DON
BOSCO E IL DIAVOLO
59) I
demoni chi sono?
I demòni sono angeli ribellatisi a Dio per superbia e precipitati nell'inferno, i quali, per odio contro Dio, tentano l'uomo al male.
SCRITTURA:
Demoni - II Ptr. II, 4 «Deus angelis peccantibus non pepercit, sed
rudentibus inferni detractos in tartarum tradidit cruciandos» - Js. XIV. 12
- Lc. X, 18 - Jo. VIII, 44 - Judae 6 - Apoc. XX, 9.
Tentano
l'uomo I Ptr. V, 8 «Sobrii
estote et vigilate, quia adversarius vester. diabolus tamquam leo rugiens
circuit, quaerens quem devoret» - Gen. III, 4 e 5 - I Par. XXI, I - Sap. 11,
24.
Tentazione
di Gesù - Mt. IV, 3 - Mr.
I, 12 - Lc. III, I sq. - Mt. XIII, 19 e 39 - Mr. IV, I5 - Lc. VIII, 12 e XXII,
31 - Jo. XIII,
2 - Act. V, 3 - Eph. VI, I1 -
Apoc. XII, 17.
127.
- Ossessione.
D.
Bosco si era mosso per recarsi a celebrare la Messa in casa della marchesa di
Comillas, quando gli si menò davanti un'ossessa che, appena lo vide, si gettò
a terra e parve svenire, mandando spuma dalla bocca, dibattendosi e scontórcendosi
come un serpe. Egli le diceva di invocare Maria, essa invece urlava: « No,
non voglio uscire! non voglio partire! ». Sicconne la disgraziata aveva nome
Maria. D. Bosco la chiamava: « Maria, prendi questa medaglia » ; ma essa non
dava segno d'intendere. Finalmente D. Bosco la benedisse. Si alzò allora la
giovane, prese la medaglia che D. Bosco le offriva, la baciò, entrò in chiesa
e udì la Messa. Sembrava guarita: infatti fece colazione tranquillamente, e
tutto questo alla presenza di molte persone. Coloro che l'accompagnavano,
dicevano di non averla vista da gran tempo così calma e n'erano stupefatti. E
se ne tornò consolata a casa. (M. B. XVIII, 89).
128.
- Il nemico delle Regole.
D.
Bosco soffriva gravi suggestioni diaboliche ogni volta che stava per
intrapprendere qualche opera importante a maggior gloria di Dio. Un mattino
avendogli uno domandato se nella notte avesse riposato bene, gli rispose: «
Non molto, perchè fui molestato da un brutto animalaccio, sotto forma di orso,
il quale mi si pose sul letto, e tentò, opprimendomi, di soffocarmi ». Questo
fatto non avvenne una volta sola; e D. Bosco diceva chiaramente come fossero
molestie infernali.
La
notte poi nella quale D. Bosco finì di scrivere le prime Regole della Pia
Società Salesiana, frutto di tanta preghiera, meditazione e lavoro, mentre
scriveva la frase di conclusione: «Ad maiorem Dei Gloriam», ecco
apparirgli l'inimicus holito, il tavolino si mosse, si rovesciò il calamaio,
mentre s'udivano grida così strane da incutere profondo terrore; e in fine restò
tutto così imbrattato il manoscritto da non essere più leggibile, e dover poi
D. Bosco ricominciare il suo lavoro. (M. B. V, 694).
129.
- La potestà delle tenebre.
Una
vera vessazione diabolica era incominciata coi primi giorni di febbraio del
1862. Si dornandò a D. Bosco qual fosse la causa della sua grande spossatezza,
e se non si sentisse bene. Allora egli rispose «Avrei bisogno di dormire! Sono
quattro o cinque notti che non chiudo occhio; vi è chi mi fa vegliare contro
voglia. Da parecchie notti lo spirito folletto si diverte a spese del povero D.
Bosco; appena addormentato, mi sento un vocione all'orecchio che mi stordisce, e
anche un soffio che mi scuote come una bufera. Mi rovista e disperde le carte e
mi disordina i libri. Correggendo a sera tarda il fascicolo delle Letture
Cattoliche intitolato « La potestà delle Tenebre » e lasciandolo perciò
sul tavolino, levandomi all'alba, talora lo trovai per terra, e tal'altra era
scomparso e doveva cercarlo or di qua or di là per la stanza. E' curiosa questa
storia. Sembra che il demonio ami di starsene coi suoi amici, con quelli che
scrivono di lui. Sono tre notti che sento spaccar le legna che stanno presso il
mio franklin. Stanotte poi, essendo spenta la stufa, il fuoco si accese
di per sè, e una fiamma terribile pareva che volesse incendiare la casa. Altra
volta essendomi gettato sul letto, e spento il lume, incominciava a
sonnecchiare, quand'ecco le coperte tirate come da mano misteriosa, muoversi
lentamente verso i piedi, lasciando a poco a poco metà della mia persona scoperta.
