I
FIGLI
DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
La
Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione è una "Congregazione
laicale". Nei secoli dal XVII in avanti fiorì un gran numero di istituti
dediti all'insegnamento, alla cura degli infermi, al sostegno della gioventù
ed altre opere di grande valore sociale, purtroppo dimenticate dall'autorità
pubblica, o in ogni modo trascurate. Va ricordata anzitutto la Congregazione
dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fondata nel 1680 da quel grande santo e
uomo di Chiesa che fu Giovanni Battista de la Salle (1651-1719), con lo
scopo di offrire ai fanciulli l'educazione umana e cristiana; per questo non
era necessario il sacerdozio, e i Fratelli furono e sono tutti laici, o più
esattamente religiosi con voti ma non sacerdoti; dopo quello di la Salle,
sorsero molti altri istituti di questo genere, e il bene che fecero e fanno
è davvero immenso. Anzi, se ne avverte maggiormente oggi il bisogno, sia perché
i religiosi sono in diminuzione, sia perché l'attuale cultura si accorge che
un'istituzione retta dai religiosi (scuola o ospedale) è sempre più efficiente,
più ricca di proposte, più attenta e pronta alle richieste degli utenti. Sono
attualmente più di trenta le Congregazioni Religiose Laicali. Sono
caratterizzate da un obiettivo di tipo sociale e dallo stato dei membri: come
si è detto, religiosi che vivono la loro consacrazione attraverso l'emissione
dei voti, senza accedere al sacerdozio. Vi è tuttavia qualche eccezione; ma
ciò è ammesso solo per specifiche esigenze di apostolato.
PADRE LUIGI
MARIA MONTI
Ciò
che sempre stupisce, accostando i santi, è la loro audacia, che non di
rado, al nostro calcolo umano, appare "imprudenza". Il loro cuore è
vergine e il loro passo cerca le solitudini affollate delle nostre Torino, Milano,
Genova, Napoli... là però dove vi è la gente più spregevole, più
abbietta, quella per la quale e alla quale nessuno darebbe un soldo. Il nostro
occhio si meraviglia quando vede questi coraggiosi rinnovare gli antichi
ardimenti biblici, allo scopo di accendere, nel continente silenzioso e
sazio di una umanità scialba, il fuoco ardente voluto da Cristo (Lc 12,49).
Le "carte" di Luigi Maria Monti sono preghiera, lavoro, tenacia,
sacrificio. Sono quelle del profeta che si immerge nel quotidiano e guarda
ai miseri, agli infelici, ai peccatori. Nato a Bovisio il 24 luglio 1825,
ebbe dai
genitori un'educazione profondamente religiosa, nella modestia della sua casa
e del suo contesto culturale. Nella sua vita Dio non irruppe all'improvviso,
imponendosi contro attese diverse; la presenza divina, anzi, andò
affermandosi sempre più in Luigi, che giorno dopo giorno pagò duramente l'amore
di Dio. L'amore di Dio è gratuito, si dona a chi lo accoglie; ma chi lo
accoglie non viene garantito contro insuccessi e ostilità, e il primo a
vivere questo amore meraviglioso e terribile fu Gesù. Il Monti, fin
dall'adolescenza, riuniva attorno a sé i giovani del paese, e sapeva
intrattenerli con la preghiera, il canto, la meditazione e i giochi con la sua
eccezionale amabilità e semplicità. Non aveva ancora vent'anni quando
decise, confortato dal suo direttore spirituale, "con risoluzione ferma e
stabile di servire Dio e di farsi santo". I suoi amici nel 1846 erano già
abbastanza numerosi e consapevoli dell'amore di Dio tanto che la gente cominciò
a chiamarli "Compagnia dei Frati". Il Monti e i suoi giovani non
rispondevano, in quel periodo, alle esigenze sociali; sentivano soltanto, e
coltivavano, l'amore di Dio come liberazione dal peccato, e avvertivano il
peso di questo come la peggiore delle schiavitù. In altre parole vi era in
loro la coscienza che chi attribuisce alla Parola di Dio altra dignità
che quella divina, altra missione che quella della nostra liberazione dal
peccato, commette sacrilegio contro la Parola stessa, e ha in sé la durezza
di cuore di quegli israeliti che volevano il Messia terrestre, restauratore
della Gerusalemme corruttibile. Eppure il Monti sarebbe diventato uno dei
maggiori operatori cristiani del sociale, degno di stare accanto al Cottolengo,
a Don Bosco, al Murialdo. Una prima prova fu quella del carcere di Desio: due
mesi, insieme ai suoi giovani, con l’accusa di formare una società segreta
antiaustriaca. Nella sua mente intanto si era formata l'idea di costituire una
compagnia per l'educazione della gioventù; venuto a conoscenza che a Brescia
esisteva un'opera simile, i Figli di Maria Immacolata, fondati da Ludovico
Pavoni (1784-1849), si aggregò a loro, insieme ai suoi compagni (1852). Un
insieme di vicende, interpretate dal Monti alla luce della fede, lo condusse
poi ad unire la formazione cristiana dei giovani alla cura amorosa e
specializzata dei malati. Anche qui, come non vedere nella scelta di Padre
Monti l'azione dello Spirito, che egli costantemente invocava nella preghiera?
Egli osservò Cristo discendere nelle nostre prode fangose, nei cenci degli
infelici sovente abbandonati negli androni degli ospedali. Non si è lontani
dalla verità se ci si azzarda ad immaginare un suo pensiero: Cristo ci ha
salvati perché la nostra carne era la sua carne, perché il nostro dolore era
il suo dolore: non lo vediamo forse commuoversi, piangere, dinnanzi alle
malattie e alla morte? Ed ecco che, agli occhi del Monti, le piaghe dei malati
appaiono come le piaghe di Cristo; l'innocenza del fanciullo, che non ha
alcuno a cui affidarsi, gli appare più avvincente della contemplazione del mistero.
