VITALITA’
INFINITA E RICCHEZZA DELLA DEDIZIONE EUCARISTICA DI GESÙ
VENITE
A ME CHE SONO L'INFINITA VOSTRA RICCHEZZA
SAc. DOLINDO RUOTOLO
Per informazioni sulla vita del P.
Dolindo, sui molteplici suoi scritti, e per eventuali grazie ricevute,
rivolgersi a: APOSTOLATO STAMPA, Vico Lungo Sant'Agostino degli Scalzi, n. 6 -
80136 NAPOLI - Tel. (081) 544.70.03 (tutti i giorni feriali - escluso il Sabato
dalle ore 16.00 alle 17.45) c/c postale n. 20700805
del
P. Dolindo Ruotolo
La
SS. Trinità, eterna consacrazione di Dio
«Questo
è il mio Corpo!...».
«Questo
è il mio Sangue!...»
Rare volte l'uomo ha meditato queste sublimi parole
che non sono della terra ma sono del Dio vivente. Eppure esse sono un tesoro
unico per noi, perché sono le uniche parole creatrici che possiamo dire noi
Sacerdoti, operando istantaneamente il più grande miracolo. L'impotenza umana
cade, l'atomo impercettibile si eleva al di sopra del creato tutto, colui che fu
fatto ad immagine e somiglianza di Dio raggiunge la più alta vetta di questa
somiglianza parlando in Nome di Dio come se parlasse in nome proprio,
pronunziando la parola dell'esistenza sul piccolo pezzetto di pane: «Questo
è il mio Corpo...», «Questo è il mio Sangue...». Possiamo dire che
dall'eternità Dio esiste in Se stesso come in una eterna Eucaristia.
Dio ha l'essere da Sé; è Colui che ha in Sé
l'essere e la ragione del suo essere. Egli dunque ha il Verbo eterno che lo
afferma infinitamente esistente, ha in Sé l'unione eterna che lo congiunge a
Se stesso.
La SS. Trinità non è che l'eterna consacrazione
di Dio!
Dio è infinitamente. Il Verbo suo generato da Lui è
l'atto infinito della sua esistenza, ed è la gloria del suo essere, gloria
sostanziale, affermazione infinita di Lui. Lo Spirito santo è come l'unione
eterna di Dio con Dio... e procede dal Padre e dal Figliuolo come l'infinita
conseguenza della Eterna Verità sussistente, come l'eterno amore di Dio!
Quale mistero grande ed imperscrutabile! Gesù Cristo
non poteva maggiormente glorificare il Padre suo come nella SS. Eucaristia.
Egli ha dato ai Sacerdoti, a piccole creature della
terra, il potere grandioso di comandare in persona sua alla sostanza del pane e
del vino. Queste parole onnipotenti fanno dileguare la sostanza del pane e del
vino, e nel momento stesso la sostituiscono con quella del Corpo e del Sangue
suo.
Egli che è il Redentore e rappresenta l'umanità,
ha trasportato sulla terra l'eco solenne della vita di Dio, e nel medesimo tempo
ha offerto a Lui tutta la creazione, tutte le creature, pigliandone il posto;
si è presentato a Lui sotto le spoglie del creato nel pane e nel vino; ha
solennemente affermato il sovrumano potere di Dio su di tutto, il suo dominio
eterno, la sua potenza infinita; ha istituito quindi il sacrificio più
solenne, sostituendo tutti i sacrifici antichi, nei quali questo riconoscimento
di Dio sopra tutte le cose era appena velato; si è dato all'uomo come cibo per
nutrirlo, e per rendersi suo mallevadore, per sostituirlo; si è fatto suo
amico, pronto a rispondere sempre per Lui dalla sua prigione di amore!
Quale piano ammirabile in queste poche parole che noi
spesso scambiamo per una esperienza qualunque, e che stentatamente forse
crediamo!...
