DON GIUSEPPE TOMASELLI SANTO SACERDOTE E GRANDE ESORCISTA DEL NOSTRO SECOLO

Ricordi e annotazioni tratte dal suo diario di vita

Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1989 è san­tamente spirato il Sac. Don Giuseppe Toma­selli a conclusione della festività della Madonna di Pompei, una delle feste Maria­ne che lui era solito vivere in pienezza di af­fidamento alla Madre di Dio.

Per tutta la vita si era preparato a questo giorno, al dies natalis che realizza l'innesto definitivo, per i credenti, nella vita, quella eterna, nella luce di Dio.

Don Tomaselli in un suo breve diario, che scrive solo "per non disubbidire ad istanze autorevoli", nota: "Il mio incontro con Cri­sto Giudice mi ritorna sovente nella mente e dico con frequenza: Gesù mio, tutte le macchie che ho davanti alla Divina Giusti­zia, cancellale completamente con il Tuo Di­vino Sangue, in modo da presentarmi nel giudizio a Te, mondo del tutto".

Credo che la grazia di Dio, la Sua vita Santa, purificata dalla sofferenza della Sua malattia, abbiano realizzata, tradotta nei fat­ti, questa preghiera.

Nella malattia, a tutti coloro che l'hanno accostato e visitato, si è rivelata in maniera forte la sua profonda unione con Dio, il suo spirito di preghiera costante, che le sofferen­ze non affievolivano ma vivificavano: nei momenti di sofferenza più acuta ripeteva continuamente, spesso per ore, invocazioni, giaculatorie a Gesù, alla Vergine Santa.

Nonostante lo sciopero dei mezzi pubbli­ci e della stampa appena si diffuse la noti­zia del trapasso, da ogni parte, un gran numero di persone accorse a pregare ed a piangere presso la salma, composta nella Cappella dell'Istituto.

Il pio pellegrinaggio si prolungò per tutta la giornata, ininterrottamente.

Era nato il 26 gennaio 1902 a Biancavilla (Catania) da una famiglia i cui sani princi­pi, lo spirito profondamente cristiano, i grandi valori morali, egli ricordava spesso. Frequentò le prime quattro classi ginnasiali nel piccolo Seminario del suo paese natale, sede succursale del Seminario Arcivescovile.

A S. Gregorio fece l'aspirantato ed il no­viziato concludendoli con la professione re­ligiosa; proprio in questa benemerita Casa di Formazione, dopo gli studi teologici, fu ordinato Sacerdote il 7 luglio 1928. Molte furono le Case Salesiane fecondate dal Suo apostolato e varie le mansioni assegnategli dall'obbedienza: Caltagirone, Trapani, Mar­sala, S. Cataldo, Messina Giostra, Modica, Riesi, Palermo S. Chiara, Ispica, Catania Barriera, lo ebbero dal 1928 al 1960 come catechista, incaricato dell'oratorio, maestro di musica, insegnante, cappellano di comu­nità di suore, vice parroco.

Nel 1960 fino al giorno della morte ope­rò a Messina, prima al S. Domenico Savio e dal 1973 presso l'Istituto Salesiano "S. Lui­gi", dedicandosi totalmente all'apostolato della predicazione e della diffusione dei suoi opuscoli edificanti.

Dotato di ingegno vivace, arguto, posse­deva un estro poetico eccezionale per cui le sue poesie in vernacolo erano richieste ed ap­plaudite in ogni occasione.

Riusciva bene nel teatro, nella musica. L'urgenza dell'apostolato, però, ed una "svolta spirituale" come egli la definisce, gli fecero abbandonare queste attività.

"La vera svolta spirituale, iniziata nel No­viziato, l'ebbi veramente dalla lettura della vita di S. Teresa. Lessi, rilessi questa "Sto­ria di un'anima"; scelsi Santa Teresina co­me mia protettrice; in seguito mi misi in rapporto epistolare con sua sorella..." (Dal Diario).

Scossa spirituale

Altra "scossa spirituale" fu il primo esor­cismo. "L'insieme dei fenomeni diabolici, il colloquio con il demonio mi fecero riflet­tere molto" ("passim" dal Diario).

L'attività di esorcista, svolta per incarico di diversi Vescovi, continuerà per tutta la vi­ta e influirà molto nel suo cammino di ascesi spirituale.

