HOSTIA PRO HOSTIA

Elevazione eucaristica

Uno scritto del Sac. Dolindo Ruotolo del 26.6.1924 per la Ven. Suor Maria Giuseppina delle Carmelitane dei Ponti Rossi in Napoli

 

Che cosa sono io innanzi a te, o Gesù?

Gesù all'anima:

(...) Tu sei ansiosa di sapere:

«Che cosa sono io innanzi a Gesù? Che cosa debbo fare per piacergli? Gli sarò io fedele?».

Ascoltami, te lo dirò io: Innanzi a me tu sei come un ostia, e devi essere come un'ostia. Le sofferenze che hai sono una vita nascosta, ric-ca di immensi beni; sono la vita della mia Passione.

Che cosa è che transustanzia l'ostia eucaristica nel mio Corpo? è la mia Volontà, la mia Potenza, il mio Amore. Io, per il Sacer-dote, mi pronunzio sul pane le parole onnipo-tenti della vita: «Questo è il mio Corpo». E subito il pane viene meno, pur conservando le sue apparenze, e vivo io nell'Ostia immaco-lata.

Tu devi essere per me un'ostia, ed io ti ho conservata la vita per questo. Ogni atto della tua vita deve essere come una consacrazione eucaristica. Devi darti a me con l'abbandono completo col quale mi si da l'ostia che deve essere consacrata, senza reticenze, senza com-plicazioni, senza timori, senza ansietà. Se ri-tieni un atomo di te stessa, tu sei come un'ostia fatta di altra farina, sulla quale invano si pro-nunziano le divine parole. La materia del SS. Sacramento dell'altare è la pura farina di gra-no; è questo che la rende capace di offrirsi a me. Ora la mia Volontà, scegliendo la farina di grano, la rese atta ad essere transustanziata in me.

Ecco la condizione fondamentale per ren-derti ostia mia: Devi vivere nella mia Volontà. L'obbedienza consacra la tua volontà in me e la parola di chi rappresenta Dio è come una parola che si pronunzia sulla tua volontà, e la muta nella mia Volontà.

Quando soffri, sono io che ti fo vivere della mia Passione, io che ho ancora sete di immolar-mi, e vado cercando nelle membra del mio Cor-po mistico chi possa raccogliere questa mia sete e darsi a me come specie eucaristica. Tu abbandonati a me, non temere, non trepidare, non avere paura. Sono io che soffro in te, che ti immolo, che depongo in te i fiori della mia Pas-sione.

Offriti a me come ostia di amore, vivendo di me Sacramentato. Io ho consacrato il pane e il vino, per consacrare poi il corpo e l'anima umana, assorbendola nella mia vita. L'amore soltanto può rendere il tuo essere atto a que-sta solenne consacrazione. Più mi ami, più confidi in me, più mi cerchi, più ti alimenti della mia vita, e più io ti sostituisco, fino a renderti piena della mia vita, come un'Ostia consacrata.

Per questo ti cerco dal santo Tabernacolo dell'amore, ed ho sete di darmi, e ti ammanto di me stesso, e ti fo sentire la mia sete.

Tu mi desideri, perché io ti desidero, per-ché io ti attraggo, perché la tua vita l'ho come creata novellamente per questo! Confida in me, cercami, e portami un amore immolato, una volontà inabissata nella mia Volontà, un cuore tranquillo!

 

Che cosa debbo io fare?

Tu dici: «Che cosa debbo io fare?».

Ecco figlia mia, devi fare quello che è ne-cessario per formare un'ostia eucaristica:

Il grano non è materia atta alla consacra-zione. Deve essere prima battuto e liberato dal-la pula; poi deve essere stritolato; poi crivellato; poi deve essere impastato; poi deve essere stretto in un ferro; poi deve passare per il fuoco, e dopo tutto questo... esce l'ostia atta alla consa-crazione. Ecco: finché sei grano tranquillo ed ozioso, non puoi essere mutata in me: la tribo-lazione ti percuote, il disinganno delle cose umane ti libera dalla pula, le angoscie interiori dell'anima ti stritolano e ti rendono come fari-na, le incertezze, le aridità, i timori, le sante umiliazioni ti trivellano, l'obbedienza ti plasma, il raccoglimento e la Regola ti chiudono, l'amo-re ardente ti rende ostia mia!

Allora devi riporti sul mio altare e devi vi-vere di me con tale filiale fiducia, e con tale abbandono, che io possa dirti, chiudendoti nel mio cuore, inabissandoti nella mia vita, sup-plendoti nella tua piccolezza, sanandoti nelle tue miserie, purificandoti nelle tue colpe, pre-gando, adorando, amando per te: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue»!

 

Gli sarò io fedele?

Ed io sono venuto a te, vivo e vero proprio per questo, figlia mia. Tu non ti accorgi anco-ra del mio amoroso lavoro, ma lo vedrai quan-do controllerai che io vivo in te e tu vivi in me. Come un conquistatore guadagna poco per volta la città che vuole espugnare, così io poco per volta di vado conquistando al mio amore!

