I DIAVOLI ALLO SCOPERTO
MARGHERITA
BUZZI
Margherita
un giorno mi raccontò che quando era piccola, essendo di famiglia molto povera,
durante la prima comunione, vedendosi vestita tanto male, per la vergogna si
mise dietro all'altare. Non poteva infatti stare con le altre in prima fila e
tutte ben vestite, circondate dall'amore festoso dei genitori e parenti
ugualmente eleganti.
Mi disse che era nata nella cittadina di Comacchio, situata sul margine orientale della laguna omonima, fra il Po di Volano e il Po di Primaro (Reno) e precisamente costruita sopra un gruppo di tredici isolette, separate da canali legati tra di loro da altrettanti ponti proprio come a Venezia.
Un
argine, percorso dalla ferrovia, unisce Comacchio alla terra ferma e al suo
porto, detto Garibaldi.
La
maggioranza degli abitanti è dedita alla pesca nella laguna che si estende
nella costa alluvionale dell'Adriatico, a sud del delta padano, il cui
specchio d'acqua è cinto esternamente da un argine, diviso da arginelli interni
in valli e campi poco profondi, comunicanti per mezzo di canali col mare.
Fra
il vario novellame dei pesci prevalgono le anguille che, quando compiono lo
sviluppo e ridiscendono al mare, vengono catturate con ingegnose trappole di
canne, dette "lavorieri".
Notevoli
anche gli edifici, fra i quali la cattedrale, la Chiesa di Santa Maria e la
bizzarra costruzione di Treponti.
D'inverno
il clima è molto umido.
I
vapori delle acque causano nebbie che oscurano i dintorni e l'aria come una
cappa, fino ad una certa altezza. Perché nessun uomo o elemento può andare
al di là del firmamento né raggiungere il suo immenso e vasto spazio,
solcato ad altissime velocità da miliardi di stelle. I tentativi dell'uomo di
arrivare sulla luna o su qualche altro pianeta non sono altro che giochi da
bambini.
Che
grande verità affermiamo quando professiamo che Dio è infinito! E che per
poterlo raggiungere dobbiamo attraversare molte tribolazioni, e anche
Margherita, perciò, non poté sfuggire a questa terribile realtà.
Infatti
sin dal 10 agosto 1915 si trovò soggiogata dalla sofferenza.
Il
primo incontro con la povertà non lo cercò affatto. Era lì a portata di mano,
anzi era nata con lei, l'abbracciò senza chiederle alcun permesso e la condusse
poi per tutta la travagliata esistenza senza più lasciarla.
Arduo
era il compito dei poveri genitori che oltre a undici bocche da sfamare, alla
cura di provvedere a vestirli e ad educarli dovevano affrontare anche un
nemico più terribile: lo scoppio della prima guerra mondiale che aggravò la
situazione e portò nella cittadina un'atmosfera di panico, di oscuri
presentimenti e di restrizioni economiche.
I
genitori, comunque, non disarmarono. Si affidarono alla Divina Provvidenza, a
quel Dio che nutre gli uccelli dell'aria, i pesci del mare e tutti gli animali
della foresta e che senz'altro avrebbe provveduto a non far mancare il
necessario per tutta la nidiata. Certo si doveva affrontare e superare la dura
prova, sottoporsi a rinunce e sacrifici e a far buon viso anche per la loro
malferma salute e a quella dei figli, al lavoro insicuro e poco redditizio.
Margherita, appena grandicella, avvertì questi inconvenienti e prese in mano
le redini. Si mise a disposizione dei genitori per allontanare lo spettro
della fame e uscire dall'incresciosa situazione.
La
prima conseguenza logica fu quella di non poter frequentare la scuola e quindi
restare analfabeta per tutta la vita. Si dedicò al lavoro di sguattera presso
la trattoria del paese, badare e tener pulito il locale pubblico e fare tutti i
servizi inerenti. In compenso era soddisfatta perché poteva consegnare il
denaro guadagnato ai propri genitori e vederli sollevati dalla miseria. In
cambio non riceveva né carezze, né regali, né dolci e né momenti dì
sollievo. Anzi, dopo qualche tempo, per qualche soldo in più fu mandata a
lavorare in un albergo di Milano, lontana dalla sua amata Comacchio.
