Gesù
concepito: vero uomo e vero Dio
di
Mario Palmaro tratto
da il Timone n. 34, giugno 2004
Dio
irrompe nella storia con la delicatezza di Un piccolo embrione d’uomo che
bussa al cuore di una giovane donna dl Nazareth. Una verità della fede che non
mortifica la ragione ma che la aiuta a riconoscere la dignità dl ogni
concepito.
Forse
non siamo abituati a pensarci. Ma il grande mistero dell’Incarnazione di Dio
getta una luce sfolgorante sulla stupefacente realtà della vita umana prima
della nascita. Non occorrono straordinarie competenze teologiche per accorgersi
che la strada scelta da Dio per farsi uomo passa concretamente, realmente
attraverso ogni fase della nostra vita. Gesù è stato un tenero bambino nella
mangiatoia della stalla di Betlemme; un ragazzo abile e sveglio nel tener testa
ai dottori del tempio; un giovane vigoroso nella bottega di Giuseppe; è stato,
in una parola, l’uomo perfetto. Egli ha attraversato ogni età della vita non
come un fantasma, o come un simulacro di umanità, ma come vero Dio fatto vero
uomo in tutto, fuorché nel peccato. Poiché tutto ciò è realmente accaduto,
allora non rimane che riconoscere che Gesù di Nazereth è stato anche, per nove
mesi della sua vita, un uomo concepito. Lo è stato attraversando tutte quelle
fasi dello sviluppo embrionale, necessarie alla crescita organica di ognuno di
noi, e che continueranno a essere la strada obbligata per ogni uomo che si
affaccia alla vita.
Una
mortificazione per la ragione?
Se
contempliamo Gesù concepito ci accorgiamo che egli, prima ancora di iniziare la
sua vita pubblica e la sua predicazione, di compiere miracoli e di consolare le
folle, di morire in croce e risorgere; prima di tutte queste cose egli già ci
parla silenziosamente. E ci comunica la straordinaria dignità che ogni
concepito d’uomo porta impressa su di sé. Quasi un sigillo regale che
l’uomo contiene nella sua stessa natura, non a partire dalla nascita, ma dal
momento stesso in cui è chiamato misteriosamente alla vita, nell’intimità
del grembo materno. Qualcuno potrebbe ravvisare in questo discorso un che di
offensivo per la ragione, potrebbe addirittura pensare che la dignità del
concepito sia un dogma delta fede cattolica, una verità rivelata comprensibile
soltanto agli occhi del credente. Nulla di più lontano dalla realtà.
L’embrione merita di essere trattato con rispetto innanzitutto perché è un
uomo, e come tale partecipa delta sua dignità e dei suoi diritti naturali. La
ragione umana non ha bisogno, in questo riconoscimento, di alcuna
“stampella” soprannaturale. Ma è anche vero che la profonda comprensione
della grandiosità di ogni singolo essere umano, della sua antropologia e del
suo destino eterno non può che avvenire in Gesù Cristo. Ecco perché la
contemplazione di Gesù Concepito ci rivela con sorprendente efficacia chi
abbiamo davanti quando ci troviamo di fronte a un embrione umano, seppure alle
primissime fasi del suo sviluppo. Nella prospettiva della fede, quell’embrione
è Gesù stesso.
L’Annunciazione,
Dio si fa uomo
Del
resto, le parole dell’Angelo Gabriele non lasciano dubbio alcuno sulla
consistente concretezza di quell’avvenimento, realizzato attraverso il fiat
della Madonna: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo
chiamerai Gesù” (Luca 1, 30-31). Maria è la donna del sì. Del sì alla
vita che si compie in lei nella pienezza più assoluta. “Non temere”, le
dice l’angelo, che evidentemente ha letto sul volto bellissimo della Vergine
la paura, lo smarrimento di fronte all’annuncio più sconvolgente che orecchie
umane abbiano mai ascoltato.
Ma
Maria non giunge impreparata all’appuntamento con l’angelo. Nella sua storia
tutto sembra ruotare intorno all’istante prodigioso del concepimento. Maria è
senza macchia, perché Dio l’ha preservata dal peccato originate, e l’ha
resa immacolata non dalla nascita, ma sin dal suo concepimento. “Io sono
l’Immacolata Concezione”, dirà alla piccola Bernadette Soubirous apparendo
nella grotta di Lourdes. E Maria dice il suo sì proprio al concepimento
verginale del Figlio di Dio. Ed è un sì che non viene pronunciato di
fronte a un Dio che irrompe nella storia degli uomini in maniera trionfale, con
un frastuono di trombe e di eserciti cui nessuno potrebbe resistere; ma al
contrario con la delicatezza, la debolezza, diremmo, di un piccolo embrione
d’uomo che bussa al cuore di una giovane donna di Nazareth.