Con entusiasmo accolse quindi l'opportunità di occuparsi, con i suoi
compagni, dell'assistenza nell'ospedale romano di Santo Spirito. Con
abnegazione eroica, si diede a curare gli infermi, lavorando senza sosta, pregando
ed evangelizzando, ben sapendo che l'uomo è molto più povero allorché gli
manca il nutrimento dall'alto che quando gli mancano le risorse del corpo. In
questo periodo di lavoro indefesso e generoso sorse la Congregazione, a contatto
con l'umanità sofferente.
I FIGLI DELL’IMMACOLATA
CONCEZIONE
L'opera
del Monti richiamò l'attenzione dell'autorità civile e religiosa. Pur dovendo
far fronte ad aperte ostilità anche da parte ecclesiastica, trovò un valido alleato
in Mons. Salvatore Vitelleschi, commendatore dell'ospedale, e per mezzo suo
ottenne da Pio IX di istituire, nello stesso ospedale, i Figli dell'Immacolata
Concezione. Il papa dimostrò subito di amare la nuova Congregazione e di
apprezzarla come strumento prezioso di apostolato. La data della fondazione è
l’8 dicembre 1857, tre anni dopo la definizione del dogma dell'Immacolata,
alla quale il Monti era devotissimo; di qui la pietà mariana che sempre ha
animato il fondatore e i figli, i quali, l'8 dicembre di ogni anno,
rinnovano la consacrazione al Signore. L'approvazione pontificia venne il 10
maggio 1865, riconoscendo come "laicale" la Congregazione; lo
stesso fondatore, per la sua profonda umiltà, non volle mai accedere al sacerdozio.
Integrò lo scopo dell'istituto con l'educazione dei fanciulli orfani, per i
quali aprì gli orfanotrofi di Saronno (1886) e di Cantù (1898). La presenza
però di sacerdoti nella Congregazione gli parve come l'anima necessaria a
dare completezza alla sua fatica. Non fu facile ottenere dalla Santa Sede
l'accesso al sacerdozio per i suoi seguaci, che andavano aumentando. San
Giovanni Bosco, chiamato da Pio IX a provvedere ad una completa configurazione
dell'istituto, pensava all'unione con i suoi Salesiani come alla soluzione più
idonea; non sarebbe stata una scelta da scartare, ma lo Spirito ha fantasia
maggiore dei santi. Padre Monti avvertiva chiaramente l'opportunità di una
piena autonomia, che ottenne soltanto nel 1878. Venti anni di lavoro e di
sofferenza, di prove durissime, sia fisiche che morali, per dimostrare la
purezza del suo obiettivo, cioè il sollievo degli ammalati. Ma la prova
forse più ardua fu quella del 1889, quando, già lasciato l'ospedale per
dedicarsi all'organizzazione interna dell'istituto, seppe che i suoi
religiosi venivano estromessi dal Santo Spirito, causa la prepotenza della
massoneria, che non perdeva occasione per agire contro ogni forma anche
socialmente valida di espressione religiosa. Egli stesso si mise alla testa
dei suoi figli e, cantando il Magnificat, lasciarono insieme, dopo trent'anni,
quel luogo in cui avevano operato un bene immenso. Non si può non pensare al
pianto del Monti, in quell'occasione. Ma, azzardando ancora un suo pensiero,
egli riconobbe che tutto era previsto. Le tenebre hanno, pensò forse
l'anima del Padre, i loro profeti ricchi di seduzione, che tentano invano di
scuotere la fede dei giusti. Degli avversari di Dio restano soltanto le astuzie
meschine e le invidie scoperte: la fede ha vinto il mondo, ma non al punto
che il mondo non abbia i suoi trionfi postumi. Questo ci aiuta a ricordare che
non abbiamo qui una città permanente, che siamo servi inutili; non deve dunque
avvilirci l'esultanza dei sinedri, la furbizia degli scribi; la loro sottile
sagacia non si adatta a noi, poveri figli della luce. Padre Monti spese gli
ultimi anni nella riflessione, per assegnare ai suoi figli una valida forma
di vita. L'amore a Dio, la devozione all'Immacolata, il sacrificio per gli
infelici, costituiscono l'anima delle "costituzioni" della
Congregazione, che è oggi presente, oltre che in Italia, in varie parti del
mondo. Nel 1904 San Pio X concesse l'introduzione del sacerdozio. Il Padre,
però, era già presso il suo Signore, essendo deceduto a Saronno il 1°
ottobre 1900. Il Monti fu un uomo che, per molti aspetti, precorse i tempi. Per
i malati e gli orfani ideò una efficace assistenza formata dall'azione
congiunta di infermieri, medici, sacerdoti. Volle la sua Congregazione fondata
su di un principio di perfetta "parità di diritti e doveri tra religiosi
sacerdoti e non sacerdoti". Anche questo gli costò non poco. Ma ai
profeti è sempre richiesto il pagamento di un prezzo. Oggi i suoi figli
continuano la sua parola evangelica guardando alla mitezza di Maria:
"l'Immacolata sia il loro costante riferimento nelle diverse attività.
Fedeli al carisma originario, essi saranno così segno della tenerezza di Dio
per i poveri, gli ammalati, i sofferenti". (Giovanni Paolo Il, Messaggio
alla Congregazione, 24 settembre
1999).