I BENEFICI DELLE TENTAZIONI

COMMENTO AL VANGELO - 1a DOMENICA DI QUARESIMA

Nel deserto, Gesù non fu tentato soltanto alla fine dei quaranta giorni di digiuno, ma durante tutto questo periodo. Egli ha voluto sottoporSi a questa prova per darci un esempio, in quanto nessuno, per quanto santo sia, è immune dalla tentazione.

Padre Joào Scognamiglio Cà Dias Presfàc rìte Gergale

 

I - LA LOTTA DEI DUE GENERALI

Pervasi di mistero e propizi per la meditazione, il battesimo del Signore e la tentazione nel deserto costituiscono i momenti principali della sua vita pub­blica. Su questa materia molto è stato scritto nel corso dei secoli, nel tentati­vo di chiarire i loro più profondi signifi­cati. Fissiamo oggi la nostra attenzione sulle tentazioni subite da Gesù.

Dopo la teofania nel Fiume Gior­dano, troviamo nel deserto due som­mi generali, Cristo e Satana, che si af­frontano in un faccia a faccia. La guer­ra lì intrapresa è diventata il paradig­ma della lotta di ogni uomo, durante la sua esistenza terrena, lotta che rice­ve, a sua volta, l'influenza dell' uno e dell'altro generale. L’accettazione di una di queste influenze determina la sua vittoria o sconfitta personale.

Azione di Satana sulle anime

Sul supremo capo dei cattivi e sui suoi seguaci, lo stesso Gesù avrebbe detto più tardi: "Voi che avete per pa­dre il diavolo, e volete compiere i desi­deri del padre vostro. Egli è stato omi­cida fin da principio e non ha perseve­rato nella verità, perché non vi è ve­rità in lui. Quando dice il falso, par­la del suo, perché è menzognero e pa­dre della menzogna" (Gv 8, 44). Carat­teristiche queste che rendono singola­re il modo di agire di Satana. Il suo go­verno non è esercitato all'interno delle anime, e neppure infonde nei suoi un influsso vitale. Egli riesce, questo sì, ad oscurare l'intendimento del peccato­re e a presentargli cattivi desideri, at­traverso tentazioni che gli suggerisce. Il demonio non ha altra intenzione se non quella di allontanare gli uomini da Dio, loro Creatore e di incitarli alla ri­volta. Desidera che tutti pecchino il più possibile, in modo da perdere così l'uso della vera libertà. Nella sua azione più diretta, il demonio mette a frutto negli uomini la triplice concupiscenza.

D'altro lato, egli odia la vera unio­ne che deve regnare nel rapporto tra gli uomini e, operando in senso op­posto, mira a ottenere la disgregazio­ne della società.

Modo di operare di Gesù Cristo

A sua volta, anche Cristo esercita sui suoi sudditi un'influenza esterna, propria a qualunque re, ma lo fa con tutta la perfezione e nella maniera più efficace. La sua dottrina è chiara e logica; non solo Egli la insegna con parole, ma presenta Se stesso come suo esempio insuperabile e attraente. Chi mette in pratica i suoi precetti ar­riverà infallibilmente alla vittoria.

La sua azione sui fedeli è incompa­rabilmente più profonda di quella di Sa­tana sui suoi rispettivi seguaci. Gesù è il capo del Corpo Mistico, e da lui deflui­sce, verso i suoi membri, la grazia san­tificante. In seguito all'unione ipostati­ca con Dio, l'umanità di Cristo ha la ca­pacità di santificare. È in funzione di questa che San Paolo afferma: "Non so­no più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fe­de del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (G12, 20).

La vita divina del battezzato

Questa vita, infusa in occasione del Battesimo, è talmente superiore che, senza la sua linfa, il cristiano non può realizzare nulla. "Senza di me non po­tete far nulla" (Gv 15, 5). Per questo San Paolo afferma: "Tutto posso in colui che mi dà la forza" (F14, 13). Questa è la vita che noi, battezza­ti, dobbiamo cercare, con la certez­za della vittoria, nel caso che con essa stabiliamo una perfetta unione. Co­sì come le porte dell'inferno non pre­varranno contro la Chiesa (cfr. Mt 16, 18), (così) ognuno di noi - purché unito dalla fede e dalle opere a Cristo Gesù, nostro sommo generale, Re, Sacerdote e Profeta - non conosce­rà il fallimento (,) e con tutta sicurez­za arriverà al trionfo finale, poiché è stato Lui che ci ha resi degni del rifu­gio e dell'aiuto contro le tentazioni.