Eppure, quando nella santa Messa il Sacerdote si
curva sull'altare, e prende il pane nelle mani, i fedeli dovrebbero quasi
trattenere il
respiro per la emozione!
Allora le parole onnipotenti hanno eco nel Cielo, il
Sacrificio della Croce si rinnova, il Verbo di Dio, ripete fra le creature
l'eterno Verbo che glorifica il Padre nella sua persona, eternamente generata da
Lui; lo Spirito Santo splende della sua eterna fiamma di carità; «la materia
si immola» e dilegua, non nel vuoto, ma si transustanzia in quella carne
benedetta e divina che diede a noi il merito infinito; «la materia si immola»,
e scorre liquido il sangue di Gesù in suo luogo; l'uomo possiede il suo
infinito tesoro, la sua difesa, la sua vittima, la sua lode, la sua Eucaristia,
la sua vivente preghiera: «Questo è il mio Corpo, questo è il mio
Sangue!».
Chi può entrare nell'eternità, chi può narrare
l'eterna generazione del Verbo?
L'uomo - dirò così - riceve nelle mani un pennello divino, e con la povera materia terrena, con poche parole, traccia il mirabile piano dell'esistenza, della conoscenza e dell'amore di Dio.
L'ostia palpita, freme, adora, ripara, eleva,
trionfa, vince, glorifica, vivifica...., e la creatura può dire, in un atto
di soddisfazione sublime, vedendosi sostituita da Gesù - può dire -
rinnegando la propria miseria innanzi a Dio, in un sublime olocausto di umiltà:
«Io sono nulla, la mia vita scompare, il mio corpo è polvere, il mio
sangue è impuro. Ecco il mio Corpo, questo è il mio Sangue, il Corpo e il
Sangue del mio Redentore divino!».
Così Gesù non si dà solamente a Dio infinito, si dà ancora alla piccola creatura e diventa la sua ricchezza e la sua vita! Oh, mistero di grandezza e di amore che dovrebbe farci vivere continuamente dell'Eucaristia e nell'Eucaristia!
Io mi raccolgo innanzi a te, Gesù mio Sacramentato
e ti ringrazio di quello che tu hai fatto per me; io però sento di doverti
ringraziare con i fatti e non già con le parole! Il tuo dono ammirabile mi fa
ricordare un'altra grande verità: io sono il tuo Corpo, o Gesù, io sono il
tuo Sangue, perché io sono parte del tuo Corpo mistico!
Tu dunque, dandoti a me sotto le specie del pane e
del vino, vuoi ricordarmi che io debbo rimanere in te e tu in me, di modo che tu
possa presentarmi innanzi al Padre tuo con queste medesime parole onnipotenti.
Debbo vivere di te, Gesù mio, poiché se non divento
'il tuo' Corpo ed 'il tuo' Sangue, io sono l'abiezione e l'ignominia vivente!
Tu, Gesù mio, puoi transustanziare la materia con
la tua parola onnipotente, ma non puoi vivere in me senza la mia volontà,
diversamente io sarei travolto come nulla dalla tua vita, e rimarrei come una
specie inerte!
Per questo tu vivi con me sotto le apparenze del pane e del vino e vuoi che io mi cibi di te, perché tu vivendo proprio nella mia volontà, nella mia libertà, nella mia carne, possa dire al Padre tuo: «Questa è il mio Corpo, questo è il mio Sangue», e possa rendermi tu oggetto della compiacenza divina, inno vivente di amore, erede dell'eterna vita!
Vieni dunque, o Redentore mio Sacramentato, vieni,
nutriscimi, mutami, risanami, elevami, vivifica la mia nullità.... fammi
degna di te, di modo che, tu, nostro avvocato e nostra vita, tu solo viva, e
possa dire di tutto il genere umano, nobilitato nella tua vita: «Questo è il
mio Corpo, questo, è il mio Sangue!».
