I BENEFICI DELLE TENTAZIONI
Nel deserto, Gesù non fu tentato soltanto alla fine dei quaranta giorni di digiuno, ma durante tutto questo periodo. Egli ha voluto sottoporSi a questa prova per darci un esempio, in quanto nessuno, per quanto santo sia, è immune dalla tentazione.
Pervasi
di mistero e propizi per la meditazione, il battesimo del Signore e la
tentazione nel deserto costituiscono i momenti principali della sua vita pubblica.
Su questa materia molto è stato scritto nel corso dei secoli, nel tentativo
di chiarire i loro più profondi significati. Fissiamo oggi la nostra
attenzione sulle tentazioni subite da Gesù.
Dopo
la teofania nel Fiume Giordano, troviamo nel deserto due sommi generali,
Cristo e Satana, che si affrontano in un faccia a faccia. La guerra lì
intrapresa è diventata il paradigma della lotta di ogni uomo, durante la sua
esistenza terrena, lotta che riceve, a sua volta, l'influenza dell' uno e
dell'altro generale. L’accettazione di una di queste influenze determina la
sua vittoria o sconfitta personale.
Sul
supremo capo dei cattivi e sui suoi seguaci, lo stesso Gesù avrebbe detto più
tardi: "Voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri
del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato
nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla
del suo, perché è menzognero e padre della menzogna" (Gv 8, 44). Caratteristiche
queste che rendono singolare il modo di agire di Satana. Il suo governo non
è esercitato all'interno delle anime, e neppure infonde nei suoi un influsso
vitale. Egli riesce, questo sì, ad oscurare l'intendimento del peccatore e a
presentargli cattivi desideri, attraverso tentazioni che gli suggerisce. Il
demonio non ha altra intenzione se non quella di allontanare gli uomini da Dio,
loro Creatore e di incitarli alla rivolta. Desidera che tutti pecchino il più
possibile, in modo da perdere così l'uso della vera libertà. Nella sua azione
più diretta, il demonio mette a frutto negli uomini la triplice concupiscenza.
D'altro
lato, egli odia la vera unione che deve regnare nel rapporto tra gli uomini e,
operando in senso opposto, mira a ottenere la disgregazione della società.
A
sua volta, anche Cristo esercita sui suoi sudditi un'influenza esterna, propria
a qualunque re, ma lo fa con tutta la perfezione e nella maniera più efficace.
La sua dottrina è chiara e logica; non solo Egli la insegna con parole, ma
presenta Se stesso come suo esempio insuperabile e attraente. Chi mette in
pratica i suoi precetti arriverà infallibilmente alla vittoria.
La
sua azione sui fedeli è incomparabilmente più profonda di quella di Satana
sui suoi rispettivi seguaci. Gesù è il capo del Corpo Mistico, e da lui defluisce,
verso i suoi membri, la grazia santificante. In seguito all'unione ipostatica
con Dio, l'umanità di Cristo ha la capacità di santificare. È in funzione
di questa che San Paolo afferma: "Non sono più io che vivo, ma Cristo
vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio,
che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (G12, 20).
Questa
vita, infusa in occasione del Battesimo, è talmente superiore che, senza la sua
linfa, il cristiano non può realizzare nulla. "Senza di me non potete
far nulla" (Gv 15, 5). Per questo San Paolo afferma: "Tutto posso in
colui che mi dà la forza" (F14, 13). Questa è la vita che noi, battezzati,
dobbiamo cercare, con la certezza della vittoria, nel caso che con essa
stabiliamo una perfetta unione. Così come le porte dell'inferno non prevarranno
contro la Chiesa (cfr. Mt 16, 18), (così) ognuno di noi - purché unito dalla
fede e dalle opere a Cristo Gesù, nostro sommo generale, Re, Sacerdote e
Profeta - non conoscerà il fallimento (,) e con tutta sicurezza arriverà
al trionfo finale, poiché è stato Lui che ci ha resi degni del rifugio e
dell'aiuto contro le tentazioni.