Perché Cristo Si è deciso a farsi tentare

Questa prospettiva ci renderà chia­ro il Vangelo di oggi, poiché "Cristo volle essere tentato" e addirittura "vo­lontariamente Si presentò al tentato­re". Egli Si dispose ad essere nostro esempio "per insegnarci il modo di vin­cere le tentazioni del diavolo. Per que­o Sant'Agostino dice che Cristo Si la­sciò tentare dal diavolo al fine di esse­re nostro mediatore e aiutarci a trion­fare sulle tentazioni di quello, prestan­doci non solo il suo soccorso, ma dan­doci anche il suo esempio". Come Gesù, per il fatto di aver abbracciato la propria morte, ha potuto dire a questa: "Dov'è il tuo pungolo? Dov'è la tua vit­toria?", così in un modo analogo, in re­lazione alle nostre tentazioni, Egli le ha vinte nel deserto. Dunque, come inse­gna San Gregorio, è comprensibile che "il Nostro Salvatore, che era venuto per essere ucciso", volesse anche "esse­re tentato, di modo che, con le sue ten­tazioni, Egli potesse vincere le nostre, così come, con la sua morte, Egli ha vinto la nostra".

Meglio di nessun altro, Gesù cono­sceva i rischi per i quali passiamo nel­la nostra esistenza e ha voluto, con l'esempio della propria vita, avvertir­ci riguardo ad essi - soprattutto quel­li fra noi chiamati ad un cammino di maggior dedizione e perfezione. "In modo tale che nessuno, per quanto santo sia, pensi di essere al sicuro e immune dalla tentazione. Per questo Cristo ha voluto essere tentato dopo il suo battesimo, come dice Sant'Ilario, perché ‘le tentazioni del diavolo assal­tano principalmente chi è santificato, perché egli desidera soprattutto trion­fare sui santi’. Di qui sta anche scritto: ‘Figlio mio, se ti presenti per servire il Signore, rimani saldo nella giustizia e nel timore, e prepara la tua anima alla tentazione’ (Sir 2, 1)"

Chi potrebbe insegnarci efficace­mente a vincere le tentazioni con fer­mezza, se non lo stesso Cristo?

Per finire - ancora secondo San Tommaso d'Aquino -, Gesù ha per­messo che il demonio Lo tentasse "per darci fiducia nella sua misericor­dia, per cui si dice: ‘Infatti non abbia­mo un sommo sacerdote che non sap­pia compatire le nostre infermità, es­sendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato’ (Eb 4, 15)".

 

II - INSEGNAMENTI DA TRARRE DALLE TENTAZIONI DI GESÙ CRISTO

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu con­dotto dallo Spirito nel deser­to dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame.

Questo inizio del capitolo 4 si pre­senta avvolto in un insondabile miste­ro: "Pieno di Spirito Santo...". ed anco­ra, " fu condotto dallo Spirito...". Per­ché "portato"? Un altro Evangelista di­rà "condotto", e un terzo, "spinto". So­no verbi categorici che esprimono bene il potere impiegato dallo Spirito San­to per agire nelle nostre anime quando elette per una grande missione.

Il battesimo deve essersi realizzato all'altezza di Gerico. Andato via da lì, probabilmente il Signore salì i pendii agresti del Monte Quarentena (Dje­bel Qarantal), fatto di rocce rossastre, con cinque crinali molto caratteristici, separati da considerevoli burroni. An­cora oggi si trovano tra quelle pietre scavi fatti a mano, che lo zelo fervente di contemplativi ha effettuato per fa­vorire la solitudine da loro ricercata. Nel suo punto più alto, un osservato­re può percorrere il bel panorama tutt'intorno: a nord, l'Er­mon; a ovest, la ter­ra di Giuda; a sud, il Mar Morto, a est, il Monte Nebo (da do­ve Mosè avvistò la Terra Promessa po­co prima di morire), e gli altipiani della Pe­rea. A quei tempi, in quei luoghi doveva­no vagare animali sel­vaggi, rendendo la re­gione molto inospita­le per qualsiasi uomo, ancor più nella situa­zione di solitudine in cui si trovava Gesù, come ci riferisce Mar­co: "Fu in compagnia di animali selvaggi" (Mc 1,13). Oggi, sulla vetta del monte, si er­ge il convento di San Giovanni, occupato da monaci greci che, con sollecitudine, ac­compagnano i pelle­grini fino alla grotta che sarebbe stata fre­quentata dal Salvato­re e arrivano addirit­tura ad indicare le im­pronte dei suoi divini piedi sulle pietre del tragitto.