Napoli, 12 agosto 1919
PADRE DOLINDO RUOTOLO
VITALITÀ
INFINITA E RICCHEZZA DELLA DEDIZIONE EUCARISTICA DI GESÙ
Dio solo!
Napoli, 25 ottobre 1918 mezzanotte
E’ notte, o Gesù... e il primo momento di questo
nuovo giorno può portare la prima nuova dei tuoi trionfi Eucaristici. Nuove
remote, sì, ... pallide come lontane aurore, ma sempre primi sprazzi della tua
misericordia!
Sto pregando già da circa tre ore, sto pregando
intensamente perché venga il tuo Regno Eucaristico, o Gesù mio! Io sento la
tua vitalità infinita, la ricchezza della tua dedizione eucaristica e non mi so
esprimere, non posso esprimermi!
Sei un oceano infinito, o Gesù, semplice e
sterminato, solitario e pieno di ospiti misteriosi. Io guardo l'oceano, e
quella solitudine mi pare vivificata dal mistero del solenne. Così sei tu
nell'Eucaristia: Amore e semplicità sterminata, silenzio pieno di profonde
parole, solitudine piena di compagnia, solitudine saziata da te.
Sei come un sole fulgente, disco luminoso che non può
guardarsi che nella sua attività diffusa sul mondo: visto direttamente
abbaglia.
Io ti scorgo nella vita che tu spandi nel sacramento
del tuo Amore, essa è tutta una fulgida luce che illumina, è pace che consola,
è attività che eleva!
Sei come un fiore pieno di profumi. Chi lo coglie non
lo riguarda che come un piccolo gingillo, eppure quanti misteri vi sono in quell'umile
apparenza!
Sei un mistero, o Gesù buono, un mistero di fede, un
mistero di vita, un mistero di amore! Chi mai ha attinto la vita da te, o
Salvatore mio, chi l'ha gustata ancora, se sei tutto sconosciuto in questo
Sacramento?
Apritevi, o fonti perenni di vita, diffondetela
dovunque, poiché noi non troviamo salvezza e ricchezza che in questa fontana di
perenne pace!
Apritevi, o fonti di amore del Redentore mio buono;
voi non potete affermare la vostra pienezza che diffondendovi!
Scendete, scendete al piano, alla valle, all'umile
tugurio, perché la gente è fatta così stolta e così pigra che non salirà
sulla montagna per attingere, se non si è dissetata, se non si è fortificata
prima!
Apri il tuo Cuore, o Gesù buono, come porta della
vita eterna; dilatalo nella tua infinita carità; non aspettare che le creature
vengano a te, perché non ti conoscono; esse ti conosceranno quando potranno
gustarti, quando potranno apprezzarti praticamente! Usaci questa grande
misericordia, o Signore, poiché solo tu puoi spezzare le catene che hanno resa
l'umanità schiava del gusto depravato del mondo!
Quanto sei buono, o Gesù! Io mi sento come liquefare
nel dire questa parola, ora specialmente che sono tribolato! Sì, ora più che
mai sento la tua infinita bontà, perché veggo il ricamo splendido che tu
intessi nella mia stessa umiliazione!
Ma chi è che conosce la tua bontà? è necessario
cibarsi di te per sentirla! Certe cose se non si trattano non si conoscono. Tu,
mio Gesù, sei il Dio nascosto e sconosciuto se non si vive di te!
Ah, mio amore! Le creature nei benefici che hanno ti
dimenticano; si ricordano di te solo per attribuirti la perdita subita,
l'ingiuria patita, la morte della persona cara. Allora sentite nominare Dio e
Gesù nelle famiglie, ma solo per lamentarsene, per colmare di vituperi l'infinita
bontà!
Levati, o Gesù, levati da trionfatore nel tuo
Sacramento di amore; solo qui puoi farti conoscere per quello che sei, perché
solo qui tu puoi farci gustare, solo qui puoi farci confutare i pratici errori
che legano le anime alla terra! Sei vita, e non può sentirti che chi vive di
te!