Questa
prospettiva ci renderà chiaro il Vangelo di oggi, poiché "Cristo volle
essere tentato" e addirittura "volontariamente Si presentò al
tentatore". Egli Si dispose ad essere nostro esempio "per insegnarci
il modo di vincere le tentazioni del diavolo. Per queo Sant'Agostino dice
che Cristo Si lasciò tentare dal diavolo al fine di essere nostro mediatore
e aiutarci a trionfare sulle tentazioni di quello, prestandoci non solo il
suo soccorso, ma dandoci anche il suo esempio". Come Gesù, per il fatto
di aver abbracciato la propria morte, ha potuto dire a questa: "Dov'è il
tuo pungolo? Dov'è la tua vittoria?", così in un modo analogo, in relazione
alle nostre tentazioni, Egli le ha vinte nel deserto. Dunque, come insegna San
Gregorio, è comprensibile che "il Nostro Salvatore, che era venuto per
essere ucciso", volesse anche "essere tentato, di modo che, con le
sue tentazioni, Egli potesse vincere le nostre, così come, con la sua morte,
Egli ha vinto la nostra".
Meglio
di nessun altro, Gesù conosceva i rischi per i quali passiamo nella nostra
esistenza e ha voluto, con l'esempio della propria vita, avvertirci riguardo
ad essi - soprattutto quelli fra noi chiamati ad un cammino di maggior
dedizione e perfezione. "In modo tale che nessuno, per quanto santo sia,
pensi di essere al sicuro e immune dalla tentazione. Per questo Cristo ha voluto
essere tentato dopo il suo battesimo, come dice Sant'Ilario, perché ‘le
tentazioni del diavolo assaltano principalmente chi è santificato, perché
egli desidera soprattutto trionfare sui santi’. Di qui sta anche scritto:
‘Figlio mio, se ti presenti per servire il Signore, rimani saldo nella
giustizia e nel timore, e prepara la tua anima alla tentazione’ (Sir 2,
1)"
Chi
potrebbe insegnarci efficacemente a vincere le tentazioni con fermezza, se
non lo stesso Cristo?
Per
finire - ancora secondo San Tommaso d'Aquino -, Gesù ha permesso che il
demonio Lo tentasse "per darci fiducia nella sua misericordia, per cui si
dice: ‘Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le
nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a
somiglianza di noi, escluso il peccato’ (Eb 4, 15)".
Gesù,
pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito
nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò
nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame.
Questo
inizio del capitolo 4 si presenta avvolto in un insondabile mistero:
"Pieno di Spirito Santo...". ed ancora, " fu condotto dallo
Spirito...". Perché "portato"? Un altro Evangelista dirà
"condotto", e un terzo, "spinto". Sono verbi categorici
che esprimono bene il potere impiegato dallo Spirito Santo per agire nelle
nostre anime quando elette per una grande missione.
Il
battesimo deve essersi realizzato all'altezza di Gerico. Andato via da lì,
probabilmente il Signore salì i pendii agresti del Monte Quarentena (Djebel
Qarantal), fatto di rocce rossastre, con cinque crinali molto caratteristici,
separati da considerevoli burroni. Ancora oggi si trovano tra quelle pietre
scavi fatti a mano, che lo zelo fervente di contemplativi ha effettuato per favorire
la solitudine da loro ricercata. Nel suo punto più alto, un osservatore può
percorrere il bel panorama tutt'intorno: a nord, l'Ermon; a ovest, la terra
di Giuda; a sud, il Mar Morto, a est, il Monte Nebo (da dove Mosè avvistò la
Terra Promessa poco prima di morire), e gli altipiani della Perea. A quei
tempi, in quei luoghi dovevano vagare animali selvaggi, rendendo la regione
molto inospitale per qualsiasi uomo, ancor più nella situazione di
solitudine in cui si trovava Gesù, come ci riferisce Marco: "Fu in
compagnia di animali selvaggi" (Mc 1,13). Oggi, sulla vetta del monte, si
erge il convento di San Giovanni, occupato da monaci greci che, con
sollecitudine, accompagnano i pellegrini fino alla grotta che sarebbe stata
frequentata dal Salvatore e arrivano addirittura ad indicare le impronte
dei suoi divini piedi sulle pietre del tragitto.