Gesù fu tentato per quaranta giorni

San Luca ci parla di tentazioni lungo tutti i quaranta giorni, anche se di es­se menziona soltanto le ultime tre. Co­me intendere questo fatto? San Tom­maso così risponde a questo interroga­tivo: "Secondo la spiegazione di Beda, il Signore fu tentato durante quaranta giorni e quaranta notti. Ma non si trat­ta di quelle tentazioni visibili menzio­nate da Matteo e Luca, le quali avven­nero evidentemente dopo il digiuno, ma di altri assalti che Cristo ha potuto subire dal diavolo durante quel tempo di digiuno" ('). San Tommaso d'Aqui­no concorda, in questa sua opinione, con molti altri autori come, per esem­pio, San Giustino, Origene, Sant'Ago­stino, quantunque ce ne siano altret­tanti - come Suàrez, Lagrange, Plum­mer - che invece discordano.

San Matteo è ancor più categorico e dice: "Allora Gesù fu condotto dal­lo Spirito nel deserto per esser tenta­to dal diavolo" (Mt 4, 1).

Nella storia della creazione, i primi a subire la prova della tentazione sono stati gli Angeli, e di essi non tutti rima­sero fedeli... A seguire sono stati i no­stri progenitori, e del loro peccato subi­ranno le conseguenze tutti gli uomini, fino alla fine del mon­do. Ma Gesù era im­peccabile e, malgra­do questo, ha potuto effettivamente esse­re tentato. In Lui non esisteva il fomes pec­cati e neppure la più lieve inclinazione al peccato, sia che fos­se per la carne o ad­dirittura per le pom­pe e vanità del mon­do, perché possede­va, oltretutto, un giu­dizio sereno e chia­roveggente. Tuttavia, quanto alle suggestio­ni diaboliche esterne, non c'era la più pic­cola possibilità che Si sottomettesse ad esse volontariamente, per­ché, non essendo in­teriori ed anche non essendoci la minima imperfezione in Chi le ha subite, lasciano il primato di tutta la malignità al tentato­re.

Secondo i disegni di Dio, "conveniva [a Gesù] che Egli dive­nisse in tutto simile ai suoi fratelli" (Eb 2, 17), poiché, per por­tare fino ai limiti estremi il suo amore per noi, col "compatire le nostre infer­mità", maggior perfezione avrebbe ma­nifestato se fosse passato "per le stesse prove nostre, ad esclusione del pecca­to" (Eb 4,15).

Sulla ragione dell'orazione e del digiuno, ci basti ricordare che "que­sta razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno" (Mt 17, 21).

Il dubbio del demonio

Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pie­tra che diventi pane"

Gli autori sono unanimi nel com­mentare questo versetto, e tra loro si distingue Suàrez (v), il quale afferma che, nel tentare Gesù, il demonio non ha avuto come scopo principale il far­Lo peccare, ma il sapere, con certez­za, se Lui era o no il Figlio di Dio. Con la sua solita e sintetica chiarezza, San Tommaso così ci spiega questo partico­lare: "Come dice Sant'Agostino, 'Cri­sto Si è fatto conoscere dai demoni nel­la misura in cui Gli è sembrato conve­niente, non perché Egli è la vita eterna, ma per certi effetti temporali del suo potere, da cui essi potevano congettu­rare che Gesù era il Figlio di Dio. Ma siccome vedevano in Lui segnali di de­bolezza umana, non erano veramente sicuri che fosse Figlio di Dio; per que­sto hanno voluto tentarLo. Questo è il senso delle parole di Matteo (Mt 4, 2­3), quando si dice che, dopo che ebbe fame, il tentatore si approssimò a Lui; poiché, come dice Sant'Ilario, ‘il de­monio non avrebbe osato tentare Cri­sto se non avesse osservato in Lui, per la debolezza della fame, la natura uma­na’. Questo è evidente dal modo stes­so in cui tenta, quando egli dice: ‘Se sei il Figlio di Dio’. Sant'Ambrogio spiega tali parole, dicendo: ‘Cos'è che deno­ta questa maniera di esprimersi, se non che egli sapeva che il Figlio di Dio sa­rebbe dovuto venire, ma non credeva che fosse venuto nella fiacchezza della carne?.

