A
cura della Congregazione per la Dottrina della Fede
CITTA'
DEL VATICANO, venerdì, 12 dicembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito
l'Istruzione “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”, a
cura della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentata questo venerdì
in Sala Stampa vaticana.
INTRODUZIONE
1.
Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la
dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande
"sì" alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione
etica sulla ricerca biomedica, che riveste un'importanza sempre maggiore nel
mondo di oggi. Il Magistero della Chiesa è già intervenuto più volte, al fine
di chiarire e risolvere i relativi problemi morali. Di particolare rilevanza in
questa materia è stata l'Istruzione Donum vitae. A vent'anni dalla sua
pubblicazione è emersa nondimeno l'opportunità di apportare un aggiornamento a
tale documento.
L'insegnamento
di detta Istruzione conserva intatto il suo valore sia per i principi richiamati
sia per le valutazioni morali espresse. Nuove tecnologie biomediche, tuttavia,
introdotte in questo ambito delicato della vita dell'essere umano e della
famiglia, provocano ulteriori interrogativi, in particolare nel settore della
ricerca sugli embrioni umani e dell'uso delle cellule staminali a fini
terapeutici nonché in altri ambiti della medicina sperimentale, così da
sollevare nuove domande che richiedono altrettante risposte. La rapidità degli
sviluppi in ambito scientifico e la loro amplificazione tramite i mezzi di
comunicazione sociale provocano attese e perplessità in settori sempre più
vasti dell'opinione pubblica. Al fine di regolamentare giuridicamente tali
problemi, le Assemblee legislative sono spesso sollecitate a prendere decisioni,
coinvolgendo talora anche la consultazione popolare. Queste ragioni hanno
portato la Congregazione per la Dottrina della Fede a predisporre una nuova
Istruzione di natura dottrinale, che affronta alcune problematiche recenti alla
luce dei criteri enunciati nell'Istruzione Donum vitae e riprende in esame altri
temi già trattati, ma ritenuti bisognosi di ulteriori chiarimenti.
2.
Nel procedere a questo esame, si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti
scientifici, giovandosi dell'analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di
un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell'antropologia
cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni
Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo
e di contenuto per l'esame dei problemi considerati. Nel variegato panorama
filosofico e scientifico attuale è possibile constatare di fatto una ampia e
qualificata presenza di scienziati e di filosofi che, nello spirito del
giuramento di Ippocrate, vedono nella scienza medica un servizio alla fragilità
dell'uomo, per la cura delle malattie, l'alleviamento della sofferenza e
l'estensione delle cure necessarie in misura equa a tutta l'umanità. Non
mancano, però, rappresentanti della filosofia e della scienza che considerano
il crescente sviluppo delle tecnologie biomediche in una prospettiva
sostanzialmente eugenetica.
3.
La Chiesa cattolica, nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca
biomedica sulla vita umana, attinge alla luce sia della ragione sia della fede,
contribuendo ad elaborare una visione integrale dell'uomo e della sua vocazione,
capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e
dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una
grande riverenza per la vita. Il Magistero intende portare una parola di
incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede
la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità
di ogni essere umano. La Chiesa pertanto guarda con speranza alla ricerca
scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso
della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito. Auspica
inoltre che i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle
aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti
e drammatiche dal punto di vista umanitario. E infine intende essere presente
accanto ad ogni persona che soffre nel corpo e nello spirito, per offrire non
soltanto un conforto, ma la luce e la speranza. Queste danno senso anche ai
momenti della malattia e all'esperienza della morte, che appartengono di fatto
alla vita dell'uomo e ne segnano la storia, aprendola al mistero della
Risurrezione. Lo sguardo della Chiesa infatti è pieno di fiducia perché «la
vita vincerà: è questa per noi una sicura speranza. Sì, vincerà la vita,
perché dalla parte della vita stanno la verità, il bene, la gioia, il vero
progresso. Dalla parte della vita è Dio, che ama la vita e la dona con
larghezza». La presente Istruzione si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che
cercano la verità. Essa comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti
antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda
affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame
alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell'embrione
o del patrimonio genetico umano.
