GESU’ APRE ORIZZONTI D’INFINITO

Il Signore, perfetto conoscitore del­l'uomo, non solo del suo linguag­gio, ma del suo intimo, con infinita amabilità e rispettosa saggezza ha avvicinato e formato le persone ed in particolare i dodici.

GESÙ RISPETTA I TEMPI DELL'UOMO

In Marco, nella descrizione della chiamata dei discepoli, sono presenti tre componenti, tre tempi diversi: uno sguardo, che mette a fuoco l'indivi­duo, un incontro, un messaggio. Anche nel racconto evangelico di Gio­vanni, l'azione di Gesù sull'animo dei discepoli si è svolta in tre giorni suc­cessivi: prima attraverso il colloquio tra Giovanni e i leviti mandati da Gerusalemme, poi per mezzo della testimonianza resa da Giovanni alla presenza di Gesù, infine attraverso l'indicazione precisa fatta da Giovanni ai suoi discepoli (Gv 1,19-37).

Indubbiamente nell'animo di quei giovani, per la condotta rispettosa di Gesù si è realizzato un graduale interesse. Pur potendo trasformare com­pletamente l'uomo e renderlo in un attimo perfetto, egli si adatta alla per­sona: all'alternarsi di ascolto e disinte­resse, di vittorie e di sconfitte, di pro­gressi e di regressi. Nella chiamata delle persone al suo seguito, Gesù, mentre esige la rinuncia non allonta­na gli Apostoli dalla loro casa, o dal­l'ambiente di lavoro. Nel caso di Levi accetta di essere accolto nella sua casa e di avere come commensali dei pub­blici peccatori. Gesù cerca creature disponibili per le scelte anche eroiche, ma non impone la segregazione. Gesù nel formare Simone ha usato con lui una affettuosa e inespugnabile pazienza; lo ha smontato a poco a poco durante quei due o tre anni che lo ha avuto con sé, per fare di lui un uomo nuovo, attraverso esperienze esaltanti o dolorose. Nella descrizione che Giovanni fa dell'incontro di Gesù con i due disce­poli del Battista, ci presenta il maestro di Nazareth che facilita la loro decisio­ne di unirsi a lui, con la delicata domanda: "che cosa cercate?" e, cogliendo il senso nascosto della loro risposta, li invita a casa sua. Sebbene Giovanni nel riferirci il dialogo con Nicodemo si accontenti di trasmetterci l'essenza dottrinale, è tuttavia possibile cogliere la ricchezza del tipo di rapporto pedagogico segui­ta da Gesù ed anche la gradualità nella formazione. Questa volta Gesù ha co­me interlocutore una persona teologi­camente competente, un principe del­la nazione e tuttavia una persona in cerca di chiarezza. Gesù si lascia interpellare, si pone sul piano del dot­to fariseo e tuttavia risponde propo­nendo un altro tema, poi risponde spiegando il tema proposto. Al punto di partenza vi è una realtà spirituale maturata spontaneamente nell'animo di Nicodemo che Gesù prende in considerazione e segue lo svolgersi spontaneo del discorso. Pur avendo lo scopo di avviare Nicodemo a credere in lui, Gesù segue un processo rispet­toso, attivo e graduale. Più che le domande, sono le risposte di Gesù ad avvicinare progressivamente Nicode­mo a credere in lui. Solo a distanza di anni, ai piedi della croce, Nicodemo è trasformato da pio fariseo perplesso in fedele e ardente discepolo. Il metodo usato da Gesù verso quest'uomo è un piano a lungo termi­ne che interpella dal di dentro ed agi­sce in profondità. Nel formare i suoi apostoli e le persone che a lui spesso si rivolgevano, Gesù ha seguito un modo tutto suo, ossia un metodo che è, ad un tempo, intuitivo, attivo e pre­ventivo. Come abbiamo già notato in prece­denza, Gesù è ammirato come un maestro che parla con autorità, per­ché sa rendere concreto e comprensi­bile a tutti ciò che è astratto; egli sa aprire le menti ignoranti della folla ed i poveri pescatori alla comprensione della Scrittura servendosi di sussidi intuitivi: immagini, similitudini, para­goni, allegorie, parabole. Egli ha istruito gli apostoli passando dal conosciuto all'ignoto, dal materiale allo spirituale, dal visibile all'invisibi­le; si è servito di segni e miracoli per suscitare la fede. Simone in particola­re è stato testimone di tutti i miracoli e alcuni sono stati fatti da Gesù ad esclusivo beneficio dell'apostolo e per la sua istruzione: la guarigione di sua suocera, la moneta in bocca al pesce, la pesca miracolosa. Gesù che cammi­na sul lago in tempesta, la trasfigura­zione... Tuttavia Gesù ha cercato di elevare questa fede basata sui segni ad una fede basata sulla parola. E ancora il caso di Nicodemo, che, presentandosi a Gesù per essere informato sul regno di Dio, resta sconcertato dall'afferma­zione circa la necessità di rinascere una seconda volta. Il giovane Rabbì spiega che tale rinascita avverrà per mezzo dell'acqua e dello Spirito San­to. Per aiutare la mente di Nicodemo alla comprensione di questo mistero si serva di un fenomeno fisico: il ven­to. Come questo elemento non si vede, ne si tocca, ma si percepisce la sua corsa e il suo sibilo, così, in modo altrettanto concreto, lo Spirito Santo è capace realizzare una nuova vita non più materiale. Gesù, dopo aver gettato questi germi di rivelazione nella mente e nel cuore di Nicodemo, ha rispettato scrupolosamente il loro evolversi fino alla maturazione. La medesima attenzione agli ele­menti materiali per far comprendere la realtà spirituale, la possiamo scor­gere nel colloquio con la donna di Samaria e nel discorso sul pane di vita.