Qualcosa doveva sapere Satana a proposito di quell'uomo sui generis, il quale, nonostante fosse nato in una grotta, era stato lodato dagli ange­li, pastori e re dell'Oriente. Dunque, se così non fosse, sarebbe stato me­no sofisticato nell'elaborazione delle tentazioni, come più avanti vedremo. Il fatto che il demonio abbia comin­ciato con la supposizione "se sei il Fi­glio di Dio" dimostra il suo sospet­to, non ancora interamente accerta­to, che si trattava del Messia promes­so, sebbene umano e non divino. Ec­co perché cerca di sedurLo e di far­Gli abbandonare le vie del Padre.

Come ha fatto il demonio a tentare Gesù

Sulla maniera in cui il demonio presenta a Gesù le sue seduzioni, le opinioni degli autori divergono. Alcu­ni (pochi) arrivano a conferire loro un carattere meramente simbolico, ossia, non si tratta che di invenzioni degli Evangelisti per aiutare gli uomini nel­le loro lotte spirituali. Altri, nonostan­te accettino la loro esistenza reale, ri­tengono che siano avvenute per pura suggestione interna. Entrambe le sup­posizioni non ci sembrano accettabili, sia dal punto di vista meramente stori­co, sia da quello teologico. Tra quelli che hanno optato per la via più sicura c'è Suarez, categorico nell'ammettere l'ipotesi che il demonio abbia assunto forma fisica per poter tentare Gesù.

"Satana deve essere apparso usan­do l'aspetto umano, come il dialogo tra i due sembra esigere. Probabil­mente sotto l'apparenza di un san­t'uomo o sotto qualche altra forma che giudicasse più adatta a convince­re. Non ha potuto tentare il Signore se non con la parola, come ha fatto con Adamo, poiché entrambi erano privi di passioni insubordinate, e non era decoroso che il tentatore potesse operare nell'immaginazione o in po­tenziali interne di Cristo".

Attraverso piccole cose, il demonio tenta le grandi vocazioni. Sempre all'interno degli insegna­menti di San Tommaso d'Aquino, sappiamo che gli uomini che cercano le vie della perfezione, il demonio non cerca di tentarli direttamente mediante i peccati più gravi. La sua approssima­zione iniziale avviene attraverso le im­perfezioni e mancanze lievi, fino al mo­mento di proporre le gravi. Questa me­todologia, egli l'ha impiegata nel Para­diso terrestre nel sedurre i nostri pro­genitori. Ha cominciato sforzandosi di risvegliare la gola di Eva: "Perché non mangi?..." Dopo la sua vana curiosità: "I vostri occhi si apriranno..." Alla fine, le ha presentato l'ultimo grado di orgo­glio: "Sarete come dèi..."

Nel caso del presente versetto, Sa­tana si serve di una situazione concre­ta. Dopo quaranta giorni di completo digiuno, si erano fatte presenti in Ge­sù le caratteristiche di Figlio dell'Uo­mo: ha avuto necessità di riprende­re le sue energie, ha sentito l'impeto della fame. Di tutte le virtù, una delle più importanti è la fede. Senza una di­retta rivelazione, assimilata da questa virtù, nessuna creatura, umana o an­gelica, è capace di ammettere l'ipote­si dell'unione delle due nature in Cri­sto. Per questo lo spirito maligno - che non possiede la fede - si avvicina a Lui al fine di richiamargli l'attenzione ver­so le pietre del sentiero più rassomi­glianti alle forme del pane dell'epoca. Chissà se è giunto a farGli la proposta tenendone in mano qualcuna.