"Quante vanità, quante impazienze, quanto tempo sprecato! Lavoravo sì, ma non c'era in tutto la retta intenzione".

"La retta intenzione è il mio proposito di ogni giorno, di ogni anno, negli Esercizi Spi­rituali..."

"Posso affermare che da che mi sono ri­preso nello spirito, sono stato più attento per evitare le piccole venialità o imperfezioni".

Sono brani del suo Diario, messi a com­mento della sua "svolta spirituale", che ci indicano quanto ormai senta la necessità e la tensione verso la purificazione e la santità.

Ovunque abbia lavorato, ovunque sia sta­to, ha lasciato frutti copiosi spirituali, echi di ammirazione per la sua coerenza tra fede e pratica, per la sua scrupolosa osservanza, per la sua vita integerrima e santa.

Non si concedeva svago, riposo, vacanze: tutto il suo tempo disponibile era dedicato alla preghiera ed all'apostolato.

Così lo ricordiamo in questi ultimi sedici anni, trascorsi nella Casa di "S. Luigi", fi­no alla recente malattia, che esplose quasi improvvisamente.

Alla fine di agosto del 1988 si manifesta­rono sintomi di un malessere localizzato al­lo stomaco.

Ricoverato alla fine di settembre nella cli­nica S. Camillo, curato amorevolmente dai medici e dalle suore, rientrava in Comunità nei primi di novembre, con una preoccupan­te diagnosi: cirrosi epatica.

Il 30 dicembre fu ricoverato di nuovo, per l'aggravarsi della malattia e per il pressante consiglio dei medici curanti, nel reparto ge­riatrico del Policlinico Universitario, dove fu sottoposto a delle trasfusioni di sangue e a terapie, che non era possibile eseguire fuori di un centro medico altamente specia­lizzato.

Curato e seguito con grande attenzione e professionalità dal Prof. Mauro Nicita, a cui va un particolare ringraziamento, dopo po­co più di un mese di degenza, trascorsa fra gli inevitabili disagi della corsia comune, rientra nella Casa nettamente migliorato, con dei valori di analisi quasi normali.

Dopo qualche tempo vediamo, con mera­viglia e gioia, il nostro Don Tomaselli alzar­si, passeggiare nei corridoi, anche se sorretto e sostenuto amorevolmente, scendere per ben due volte in Direzione, arrivare a piedi nella sua libreria.

Ma nei primi di maggio si nota un crollo fisico improvviso, che lo porta alla morte. In questi nove mesi di malattia Don To­maselli non è stato un malato che ha pensa­to a se stesso, chiuso nella sua sofferenza, ma ha continuato ad essere Apostolo e ad invitare alla preghiera, alla conversione, quanti lo cercavano.

Il bene genera bene: nella sua malattia il nostro Don Tomaselli, oltre che da infermie­ri specializzati, è stato assistito con fede, con grande abnegazione e con amore filiale da persone legate a lui dall'amore di Dio, dal­la direzione spirituale, dal bene ricevuto: il nostro grazie a loro è un piccolo segno del­la grande e meritata ricompensa divina; è stato assistito dai Confratelli che per più di tre mesi a turno gli sono stati vicini, spiri­tualmente e fisicamente.

Numerose sono state le persone che sono venute a trovarlo, a chiedere tante volte a lui malato conforto ed aiuto, numerose le persone che per lettera o telefono l'hanno seguito nella sua malattia.

Quale il segreto, la sorgente di forza di co­sì fecondo apostolato di Don Tomaselli? I due amori di Don Bosco: l'amore alla Vergine Santa e a Gesù Eucaristia.

Nella sua vocazione egli vedeva l'interven­to miracoloso della Vergine Santa per la qua­le ebbe una devozione intensa e tenerissima.

Raccontava spesso con piacere che, chie­rico vivacissimo nella Casa di Caltagirone, cadde una volta da una considerevole altez­za; la Vergine Santa, da lui invocata, lo li­berò dalla morte. - "Il Servo di Dio Don Filippo Rinaldi, scrive nel Diario, passando in visita da Caltagirone, e vista l'altezza da cui ero caduto, mi disse: "Ricordati per tutta la vita che sei vivo per miracolo della Madonna".

L'amore verso la Vergine, così come c'in­segna Don Bosco, come ammonisce il Vati­cano II, era per Don Tomaselli una devozione Cristocentrica e in tal modo la tra­smetteva ai fedeli.