Benchè la sponda del letto alle due estremità fosse alta, pure sulle prime
volli credere che quel fenomeno venisse prodotto da causa naturale; quindi,
preso il lembo della coperta, me la tirava addosso; ma non appena l'aveva
aggiustata, di bel nuove sentiva che essa andava scivolando sulla mia persona.
Allora, sospettando ciò che poteva essere, accesi il lume, scesi dal letto,
visitai minutamente ogni angolo della stanza, ma non trovai nessuno e ritornai a
coricarmi abbandonandomi alla divina Bontà. Finche il lume era acceso, nulla
accadeva di straordinario, ma, spento il lume, dopo qualche minuto ecco muoversi
le coperte. Preso da misterioso ribrezzo, riaccendeva le candela, e tosto
cessava quel fenomeno, per ricominciare quando la stanza ritornava al buio.
Una volta vidi spegnersi da un potente soffio la lucerna. Talora il capezzale
incominciava a dondolare sotto il mio capo, proprio nel momento che stava per
pigliare sonno. Io mi faceva il segno della santa Croce, e cessava quella
molestia. "Recitata qualche preghiera, di nuovo mi componeva sperando di
dormire almeno per qualche minuto; ma, appena incominciava ad assopirmi, il
letto era scosso da una potenza invisibile. La porta della mia camera gemeva e
pareva che cedesse sotto l'urto di un vento impetuoso. Spesso udiva insoliti e
spaventevoli rumori sopra la mia camera, come di ruote di molti carri correnti.
Talora un acutissimo grido improvviso mi faceva trasalire; e una notte vidi
spalancarsi l'uscio della mia camera ed entrare colle fauci aperte un orribile
mostro, il quale si avanzava per divorarmi. Fattomi il segno della Croce, il
mostro disparve ». (M. B. VII, 68-70).
13.
- Scrollatone misterioso.
Il
12 febbraio del 1862 D. Bosco raccontò: « La notte del sei o sette di questo
mese ero appena coricato, e già incominciava ad assopirmi, quando mi sento
prendere per le spalle e darmi un crollo tale che mi spaventò grandemente. «
Ma chi sei? » mi posi a gridare, Accesi, tosto il lume e mi vestii, guardai
sotto il letto, e in tutti gli angoli della stanza, per vedere se ci fosse
nascosto qualcuno, causa di quello scherzo.- ma nulla trovai. Esaminai l'uscio
di mia camera ed era chiuso. Esaminai parimenti l'uscio della biblioteca; tutto
era chiuso e tranquillo. Ritornai pertanto a coricarmi. Ero appena sopito.
quando mi sento dare un altro crollo che mi sconvolge. Voleva suonare il
campanello e chiamare. «Ma no dissi tra me - non voglio disturbare alcuno » e
intanto mi posi a dormire supino; quando mi sento sullo stomaco un peso enorme
che mi opprimeva, quasi m'impediva il respiro. Non potei tenermi dal gridare:
« Che cosa c'è`? » e diedi ad un tempo un forte pugno: ma nulla toccai. Mi
posi sull'altra parte, e si rinnovò quell'oppressione. In tale miserando
stato passai tutta quella notte ». (M. B. VII, 7I).
131
- Tak, tak, tak...
Il
5 febbraio 1862 D. Bosco raccontò: « L'altra sera andai in camera e vidi il
tavolino da notte ballare e battere: tak, tak, tak... « Ohi, questa è bella!»
dissi fra me, e mi avvicinai e lo interrogai: « E sicchè, che cosa vuoi ? »
ed esso continuava: tak, tak, tak. Mi poneva a passeggiare per la camera ed esso
taceva; gli andava vicino, ed esso ballava e batteva. Vi assicuro che se io
avessi udito raccontare quanto ho veduto, non avrei certamente creduto. E non ci
par di sentire i fatti delle streghe che ci raccontava la nonna? ». (M. B. VII,
72).
132.
- La coda del diavolo.