PRIMA
PARTE: ASPETTI ANTROPOLOGICI, TEOLOGICI ED ETICI DELLA VITA E DELLA PROCREAZIONE
UMANA
4.
Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole
le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza.
Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell'uomo e il
processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e
meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie
e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi. Essi
sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la
soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona
oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell'uomo. Il
corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai
riducibile all'insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa
progressivamente secondo un "programma" ben definito e con un proprio
fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino.Giova qui richiamare il
criterio etico fondamentale espresso nell'Istruzione Donum vitae per valutare
tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi
sull'embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della
sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto
incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità
corporale e spirituale. L'essere umano va rispettato e trattato come una persona
fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono
riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto
inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».
5.
Quest'affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla
legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni
ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere
ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire
da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo
dell'essere umano.Se l'Istruzione Donum vitae non ha definito che l'embrione è
persona, per non impegnarsi espressamente su un'affermazione d'indole
filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la
dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la
presenza di un'anima spirituale non può essere rilevata dall'osservazione di
nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull'embrione
umano a fornire «un'indicazione preziosa per discernere razionalmente una
presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un
individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell'essere umano,
infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non
consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore
morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica.
L'embrione umano, quindi, ha fin dall'inizio la dignità propria della persona.
6.
Il rispetto di tale dignità compete a ogni essere umano, perché esso porta
impressi in sé in maniera indelebile la propria dignità e il proprio valore.
L'origine della vita umana, d'altra parte, ha il suo autentico contesto nel
matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che
esprime l'amore reciproco tra l'uomo e la donna. Una procreazione veramente
responsabile nei confronti del nascituro «deve essere il frutto del matrimonio».
Il matrimonio, presente in tutti i tempi e in tutte le culture, «è stato
sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare
nell'umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione
personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle
loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio
alla generazione e all'educazione di nuove vite» . Nella fecondità dell'amore
coniugale l'uomo e la donna «rendono evidente che all'origine della loro vita
sponsale vi è un "sì" genuino che viene pronunciato e realmente
vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita… La legge
naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le
persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare
anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi
figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi
permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi».
7.
È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e
rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato.
Dio, dopo aver creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (cf. Gn 1, 26), ha
qualificato la sua creatura come «molto buona» (Gn 1, 31) per poi assumerla
nel Figlio (cf. Gv 1, 14). Il Figlio di Dio nel mistero dell'Incarnazione ha
confermato la dignità del corpo e dell'anima costitutivi dell'essere umano. Il
Cristo non ha disdegnato la corporeità umana, ma ne ha svelato pienamente il
significato e il valore: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato
trova vera luce il mistero dell'uomo». Divenendo uno di noi, il Figlio fa sì
che possiamo diventare «figli di Dio» (Gv 1,12), «partecipi della natura
divina» (2 Pt 1, 4). Questa nuova dimensione non contrasta con la dignità
della creatura riconoscibile con la ragione da parte di tutti gli uomini, ma la
eleva ad un ulteriore orizzonte di vita, che è quella propria di Dio e consente
di riflettere più adeguatamente sulla vita umana e sugli atti che la pongono in
essere. Alla luce di questi dati di fede, risulta ancor più accentuato e
rafforzato il rispetto nei riguardi dell'individuo umano che è richiesto dalla
ragione: per questo non c'è contrapposizione tra l'affermazione della dignità
e quella della sacralità della vita umana. «I diversi modi secondo cui nella
storia Dio ha cura del mondo e dell'uomo, non solo non si escludono tra loro, ma
al contrario si sostengono e si compenetrano a vicenda. Tutti scaturiscono e
concludono all'eterno disegno sapiente e amoroso con il quale Dio predestina gli
uomini "ad essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8, 29)».
8.
A partire dall'insieme di queste due dimensioni, l'umana e la divina, si
comprende meglio il perché del valore inviolabile dell'uomo: egli possiede una
vocazione eterna ed è chiamato a condividere l'amore trinitario del Dio
vivente. Questo valore si applica a tutti indistintamente. Per il solo fatto
d'esistere, ogni essere umano deve essere pienamente rispettato. Si deve
escludere l'introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in
base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute.