Una
parola tagliente come una spada
D’altra
parte, al di là di troppo facili sentimentalismi, il riconoscimento di questo
Dio che si fa embrione si trasforma immediatamente in una parola impegnativa per
l’uomo moderno. Una parola tagliente come una spada, che ci inchioda di fronte
all’ambivalenza di questa misteriosa identificazione tra l’onnipotenza dl
Dio e la fragilità assoluta del concepito. Il credente contempla nel nascituro
il Cristo concepito. Se lo rifiuta, rifiuta Cristo sin dal momento del suo
incarnarsi. “In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose a uno
solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
La parola di Gesù si abbatte tagliente come una lama sulla nostra vita di tutti
i giorni, apparentemente cosi lontana dal Mistero del Dio fatto bambino. E
invece, quotidianamente, si ripete per noi l’incontro con l’uomo concepito,
che ci costringe a scegliere. Aborto, fecondazione, artificiale, diagnosi
prenatale, clonazione terapeutica... Ci accorgiamo improvvisamente che ognuna di
queste parole non è più una fredda questione moralistica, un lontano problema
di regole teoriche; ma diventa la “mia” risposta a una domanda che mi
interpella direttamente, fino alle profondità del mio cuore.
“Et
homo factus est” recita il Credo che riassume la nostra fede. Nel pronunciare
queste parole chiniamo il capo, perché vogliamo esprimere con il gesto del
corpo il nostro fermarci per un momento, attoniti ed esultanti — come Giovanni
Battista non ancora nato — di fronte al Dio che si fa carne e sangue net corpo
di Maria. “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le
sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamô a gran
voce:
«Benedetta
tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre
del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai
miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo»” (Lc 1,
41-44). Non un dio greco bello e inafferrabile, dunque; ma un embrione umano di
poche cellule. Lì, fin dal momento del concepimento, c’é Gesù di Nazaret,
il Figlio di Dio. Lì, fin dal momento del concepimento, c’è ognuno di noi.
C’erano i nostri genitori, i nostri antenati, i nostri figli. Tutti i nostri
figli: desiderati, attesi, sani; ma anche indesiderati, inaspettati,
handicappati. Dal concepimento, ognuno di loro bussa alla nostra porta. Proprio
come il Dio Bambino.
È una spiritualità forse poco conosciuta, ma già diffusa e praticata in diverse diocesi d’Italia: gruppi di preghiera, associazioni, famiglie religiose unite dalla contemplazione di Gesù Concepito, e dalla preghiera per tutti i concepiti del mondo. Da molti anni a Sogliano al Rubicone, sull’Appennino romagnolo, è attivo il Carmelo di Santa Maria della Vita, dove le suore di clausura si dedicano alla preghiera e alla meditazione con particolare attenzione al tema della vita nascente. Il Carmelo pubblica un periodico — “Presso la Fonte” — e promuove adorazioni, veglie, ritiri. Le suore possono essere contattate scrivendo a s.mariavita@libero.it. Interamente dedicata alla contemplazione di Gesù Concepito, e alla diffusione della preghiera per tutti i bambini non nati minacciati di morte, è l’Associazione privata di fedeli Progetto Gemma (Casella Postale 308 — 34100 Trieste). Riconosciuta con decreto canonico nel 2000, questa realtà promuove nelle chiese disponibili una incessante preghiera che, attraverso la contemplazione di Gesù concepito, renda visibile e dunque accolto ogni altro bambino non nato. Inoltre, esistono molti altri gruppi di fedeli che in Italia hanno ormai preso l’abitudine di riunirsi in preghiera ogni 25 del mese, data che evoca l’Annunciazione e la Natività, proprio con la speciale intenzione della vita nascente minacciata. Proprio quest’anno a Roma e a Loreto, in occasione della Annunciazione, si è svolto un intenso programma di celebrazioni per inaugurare una “Preghiera universale per la vita”, che ha visto la mobilitazione della Associazione Difendere la vita con Maria (info@advm.org).