I DIAVOLI ALLO SCOPERTO

·        A SALSOMAGGIORE TERME

·        CORINNA DANZO

Mi trovavo a Salsomaggiore Terme per le cure balneo-termali e, fra i tanti, una coppia di coniugi: Ida e Carlo Baldi. E tanti, tanti altri con i quali feci amicizia.

Dopo qualche giorno, appena terminato il pranzo, raccontai una barzelletta che Margherita mi fece dattilografare nella sua casa di Ravenna. Tutti ascoltarono con molta attenzione. Di spalle, fingendo di leggere il menù, una signora, alquan­to nervosa, che sfoggiava al collo una grossa medaglia d'oro con tanto di falce e martello, alza­va e abbassava i tacchi con ritmo frenetico e ten­deva l'orecchio nell'ascolto. I protagonisti, due gio­vani intenzionati a sposarsi, ma che, dopo un'estenuante giornata di ricerca, ormai stanchi e sconsolati, non riuscirono a trovare un appartamen­to da fittare.

Stavano per arrendersi, quando, per caso, al­zando gli occhi, videro meravigliati un bel palazzo con tanto di cartello a caratteri cubitali: "AFFITTASI"!!!

- " Ma guarda un po' - si dissero - abbiamo cercato tutto il giorno e invece questo era sotto il nostro naso".

Risero di gusto e poi chiesero al custode: - "Possiamo dare un'occhiata?".

- "Perché no?", rispose.

Dopo averlo visitato, alquanto delusi, doman­darono:

- "Come mai non ci sono i gabinetti?". - "Qui non occorrono!".

- "E perché?".

- "Perché al primo piano ci sono i comunisti che danno tutto al popolo;

al secondo piano ci sono gli Americani che fanno tutto in scatola;

al terzo piano i repubblicani, son quattro gatti e vanno in terrazzo;

 al quarto piano i fascisti che tengono duro; al quinto piano i democratici da quarantenni a gabi­netto e non hanno fatto ancora niente".

- " Ma allora come mai i Russi non essendoci i gabinetti hanno messo i vetri alle porte?".

"Per vedere lo sforzo del popolo al momento del bisogno".

- Mentre scrosciava l'applauso, una voce risuonò forte nella sala:

- "Non è vero, non è vero!".

Era la Signora che leggeva il menù che, bat­tendo i tacchi per terra, scaricava tutta la sua ten­sione e rabbia.

Poveretta, non aveva capito niente; e fu mol­to biasimata.

Intanto, nel pomeriggio, durante una passeg­giata in compagnia di un maresciallo dell'aviazio­ne di Rimini, Carlo Baldi di Bolzano, specializzato nella guida di elicotteri, mi disse:

- "Giuseppe, sia io che mia moglie ti abbiamo molto osservato in questi giorni e ci siamo con­vinti che sei bravo. Perciò ti voglio raccontare la mia conversione".

- "Io - continuò a raccontare - non credevo, mentre mia madre era devota di Padre Pio da

Pietrelcina, che andava a trovare ogni anno".

- "Passò del tempo e, vedendo che io peg­gioravo, constatando che oltre alla moglie avevo anche un'amante, pensò ad uno stratagemma per ottenere tramite quel santuomo la mia conversio­ne".

- "Così un bel giorno mi chiamò e disse: «Senti figlio mio, tu sai che io vado ogni anno a trovare Padre Pio. Quest'anno, purtroppo, non me la sento. La salute non tanto mi accompagna e quindi ti chiedo un grande favore. Va tu al posto mio a consegnare una lettera a P Pio»".

- "Come non accettare?"

- "Indossai la mia bella uniforme di maresciallo degli alpini, tempestata di decorazioni sul taschi­no della giacca e partii per San Giovanni Roton­do. Appena giunto, Padre Pio che si trovava in Piazza in mezzo ad un folto gruppo di pellegrini, mi guardò, alzò la voce e "Via, Via!".

- "Quel fulmine a ciel sereno mi colpì nel pro­fondo. Rimasi molto male, assai amareggiato e, tutto rosso per la vergogna, feci dietro front. Non ero mai stato umiliato e trattato così".

- "Per strada, a causa della rabbia che cova­vo dentro, borbottavo e gesticolavo: «Quello non è un santo. Ma che santo e santo».

Un frate che rientrava al convento, mi vide. Si avvicinò e mi disse:

«Che hai? Ti senti male? Posso fare qualco­sa per te?».

- "Ma che santo e santo. Quello lì non è un santo. Che vergogna! Mi ha fatto questo e que­sto...".

- "Ritorna, - rispose - lui fa così. Sembra burbero, ma lo fa con quelli che ama... maggiormen­te. Son sicuro che ti sta aspettando".

- " Mi convinse. E con lui ritornai al convento. Non credevo ai miei occhi. Era proprio vero. Pa­dre Pio, solo soletto, mi stava aspettando per la confessione".

- "Santo Padre, finché dicono che c'è Dio beh, penso che sia anche vero, ma quando racconta­no che esiste anche il diavolo ci rido sopra. Pen­so che ciò sia alquanto assurdo".

- "Eh, eh, rispose. Tutto qui?".