Nell'uomo, creato ad immagine di Dio, si riflette, in ogni fase della sua
esistenza, «il volto del suo Figlio Unigenito… Questo amore sconfinato e
quasi incomprensibile di Dio per l'uomo rivela fino a che punto la persona umana
sia degna di essere amata in se stessa, indipendentemente da qualsiasi altra
considerazione – intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così
via. In definitiva, la vita umana è sempre un bene, poiché "essa è nel
mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua
gloria" (Evangelium vitae, 34)».
9.
Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale,
permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono
all'essere umano di venire all'esistenza, nei quali l'uomo e la donna si donano
mutuamente l'uno all'altra, sono un riflesso dell'amore trinitario. «Dio, che
è amore e vita, ha inscritto nell'uomo e nella donna la vocazione a una
partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera
di Creatore e di Padre». Il matrimonio cristiano «affonda le sue radici nella
naturale complementarietà che esiste tra l'uomo e la donna, e si alimenta
mediante la volontà personale degli sposi di condividere l'intero progetto di
vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il
segno di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume
questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola a
perfezione col sacramento del matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella
celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione
nuova d'amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che
fa della Chiesa l'indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù».
10.
La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti
ricerche della medicina concernenti l'uomo e le sue origini, non interviene
nell'ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli
interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro
che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al
rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della
sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che
trasmettono la vita. L'intervento del Magistero rientra nella sua missione di
promuovere la formazione delle coscienze, insegnando autenticamente la verità
che è Cristo, e nello stesso tempo dichiarando e confermando autoritativamente
i principi dell'ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.
SECONDA
PARTE: NUOVI PROBLEMI RIGUARDANTI LA PROCREAZIONE
11.
Alla luce dei principi sopra ricordati occorre ora prendere in esame alcuni
problemi riguardanti la procreazione, emersi e meglio delineatisi negli anni
successivi alla pubblicazione dell'Istruzione Donum vitae.
Le
tecniche di aiuto alla fertilità
12.
Per quanto riguarda la cura dell'infertilità, le nuove tecniche mediche devono
rispettare tre beni fondamentali: a) il diritto alla vita e all'integrità
fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale; b) l'unità
del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a
diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro; c) i valori
specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una
persona umana debba essere perseguita come il frutto dell'atto coniugale
specifico dell'amore tra gli sposi». Le tecniche che si presentano come un
aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali
esse testimoniano le possibilità dell'arte medica, ma si devono valutare sotto
il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a
realizzare la vocazione divina al dono dell'amore e al dono della vita». Alla
luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione
artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono
sostitutive dell'atto coniugale. Sono invece ammissibili le tecniche che si
configurano come un aiuto all'atto coniugale e alla sua fecondità. L'Istruzione
Donum vitae si esprime così: «Il medico è al servizio delle persone e della
procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse.
L'intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone,
quando mira ad aiutare l'atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia
per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente
compiuto». E, a proposito dell'inseminazione artificiale omologa, dice: «L'inseminazione
artificiale omologa all'interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il
caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si
configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo
scopo naturale».
13.
Sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si
oppongono alla fertilità naturale, come ad esempio la cura ormonale
dell'infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi,
la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della
pervietà tubarica. Tutte queste tecniche possono essere considerate come
autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era
all'origine dell'infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito
procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell'atto
coniugale stesso. Nessuna di queste tecniche sostituisce l'atto coniugale, che
unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile.Per venire
incontro al desiderio di non poche coppie sterili ad avere un figlio, sarebbe
inoltre auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure
legislative, la procedura dell'adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno
bisogno, per il loro adeguato sviluppo umano, di un focolare domestico. C'è da
osservare, infine, che meritano un incoraggiamento le ricerche e gli
investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità.
Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni
14.
Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente
l'eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall'Istruzione
Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora
parzialmente imperfetta. L'esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte
le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l'embrione
umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e
scartate.È vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla procreazione
artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che,
considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli
effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste
perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro
come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà è assai
preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere
migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne
che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il
diritto alla vita di ogni singolo embrione.