L'Eucarestia fu il centro, la luce, l'alimen­to della sua vita spirituale e del suo Apo­stolato.

Quale gioia faceva trasparire dal suo vol­to, quando si presentavano le occasioni di partecipare una seconda volta, nello stesso giorno, al banchetto Eucaristico: ma le oc­casioni era lui a cercarle!

Quante volte si è trovato di sera tardi o a notte inoltrata in lunga e profonda ado­razione eucaristica nel coro della nostra Chiesa!

Aveva facilità di parola, parlava con chia­rezza e semplicità, dialogava con gruppi di ascoltatori che spesso insistevano che con­tinuasse a parlare per ore.

Oltre la predicazione, l'altro mezzo effi­cacissimo di Apostolato fu per Lui la stampa.

"Era la vigilia della festa di S. Francesco di Sales del 1936: si andava a teatro per l'ac­cademia in onore del Santo. Mi colpì la Sua immagine: il Santo in ginocchio con la pen­na d'oca in mano e parecchi libri attorno a lui.

"Feci una riflessione: se riuscissi a comu­nicare quanto so di religione, sarebbe suffi­ciente a soddisfare una massa popolare. Ricordo subito che recitai un Pater, Ave e Gloria e chiesi l'aiuto del Santo". (Sempre dal Diario).

Va sottolineata l'espressione "massa po­polare": è una tipica scelta, nell'alveo della tradizione di Don Bosco, del settore privi­legiato del suo Apostolato, che l'aveva vi­sto, giovane sacerdote, lavorare con grande ardore fra gli orfani di Caltagirone o in par­rocchie popolari come quelle di Barriera (Ca­tania), Ispica (Ragusa), Giostra (Messina), dove, tra persone anziane si sentono anco­ra gli echi della sua bontà e carità.

Scrisse il primo libretto su S. Teresa del Bambino Gesù.

E poi scrisse il secondo, il terzo e cosi via, per giungere a più di cento pubblicazioni. Sono libretti scritti con stile semplice, fa­cile, comunicativo, che si leggono facilmente in poche ore, libretti che si diffondono, tra­dotti in varie lingue, in tutto il mondo e han­no raggiunto ormai varie edizioni.

Ed è lui a scrivere, è lui ad organizzare una diffusione capillare, aiutato dalle Sue piccole Ostie Riparatrici, una associazione da lui promossa e diffusa in molte città d'Italia, aiutato da tante "anime belle" che hanno condiviso con lui l'apostolato della stampa, è lui a confezionare i pacchi, a portarli, quando pensava che vi fosse un'urgenza, a piedi, alla stazione per la spedizione, è lui ad organizzare i suoi giri apostolici annuali in Italia ed all'Estero per predicare e diffon­dere la sua stampa, è lui a rispondere a cen­tinaia di richieste e di lettere.

Un lavoro silenzioso ma pieno di sacrifi­ci eroici. Un lavoro massacrante. Durante la malattia voleva sapere tutto, quanti libri erano stati richiesti, quanti libri spediti ogni giorno. Aveva la preoccupazione del futuro di questo suo Apostolato, preoc­cupazione che manifestò diverse volte ai Su­periori Religiosi.

Si legge nel suo Diario: "Gesù ha detto: questa è la mia stampa. - Fa in modo che dopo la tua morte ci sia chi si interessi di que­sti libretti - Non puoi neppure immaginare i frutti spirituali di questi scritti".

La stampa di Don Tomaselli continua e continuerà a circolare, a fare del bene, se da parte di tutti coloro che l'hanno conosciuto e amato ci sarà l'impegno a farsi efficaci pro­motori di questo veicolo di bene.

Non è possibile dire in un articolo biogra­fico tutto sulla vita di Don Tomaselli, sem­plice ma ricca spiritualmente; ma non possono non essere evidenziati, anche se per sintesi, due tratti peculiari, della sua ascesi sprituale: la purezza e la povertà.

La purezza è il "campo di battaglia di tut­ti" soleva dire.

Egli scrive: "Sono stato senza l'amicizia di Dio solo tre giorni: i tre giorni prima di ricevere il Battesimo".