San
Luca ci parla di tentazioni lungo tutti i quaranta giorni, anche se di esse
menziona soltanto le ultime tre. Come intendere questo fatto? San Tommaso
così risponde a questo interrogativo: "Secondo la spiegazione di Beda,
il Signore fu tentato durante quaranta giorni e quaranta notti. Ma non si tratta
di quelle tentazioni visibili menzionate da Matteo e Luca, le quali avvennero
evidentemente dopo il digiuno, ma di altri assalti che Cristo ha potuto subire
dal diavolo durante quel tempo di digiuno" ('). San Tommaso d'Aquino
concorda, in questa sua opinione, con molti altri autori come, per esempio,
San Giustino, Origene, Sant'Agostino, quantunque ce ne siano altrettanti -
come Suàrez, Lagrange, Plummer - che invece discordano.
San
Matteo è ancor più categorico e dice: "Allora Gesù fu condotto dallo
Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo" (Mt 4, 1).
Nella
storia della creazione, i primi a subire la prova della tentazione sono stati
gli Angeli, e di essi non tutti rimasero fedeli... A seguire sono stati i nostri
progenitori, e del loro peccato subiranno le conseguenze tutti gli uomini,
fino alla fine del mondo. Ma Gesù era impeccabile e, malgrado questo, ha
potuto effettivamente essere tentato. In Lui non esisteva il fomes peccati e
neppure la più lieve inclinazione al peccato, sia che fosse per la carne o addirittura
per le pompe e vanità del mondo, perché possedeva, oltretutto, un giudizio
sereno e chiaroveggente. Tuttavia, quanto alle suggestioni diaboliche
esterne, non c'era la più piccola possibilità che Si sottomettesse ad esse
volontariamente, perché, non essendo interiori ed anche non essendoci la
minima imperfezione in Chi le ha subite, lasciano il primato di tutta la
malignità al tentatore.
Secondo
i disegni di Dio, "conveniva [a Gesù] che Egli divenisse in tutto simile
ai suoi fratelli" (Eb 2, 17), poiché, per portare fino ai limiti estremi
il suo amore per noi, col "compatire le nostre infermità", maggior
perfezione avrebbe manifestato se fosse passato "per le stesse prove
nostre, ad esclusione del peccato" (Eb 4,15).
Sulla
ragione dell'orazione e del digiuno, ci basti ricordare che "questa razza
di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno" (Mt 17,
21).
Allora
il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che
diventi pane"
Gli
autori sono unanimi nel commentare questo versetto, e tra loro si distingue Suàrez
(v), il quale afferma che, nel tentare Gesù, il demonio non ha avuto come scopo
principale il farLo peccare, ma il sapere, con certezza, se Lui era o no il
Figlio di Dio. Con la sua solita e sintetica chiarezza, San Tommaso così ci
spiega questo particolare: "Come dice Sant'Agostino, 'Cristo Si è
fatto conoscere dai demoni nella misura in cui Gli è sembrato conveniente,
non perché Egli è la vita eterna, ma per certi effetti temporali del suo
potere, da cui essi potevano congetturare che Gesù era il Figlio di Dio. Ma
siccome vedevano in Lui segnali di debolezza umana, non erano veramente sicuri
che fosse Figlio di Dio; per questo hanno voluto tentarLo. Questo è il senso
delle parole di Matteo (Mt 4, 23), quando si dice che, dopo che ebbe fame, il
tentatore si approssimò a Lui; poiché, come dice Sant'Ilario, ‘il demonio
non avrebbe osato tentare Cristo se non avesse osservato in Lui, per la
debolezza della fame, la natura umana’. Questo è evidente dal modo stesso
in cui tenta, quando egli dice: ‘Se sei il Figlio di Dio’. Sant'Ambrogio
spiega tali parole, dicendo: ‘Cos'è che denota questa maniera di
esprimersi, se non che egli sapeva che il Figlio di Dio sarebbe dovuto venire,
ma non credeva che fosse venuto nella fiacchezza della carne?.