Io mi ti offro interamente, Gesù buono! Quando mi
veggo così umiliato, così vilipeso, gettato così nell'inerzia, io mi
addoloro, ma nel tempo stesso mi consolo e ti ringrazio, pensando che il mio
annientamento è la base del tuo trono eucaristico.
Molti parlano di te Sacramentato per deridere me
come pazzo, ora! È un passo, Gesù, un passo avanti, poiché queste stesse
persone non avrebbero giammai parlato di te!
Oh, santo annientamento mio, che mi rende, senza
volerlo, voce che grida a tutti: «Conoscetelo Gesù, amatelo, vivetene e poi
vedrete se il pazzo sono io!». Oh, sante stranezze mie, se ti fanno conoscere!
Quando io ti elevo per benedire il popolo, prima e
dopo imprimo un bacio sul tuo ostensorio. Mi sono accorto che molti fedeli
rinnovano tutta la loro fede in te per questo solo atto. Sii benedetto! Che
importa a me che mi dicano esagerato? Io ti sento, o Gesù mio! Le tenebre della
notte si mutano in dolce splendore di cielo, l'umiliazione nel più sublime
esaltamento, l'abbandono degli uomini nella pienezza tua, nella tua dolce
compagnia.
Tu sei la vita, o Gesù!
Io ti sento, o Gesù, anche quando tu mi provi, e
sembri eclissato, sembri lontano da me! Oh, tu non sei lontano!
Il cuore si sente risvegliato dai palpiti della tua
carità infinita! Tu non puoi nasconderti, o Signore, non puoi eclissarti, perché
la luce, il fuoco, l'amore si rivelano da sé! Sii benedetto in eterno!
Parlami, o Gesu buono! Le tue pecorelle attendono la
tua parola di vita, poiché forse poco tempo ancora avranno per cibarsi abbondantemente
di te! Io penso a questi momenti di solitudine nei quali si troveranno, il cuore
ne geme, ma il distacco sarà breve, poiché tu saprai abbreviare il tempo tuo!
Non hai tu legate le anime nostre come un'anima sola, come un sol cuore, come
un solo spirito? Ebbene tu saprai mantenere quello che tu hai legato in te!
Parlaci, o Maestro buono, o dolcissimo Gesù, poiché l'anima nostra non è mai
sazia di te, non si sazia mai di sentirti parlare. Essa più ti ascolta, più ti
vuole ascoltare, perché tu sei vita!
Gesù
alle anime:
Sono io, Gesù Eucaristia, legame e vita di tutte le
mie pecorelle: Io sono dovunque, e nel Sacramento del mio amore congiungo le anime
più distanti! Che importa che esse non possano comunicarsi fra di loro? Io mi
fo sentire, io so trasportare dove voglio le anime che mi sono care, io non
conosco ostacoli! Chi può mettermi in prigione? Chi può isolarmi? Chi può
dire, suggellando la mia tomba: «Ecco tutto è finito, egli non uscirà più
di qui, e nessuno lo toglierà perché la tomba è siggillata ed è custodita»?
Oh, quanto sono stolti i consigli degli uomini! Io
attraverso gli ostacoli, infrango il suggello, rovescio la pietra, ritorno
alle anime che amo; e vi ritorno senza che nessuno possa ostacolarmi! Io vado
e vengo, figlie mie. Vado nella morte e vengo nel trionfo, vado nel distacco, e
vengo in una più intima comunicazione, perché io sono il padrone di tutto, e
nessuno può rendere vana la mia volontà!
Il vostro cuore si rattrista? Ma è necessario che io
me ne vada, perché senza la privazione non mi potreste apprezzare.
Anche voi sarete come affondate nella terra per
germinare, e questo tempo è tempo di preparazione e di formazione.