Che
importavano i pericoli che doveva affrontare una ragazza giovane e inesperta,
i maggiori sacrifici, le rinunce, la solitudine, il lavoro notturno e diurno, i
rischi morali e tutte le altre conseguenze in agguato? Interessavano solo i
soldi e la famiglia ne aveva veramente bisogno.
E
così dai oggi e dai domani, la salute ne risentì. E Margherita fu costretta
a lasciare Milano, dove aveva incontrato solo tanta amarezza e sofferenza.
Ma
Dio, che con amore paterno veglia sulle sue creature, la sollevò da tante pene,
trovandole un asilo di pace e amore presso la Contessa della Torre che
l'accolse nella sua casa e l'amò come figlia. Finalmente incominciò a
conoscere i veri affetti, generosi e caldi, morali e materiali che solo si
trovano e può dare una vera e santa famiglia.
Margherita
incominciò pian piano a riprendersi, a trovare il sorriso dei semplici e ad
intravedere il vero volto di Dio che ama tutte le sue creature.
E
così, all'età di 37 anni, in casa della contessa della torre incominciò ad
intravedere nella pace e nella quiete dolce della sera, in quei giardini pieni
di fiori sotto il manto delle stelle luccicanti nel bel firmamento non solo
quella comunione silenziosa con Dio Creatore ma anche il suo volto misericordioso.
Infatti,
dopo una notte tempestosa, scorse ad un tratto un raggio di vivissima luce: Gesù
le va incontro. Margherita prontamente imitò Maria Maddalena e gli baciò i bei
piedi, piangendo tutte le sue lacrime e detestando l'increscioso passato. In
quella luce udì pure una voce che le diceva: "Margherita perché mi hai
abbandonato? Perché mi perseguiti?".
Margherita
ne era veramente scossa e, pentita, non osò rispondere mentre Gesù continua:
"Sei disposta a bere il calice dell'amarezza che io ho bevuto? A prendere
la Croce e a seguirmi fino al calvario, fino alla completa immolazione?".
Erano
presenti anche la Santa Vergine, San Giuseppe, San Michele e San Gabriele. Come
non dire allora, con tutta la foga del suo ardente cuore romagnolo, il sì
richiesto? E Margherita di slancio pronunciò la risposta attesa:
-
"Sì, lo voglio. Sì, sono disposta a seguirti fino al martirio".
-
"E allora va, Margherita, ripara la mia Chiesa, che sta rovinando! Con la
preghiera e l'immolazione riparerai la mia Chiesa e porterai a me tante
anime".
E
Gesù non fece fatica a trovare la sua vittima ... E come ce ne vogliono per
calmare l'ira giusta e divina del Padre Eterno.
Ed
è così che per Margherita iniziò l'era della sua seconda passione aiutata da
Gesù. Rimase paralizzata a seguito di gravi malattie e vari interventi
chirurgici: del suo corpo poteva muovere soltanto il braccio sinistro e il capo,
tutto il resto era immobile.
Sopportò,
con eroismo costante sofferenze, miserie e umiliazioni indicibili senza un
lamento. Andò avanti sol coraggio dei forti, armata sola di semplicità e col
sorriso sulle labbra. Aveva compreso qualera il suo posto nelle vicende della
Chiesa: "La Croce, il dolore, l'amore e il cuore".
"Nell'amore
a Dio e ai fratelli, nella Croce e nel dolore per la redenzione degli uomini sta
il mio cuore vigilante vicino ai Cuori Santissimi di Gesù e di Maria!".
Comprese
che il dolore, dunque, non è un castigo come vogliono far credere certuni ma
una santa medicina. Tocca all'uomo saperlo prendere e trasformare. Può portare
frutto se l'anima è in Grazia o solo triboli e spine quando è nel peccato
mortale.
All'uomo
la scelta, la ricerca, l'impegno di tutte le forze per addolcire il dolore e
ritrovare il Dio che ha offeso e allontanato, il solo autore di ogni bene e vero
Signore della vita. L'unico che è sempre accanto all'uomo di buona volontà,
aiutandolo sempre, quando la ricerca ha per fine l'amore. "Ti ho posto
innanzi il bene e il male, scegli dunque, dice il Signore".
E
sotto la direzione di un santo sacerdote, il salesiano don Spartaco Mannucci,
parroco di Santa Maria in Porto in Ravenna, iniziò un cammino eroico di
perfezione. Offrì a Dio in olocausto le proprie sofferenze per la Chiesa, per
il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti, per la conversione dei peccatori, per la
pace nel mondo e per nuove sante vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa.