Qualcosa
doveva sapere Satana a proposito di quell'uomo sui generis, il quale, nonostante
fosse nato in una grotta, era stato lodato dagli angeli, pastori e re
dell'Oriente. Dunque, se così non fosse, sarebbe stato meno sofisticato
nell'elaborazione delle tentazioni, come più avanti vedremo. Il fatto che il
demonio abbia cominciato con la supposizione "se sei il Figlio di
Dio" dimostra il suo sospetto, non ancora interamente accertato, che si
trattava del Messia promesso, sebbene umano e non divino. Ecco perché cerca
di sedurLo e di farGli abbandonare le vie del Padre.
Sulla
maniera in cui il demonio presenta a Gesù le sue seduzioni, le opinioni degli
autori divergono. Alcuni (pochi) arrivano a conferire loro un carattere
meramente simbolico, ossia, non si tratta che di invenzioni degli Evangelisti
per aiutare gli uomini nelle loro lotte spirituali. Altri, nonostante
accettino la loro esistenza reale, ritengono che siano avvenute per pura
suggestione interna. Entrambe le supposizioni non ci sembrano accettabili, sia
dal punto di vista meramente storico, sia da quello teologico. Tra quelli che
hanno optato per la via più sicura c'è Suarez, categorico nell'ammettere
l'ipotesi che il demonio abbia assunto forma fisica per poter tentare Gesù.
"Satana
deve essere apparso usando l'aspetto umano, come il dialogo tra i due sembra
esigere. Probabilmente sotto l'apparenza di un sant'uomo o sotto qualche
altra forma che giudicasse più adatta a convincere. Non ha potuto tentare il
Signore se non con la parola, come ha fatto con Adamo, poiché entrambi erano
privi di passioni insubordinate, e non era decoroso che il tentatore potesse
operare nell'immaginazione o in potenziali interne di Cristo".
Attraverso
piccole cose, il demonio tenta le grandi vocazioni. Sempre all'interno degli
insegnamenti di San Tommaso d'Aquino, sappiamo che gli uomini che cercano le
vie della perfezione, il demonio non cerca di tentarli direttamente mediante i
peccati più gravi. La sua approssimazione iniziale avviene attraverso le imperfezioni
e mancanze lievi, fino al momento di proporre le gravi. Questa metodologia,
egli l'ha impiegata nel Paradiso terrestre nel sedurre i nostri progenitori.
Ha cominciato sforzandosi di risvegliare la gola di Eva: "Perché non
mangi?..." Dopo la sua vana curiosità: "I vostri occhi si
apriranno..." Alla fine, le ha presentato l'ultimo grado di orgoglio:
"Sarete come dèi..."
Nel
caso del presente versetto, Satana si serve di una situazione concreta. Dopo
quaranta giorni di completo digiuno, si erano fatte presenti in Gesù le
caratteristiche di Figlio dell'Uomo: ha avuto necessità di riprendere le
sue energie, ha sentito l'impeto della fame. Di tutte le virtù, una delle più
importanti è la fede. Senza una diretta rivelazione, assimilata da questa
virtù, nessuna creatura, umana o angelica, è capace di ammettere l'ipotesi
dell'unione delle due nature in Cristo. Per questo lo spirito maligno - che
non possiede la fede - si avvicina a Lui al fine di richiamargli l'attenzione
verso le pietre del sentiero più rassomiglianti alle forme del pane
dell'epoca. Chissà se è giunto a farGli la proposta tenendone in mano
qualcuna.