Non temete di nulla! Il dolce pastore che vi guidò
continuerà a guidarvi; la vita che attingeste si svilupperà, e voi capirete
che io sono la vostra vita!
Non vi accorate di nulla! Il distacco è amaro, ma è
sempre una forza che vi rende più libere nello spirito, e vi prepara a voli
maggiori!
Voi avete visto, figlie mie care, che io opero; ora
non ne potete dubitare. Ebbene, abbandonatevi a me, e lasciate che io operi
nella pienezza della mia attività! Io sono il legame dell'anima vostra. Non
temete! Nulla rimarrà ucciso mai nello spirito vostro, poiché io vigilerò
sul campo mio perché nessuno lo calpesti e lo profani. (...)».
(Da uno scritto inedito del 25 ottobre 1918 del Padre Dolindo Ruotolo).
Gesù
alle anime:
Sono io, Gesù Eucaristia, tesoro delle vostre anime,
ricchezza del mondo, pace di tutte le creature!
Voi state intorno a me come le pecorelle intorno al
Pastore, ed io voglio rivolgervi una parola paterna per guidarvi al pascolo del
mio amore.
Guardate questo mio Cuore, di quante fiamme è
ripieno. È un fuoco ardente, ma è nascosto alle anime che non si mettono in
comunione con me annientadosi. Chi supporrebbe nel filo elettrico una fiamma
nascosta, una energia così potente che può muovere, può illuminare, può
riscaldare, può scuotere, può ravvivare? Non ha significato stare in distanza
da questo filo, né si può percepire la corrente senza mettersi in
comunicazione.
Così sono io in questo Sacramento di amore: sono
inerte, nascosto, silenzioso, arido, freddo per chi non si inabissa nella mia
vita eucaristica, con un atto di fiducia, con una dedizione completa, con una
umiltà profonda!
Quanto più piccoli vi fate, quando vi isolate dalla
terra, quando mettete in me il vostro principio ed il vostro fine, voi siete
in me come il filo di una lampada elettrica e vi riempite di calore, di luce, di
vita.
Il filo di una lampada deve essere sottile, deve
essere isolato dalla terra, deve essere in comunione dei due poli elettrici,
deve stare nel vuoto...
Così voi dovete farvi piccoli, dovete staccarvi
dalla terra, dovete mettervi in comunione con me, dovete essere nel vuoto
completo, affinché l'atmosfera del mondo non vi consumi e vi bruci.
Oh, quanto sono poche le anime che vengono innanzi
a me con queste disposizioni! Quando si va in chiesa pieni di orgoglio e di
ostentazione, quando si è legati alla terra, si è distratti dal mondo, come
volete che io parli all'anima?
Questa è dunque la prima via per essere pascolati da
me!
Se un'anima rimane davanti a me, ancorché sia
sterile, distratta, povera di vita..., se vi rimane riconoscendo almeno il suo
stato, il suo nulla, rivolgendosi a me, non dico con la preghiera, ma con lo
sguardo, vi dico che io la vivifico e la conduco ai miei pascoli poco per volta.
Io sono la via per quest'anima, sono il pastore pietoso che l'accoglie sulle
spalle e la porta.
O pecorella mia, sei distratta da tanti pensieri
estranei a me, ti viene la noia, ti pare di stare sulle spine innanzi a me? non
sai pregare, manchi di unzione interna? Oh, non ti sfiduciare! Rimani innanzi
a me in questo squallore, ed ogni giorno fa' la tua cura spirituale in un atto
di presenza.
Rimani, riposati, guardami almeno. Questo lo puoi
fare sicuramente, non costa fatica. Stabilisci un tempo determinato per
rimanere davanti a me, e non te ne andare se non finisce quel tempo. Io sono
contento anche di questo, e poco per volta ti conduco al pascolo del mio amore.
