i principi della famiglia reale con la città che li aveva insultati. S. Lupo, vescovo di Troyes, arrestò Attila il quale devastava, come fuoco del cielo, le contrade per le quali passava con le sue orde. Per una sommossa avvenuta in Tessalonica, la statua dell'imperatore Teodosio era stata abbattuta e trascinata per le vie della città nel fango, e già l'imperatore, a vendetta dell’oltraggio fattogli, aveva ordinato che fosse abbandonata al saccheggio, ma le parole del pio vescovo Flaviano calmano lo sdegno imperiale e ottengono perdono al paese colpevole (Storia Eccles.).

Ai tempi dello scisma di Pier Leone, S. Bernardo, armato della grazia e della potenza della sua parola, ridusse il re d'Inghilterra e gli altri grandi del regno all'ovile della Chiesa e all'obbedienza verso il papa Innocenzo II e pose fine allo scisma (Stor. Eccles.).

IL GIUSTO È BENEDETTO DA DIO

«Il Signore ama i giusti, li benedice e si moltiplicano», dice il Salmista (Psalm. CXLV, 7). - Benedixit eis et mutiplicati sunt (Psalm. CVI, 38). «Dio custodirà i piedi dei giusti», leggiamo in altro luogo della Scrittura (I Reg. 1, 9). Per i piedi dei giusti, si devono intendere gli andamenti e le azioni dei giusti, che Dio fa volgere a bene e ricompensa... Il giusto, accusando e condannando se stesso per umiltà, secondo le parole del Savio (Prov. XVIII, 17), non è mai accusato e condannato da Dio.

«Il giusto rassomiglia ad una buona vigna, scrive S. Bernardo, la sua virtù è la vite, le buone opere sono i tralci; il testimonio della sua coscienza è un vino delizioso; la sua bocca, donde escono parole di edificazione e preghiere, è il torchio. Nulla in lui scorgete d'inerte; le sue parole, i suoi pensieri, ogni sua cosa insomma è a disposizione di Dio, come il campo è in mano al lavoratore. Egli è il frutto dei lavori del Signore; la vigna del Dio degli eserciti. Quindi Iddio lo ama e lo colma di grazie (Serm. XXIII in Cantic.)».
 «Noi otteniamo di essere ascoltati dai principi, dice S. Gregario, quando abbiamo famigliarità con loro; ora i giusti sono gli amici e i familiari di Dio, perché a lui congiunti col legame della carità e delle virtù; gli parlano dunque famigliarmente e ne sono ascoltati ed esauditi» (Pastor.).


IL GIUSTO È AMATO E BENEDETTO DAGLI UOMINI

«La memoria del giusto rimarrà in eterno» (Psalm. CXI, 6). «Mosè, dice l'Ecclesiastico, fu caro a Dio e agli uomini e la sua memoria è benedetta» (Eccli. XLV, 1). S. Bernardo applica queste parole al giusto, e dice: «Certamente è caro a Dio ed agli uomini colui che non solamente è con la sua presenza una benedizione, ma la cui memoria è essa stessa in benedizione, per riguardo alle buone opere che ricorda. Poiché il giusto nutrisce i suoi simili della sua vita, della sua dottrina, della sua intercessione» (Serm. in Cant.).
Come un altro Gesù Cristo, egli consuma la vita sua nel fare del bene (Act. X, 38); la sua memoria, esaltata ed onorata, passa di generazione in generazione, né mai si spegne... Imitiamo dunque il giusto, siamo giusti noi medesimi... Qui è la vita, la felicità, la gloria, l'immortalità beata.

Padre Cornelio A Lapide