Dopo
aver insidiosamente cercato di stimolare l'amor proprio della sua supposta
vittima, il demonio ha voluto fare in modo che Gesù Si servisse, commettendo
disobbedienza e abuso, dei poteri divini, per soddisfare la fame e, così,
essere portato anche al peccato di gola. Scaltra la proposta, poiché la necessità
era reale, e cos'è il pane se non un alimento dei poveri? Il demonio sarebbe
riuscito, per questa via, non solo a portare quell'Uomo a far uso indebito del
potere di compiere miracoli, ma anche a verificare la Sua messianità. Se Gesù
fosse caduto in questo inganno, la sua natura divina sarebbe stata, in quest'occasione,
soggiogata a quella umana. In fondo, avrebbe praticato un atto rivoluzionario,
invertendo il vero ordine e grado d'importanza degli esseri, anche se,
considerato in modo assoluto, non c'è colpa alcuna a saziare la fame e
neppure a fare un miracolo.
Su
questo particolare, ci insegna il Dottore Angelico:
"Usare
del necessario per il sostentamento non costituisce peccato di gola; ma può
appartenere a questo vizio il fatto che l'uomo agisca in modo disordinato per
il desiderio di questo sostentamento. Ora, è disordinato voler ottenere
l'alimento per mezzo di un miracolo, quando si può ricorrere a mezzi umani per
il sostentamento del corpo. Cristo poteva soddisfare la sua fame in un'altra
maniera, senza necessità di un miracolo, facendo come San Giovanni Battista (Mt
3, 4), oppure andando in località vicine. Per questo il demonio pensava che
Cristo avrebbe peccato se, essendo un uomo come gli altri, avesse tentato di
fare miracoli per placare la fame".
Gesù
gli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo". Gesù
avrebbe potuto trasformare le pietre in pane, come in seguito avrebbe
moltiplicato per due volte i pani e i pesci. Ma non lo fece. In quest'occasione,
non avrà voluto Egli, al di là di altri obiettivi, insegnarci l'illegittimità
delle rivolte per essere venuto meno il cibo?
Quante
rivoluzioni sono state portate a termine, nel corso della Storia, per un puro,
malevolo e - perché non dirlo - diabolico sfruttamento della fame? Nelle
circostanze di penuria, perché gli uomini non si rivolgono allo stesso Dio di
Mosè, che non ha lasciato senza cibo il suo popolo per quarant'anni nel
deserto?
Nella
sua risposta impregnata di sapienza divina, Gesù rende evidente, al demonio e
all'umanità, l'esistenza di una vita molto più nobile di quella corporale,
ossia, quella spirituale. "La parola di Dio" è costituita dagli
ordini divini, da tutto quello che riflette la sua sovrana volontà, come più
tardi Egli stesso affermerà: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi
ha mandato" (Gv 4, 34).
È
notevole la differenza della reazione di Gesù riguardo a questa proposta
fatta da Satana, rispetto a quella fatta da Maria nelle Nozze di Cana: La
sua venerabile Madre, Egli l'ha esaudita, perché sapeva quanto fosse volontà
del Padre confermare il potere impetratorio delle suppliche della sua amatissima
Figlia.
Nella
frase che Gesù pronuncia come replica al demonio, risulta chiaro che non
era imprescindibile il pane. Dio dispone di innumerevoli mezzi per risolvere
il problema della fame. Gesù si alimenterà a seconda della volontà del
Padre. Se il disegno di Costui è che la parola Lo nutra, che necessità c'è
del pane? E se questo sarà indispensabile, non ha il Padre il potere di
concederlo?
Il
diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della
terra, gli disse: "Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi
regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti
prostri dinanzi a me tutto sarà tuo".
Le
più svariate ipotesi sono state sollevate da alcuni autori su quale deve essere
stato questo alto monte, con vista su tutti i regni della terra. Per alcuni
deve essere stato il Tabor, altri parlano del Nebo o dell'Ermo. Da questi, tuttavia,
è impossibile contemplare i regni di questo mondo. Sono più vicini alla verità
coloro i quali affermano che il demonio deve essersi servito delle sue arti
di magia, illusionismo o fantasmagoria, per far scorrere davanti agli occhi di
Gesù "per un attimo" le meraviglie dei regni con i loro palazzi e
splendori, in sintesi, tutte le bellezze delle glorie esteriori della nostra
terra d'esilio.