Che se vuoi abbreviare la tua via, prega vocalmente,
leggi un libro buono che parli di me, non fa niente che non sia proprio un libro
di preghiere; e, leggendo, fermati ogni tanto a guardami soltanto. Io ti
assicuro che, poco per volta, il tuo cuore si disgelerà e tu comincerai a
sentire un benessere nuovo in te. Unisciti poi alle preghiere degli altri, e, se
puoi, va dove altri pregano, dove si canta a me, dove si parla di me. Unisci il
tuo cuore alle preghiere altrui, e al più presto ti sentirai vivificata!
Quando ti ritiri a casa tua, sentirai una certa
attrazione per il posticino che hai lasciato in chiesa,... vi ritornerai
umiliata, rifarai tante volte il tuo pellegrinaggio fino a che potrai pascolarti
di me!
O figlie mie, il mondo è infermo, è distratto, è
materializzato. Esso non mi conoscerà facilmente come sua vita senza questo
esercizio che gli ridona il movimento verso di me.
Cominciate da voi, perché anche voi siete così
povere di amore, e persuadetevi che ci vuole un esercizio lungo e costante per
ritornare a me completamente e per pascolarvi del mio amore!
Venite a me, non vi stancate sforzandovi
soverchiamente; raccoglietevi nel mio Cuore, dite il vostro Rosario, pensate
alla mia Passione, riposatevi con una lettura spirituale, guardatemi,
confidate, io vi riempio di amore in questa maniera, e diverrete anime
eucaristiche! Non guardate chi entra e chi esce dalla chiesa, non vi distraete
materialmente, state al vostro posticino come in un piccolo romitaggio, non vi
impazientite con voi stesse; aspettatemi con calma: io verrò a voi dal mio
trono di amore!
Il pascolo del mio amore non è lo stesso per tutte
le anime; io ho tanti segreti nel mio Cuore che voi non li supponete neppure,
perché avete l'abitudine di fermarvi nelle vie del mio amore, quando vi sentite
appagate voi. Appena sentite un poco di contento, voi credete di aver raggiunto
la meta, credete di avermi esplorato. Eppure io ho tante ricchezze da darvi
ancora, tante dolcezze da effondervi nell'anima.
Quando cominciate a sentire familiarità con me, non
vi concentrate nel vostro egoismo, datevi a me, cedetemi la vostra libertà, la
vostra volontà, il vostro cuore. Più mi date e più io vi do, poiché io non
posso sforzarvi e voglio che il nostro amore sia reciproco.
Consolate questo mio Cuore che geme e langue di
amore, consolatelo, dandomi anime che mi amino; e soprattutto abbiate cura dei
miei Sacerdoti che hanno i tesori nelle mani e spesso sono i più poveri di
tutti. L'anima eucaristica deve essere attiva in me e per me; non può
contentarsi soltanto di consolarsi essa, deve anche consolare me.
Perciò considerate la mia Passione nell'Eucaristia
e consolatemi. Considerate quanti mi tradiscono e ditemi che volete essermi
fedeli: questo mi dà tanto gusto. Considerate quanti mi flagellano con i loro
peccati e ditemi che non volete offendermi mai più. Considerate quanti mi
coronano di spine e ditemi che volete coronarmi di fiori di virtù e di amore.
Considerate soprattutto quanti disprezzano il carattere sacerdotale che
hanno; quanti disprezzano me nei Sacerdoti, e riparate, apprezzando una
dignità così grande.
Infine, figlie mie, unitevi al mio sacrificio
eucaristico, amate di nascondervi in me, amate di celarvi agli occhi di tutti,
immolatevi nella giornata offrendomi i vostri dolori e le vostre pene.
Quando la vostra vita sarà unita alla mia vita
eucaristica, e voi passerete la giornata tutta in unione con me Sacramentato,
allora la vostra gioia interiore sarà piena, poiché io mi sono fatto
prigioniero di amore proprio per vivere con voi, per farvi vivere di me!
