L'amore dovuto ai Santi

di San Giovanni Damasceno

I Santi non sono da annoverare tra i morti. Essi sono piuttosto i veri viventi e i patroni di tutto il genere umano. Occorre venerarne la memoria e trovar in essa una profon­da letizia spirituale inneggiando con salmi, inni e cantici spirituali. Ma, soprattutto, bi­sogna imitarne le virtù, per divenire "loro immagini viventi ".

Che cosa ci spinge ad onorare coloro che sono servi, amici e figli di Dio? In verità l'onore che si rende ai servi migliori è prova di un animo affezionato al comune signore.

Essi sono divenuti le dimore pron­te e pulite di Dio, poiché dice il Signore: «Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio» (Lv 26,12). Ed ancora leggiamo nella Sacra Scrittura: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, e la morte non le toccherà» (Sap 3,1). Infatti la morte dei santi è sonno più che morte. Faticarono in questo mon­do e vivranno in eterno. E: «Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi santi» (Sal 115,15). C'è forse una cosa più preziosa dell'essere nel­le mani di Dio? Dio infatti è la vita e la luce. E quindi coloro che sono nel­le mani di Dio sono anche nella vita e nella luce.

Che poi anche con lo Spirito Dio abbia abitato nei loro corpi lo affer­ma l'Apostolo: «Non sapete che sie­te tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui» (1Cor 3,16-17). Perché allora non bisognerebbe rendere onore ai tem­pli animati di Dio e ai suoi taberna­coli viventi? Questi finché vissero furono con fiducia presso Dio...

I santi non sono da annoverare tra i morti. Essi sono i patroni di tutto il genere umano. Secondo la legge, chiunque toccava un morto era rite­nuto immondo. Ma i santi non si de­vono considerare nel numero dei morti. Da quando infatti colui che è la vita stessa è stato considerato tra i morti, in nessun modo chiamiamo morti coloro che si addormentarono con la speranza della resurrezione e con la fede in lui. Come potrebbe in­fatti un morto operare miracoli? Come mai dunque per opera loro i demoni vengono scacciati, le malat­tie debellate, i malati guariti, i ciechi recuperano la vista, i lebbrosi sono mondati, le tentazioni e le afflizioni disperse, ogni dono perfetto per mezzo loro discende dal Padre della luce a coloro che chiedono con ferma fede? Che cosa non faresti per trovare un protettore che ti presen­tasse ad un re di questo mondo ed in­tercedesse per te presso di lui? Perciò, non dobbiamo forse onorare quelli che sono i patroni di tutto il genere umano e che supplicano Dio per noi? Senz'altro bisogna onorarli, ed in verità in modo da erigere in loro onore templi a Dio, fare of­ferte, venerarne la memoria e trovare in essa il diletto spi­rituale: in ogni caso, quella letizia di cui si compiacciono essi che ci invitano, mentre cer­chiamo di propiziarceli, a non offenderli piuttosto, né a muo­verli a sdegno. Infatti Dio si onora con ciò di cui anche i suoi servi si di­lettano. E con le stesse cose con cui si offende Dio, si offendono anche i [suoi] soldati. Per questo con i salmi, gli inni, i cantici spirituali, anche con la contrizione, con la pietà verso i poveri, con cui si onora soprattutto Dio, noi, che siamo fedeli, dobbiamo venerare i santi. Innalziamo a loro statue e simulacri che siano in vista: anzi, imitando le loro virtù, cerchia­mo di diventare i loro simulacri e le loro immagini viventi. Onoriamo la Deipara come vera Madre di Dio; il profeta Giovanni, come precursore e battista, apostolo e martire, poiché il Signore disse: «Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Gio­vanni il Battista» (Mt 11,11): in veri­tà egli fu il primo ad annunziare il Regno. Onoriamo anche gli Apo­stoli, come fratelli del Signore, che lo videro con i loro occhi e lo sosten­nero nelle sue sofferenze, «poiché quelli che egli il [Padre] da sempre ha conosciuto li ha anche predesti­nati ad essere conformi all'immagi­ne del Figlio suo» (Rm 8,29); alcu­ni... li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luo­go come profeti, in terzo luogo co­me pastori e maestri (1Cor 12,28). Onoriamo anche i martiri scelti da ogni cate­goria di persone, come soldati di Cristo, che bevvero il suo stesso ca­lice e che furono battezzati col battesimo della sua morte vivifica, come compagni della sua passione e gloria (il cui antesi­gnano fu l'apostolo e protomartire Stefano); così pure onoriamo i nostri santi padri e i monaci ispirati da Dio, che sopportarono il martirio della coscienza, più lungo e più penoso; che «andarono in giro coperti di pel­li di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra, di loro il mon­do non era degno» (Eb 11,37-38). Infine onoriamo coloro che vissero prima del tempo della Grazia, i pro­feti, i patriarchi, i giusti che prean­nunziarono la venuta di Cristo. Considerando il modo di vivere di tutti questi, imitiamone la fede, la carità, la speranza, il fervore, la vita la tolleranza delle sofferenze, la pa­zienza fino al martirio, per diventare noi stessi compagni e partecipi della medesima gloria.

Tratto da: “De vita contemplativa” novembre 2009