Il
17 febbraio 1862: « Ieri sera mi coricai, quand'ecco sento passarmi sulla
fronte come un freddo pennello, che leggermente fosse maneggiato. Allora io mi
tirai giù la berretta da notte, ma quella mano misteriosa mi faceva passare il
pennello sul naso e sulla bocca molestando le narici, cosicchè non mi lasciò
dormire e chiuder occhio per un solo istante. Ciò mi accadde alre volte, anzi
invece di una penna, mi sembrò che fosse una coda così puzzolente, che mi
svegliava di
soprassalto ». (M. B. VII. 73).
133.
- In casa del Vescovo,.
Il
26 febbraio D. Bosco si recò a Ivrea presso Mons. Moreno per vedere se poteva
essere libero da quella infestazione notturna. Per la prima notte potè riposare
con suo mirabile ristoro. Era cessato ogni disturbo. Una sera andò a riposarsi
tranquillo, pensando che il demonio avesse perdute le sue tracce. Allora ecco
che, spento il lume il cuscino incomincia a dondolare, e poi gli si preserita ai
piedi del letto un mostro spaventoso in atto di avventarsi sopra di lui A tale
apparizione egli mandò un grido da svegliare tutti quelli che erano
nell'episcopio. Corsero i servi, corse il Segretario del Vescovo, il Vicario
generale, il Vescovo stesso, temendo che gli fosse accaduta qualche disgrazia.
Lo trovarono prostrato di forze, ma tranquillo. Tutti gli chiedevano
ansiosamente che cosa fosse stato. D. Bosco sorridendo rispondeva: « E'
nulla... E stato un sogno... Non si spaventino... Ritornino a riposare ».
(Ill. B. VII. 75).
134.
- Moriresti dalla paura!
Una
sera del 1865 D. Bosco narrava a un gruppo di giovani le terribili notti di quei
tempi. « Oh io non ho paura del diavolo! » interruppe un giovane. « Taci!
Non dir questo - rispose D. Bosco con voce vibilata, che colpì tutti -. Tu non
sai quale potenza abbia il demonio, se il Signore gli desse licenza di operare
». - « Sì, sì: ce lo vedessi, lo prenderei per il collo, e avrebbe da fare
con me ». - « Ma non dire sciocchezze; moriresti dalla paura al primo vederlo
». - « E lei come faceva a respingerlo? ». - « Oh io l'ho ben trovato il
mezzo per farlo fuggire e per un buon pezzo non comparir più ». - « E qual è
questo mezzo? Il segno della Croce certamente». - « Sì, rna non bastava, ci
vuol altro! Il segno della Croce vale solo per quel momento ». - « Coll'acqua
benedetta? ». - « In certi momenti anche l'acqua benedetta non basta ». ---
« Qual'è dunque questo rimedio che ha trovato? ». - « L'ho trovato; e di
quale eficacia esso fu!... ». Quindi tacque, e non volle dire altro. Poscia
concluse « Quello che è certo si è che non auguro a nessuno di trovarsi in
momenti terribili come mi sono trovato io; e bisogna pregare il Signore che
non permetta mai al nostro nemico di farci simili scherzi ». (M. B. VII,
76-77).
135.
- Fulmini a ciel sereno.
Era
stato inviato da Roma il decreto che concedeva genericamente ai Salesiani, tutti
i privilegi dei Redentoristi. Erano le sei pomeridiane del 9 luglio, quando in
piena serenità di cielo scoppiarono, a brevissimo intervallo, sull'Oratorio
quattro fulmini, accompagnati da tali rombi di tuono, che l'Oratorio intero
traballò come se dovesse crollare. Dare in mano a D. Bosco il primo decreto, e
scoppiare il primo fulmine, fu un attimo solo. D. Bosco tentò di leggerlo, ma
non potè. Le finestre erano aperte, e i primi tre fulmini strisciarono quasi
nel vano di esse. D. Bonetti prese D. Bosco per un braccio, e le trasse
nell'altra stanza, ma mentre si avviava, ecco scoppiare i1 quarto: la striscia
di fuoco parve protendersi fino al tavolino, sul quale era stato posto il
decreto. D. Bosco, troppo commosso, non potè rimettersi subito a leggerlo.
Questo
decreto poteva dirsi una grazia ottenuta a stento, mediante l'intervento di
Leone XIII, (M. B. XVII, 139-143).
136.
- La volta crollata.