Inversione dell'ordine: un atto rivoluzionario

Dopo aver insidiosamente cercato di stimolare l'amor proprio della sua supposta vittima, il demonio ha voluto fare in modo che Gesù Si servisse, com­mettendo disobbedienza e abuso, dei poteri divini, per soddisfare la fame e, così, essere portato anche al peccato di gola. Scaltra la proposta, poiché la ne­cessità era reale, e cos'è il pane se non un alimento dei poveri? Il demonio sa­rebbe riuscito, per questa via, non solo a portare quell'Uomo a far uso indebi­to del potere di compiere miracoli, ma anche a verificare la Sua messianità. Se Gesù fosse caduto in questo ingan­no, la sua natura divina sarebbe stata, in quest'occasione, soggiogata a quella umana. In fondo, avrebbe praticato un atto rivoluzionario, in­vertendo il vero ordine e grado d'importanza degli esseri, anche se, considerato in modo assoluto, non c'è colpa alcuna a saziare la fa­me e neppure a fare un miracolo.

Su questo particolare, ci insegna il Dottore Angelico:

"Usare del necessario per il sosten­tamento non costituisce peccato di go­la; ma può appartenere a questo vizio il fatto che l'uomo agisca in modo di­sordinato per il desiderio di questo so­stentamento. Ora, è disordinato vo­ler ottenere l'alimento per mezzo di un miracolo, quando si può ricorrere a mezzi umani per il sostentamento del corpo. Cristo poteva soddisfare la sua fame in un'altra maniera, senza neces­sità di un miracolo, facendo come San Giovanni Battista (Mt 3, 4), oppure andando in località vicine. Per questo il demonio pensava che Cristo avreb­be peccato se, essendo un uomo come gli altri, avesse tentato di fare miracoli per placare la fame".

Diabolico sfruttamento delle rivoluzioni

Gesù gli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo". Gesù avrebbe potuto trasforma­re le pietre in pane, come in seguito avrebbe moltiplicato per due volte i pani e i pesci. Ma non lo fece. In que­st'occasione, non avrà voluto Egli, al di là di altri obiettivi, insegnarci l'il­legittimità delle rivolte per essere ve­nuto meno il cibo?

Quante rivoluzioni sono state por­tate a termine, nel corso della Storia, per un puro, malevolo e - perché non dirlo - diabolico sfruttamento della fame? Nelle circostanze di penuria, perché gli uomini non si rivolgono allo stesso Dio di Mosè, che non ha lasciato senza cibo il suo popolo per quarant'anni nel deserto?

Supremazia della vita spirituale su quella corporale

Nella sua risposta impregnata di sapienza divina, Gesù rende eviden­te, al demonio e all'umanità, l'esi­stenza di una vita molto più nobile di quella corporale, ossia, quella spiri­tuale. "La parola di Dio" è costituita dagli ordini divini, da tutto quello che riflette la sua sovrana volontà, come più tardi Egli stesso affermerà: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato" (Gv 4, 34).

È notevole la differenza della rea­zione di Gesù riguardo a questa pro­posta fatta da Satana, rispetto a quel­la fatta da Maria nelle Nozze di Ca­na: La sua venerabile Madre, Egli l'ha esaudita, perché sapeva quanto fosse volontà del Padre confermare il potere impetratorio delle suppliche della sua amatissima Figlia.

Nella frase che Gesù pronun­cia come replica al demonio, risul­ta chiaro che non era imprescindibile il pane. Dio dispone di innumerevo­li mezzi per risolvere il problema del­la fame. Gesù si alimenterà a secon­da della volontà del Padre. Se il dise­gno di Costui è che la parola Lo nu­tra, che necessità c'è del pane? E se questo sarà indispensabile, non ha il Padre il potere di concederlo?

Duplice tentazione: paura e ambizione

Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: "Ti darò tutta questa potenza e la glo­ria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo".

Le più svariate ipotesi sono state sollevate da alcuni autori su quale deve essere stato questo alto monte, con vi­sta su tutti i regni della terra. Per alcuni deve essere stato il Tabor, altri parlano del Nebo o dell'Ermo. Da questi, tutta­via, è impossibile contemplare i regni di questo mondo. Sono più vicini alla ve­rità coloro i quali affermano che il de­monio deve essersi servito delle sue ar­ti di magia, illusionismo o fantasmago­ria, per far scorrere davanti agli occhi di Gesù "per un attimo" le meraviglie dei regni con i loro palazzi e splendori, in sintesi, tutte le bellezze delle glorie esteriori della nostra terra d'esilio.

