Felicissima
notte
Il Natale era per Padre Pio la festa più sentita: in quei giorni si mostrava profondamente commosso ed ansioso di celebrare la Nascita di Gesù Bambino, davanti alla cui statua amava sostare in estatica preghiera, coinvolgendo in quel clima di magico raccoglimento e di trepidante attesa tutti i fedeli.
Tutti
coloro che hanno conosciuto Padre Pio e sono vissuti accanto a lui,
confratelli e figli spirituali, sono concordi nel sostenere che il Natale era la
festa liturgica che più sentiva e alla quale si preparava sempre con
un'attenzione straordinaria per celebrarla con un trasporto che incantava, fin
da giovane e tanto più, poi, da sacerdote.
Una
preziosa testimonianza a tal riguardo ci viene fornita da padre Ignazio da Ielsi,
superiore del convento di San Giovanni Rotondo dal 1922 al 1925, quando cioè
Padre Pio era giovane e aveva da poco ricevuto le stigmate; nel suo Diario
egli scrisse: «È inutile dire con quanta passione Padre Pio celebra il Natale.
Sempre vi pensa e conta i giorni che lo separano da un Natale all'altro sin
dal giorno dopo. Gesù Bambino per lui è un'attrazione specialissima. Basta
sentire il suono di una pastorale, della "Ninna nanna" per
sollevare lo spirito su, su, tanto che a guardarlo sembra in estasi».
Nella
notte della Natività egli sembrava fuori di sé dall'emozione e spesso i suoi
occhi si riempivano di lacrime. A tal riguardo, padre Gerardo di Flumeri, in
un articolo apparso su Voce di Padre Pio n. 12 del 1981, scrive: «L'espressione
di attesa, che era in tutta la sua persona, mi è impressa nella memoria. Come
pure indelebile è nella mia mente il suo profondo raccoglimento e la sua
estatica preghiera. Ma soprattutto è ancora vivo davanti ai miei occhi il
colore delle sue guance arrossate, quando il canto del Te Deum diede l'annunzio
della nascita del Salvatore».
Dopo
la recita dell'Ufficio divino Padre Pio, indossato il piviale bianco intessuto
d'oro, incensava la statuina di Gesù Bambino posta in una culletta tutta ornata
di trine e merletti e, preceduto dai frati osannanti con ceri in mano, la
portava in processione, dal coro all'altare e dall'altare al Presepe. Stringendo
a sé la piccola culla, con un volto raggiante e luminoso e le labbra atteggiate
a sorrisi di Cielo, passava tra due ali di folla, lieta e chiassona. Allora le
mani di tutti si protendevano a toccare il Bambinello: mani delicate di bimbi
innocenti, mani gentili di donne devote, mani incallite di operai dei campi, e
tutti imprimevano i loro baci devoti sulle ginocchia o sui piedini di Gesù
Bambino. Arrivati all'altare maggiore, collocata la statuina del Bambino Gesù
al di sopra del Tabernacolo, ai piedi del Crocifisso, iniziava la Messa, la
meravigliosa Santa Messa In nocte nativitatis Domini, che rimaneva
indimenticabile per tutti coloro che avevano la fortuna di assistervi. «Eravamo
tutti presi - scrive, infatti, padre di Flumeri - dall'alone di spiritualità
che emanava dalla persona del venerato Padre. E la preghiera era più sentita
e più fervorosa, ricolma di una indicibile gioia spirituale. Il cuore godeva
per la nascita del Bambino divino e per la vicinanza di colui che, nel
profondo dell'anima, ritenevamo [...] uno spirito eletto, dotato di speciali
carismi divini». Dall'altare, poi, con voce tremula per l'emozione, con le
sue mani piagate, il Padre sollevava la culletta con Gesù Bambino e,
disegnando con essa nell'aria un segno di croce, impartiva a tutti la sua
benedizione. Quando, poi, le condizioni di salute non gli permettevano di
presiedere alla cerimonia, il Padre seguiva le celebrazioni dal matroneo e lì
attendeva con ansia che i confratelli gli portassero la statua del Bimbo Gesù
da baciare. I confratelli ricordano anche che Padre Pio voleva che il Presepe
fosse allestito di fronte al confessionale per poterlo vedere mentre
confessava, e per tutto il tempo che restava lì teneva sempre lo sguardo
rivolto alla statuetta del Bambino Gesù. I sentimenti che gli affollavano il
cuore in quella Notte Santa neppure il Padre riusciva a descriverli, come si
evince da una lettera indirizzata a padre Agostino da San Marco in Lamis: «Il
celeste Bambino - scrive - faccia sentire anche al vostro cuore tutte quelle
sante emozioni che fece sentire a me nella beata notte allorché venne deposto
nella povera capannuccia! Oh Dio, padre mio, non saprei esprimervi tutto
quello che sentii nel cuore in questa felicissima notte. Mi sentivo il cuore
traboccante di un santo amore verso il nostro Dio umanato. [...] Io non saprei
ridirvi tutto ciò che avvenne in me in questa notte, passata tutta in piedi,
senza aver chiuso un occhio» (Epistolario I, 981). E sostando estatico
davanti al Presepe, in una Notte Santa, Padre Pio scrisse con infuocati accenti:
«Quali e quanti non sono, o cristiani, gl'insegnamenti che si partono dalla
grotta di Betlemme! [...] Povertà,
umiltà, abiezione, disprezzo, circondano il Verbo fatto carne; ma noi,
dall'oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto, comprendiamo una cosa,
udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l'hai fatto
per amore, e non c'inviti che all'amore, non ci parli che di amore, non ci dai
che prove di amore» (Epistolario IV, pp, 0)7-1009).
