E’ UTILE LODARE I SANTI

San Bernardo, Discorso sui Santi

Bisogna imitare la condotta di quelli che con religioso culto onoria­mo; correre con tutto lo slancio del nostro ardore verso la felicità di quel­li che proclamiamo beati, bisogna im­plorare il soccorso di quelli dei quali sentiamo volentieri l'elogio.

A che serve ai Santi la nostra lode? Che cosa fruttano loro i nostri omag­gi? Essi non hanno alcun desiderio di tutto questo. I Santi non hanno biso­gno delle nostre cose, e la nostra devozione non reca loro alcun vantaggio: ciò è cosa assolutamente vera. Non è un loro vantaggio, ma nostro, se noi veneriamo la loro memoria. Volete sape­re come abbiamo vantaggio? Per conto mio, confesso che, ricordan­do loro, mi sento infiammato di un de­siderio ardente, di un triplice desiderio.

Si dice comunemente: occhio non vede, cuore non duole. La mia memo­ria è il mio occhio spirituale, e pensa­re ai Santi è un po' vederli, e, ciò fa­cendo, abbiamo già «una parte di noi stessi nella terra dei viventi» (Sal 141,6), una parte considerevole, se la nostra affezione accompagna, come deve accompagnarlo, il nostro ricordo. È in questo modo, io dico, che «la no­stra vita è nei cieli» (Fil 3,20). Tuttavia la nostra vita non è in cielo, come vi è la loro, perché essi vi sono in persona e noi solo con il desiderio; essi vi sono con la loro presenza e noi solo con il nostro pensiero.

DESIDERARE L'AIUTO DEI SANTI

Perché possiamo sperare tanta bea­titudine dobbiamo desiderare ardente­mente l'aiuto dei Santi, perché quanto non possiamo ottenere da noi ci sia concesso per la loro intercessione.

Abbiate pietà di noi, sì, abbiate pietà di noi, voi che siete nostri amici. Voi co­noscete i nostri pericoli, voi co­noscete la nostra debolezza; voi sapete quanto grande è la nostra ignoranza, e quanta la destrezza dei nostri nemici; voi conoscete la violenza dei loro attacchi e la nostra fragilità. Io mi rivolgo a voi, che avete provato le nostre tentazioni, che avete vinto le stesse bat­taglie, che avete evitato le stesse insidie, a voi ai quali le sofferenze hanno inse­gnato ad avere compassione.

Io spero inoltre che gli angeli stessi non disdegneranno di visitare la loro specie, perché è scritto: «visitando la tua specie non peccherai» (Gb 5,24). Del resto, se io conto su di essi perché noi abbiamo una sostanza spirituale e una forma razionale simile alla loro, credo di poter maggiormente confidare in coloro che hanno, come me, l'uma­nità e che sentono perciò una compas­sione particolare e più intima per le os­sa delle loro ossa e la carne della loro carne.

 

IMITIAMO COLORO CHE PREGHIAMO

San Giovanni Crisostomo, Discorso sulla imitazione dei Martiri

Chi ammira con religioso amore i meriti dei Santi e celebra con lodi ri­petute la gloria dei giusti è tenuto ad imitare la loro vita virtuosa e la loro santità. È necessario, infatti, che chi esalta con gioia i meriti di qualche santo abbia a cuore di essere come lui fedelmente impegnato nel servizio di Dio. O si loda e si imita, o ci si astie­ne anche dal lodare. Sicché, dando lode ad un altro, ci si rende degni di lode e, ammirando i meriti dei Santi, si diventa ammirabili per una vita santa. Se amiamo le anime giuste e fedeli, perché apprezziamo la loro giustizia e la loro fede, possiamo an­che essere quello che sono, facendo quello che fanno.

I MODELLI

Non ci è difficile imitare le loro azioni, se consideriamo che i primi Santi non ebbero esemplari innanzi a sé e quindi non imitarono altri, ma si fecero modello di virtù degno di essere imitato, affinché, con il profitto che noi ri­caviamo imitando loro e con quello che il prossimo ricave­rà, imitando noi, Gesù Cristo nella sua Chiesa sia glorifica­to perpetuamente dai suoi servi.

Così avvenne fin dai primi tempi del mondo. Abele, l'innocente, fu ucciso, Enoc fu rapito in cielo, per­ché ebbe la fortuna di piacere a Dio, Noè fu trovato giusto, Abramo fu ap­provato da Dio, perché riconosciuto fedele, Mosè si distinse per la man­suetudine, Giosuè per la castità, Davide per la dolcezza, Elia fu gra­dito al Signore, Daniele fu pio e i suoi tre compagni furono vittoriosi, gli Apostoli, discepoli di Cristo, fu­rono designati maestri dei credenti, e i Confessori, da loro istruiti, combat­terono da forti, mentre i martiri, con­sumati nella perfezione, trionfano, e legioni di cristiani, armati da Dio, continuamente respingono il demo­nio. Per ciascuno di essi la lotta è di­versa, ma le virtù sono simili e le vit­torie dì tutti restano gloriose.

NECESSITA’ DEL COMBATTIMENTO

Tu, o cristiano, sei soldato ben meschino, se credi di vincere senza combattere e di raggiungere il trion­fo senza sforzo! Spiega le tue forze, lotta con coraggio, combatti, senza debolezze, nella mischia. Man­tieni il patto, rimetti sulle condizioni, ren­diti conto di che cosa sia l'essere soldato, il patto che hai concluso, le condizioni che hai accettate, la milizia nella quale ti sei arruolato.

Tratto da: “De vita contemplativa” novembre 2009