Nella sua inferiorità di angelo deca­duto, con molta ignoranza, ha creduto di aver attratto irresistibilmente Gesù e, per questa ragione, Gli propone su­bito un peccato di idolatria per darGli, casi, il possesso di tutto. Commentan­do questo passaggio, San Geronimo, giustamente attribuisce al demonio un linguaggio superbo, e soprattutto fal­so, poiché lo spirito maligno non può promettere nè, meno ancora, conce­dere regni a nessuno, senza il permes­so di Dio. Ciò nonostante, egli è si­gnore dei vizi e dei peccati. Credeva di poterLo lusingare per istigare un'irre­frenabile ambizione o, allora, spaven­tarLa, rivelandoGli la poderosa oppo­sizione che avrebbe affrontato, se con­tro di Lui si fossero sollevati quei regni, nel caso non li avesse accettati al prez­zo dell'idolatria. Non ha subito, però, il Divino Redentore l'attrazione dell'am­bizione né il timore del potere avverso.

A partire dal Paradiso terrestre, noi, uomini e donne, se non siamo sorretti dalla grazia e dalla virtù, sia­mo affascinati dal sogno di essere dèi. Questa è la disastrosa storia di buo­na parte dell'umanità. Felici quelli e quelle che rispondono a Satana nel modo in cui ha risposto Gesù.

La grande tentazione dell’umanità decaduta

Gesù gli rispose: "Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti pro­strerai, lui solo adorerai".

Diventare il padrone del mondo, possedere tutti i beni e tutte le ric­chezze, anche se si smette di adorare il vero Dio: ecco la tentazione di fronte alla quale non pochi soccombono, nel nostro stato di prova e, alle volte, an­che per un prezzo molto inferiore.

Nella risposta di Gesù, troviamo il divino esempio da seguire. Riprodu­cendo il versetto 13 del capitolo 6 del Deuteronomio, fa un giuramento di fedeltà al Padre: se non è Lui, nessu­no, e nessuna cosa, merita omaggi e molto meno adorazione.

Tentazione di vanagloria

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; "sta scritto infat­ti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non in­ciampi in una pietra".

È un paradosso immaginare l'ange­lo caduto dal Cielo che trascina giù il suo Creatore. A questo si è sottoposto il nostro Salvatore, per il beneficio di coloro che sono stati espulsi dal Pa­radiso. È degna di nota l'acutezza dia­bolica in questa tentazione, per il fatto di servirsi della citazione della Scrittu­ra per conferire maggiore solidità alla sua argomentazione. Ha appreso la le­zione dallo stesso Gesù, quando ha ri­cevuto da Lui la sua prima risposta.

Grande spettacolo avrebbe cau­sato la sua discesa sensazionale, pro­tetto dagli angeli, in mezzo al patio del Tempio. E, se questo fosse acca­duto, sarebbe stata provata a Satana la filiazione divina di Gesù, obietti­vo ansiosamente desiderato dai suoi stratagemmi. Adesso non è più la go­la, né l'ambizione, ma la vanagloria, che tanti conduce all'inferno, lo stru­mento usato dal demonio per tenta­re il Messia.

Gesù gli rispose: "E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo" Una nuova confusione infligge Gesù al ribelle Satana, sempre con parole tratte dal Deuteronomio (6, 16). Collocarsi in pericolo grave, ob­bligando Dio a intervenire, è un pec­cato pieno di malignità.

Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allon­tanò da lui per ritornare al tem­po fissato.

La maggioranza degli autori è con­corde nel fatto che il demonio ha con­tinuato ad attaccare Cristo nel corso della sua vita pubblica, proponendo­Gli, attraverso questo o quel mezzo, di accettare la corona o a praticare miracoli imprudenti.

È stato soltanto nell'Orto, nel Pretorio e nel Calvario che egli ha creduto di essere riuscito a realizza­re il suo sogno, tutto fatto di gau­dium phantasticum. Invece lì, Cri­sto ha trionfato sugli inferni, il pec­cato e la stessa morte!