Nella
sua inferiorità di angelo decaduto, con molta ignoranza, ha creduto di aver
attratto irresistibilmente Gesù e, per questa ragione, Gli propone subito un
peccato di idolatria per darGli, casi, il possesso di tutto. Commentando
questo passaggio, San Geronimo, giustamente attribuisce al demonio un linguaggio
superbo, e soprattutto falso, poiché lo spirito maligno non può promettere nè,
meno ancora, concedere regni a nessuno, senza il permesso di Dio. Ciò
nonostante, egli è signore dei vizi e dei peccati. Credeva di poterLo
lusingare per istigare un'irrefrenabile ambizione o, allora, spaventarLa,
rivelandoGli la poderosa opposizione che avrebbe affrontato, se contro di
Lui si fossero sollevati quei regni, nel caso non li avesse accettati al prezzo
dell'idolatria. Non ha subito, però, il Divino Redentore l'attrazione dell'ambizione
né il timore del potere avverso.
A
partire dal Paradiso terrestre, noi, uomini e donne, se non siamo sorretti dalla
grazia e dalla virtù, siamo affascinati dal sogno di essere dèi. Questa è
la disastrosa storia di buona parte dell'umanità. Felici quelli e quelle che
rispondono a Satana nel modo in cui ha risposto Gesù.
Gesù
gli rispose: "Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui
solo adorerai".
Diventare
il padrone del mondo, possedere tutti i beni e tutte le ricchezze, anche se si
smette di adorare il vero Dio: ecco la tentazione di fronte alla quale non pochi
soccombono, nel nostro stato di prova e, alle volte, anche per un prezzo molto
inferiore.
Nella
risposta di Gesù, troviamo il divino esempio da seguire. Riproducendo il
versetto 13 del capitolo 6 del Deuteronomio, fa un giuramento di fedeltà al
Padre: se non è Lui, nessuno, e nessuna cosa, merita omaggi e molto meno
adorazione.
Lo
condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se
tu sei Figlio di Dio, buttati giù; "sta scritto infatti: Ai suoi angeli
darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno
con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra".
È
un paradosso immaginare l'angelo caduto dal Cielo che trascina giù il suo
Creatore. A questo si è sottoposto il nostro Salvatore, per il beneficio di
coloro che sono stati espulsi dal Paradiso. È degna di nota l'acutezza diabolica
in questa tentazione, per il fatto di servirsi della citazione della Scrittura
per conferire maggiore solidità alla sua argomentazione. Ha appreso la lezione
dallo stesso Gesù, quando ha ricevuto da Lui la sua prima risposta.
Grande
spettacolo avrebbe causato la sua discesa sensazionale, protetto dagli
angeli, in mezzo al patio del Tempio. E, se questo fosse accaduto, sarebbe
stata provata a Satana la filiazione divina di Gesù, obiettivo ansiosamente
desiderato dai suoi stratagemmi. Adesso non è più la gola, né l'ambizione,
ma la vanagloria, che tanti conduce all'inferno, lo strumento usato dal
demonio per tentare il Messia.
Gesù
gli rispose: "E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo" Una
nuova confusione infligge Gesù al ribelle Satana, sempre con parole tratte dal
Deuteronomio (6, 16). Collocarsi in pericolo grave, obbligando Dio a
intervenire, è un peccato pieno di malignità.
Dopo
aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per
ritornare al tempo fissato.
La
maggioranza degli autori è concorde nel fatto che il demonio ha continuato
ad attaccare Cristo nel corso della sua vita pubblica, proponendoGli,
attraverso questo o quel mezzo, di accettare la corona o a praticare miracoli
imprudenti.
È
stato soltanto nell'Orto, nel Pretorio e nel Calvario che egli ha creduto di
essere riuscito a realizzare il suo sogno, tutto fatto di gaudium
phantasticum. Invece lì, Cristo ha trionfato sugli inferni, il peccato e la
stessa morte!