DOVE
NASCE LA BESTEMMIA? di
Don Enzo Boninsegna
Tutto nell'uomo è concatenato: ogni virtù puntella le altre virtù ogni vizio favorisce gli altri vizi. Questo vale anche per la bestemmia, che non viene dal nulla, ma è generata o favorita da alcune situazioni (interne ed esterne all'uomo), che la precedono e la facilitano.
In altre parole, la bestemmia non è orfana, ha padre e madre, anzi, ha molti padri e molte madri. Un uomo retto su tutto il resto... non bestemmia e se bestemmia questa è la prova che in lui non tutto è retto, che nella sua vita ci sono altre crepe. Non può germogliare una spiga se non da un seme. Così non può esplodere una bestemmia se non da un altro male che la precede e le spiana la strada.
Per
circa trecento volte il Nuovo Testamento ci parla di spiriti angelici corrotti
e corruttori, ribelli a Dio e nemici dell'uomo. Sono i demóni, che, per certi
presunti teologi non esisterebbero neppure, ma che la parola di Dio ci mostra
all'opera con impegno instancabile, dall’inizio dei secoli e fino alla fine
del mondo. Non perdono colpi, non sono mai stanchi, sanno ciò che vogliono
e come ottenerlo. Oggi, poi, hanno ben pochi ostacoli sul loro cammino e purtroppo
hanno molti alleati, fuori e anche dentro la Chiesa, in basso e anche in alto.
Il
diavolo - dice la Bibbia - ha istigato Adamo ed Eva alla ribellione contro Dio.
Per quella prima colpa, che ha infettato tutta l'umanità, causando tra l'altro
in ogni uomo una debolezza congenita che lo inclina al peccato, il diavolo può
essere considerato, almeno indirettamente, il primo ispiratore di ogni peccato.
Gesù lo definisce "padre della menzogna e omicida fin da principio"
(Gv 8, 44). Dunque, se è padre della menzogna e padre della morte, perché non
anche padre dell'ingiustizia, padre della violenza, padre della lussuria,
padre dell'odio, padre di ogni altro vizio e padre anche della bestemmia?
Scrive
un Vescovo jugoslavo: "La bestemmia trova la sua ispirazione nell'odio di
Satana. I bestemmiatori portano in sé qualcosa di quella belva
dell’Apocalisse: Aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per
bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in
cielo (Ap 13,6).
Mentre
la preghiera fa risuonare nel cuore umano, nella famiglia, nell'umanità,
nella Chiesa, la parola del Cielo, la bestemmia fa tuonare il gorgogliare dell'inferno"
(+ Franj o Kuharic).
Durante
un esorcismo, il diavolo, per bocca dell'indemoniato, ha cantato vittoria con
queste parole: "Io ho distrutto la Fede: il Papa stesso l'ha detto
parlando della crisi della Fede. Ho distrutto la morale: i miei demoni impuri
trionfano dappertutto. Ho distrutto la religione: le Chiese si svuotano e le
bestemmie sostituiscono le preghiere. Ho distrutto la famiglia: la prostituzione
è generale e gli innocenti vengono massacrati con l'aborto", (da "La
Catechesi di Satana" di Pellegrino Emetti).
Non
ogni bestemmia è ispirata dal diavolo, ma sicuramente ogni bestemmia è a lui
gradita e fa il suo gioco. Se con la lode a Dio diventiamo imitatori di Gesù,
con la bestemmia si diventa imitatori di Satana.
Il
cattivo esempio - Non c'è
bestemmiatore che non abbia avuto uno o più maestri nell'arte della
bestemmia. C'è chi ha imparato a bestemmiare dai compagni di gioco, c'è chi ha
imparato a scuola, c'è chi ha imparato sul lavoro, c'è chi ha imparato
durante il servizio militare, c'è chi ha imparato nelle ore di svago passate
con gli amici, e c'è chi ha imparato in famiglia dai genitori. "Quante
anime, in tenera età, rimangono scandalizzate già nella propria casa dai
discorsi osceni e dalle bestemmie!" (Episcopato della Jugoslavia). Una
cosa è certa: tutti hanno imparato perché qualcuno ha insegnato.
E quasi tutti i bestemmiatori hanno imparato da giovani, nell'età in cui si è più malleabili, cioè più inclini a copiare dall'ambiente in cui si vive, a lasciarsi plasmare dalla mentalità, dal linguaggio, dagli esempi di chi ci sta intorno. Come da piccoli si copia per imitazione, quasi inavvertitamente, la cadenza dialettale della terra in cui si vive, così quasi senza accorgersene si corre il rischio di assorbire e di ripetere le espressioni che più spesso si sentono sulla bocca della gente. Non è raro che dei bimbi della scuola materna, qualche volta bestemmino; la gravissima colpa è degli adulti che li addestrano a questo pessimo linguaggio col loro cattivo esempio.