La virtù della purezza, per la cui conqui­sta per lungo tempo aveva anche portato il cilicio, si manifestava nel tratto mite e deli­cato, in quel parlare e camminare con que­gli occhi bassi, proprio quegli occhi, da cui trapelava vivacità ed intelligenza, che egli co­stringeva all'umiltà.

La sua povertà fu esemplare, eroica: non comprava mai niente per sé. Portava sola­mente vestiario che gli veniva regalato e spes­so roba che trovava già usata o smessa dagli altri.

A questa grande personale povertà corri­spondeva la Sua grande carità silenziosa, verso chiunque si avvicinava a lui.

Le esequie, celebrate nella Chiesa dell'I­stituto il giorno 10 maggio 1989, sono state l'esaltazione evangelica dell'uomo umile, semplice e buono che è passato nella nostra Comunità Cristiana con eccezionale santità di vita, beneficando corpi ed anime.

Oltre sessanta Sacerdoti hanno concele­brato la liturgia presieduta dall'Arcivesco­vo S.E. Mons. Ignazio Cannavò, che ha espresso la gratitudine per il lavoro aposto­lico svolto da Don Tomaselli nelle Chiese lo­cali di Sicilia e ultimamente nella diocesi Messinese.

L'avvocato Domenico Pitrone, a nome della Famiglia Salesiana, ha messo in luce i tratti salienti del defunto da lui conosciu­to, ammirato e venerato da oltre qua­rant'anni.

Una folla commossa di persone ha accom­pagnato la salma al cimitero.

Don Tomaselli molto ci ha dato, e di que­sto gli siamo grati; ma siamo soprattutto gra­ti al Signore ed alla Vergine Santa per averlo donato alla Chiesa, alla Congregazione, al­la nostra Ispettoria, alla nostra Casa.

Ci conforta la convinzione che egli, men­tre noi saremo generosi di suffragi, continue­rà ad essere con noi nella Comunione dei Santi in Dio, a pregare ed intercedere per noi.

Don Tomaselli raccomandava a tutti di stare in grazia di Dio con la Santa Confes­sione, Comunione e S. Messa nei giorni di precetto, la Domenica ed altri giorni stabi­liti dalla Chiesa. Pregare molto per coloro che ci offendono e perdonarli di cuore. Ge­sù dice nel P. Nostro... e rimetti a noi i no­stri debiti come noi li rimettiamo... perdonare tutti se vogliamo che Gesù per­doni a noi sia in questa che nell'altra vita. Recitare il S. Rosario chiedendo l'aiuto a Maria, S. Giuseppe e gli altri Santi. Maria e Giuseppe se rientrano nei disegni di Dio intercedono per noi! Tante volte noi deside­riamo quella determinata grazia, ma Gesù vede meglio di noi e desidera la salvezza di tutti, per salvezza s'intende la grazia dell'a­nima, l'unione con Dio. Recitare le preghiere del mattino e della sera.

Recitare le tre Ave Maria, l'Angelus e 5 Padre Nostro - Ave Maria - Gloria Padre alle 5 Piaghe di Gesù.

Piaga Mano Destra - P. Mano Sinistra - Piaga Piede Destro -. P. Piede Sinistro. Pia­ga S. Costato e 7 Ave Maria all'Addolorata con la giaculatoria Madre Dolorosa prega per noi.

Codesta preghiera va recitata verso le ore tre del Pomeriggio ora in cui Gesù morì in Croce, se non si può fare verso le ore tre in un'altra ora del giorno, ma sempre in giornata.

Come Don Bosco, Don Tomaselli ha ri­cevuto da Gesù il dono di scrivere libretti, cioè la buona stampa; quante conversioni, quante anime belle si sono formate con i suoi scritti e quante se ne formeranno. Rac­comandare di leggere i suoi libri, di farli leggere, di regalarli; ogni occasione era buo­na per regalare un libro buono oltre che la buona parola a tutti. Don Tomaselli con tut­te le grazie avute da Gesù e Maria nel corso della sua vita (87 anni) dal cielo intercederà per tutti i nostri bisogni dell'anima e del cor­po, siamo grati a Dio e alla Madonna per averci donato una perla sia in terra come an­che in cielo. Lui ha detto ad un'anima pia "farò molto di più dopo morto, in Dio ve­drò tutto, state tranquilli e non vi scoraggia­te, pregate, pregate molto".

a cura del Suo Gruppo di Preghiera