Gesù
Bambino ricambiò l'amore di questo suo figlio in una maniera tutta singolare;
infatti, più volte il Bambinello Divino gli apparve ed egli poté
stringerlo tra le sue braccia e coprirlo di teneri baci. La prima apparizione,
molto suggestiva e bella, avvenuta il 20 settembre 1919, ebbe come testimone padre
Raffaele da Sant'Elia a Pianisi, il quale racconta in un suo manoscritto: «Dormivo
in una cella angusta, quasi di fronte a quella n. 5, dove dimorava Padre Pio. La
notte dal 19 al 20 non potevo prendere sonno. Non so il perché, forse il caldo,
verso mezzanotte, mi levo dal letto quasi spaventato. Il corridoio era nella
oscurità, rotta solo dalla luce incerta di un lumicino a petrolio. Mentre
stavo sull'uscio per uscire, ecco che passa Padre Pio, tutto luminoso, con
Bambino sulle braccia, andava a lenti
passi e mormorava preghiere. Passa davanti a me, tutto raggiante di luce, enon
si accorge della mia presenza». Il racconto dell’apparizione del 24 dicemnbre
1922, invece è dovuto a Lucia Iadanza figlia spirituale di Padre Pio, che
quell’anno volle passare la
Vigilia di Natale vicino al Padre. «Quella sera - riporta fra Modestino -
faceva freddo ed i frati avevano portato in sagrestia un braciere di fuoco.
Accanto a questo braciere, con altre tre donne, Lucia aspettava la mezzanotte
per assistere alla Messa che Padre Pio doveva celebrare. Le tre donne cominciarono
a sonnecchiare, mentre lei continuò a recitare il Santo Rosario. Dalla scala
interna della sagrestia, scese Padre Pio e si fermò vicino alla finestra. Ad un
tratto, in un alone di luce, apparve Gesù Bambino e si fermò tra le braccia
di Padre Pio, il cui volto divenne tutto raggiante. Quando la visione scomparve,
il Padre si accorse di Lucia, sveglia, lo stava fissando attonita. Le si avvicinò
e chiese: "Lucia, che hai visto?". Lucia rispose: "Padre, ho
visto tutto". Padre Pio allora l'ammonì severo: "Non dir nulla a
nessuno"».
Se
il Bimbo Gesù era per Padre Pio il Re del suo cuore, che cosa era Padre Pio per
Gesù Bambino? Egli stesso ce lo dice in una lettera a padre Agostino: «Io sono
il trastullo di Gesù Bambino, come lui spesso mi ripete ma quello che è
peggio, Gesù ha scelto un balocco di nessun valore. Mi dispiace solo che
questo balocco da lui prescelto imbratta le sue divine manine. Mi dice il
pensiero che qualche giorno mi butterà in un fosso per non più scherzarvi. Ne
godrà, non merito altro che questo» (Epistolario I, p. 331). Meravigliosa
umiltà che lo rese degno di sì grandi e tanti favori da parte del celeste
Divin Pargoletto!
E noi, con quali sentimenti stiamo vivendo il Santo Natale? Che cosa stiamo chiedendo in dono al Bimbo Gesù? «Oh come deve sentirsi acceso il cuore di amore per colui che tutto tenerezza si è fatto per noi! Oh come dovremmo ardere del desiderio di condurre il mondo tutto a quest'umile grotta [...]» (Epistolario IV, p. 1007-1009), ci ammonisce il Padre e «Chiediamo a questo divin Bambino - ci suggerisce ancora - di rivestirci di umiltà, perché solo con questa virtù possiamo gustare questo mistero ripieno di divina tenerezza».
Tratto da: “Il settimanale di Padre Pio”