È
tremenda la responsabilità che questi "loschi figuri" si assumono
davanti a Dio!
La
diffusa immoralità - Quanto
più Dio perde importanza nella considerazione degli uomini, tanto più cresce
il peccato e quanto più cresce il peccato tanto più cala il senso del
peccato e quanto più cala il senso del peccato tanto più il peccato dilaga:
si pecca sempre di più e con sempre meno rimorsi; il peccato diventa sistema di
vita. In questo clima di straripante immoralità viene a mancare la bussola:
si confonde il male col bene, si va a ruota libera e non funziona più alcun
freno.
Se
questa non è l'esatta fotografia del nostro tempo, è comunque la meta verso la
quale stiamo andando. La perdita del senso del peccato e l'immoralità che ne
deriva sono il terreno più adatto a far germinare la bestemmia. Come i toponi
di fogna tanto più crescono e prolificano quanto più sporco trovano intorno,
così la bestemmia tanto più cresce e dilaga quanto più il mondo, per aver
rinnegato Dio, la sua legge, le sue promesse e le sue minacce, si trasforma in
una fogna. Dove regna il peccato non può mancare la bestemmia!
La
mancata correzione fraterna
- Se alle tante spinte che orientano verso la bestemmia si contrapponesse una
spinta in direzione opposta, forse qualche cosa cambierebbe. Purtroppo invece
manca in molti il coraggio di intervenire, di richiamare e di correggere
fraternamente e questo contribuisce a lasciar i bestemmiatori nel loro stato di
incoscienza. Io sono convinto che almeno metà dei bestemmiatori non riceva
mai, in tutta la vita, il dono della correzione fraterna. Un dono che spesso
è difficile fare, ma che non possiamo non fare, per il loro bene e perché
non gravi sulla nostra coscienza un peccato di omissione.
La
paura non deve prevalere in noi, perché, come afferma l'apostolo San Paolo:
"Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza" (2Tm
1,7). E valgono anche per noi le parole di incoraggiamento che il Signore disse
al profeta Geremia: "Non temerli, perché io sono con te per proteggerti
" (Ger 1, 8).
La
superbia - Ne siano
consapevoli o no, molti bestemmiatori arrivano alla bestemmia perché spinti
dalla superbia: mal sopportano chi sta al di sopra di loro. Questa superbia si
manifesta spesso, se si tratta di giovani, in un conflitto sistematico con i
genitori, di cui non accettano l'autorità; si manifesta, nei confronti del
prossimo, abbassando chi sta più in alto con la calunnia; soprattutto si
manifesta e si fa concreta, contro Dio, con la bestemmia. La superbia... il
non accettare la superiorità di Dio... la stessa motivazione che ha portato
Satana a ribellarsi al Signore.
La
superficialità - È
l'atteggiamento di chi bestemmia senza rabbia e senza rimorsi. Lo fa così,
disinvoltamente, senza perché. Se richiamato, si difende sorridendo e
minimizzando, come se la bestemmia fosse la cosa più normale di questo
mondo, come se non fosse un'offesa a Dio per il solo fatto che non ha
l'intenzione di offenderlo. In quasi tutte le scelte che fa, l'uomo superficiale
e "leggero" si rifiuta di riflettere sulla gravità delle sue azioni e
sulle conseguenze che possono derivarne, per sé e per gli altri.
L'odio
contro Dio - È raro che uno
bestemmi per odio, ma tra i molti esemplari di cui è composta la fauna umana
c'è anche questo. Ce ne ha dato conferma lo scrittore Cesare Pavese, morto
suicida; nel suo diario ha scritto: "Provo invidia per chi crede... egli
almeno può bestemmiare!"
Per
Pavese il non credere era motivo di tristezza non tanto perché, mancandogli la
Fede, gli mancava anche la speranza nella vita eterna, e oltre la morte non
vedeva che il buio o il nulla, ma perché non credendo in Dio non poteva avere
la gioia perversa di odiarlo e di bestemmiarlo.
L'odio contro Dio porta non solo a bestemmiare il Signore, ma a provare gioia nel farlo bestemmiare.
È
illuminante a questo proposito un episodio riportato dallo scrittore Giovanni
Papini negli anni del suo ateismo giovanile: "Andavo con un amico... in
un viale deserto di novembre. Ad un albero, un vecchio illividito dal freddo
allungò verso di noi una mano sudicia; chiedeva la carità, povero vecchio.
L'amico trasse una lira d'argento: Questa è per te se dici due o tre bestemmie.