All'Oratorio
si spingevano i lavori di costruzione con tanta alacrità, che nel mese di
novembre l'opera era compiuta. Si dovette ancora ordinare il sotterraneo
destinato a cantina, quando rovinò una gran parte della larga volta presso lo
scalone. Era di pieno giorno, e vi lavoravano quattro muratori a toglier
l'armatura. Uno rimase sospeso in aria su di un travicello, sul quale
avanzandosi a cavalcione, potè giungere al vano di una finestra. Un altro si
trovava in un angolo, sopra un pezzo di volta che non si staccò. Il terzo fu
salvato da una trave che gli cadde quasi sopra, ma che restando appoggiata al
muro gli servì di riparo. Il quarto fu preso sotto le rovine e rimase sepolto.
Al rombo prodotto da quello sconquasso si accorse da ogni parte. Si temeva che
il quarto muratore fosse schiacciato e morto sotto il peso dei rottami. Con
grande, trepidazione si cominciò a rimuoverli. Grazia singolare di Maria! Fu
estratto senza alcuna ferita grave. D. Bosco pure, saputa la cosa, si era
affrettato ad accorrere, ma; incontrandosi con Buzzetti, che già veniva a
riferirgli non essere accaduta nessuna disgrazia, sorridendo, al suo solito,
disse: «Il demonio ha voluto ancora metterci la sua coda ma avanti e niente
paura!» (M. B. VI, 946-947)
137.
- L'indemoniata di Roma.
Il
3 aprile ciel 1880, a Roma, fu condotta a D. Bosco un'indemoniata perchè la
benedicesse. Durante la benedizione il demonio stava per soffocare la povera
vittima. Il maligno disse che si chiamava Petrus, e che da due anni abitava in
quell'anima. « E che cosa fai qui? » gli chiese D. Bosco. « Faccio il
guardiano di Santa » (così si chiamava la giovane). « Dove stavi prima? » .
- « Nell'aria. Voi dovete combattere molto contro di me ». - « Perchè non
vuoi uscirne? Non vedi che aumenti le tue pene, il tuo male ? ». - « Io, lo
voglio il male ! ». Ma tuttavia non si potè cacciarlo perchè c'era bisogno di
un esorcismo solenne, il cui permesso non si poteva ottenere, Perchè i1
Cardinal Vicario non era a Roma. Tuttavia portò un po' di bene; perchè un
signcre, che non credeva al demonio, vedendo la scena e sentendo le parole
dell'indemoniata, si convinse dell'esistenza del diavolo. (M. B. XIV,
458-459).
138.
- Il demonio notturno.
Nel
1875 in una conferenza D. Bosco tra le altre cose disse: «Alla sera prendete
questa. bella abitudine. Quando siete per ficcarvi sotto le coltri, pronunciate
piano piano qualche preghiera, e vedrete che il demonio non vi tenterà più.
Pregate, pregate sempre; perocchè il Signore,. vedendo in voi tanta confidenza
e umiltà, vi darà la forza per poter resistere alle tentazioni e vi farà
riuscire vincitori. Il professor Garelli diceva: « Sa lei in che modo io
faccio, affinchè quelli. brutta bestia del demonio notturna non mi venga ad
assalire? Appena sono in letto, mi metto subito a numerare contando dall'uno al
mille. Così facendo, debbo confessare che la cifra massima alla quale arrivo è
il cinquanta; anzi, non mi ricordo di esservi mai giunto: prendo subito sonno; e
all'indomani mi desto colla fantasia e colla mente tranquilla ». Altri hanno la
bella abitudine, prima. di addormentarsi, di ripassare mentalmente qualche canto
di Dante, qualche tratto di Virgilio, oppure la lezione scorsa, ovvero quella
del domani studiata la stessa sera. E questo uso io approvo, anzi, io dico
bravissimo a chi fa ciò, perchè, così facendo, la fantasia si stanca, e la
mente stanca e aggravata dal sonno prende ripeso ». (M. B. XII, 22-23).
139.
- Il demonio che scrive.
D.