Quando
il Mannucci venne trasferito, l'assistenza spirituale passò al francescano P
Giuliano Ferrini O. F M.
Gli
assalti delle forze avverse che le rinfacciano il suo burrascoso passato non
la demoralizzarono affatto, memore di quanto affermò l'angelica Teresina di
Lisiaux: "Non è che mi elevo a Dio sol perché immune dal peccato mortale.
Anche se avessi commesso tutti i crimini del mondo correrei fiduciosa a
rifugiarmi nelle braccia di Gesù sicura che tutti i peccati scomparirebbero
come una goccia d'acqua in un braciere ardente".
Come
non gioire a questa rivelazione e dedicarsi al Signore?
Il
suo generoso, incondizionato e amorevole sacrificio offerto a Dio con sommo
fervore e con tutto lo slancio del suo semplice cuore non poté che suscitare
l'ira del demonio: prima con l'inganno, poi con le minacce e infine coi fatti.
Infatti,
Margherita, ai primi tempi, veniva tormentata dal demonio con somma violenza.
Le toglieva le coperte dal letto, lasciandola per diversi giorni sul nudo
pavimento. Le suggeriva promesse di guarigione, di gioia e di ricchezze se
tornava a lui. La malmenava e, sgridandola, cercava di convincerla che se stava
a letto la colpa era solo di Gesù.
I
fatti davano ragione al demonio e non poteva negare che la sua situazione era
incresciosa. Come mai? Il Signore non è il creatore di tutte le cose e il
padrone assoluto e che tutto può, anche debellare i morbi e quindi il suo in
particolare? Interveniva la Madonna. Le faceva capire in quei duri momenti che
ella non poteva guarire senza di Dio e le ricordava: "Figlia, ti sei
donata martire e non puoi guarire".
A
quella spiegazione Margherita era contenta e al demonio rispondeva: "Non ti
voglio bene per niente".
Il
demonio, allora, vedendo vanificati i suoi abbietti intrighi, convocò tutta la
combriccola. Senza tanti preamboli annunziò che a causa di Margherita vi
erano tanti seggi vuoti nell'inferno!.
-
"Dal lago di fuoco, prendete gli spiriti più ributtanti, più maliziosi,
più scatenati, più assetati di sangue e andate dalla nostra nemica. È necessario
sconfiggerla! Inducetela al peccato! Nell'impossibilità, trascinatela qui
viva, altrimenti vano sarebbe ogni altro tentativo. Perciò adoperate tutti i
mezzi a vostra disposizione: incantesimi, sortilegi, artifizi, malefizi,
assumete forme dei viventi, introducetevi in quei corpi trovantisi in peccato di
infedeltà e disubbidienza alla vera Chiesa e quant'altro vi suggerisce la
circostanza e la vostra superdiabolica intelligenza. Non badate a spese pur di
raggiungere l'obiettivo. Qui la voglio, qui regina degli inferi, qui, qui, viva
o morta! Avete capito?"
-
"Sì, sì, qui la vogliamo! È degna di noi e di te! Che gioia l'averla
qui! Non bramiamo altro!" S'udì un gran frastuono e, come un battito di
ciglia, si ritrovarono in una misera stanza. Si posero intorno al letto
dell'ammalata e si diedero a latrare, a sghignazzare rabbiosamente, a tirare le
coperte, ad insultare, a picchiare, a mordere l'inferma. Contemporaneamente
cercarono di spingerla più volte dal letto, ma non riuscendo, tentarono di
sedurla con la promessa di guarigione e ricchezza. All'eroico rifiuto, le
ripeterono: "Ormai sei nostra, nostra, o maledetta!...".
L'inferma,
intanto, vedendo tante corna intorno al letto, riuscì a dire: "Non vi
voglio per niente bene. Voglio bene solo a Gesù".
Allora
triplicano gli sforzi, ma purtroppo non riuscirono nemmeno a smuovere il letto.
Uno della combriccola, intanto, urlò: "per portar via quella, quella lì,
ci vogliono tutti i diavoli dell'inferno". Un sibilo e d'un colpo arrivano
i rinforzi con a capo Lucifero. Eramo mostruosi e cornuti, le mani adunche, i
piedi caprini e freneticamente dimenavano, a mo di staffile, le lunghe code
serpentine, in tutte le direzioni, sbattendole sul letto dell'inferma. Altri
tentavano di sollevarla, ma proprio mentre stavano per cantar vittoria, ella
rivolse una segreta preghiera:
"O
Vergine Santa, non ce la faccio più, aiutami!".