Il viale era deserto... il vecchio ci guardò un istante con occhi velati e sanguigni,
che non scorderò mai, gli ricadde giù la mano e, senza dir nulla, a spalle curve
si allontanò ".
Qualche
anno fa un amico mi ha confidato: "Un giorno ho visto mio figlio (un
bambino di sette anni) rientrare in casa con delle monete in mano. Gli ho
chiesto chi gli avesse dato quei soldi. La risposta è stata agghiacciante: Me
li ha dati Paolo (un amico di diciotto anni) perché dicessi delle
bestemmie". Si commenta da sé.
L'ira
- È la principale responsabile delle bestemmie. C'è chi, non solo in condizioni
normali non bestemmia mai, ma prova un senso di fastidio e un forte disagio
quando sente bestemmiare. Basta però che perda le staffe e ... giù una
bestemmia.
Se
nella pazienza l'uomo possiede se stesso, nell'ira è posseduto dalla violenza
dell'istinto, è come accecato, non ha più in mano le redini della sua vita,
perde per colpa propria la libertà di scelta. C'è chi vede nell'ira
un'attenuante, quasi che la bestemmia che si dice sotto la spinta dell'ira non
sia un peccato, ma un mezzo peccato! È vero invece che l’ira già di per sé
è un peccato, per cui chi bestemmia sotto la spinta dell'ira pecca due volte.
L'abitudine di dire il Nome di Dio invano - Quasi nessuno diventa bestemmiatore perché vuole diventarlo, ma quasi tutti si ritrovano su questa spiaggia con loro amara sorpresa. Per i più, la prima bestemmia è un fatto inaspettato e non voluto, non sanno spiegarsi come sia potuto succedere. Ma la cosa diventa spiegabilissima se si pensa all'abitudine che avevano (e che di solito mantengono), di nominare il Nome di Dio senza motivo.
Nominare
il Nome di Dio invano, come insegna il secondo Comandamento, è già un
peccato, anche se non mortale, ma è anche qualcos'altro: è il miglior
trampolino di lancio per approdare al linguaggio blasfemo.
Il
passaggio da questa pericolosa abitudine alla bestemmia è facilissimo.
So di un papà che vive intensamente la sua Fede di cristiano: partecipa alla catechesi, prega, pratica generosamente la carità, vive nel rispetto della legge di Dio e tutto questo alla luce del sole. Con questo spirito ha cercato di modellare la vita dei suoi figli, ma un cattivo esempio lo ha sempre dato sia in casa che fuori, forse l'unico e forse a sua insaputa: quel papà pronuncia il Nome di Dio invano abitualmente. Sono quasi certo che non ha mai detto una bestemmia in tutta la sua vita, perché ne prova orrore, ma i suoi figli, che hanno imparato da lui a nominare il Nome di Dio invano, sono andati ben oltre e spesso bestemmiano. Ovviamente il padre non lo sa e ne resterebbe profondamente ferito se lo sapesse. Un giorno, a chi il Signore chiederà conto di quelle bestemmie? Solo ai suoi figli, o non anche a lui?
Il
Nome di Dio e della Madonna, pronunciati senza alcun motivo, sono oggi sulla
bocca di troppa gente. E sono ben pochi quelli che cercano di correggere
questa brutta abitudine; c'è addirittura chi si dà da fare per incentivarla!
Le Edizioni Paoline hanno pubblicato un romanzo, intitolato "Tutta colpa
di Dio"! in cui il vizietto di nominare il Nome di Dio e della Madonna
senza motivo e banalmente trova larga ospitalità. Non va trascurato un
particolare: l'autrice, tale Laura De Luca, è una giornalista de
"L'Osservatore Romano"; il giornale del Papa. Un segno dei tempi anche
questo? Purtroppo sì!
La
rassegnazione - Tanto è
facile entrare nella bestemmia, altrettanto è difficile uscirne. Difficile,
ma non impossibile, come pensano invece molti bestemmiatori che vorrebbero
liberarsi da questo difetto. C'è in quasi tutti un senso di fatalismo, una
rassegnazione sbagliata, un senso di impotenza, quasi che una volta caduti in
questo difetto sia impossibile venirne fuori.
La rassegnazione, che in altre situazioni difficili della vita può essere una virtù, qui è invece una colpa, un nuovo peccato che si aggiunge alla bestemmia. La rassegnazione davanti al male è il peggiore dei mali. Non c'è alcun peccato che sia inevitabile; è solo questione di volontà: basta volere sinceramente e fermamente e cercare l'aiuto del Signore! Come dice San Paolo: "Tutto posso in Colui che mi dà la forza " (Fil 4,13).
Tratto
dalla rivista: Grande Opera Mariana GESU’ E MARIA nr1 2007.