Bosco, tornato all'Oratorio dopo la malattia a di Varazze (dicembre 1871 -
gennaio; 1872), narrava una sera ai suoi giovani come in vari sogni, fatti
durante l'assenza, avesse visto più volte l'Oratorio e come fosse venuto a
conoscere certe cose occulte, forse meglio di coloro stessi che le avevano
fatte. « In uno di questi sogni - continua D. Bosco - mi parve di trovarmi
all'Oratorio e di vedere in un angolo del cortile un tale che scriveva con
straordinaria prestezza. Desideroso di sapere chi fosse e che scrivesse, ercai
di avvicinarlo, ma quegli sempre mi sfuggiva e si portava in diversi punti del
cortile. Finalmente potei avvicinarlo e vidi che aveva un quaderno su cuì
scriveva. Mentre egli guardava qua e là, io lui avvicinai di più, voltai qua e
là i fogli, e vidi che da una parte v'erano i nomi dei giovani, e dall'altra
pagina del quaderno di quando in quando v'erano delle figure di bestie. Ad
alcuno v'era un maiale con scritta: Comparatus
est iumentis insipientibus et similis factus est illis. - Ad altri v'era
dipinta una lingua a due punte, con scritto: Susurrones, detractores… digni
sunt morte; sed etiam qui consentiunt facientibus. - Ad altri v'erano due
orecchie di asino ben lunghe che significavano i cattivi discorsi con scritto: Corrumpunt
bonos mores colloquia prava. – Ad altri era dipinto un gufo, e ad alcun
altro qualche altro animale. Io voltava con molta sveltezza i fogli; e potei
osservare anche come alcuni nomi si conosceva che erano scritti daî caratteri
fatti sulla carta; ma non erano scritti con inchiostro, ed i nomi appena si
potevano capire. In questo mentre lo guardai bene quel tale, e vidi che aveva
due orecchie lunghe e molto rosse; e gli scintillavano nella fronte due occhi
che schizzavano sangue e fuoco ed aveva il volto come se tutto fosse stato di
fuoco. - Ah! ti riconosco adesso! - dissi tra me e me. Egli fece due altri giri
pel cortile, e mentre, tutto intento al suo ufficio guardava e scriveva, si suonò
il campanello per andare in chiesa. Vi entrarono i giovani e per ultimo entrò
egli pure e andò a mettersi in mezzo alla chiesa di dove si mise a osservare i
giovani. Giunto il momento dell'Elevazione, si sentì un fortissimo rumore:
scomparve l'individuo e scomparve, in un fumo con alcuni pezzi di carta
inceneriti, anche il quaderno che teneva nelle mani. Ringraziai il Signore, che
avesse voluto così vincere e cacciar via dalla. sua chiesa il demonio. Conobbi
anche che l'ascoltare la santa Messa dissipa tutto il guadagno del demonio, e
che massimamente gli istanti della Elevazione sono terribili per il demonio.
(M. B. 46-47)
140
- I diavoli contro i Salesiani.
In una notte del dicembre 1884 D. Bosco sognò di partecipare a un congresso in cui i diavoli trattavano del modo di sterminare i Salesiani. Tra quelle figure belluine una propose un mezzo: la gola un'altra, l'amore delle ricchezze; un'altra, la libertà. Però fu accettata solo la proposta del quarto diavolo, il quale suggerì che solo lo studio, avrebbe potuto distruggere la Congregazione. Il desiderio della fama per miezzo dello studio farebbe abbandonare gli Oratori, il catechismo, il confessionale e le altre più umili occupazioni. Applaudita la proposta, D. Bosco fu scoperto da un diavolo, che gridando lo indicò agli altri. A quel grido tuttti si avventarono contro di lui urlando: « La faremo finita! ». Era una ridda infernale di spettri che urlavano, lo afferravano per le braccia e per la persona, egli gridava: « Lasciatemi! Aiuto ». Svegliatosi, aveva il petto sconquassato dal molto gridare. (M. B. XVII; 385-387).
141.
- Per cacciare le tentazioni.
La
sera del 2 dicembre del 1859 D. Bosco nella «Buona notte » disse fra
l'altro: « Ciò che sovratutto vi raccomando si è che quando il demonio
venisse a tentarvi, non vi lasciate scoraggiare. Volete assicurarvi la
vittoria? Il miglior mezzo è di manifestare subito le tentazione al vostro
Direttore spirituale. Il demonio è l'amico delle tenebre, lavora sempre allo
scuro. Se viene scoperto, egli è vinto. Un giovane era fortemente tentato,
faceva tutto il possibile per resistere, ina era ad un punto che gli sembrava di
non poter più andare avanti in quella lotta. Per caso s'incontra col suo
Superiore, il quale dalla sua faccia rannuvolata indovinò qual fosse la
cagione: di quel suo travaglio. Chiamatolo a parte gli disse: « Perchè sei
così melanconico? Certamente hai il demonio che ti fa guerra ». Il giovane
guardò stupito il Superiore, gli aprì il suo cuore, e disse: « Sì! ». Detto
quel « sì » cessò ogni molestia ». (M. B. VI, 321-322).
(Tratto da:
“Catechismo do Pio X illustrato con fatti, detto e sogni di San Giovanni Bosco
1940)