E’ necessario che l'uomo si elevi fino a Dio, e
questo è possibile solo sostituendo la sua vita con la mia!
Ho fame di voi, poiché debbo raccogliervi in me;
perché siete il mio Corpo mistico. Venite dunque a me che sono l'infinita vostra
ricchezza!
Vi benedico tutte.
(Da una lettera del Padre Dolindo Ruotolo a Elena Montella e a tutte le sue figlie spirituali inviata da Roma il 15 maggio 1921, ore 17.45).
Le fou de notre Dame. Père
Maximilien Kolbe, Cordelier. (Padre Masssmiliano Kolbe, il pazzo innamorato
dell'Immacolata).Questo il titolo che la scrittrice polacca Maria Winowska diede
ad una biografia sul P. Massimiliano Kolbe edita a Parigi nel 1950.
E sarebbe quanto mai interessante curare una biografa
sul P. Ruotolo avente per titolo: Padre Dolindo «il folle innamorato» di Gesù
Eucaristia.
Padre Dolindo non lo si comprende appieno se non
nell'ottica del suo grande, immenso, «folle» amore a Gesù Eucaristia.
Questo spiegherebbe anche le sue «intemperanze eucaristiche», gli allarmi e
le «preoccupazioni» di non pochi suoi contemporanei che gridarono (alcuni
perché mossi da gelosia, invidia, incapacità di comprendere, da eccessivi
scrupoli) allo scandalo. Lo tacciarono di errori, di iniziative arbitrarie in
palese contrasto con le disposizione della Chiesa...
Ma le sue «intemperanze» per capirle devono essere
messe a confronto con la freddezza, l'incuria, le superficialità, le
irriverenze, e anche le profanazioni di non pochi cristiani verso Gesù
Eucaristia.
Egli fu un autentico profeta, e come tale, spinto
da spirito profetico additò nuove vie, previde riforme coraggiose che a
distanza di anni sarebbero state recepite, almeno in parte, dallo stesso
Concilio Vaticano II.
«Molti parlano di Te Sacramentato - scrive P.
Dolindo - per deridermi come pazzo, ora! (...) Oh, santo annientamento mio, che
mi rende, senza volerlo, voce che grida a tutti: «Conoscetelo Gesù, amatelo,
vivetene, e poi vedrete se il pazzo sono io!». Oh, sante stranezze mie, se ti
fanno conoscere, o Gesù!» (p. 12 del presente libretto).
In poche parole: se conoscessimo realmente chi è Gesù
Eucaristia, diverremo tutti pazzi, come Dolindo!
Il 22 dicembre del 1909 attraverso una locuzione
interna (e Padre Dolindo ebbe il dono di queste locuzioni per moltissimi anni)
Gesù così parlò a lui:
«È ai piedi miei, nel Sacramento dell'Amore che si
formano i Santi; è là che il cuore diventa semplice della santa semplicità
della fede, e là che si rende infinito nella speranza dell'Infinito, e là che
si rende ardente nella fiamma dell'amore. È nell'Eucaristia che il cuore
conosce se stesso; là io lo infervoro, egli risente la mia presenza, ed allora,
di quanti beni e di quanti pensieri è fecondo questo sentimento! Se poi egli
è inerte e freddo allora risente la sua miseria, e di quanti frutti non è
fonte questo sentimento! Se egli contempla, cresce nella cognizione di tutto e
si eleva in Dio. Se egli ignora, cresce nella cognizione di sé e sente la
necessità di conoscermi. La mia compagnia fa sempre bene, ed ogni ipotesi
reca sempre allo spirito un sollevamento nell'Infinito. (...)».
(cfr. P. DOLINDO RUOTOLO, Fui chiamato Dolindo che
significa dolore, IV ediz. voi. I, p. 213).
Solo un «folle innamorato» dell'Eucaristia poteva
scrivere queste pagine di altissima contemplazione e dottrina eucaristica!
P.
ANTONIO MAGLIONE