- "Mi assolse. Ritornai in albergo. La sera mi misi a leggere un romanzo giallo tanto per conci­liare il sonno. Verso l'una spinsi l'interruttore e nel buio della stanza mi apparve il diavolo. Sì, proprio lui. Non credevo che quello che vedevo era pro­prio vero".

- "Mi stropicciai gli occhi, macché, quello sta­va lì dinanzi a me, completamente nudo, con sembianze di donna, con le corna, rugoso dalla fronte ai malleoli e tanto brutto che per lo spaven­to mi misi ad urlare. Tutti gli ospiti dell'albergo, spaventati, si alzarono dai loro letti e si precipita­rono nella stanza dove ero alloggiato.

Appena aprirono la porta furono investiti da un forte, nauseabondo odor di zolfo che aleggiava e impregnava tutta la stanza, tanto da togliere il respiro e videro la mia persona tremante di spa­vento".

- "Raccontai il fatto. Quella notte non si dormì affatto. Commentavano ... e ognuno diceva la sua".

- "Ormai ero convinto. Cambiai per davvero. Lasciai l'amante, mi proposi di rigar ritto e di fare dell'apostolato. Vedi, Giuseppe..." e mi mostrò l'Immacolata, i capelli di Padre Pio, il Santo Rosa­rio, ecc.

Il maresciallo di Rimini rimase a bocca aper­ta. Io ero felice. Un figlio prodigo era tornato alla casa del Padre e bisognava festeggiare. Nella mente farfugliavo: "Ecco perché è sempre accom­pagnato dalla moglie. Chissà che fifa!".

A Natale ricevetti una cartolina d'auguri da Ida e Carlo Baldi con l'invito di andare a trovarli. Pen­sai anche: "Ma guarda un po' cosa possono fare una barzelletta sentita e dattilografata in casa di Margherita e raccontata con vero spirito serafico e la preghiera di una mamma".

 

CORINNA DANZO

Ogni anno compivo un paio di pellegrinaggi a Ravenna. La meta era San Pier Damiano e la cel­la di Margherita.

Il più delle volte Margherita, avvisata telefoni­camente, si faceva trasportare con tutto il letto in Chiesa per partecipare con noi al rito della Santa Messa. Poi i pellegrini, dopo le varie preghiere e atti di devozione, attorniavano con gioia Margheri­ta sia per salutarla, augurarle ogni bene, sia e so­prattutto, per chiederle consigli. A dire che tutti erano soddisfatti, sarebbe ben poco e puerile. Erano, invece, raggianti. Lo si vedeva durante il pranzo a sacco che consumavano in una stanza messa a disposizione dai frati, tanto gentili e caritatevoli, fra i quali spiccava padre Giuliano Ferrini che, nel bel mezzo dell'allegria, con sem­plicità serafica, entrava nella stanza e regalava dei bei fiaschi di vino doc, suscitando commozione, sorpresa e benevoli consensi per quell'offerta ina­spettata.

A sera si ritornava a Milano. La gioia era quel­la di sempre: tutti contenti e beati.

Dopo i tanti pellegrinaggi successe qualcosa che ha dell'incredibile. Al ritorno a casa, verso mezzanotte, la signorina Corinna Danzo sentì un soave profumo sprigionarsi da un'immagine della Madonna e dalla corona del Santo Rosario. Dopo qualche attimo, però, avvertì un odore simile alla puzza di bruciato.

Pensò ai fili della corrente ma, dopo una rapida occhiata, scartò quell'ipotesi. Non s'era anco­ra ripresa da quel misterioso fatto, quando ad un trat­to vide comparire cinque nanetti brutti e puzzolen­ti e un gran fetore nella stanza.

Mi telefonò, spiegandomi l'accaduto e chie­dendo: "Che cos'è, Giuseppe?".

Telefonai a Margherita che all'istante mi dis­se: "Sì, Giuseppe. In questo momento anche nella mia stanza c'è un gran profumo. Quei nanetti, in­vece, sono degli spiriti impuri. Sono andati a ten­tarla".

Avvisai Corinna di stare in guardia.

Ma perché quei "cosacci" andarono ad im­portunare Corinna?

Considerando la bonomia di Corinna, il suo santo equilibrio, la sua modestia ed umiltà, la di­screzione con cui stava al suo posto durante i pellegrinaggi, non avevo proprio nulla da eccepire. Se ne stava tranquilla con l'amica Giovanna dal Pont e insieme pregavano, dando un gran bel­l'esempio di virtù veramente cristiane.

Solo dopo la dipartita di Corinna venni a sa­pere di che levatura fosse: pregava molto di notte fino a dire ventuno rosari, assisteva gli ammalati e partecipava anche ai vari incontri di conferenze religiose in parrocchia.

Quando seppi ciò, capii. L'ammirazione creb­be specialmente quando qualche giorno prima che transitasse da questo mondo, mi chiese di aiutar­la a rinnovare il suo passaporto, perché desidera­va essere in Polonia il giorno della visita ufficiale del Santo Padre Giovanni Paolo II.

Di solito il volto di Corinna era quasi sempre pallido, quel giorno, invece, lo vidi trasformato. Era bellissimo. E pensai alla morte del cigno e, ancor oggi, mi. ripeto: Ecco come muoiono i Santi ... Un carismatico mi disse che Corinna si spen­se fra le braccia e sul cuore di Gesù.