ESIGE UNA PRESA DI COSCIENZA DI SE STESSI

Pur con somma delicatezza e pazienza, Gesù esige da ciascuno dei suoi interlocutori una presa di coscienza di se stessi e dell'opera che Dio vuole realizzare in ciascuno. Come si è già detto egli non presenta la verità già preparata, ma vuole risve­gliare nell'uomo il bisogno di cercar­la. Così Gesù ha agito prendendo con­tatto con la Samaritana: ha svelato in lei l'anelito di essere buona, ed ha sve­gliato anche il desiderio del Messia e la speranza della salvezza. Altrettanto significativo in proposito è il collo­quio con il cieco nato (Gv 9,1-38). Questo infermo non ha potuto vedere Gesù, ma lo ha solo potuto ascoltare. Gesù gli va incontro, lo interroga e lo informa gradatamente fino a condurlo alla fede: "Io credo, Signore!" (Gv 9,38). Come noi ci comportiamo spesso nei confronti di Dio, bombardandolo con i nostri perché, così i giudei e gli apostoli nei confronti di Gesù. Tutto il Vangelo è pieno di passi in cui egli è abbordato e aggredito da cercatori di risposte che attendono spiegazioni. Interrogativi che spesso, sia nell'uno che nell'altro caso, non hanno tanto lo scopo sincero di capire il volere del Signore ma quello di ottenere delle soluzioni a buon mercato. Solitamen­te affermiamo che Gesù è la risposta, al contrario dobbiamo prendere atto da tutto il Vangelo che Gesù è la domanda; egli è venuto a fare a noi delle domande per liberarci dal nostro egoismo e dalle nostre fragili certezze per aprirci orizzonti più vasti. Gesù ha un modo tutto suo di sollecitare una presa di coscienza nei suoi riguardi. È anzitutto la sua persona e il suo comportamento a sollecitare una riflessione, poi il suo insegnamento, fatto di parabole e talvolta provocato­rie (Mt 5,1-12) che suscita delle rifles­sioni e domande (Mt 21,23) ed infine delle interrogazioni. La parola di Gesù è vita ed ha lo scopo di svegliare la volontà, scuotere gli animi, smascherare ogni falsità e dirigere al bene. In questo difficile compito Gesù ha saputo preparare gli animi con divina pazienza, ravvivare la fiducia delle persone, spiegare gli ordini e attraverso domande ha stabi­lito un dialogo ed un rapporto profon­do (Gv 1,38-39). Un altro esempio che ci mostra come Gesù orienti la ricerca della verità lo troviamo nel discorso di consolazione (Gv 14,1-27). In questo brano egli sollecita la curiosità degli apostoli e risponde con bontà alle per­plessità e alle attese di Tommaso e Filippo. Nella varietà di tipi, di modi e di scopi, l'interrogazione di Gesù ha la funzione di suscitare un'attività men­tale o affettiva capace di rendere più solida l'adesione dell'intelligenza e della volontà alla verità, ed è uno sti­molo ed un invito all'attività, un gesto di interessamento e di amore. L'uso che Gesù fa dell'interroga­zione non è da confondere con il metodo socratico. Infatti è lui stesso la verità. La caratteristica del metodo di Gesù è di scuotere, di illuminare l'animo dell'ascoltatore. Si tratta di porre le premesse di una evidenza irresistibile e lascia che la verità agi­sca dall'interno.

Tratto da: “Messaggero di Gesù Bambino di Praga”.