Sta in pace: io ti condurrò sino al termine di questa gloriosa carriera alla quale sei chia-mata. Tu non temere, ma, più ti vedi povera e miserabile, e più confida in me! Vieni al mio Tabernacolo, vivi di me.

Ogni sguardo tuo mi attrae, ogni lacrima mi chiama, ogni debolezza - riconosciuta umil-mente - mi converge su di te come il pietoso Samaritano che viene a sanarti! Sono tuo, l'in-tendi? Non sono ozioso in te: sono vita, vita, vita che si espande, che consuma i germi di morte, che eleva, che vivifica e che poi ti glo-rifica in eterno!

 

L'anima:

Sono confusa, o Gesù, della tua infinita bontà; oh, come sei buono con me! Io ti rin-grazio di avermi donata la vita, di avermi guar-data con tanta misericordia, e ti offro interamente me stessa, perché tu faccia di me tutto quello che tu vuoi. Eccomi, Signore!

La mia volontà non è piu mia, è tua; il mio amore è tuo, tutto tuo, ed ora è fatto taberna-colo vivo del tuo amore.

Tu vivi in me, e tu possiedimi tutta, affin-ché io non metta ostacoli alla tua adorabile Volontà.

O misericordioso Signore, non guardare le mie miserie, non tenere conto delle mie ingratitudini, riguarda te stesso in me, e riguar-da me in te, acciò svaniscano nella tua luce le mie tenebre, nella tua purezza le mie macchie, nella tua dolcezza le mie asprezze, nella tua umiltà il mio orgoglio, nel tuo amore la mia freddezza.

Grazie, Gesù, grazie che sei venuto in me vivo e vero con tanta ricchezza di doni. Gra-zie!

 

O santissima Vergine Maria, o Madre mia, presentami tu a Gesù e ringrazia tu Gesù per me, poiché io non sono buona a farlo. Io mi consacro a te in questo giorno che mi ricorda la mia novella nascita, ed, affidata interamente a te, Madre mia, io spero di cominciare una vita novella, tutta piena di fiducia in Gesù Eu-caristia. Perciò io ripeterò spesso nella giorna-ta queste brevi giaculatorie:

«Gesù mio, pensaci tu!». «Gesù mio, io con-fido in te!» . «Gesù mio, assorbimi in te e fa che io viva di te!».

«Ti adoro ogni momento, o vivo pan del Ciel, gran sacramento!». «O Maria, speranza mia, pensaci tu!».

«Signore, ti offro tutta me stessa, i miei pen-sieri, la mia volontà, il mio cuore, la mia vita, le mie pene!, tutto per la tua gloria!». «Sia fatta la tua volontà e non la mia!».

«Grazie, Gesù, dei miei dolori e delle pene mie, rendimi degna di vivere dei tuoi dolori». «Santa Maria, questo fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore!».

SAC. DOLINDO RUOTOLO

(Dalla lettera del 25-3-1926 di P. Dolindo a Suor Giuseppina dei Ponti Rossi. In: Discorsi alle Suore, 1988, p. 88s.

...Voi siete come un'immagine viva di Gesù, e quan-do domandate nel dolore, domandate nel suo Nome. Quanto bene potete fare voi in questo stato di immolazione! Siete come una croce viva dalla quale distilla la grazia, perché è tutta inondata del Sangue di Gesù Cristo.

Che cosa sono le vostre pene se non un dono ineffabile del Sangue di Gesù Cristo? Per questo io mi spiego come voi siete avara delle vostre pene, e non me ne date. Voi cominciate a capire un poco il grande dono che avete. Dico «un poco», con ragione, perché siete sempre un poco... «Donna Concetta», e quindi credete che soffrite perché avete, che so, l'appendicite che vi duole, ed il cuo-re nelle strette. Non volete ammettere che soffri-te per riparare...

Le sofferenze da lei sopportate, anzi chieste al Si-gnore ed amate come inestimabili gioielli, la esimia santità di vita ufficialmente riconosciuta dal Papa che il 3.1.1987 la dichiarava Venerabile, la forte carica umana che traspariva da tutta la sua personalità, le grazie ed i miracoli da Dio compiuti tramite la sua potente intercessione hanno reso «come di casa» Suor Giuseppina in tantissime famiglie del napoleta-no e della Campania. Vien chiamata «Suor Giusep-pina dei Ponti Rossi». Essa segue le orme di Teresa d'Avita, di Teresa del Bambino Gesù, della Beata Elisabetta della Trinità, tutte Carmelitane. E la sua Causa di beatificazione e Canonizzazione corre speditamente verso il traguardo.

Non tutti però conoscono i rapporti elevatissimi in-tercorsi tra lei e il Padre Dolindo Ruotolo, il ruolo svolto da questi nei giorni della guarigione miraco-losa di Suor Giuseppina, la direzione spirituale «scambievole» tra queste due sante anime, gli scritti e le lettere di Dolindo a Suor Giuseppina, e la richiesta che P. Dolindo ripeteva spesso di essere messo a parte delle sofferenze di Giuseppina. Qual-cosa di queste relazioni è stato affidato al volume del P. Dolindo «Discorsi alle Suore», Napoli, 1998.

A. M. Napoli, 18 gennaio 2000

 

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