Allora
apparve la Madonna. Si aprì la terra ed i demoni, cangiati in tante bisce,
precipitarono nell'abisso.
Rinchiusosi,
la Celeste Regina rivolta all'inferma disse: "No, figlia, non temere!
Quel posto non è fatto per te".
Riapparve
sul volto di Margherita un sorriso letificante mentre alla mente balenò un
soave pensiero: "i devoti del Santo Rosario non periranno".
Nonostante
le continue lotte con il demonio, le sue sofferenze, decise di fare
dell'apostolato per portare la parola di Cristo in tutte le case.
Trascrivo
qualcuna delle lettere che conservo ancora:
"Carissimi,
quanti affanni, quante lotte, quante ansie, quanta violenza sino allo
spargimento di sangue pur di arrivare al successo a tutti i costi. Ma ricordiamolo
bene il prodotto della forza umana, come l'intelligenza, l'esperienza, la
scienza, quando Dio si priva anche della Sua Potenza che si manifesta in tutta
la sua forza e bellezza solo quando nell'anima c'è l'umiltà del suo nulla ed
il desiderio ardente di portare le anime a conversione, alla santificazione,
alla salvezza ed a magnificare la gloria del Signore.
Molti
pretendono l'affermazione individuale e comunitaria e non sanno che così
facendo agiscono come Giuda che cercava solo sé, escludendo così
l'intervento Divino che si manifesta, invece, quando si è bisognosi, quando si
è perseguitati, quando si è nelle angustie, quando si è infermi, quando in
tutto moriamo a noi stessi come disse Gesù: "se il grano di frumento non
cade in terra e non marcisce non porta frutto". Pertanto cari, non teniamo
conto degli apprezzamenti del mondo quando ci taccia da stolti o da poco conto o
deboli perché proprio allora brillerà in tutto il mondo il suo fulgore in noi
la sapienza, la fortezza e la grandezza di Dio. Nella pochezza, quando noi ci
sentiamo veramente tali, ci convinciamo senza ipocrisia di essere veramente
niente, allora sì che il Signore incomincia a servirsi di noi, ci utilizza, ci
fa comprendere cosa vuole, cosa dobbiamo fare per gli altri, ci cambia l'animo,
ci mette in pace, ci da la gioia, gioiamo con Lui nell'attuazione del suo
mistero di salvezza e cooperiamo alla nostra santificazione. Sapendo ciò,
chiediamogli quant'altro ci occorre, sicuri di ottenere a piene mani.
Cosa
chiedere? Fervore interiore, testimonianza esteriore, mitezza d'animo,
intelligenza pratica, umiltà profonda, gioia donatrice, dispensatori di pace
e di carità, fiamma di luce d'amore e di preghiera ardente per i fratelli.
Questa è la richiesta che innanzitutto dobbiamo permettere a tutte le altre per
far sì che il mondo cambi ed in tutti si manifesti la presenza letificante e
benedificante del Signore e per poter sentire in tutto cuore il consolante
cantico: "Quanto è buono e dolce che i fratelli abitino insieme e
camminino per la via che porta al Signore".
Realizzando
tale unità, finiranno senz'altro e senza ombra di dubbio le nostre lotte, le
nostre ansie, le varie violenze, attueremo la piena realizzazione della civiltà
dell'amore dove regna sovrano l'ordine, la gioia, la carità, la benevolenza e
la pace.
Questo
il mio augurio, il mio saluto. Sr. Maria Chiara dell'Immacolata.
P.S.
Nel
1977, Margherita divenne suora. In tale circostanza, il Santo Padre inviò il
seguente telegramma:
-
"Sua Santità rivolge augurale pensiero suor Chiara dell'Immacolata,
Margherita Buzzi, circostanza: sua professione religiosa et invocando abbondandi
doni Divini per lieta, fedele perseveranza nei generosi propositi, imparte di
cuore implorata benedizione apostolica, estensibile parenti, consorelle et
presenti sacro rito. Cardinale Villot".
Lo scrivente, quel giorno, era presente e vide Margherita felice e raggiante; sembrava una bambina.