15.
Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte
preterintenzionali, o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e
dei medici. Si afferma che si tratterebbe di rischi non molto diversi da quelli
connessi al processo naturale della generazione, e che voler comunicare la vita
senza correre alcun rischio comporterebbe in pratica astenersi dal trasmetterla.
È vero che non tutte le perdite di embrioni nell'ambito della procreazione in
vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è
anche vero che in molti casi l'abbandono, la distruzione o le perdite di
embrioni sono previsti e voluti. Gli embrioni prodotti in vitro che presentano
difetti vengono direttamente scartati. Sono sempre più frequenti i casi in cui
coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con
l'unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli. È prassi
ormai comune in molti Paesi la stimolazione del ciclo femminile per ottenere un
alto numero di ovociti, che vengono fecondati. Tra gli embrioni ottenuti un
certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati per
eventuali futuri interventi riproduttivi. La finalità del trasferimento
multiplo è di assicurare, per quanto possibile, l'impianto di almeno un
embrione. Il mezzo impiegato per giungere a questo fine è l'utilizzo di un
numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che
alcuni vengano perduti e, in ogni caso, si eviti la gravidanza multipla. In
questo modo la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un
trattamento puramente strumentale degli embrioni. Colpisce il fatto che né la
comune deontologia professionale né le autorità sanitarie ammetterebbero in
nessun altro ambito della medicina una tecnica con un tasso globale così alto
di esiti negativi e fatali. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà
vengono accettate, perché si presuppone che l'embrione non meriti un pieno
rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da
soddisfare.Questa triste realtà, spesso taciuta, è del tutto deprecabile, in
quanto «le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi
a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa
intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita».
16.
La Chiesa, inoltre, ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della
procreazione dal contesto integralmente personale dell'atto coniugale: la
procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta
alcun tipo di delega sostitutiva. La pacifica accettazione dell'altissimo tasso
di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente
che la sostituzione dell'atto coniugale con una procedura tecnica – oltre a
non essere conforme al rispetto che si deve alla procreazione, non riducibile
alla sola dimensione riproduttiva – contribuisce ad indebolire la
consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di
tale rispetto viene invece favorito dall'intimità degli sposi animata
dall'amore coniugale. La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un
figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità.
Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana,
fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può
giustificarne la "produzione", così come il desiderio di non avere un
figlio già concepito non può giustificarne l'abbandono o la distruzione.In
realtà si ha l'impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento
etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico,
sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione
economica, tanto forte in questo campo. Di fronte alla strumentalizzazione
dell'essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che «l'amore di Dio
non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il
bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in
ognuno di essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza… Per
questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro
e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine
naturale».
L'Intra
Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)
17.
Tra le tecniche recenti di fecondazione artificiale ha progressivamente assunto
un particolare rilievo l'Intra Cytoplasmic Sperm Injection. L'ICSI è diventata
la tecnica di gran lunga più utilizzata nell'ottica della migliore efficacia, e
può superare diverse forme di sterilità maschile.Come la fecondazione in
vitro, della quale costituisce una variante, l'ICSI è una tecnica
intrinsecamente illecita: essa opera una completa dissociazione tra la
procreazione e l'atto coniugale. Infatti anche l'ICSI «è attuata al di fuori
del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e
attività tecnica determinano il successo dell'intervento; essa affida la vita e
l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un
dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana. Una
siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e
all'uguaglianza che dev'essere comune a genitori e figli. Il concepimento in
vitro è il risultato dell'azione tecnica che presiede alla fecondazione; essa
non è né di fatto ottenuta né positivamente voluta come l'espressione e il
frutto di un atto specifico dell'unione coniugale».
Il
congelamento di embrioni
18.
Uno dei metodi adoperati per ottenere il miglioramento del tasso di riuscita
delle tecniche di procreazione in vitro è la moltiplicazione del numero dei
trattamenti successivi. Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si
procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione
di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un
secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso
in cui i genitori volessero un'altra gravidanza. Talvolta si procede al
congelamento anche degli embrioni destinati al primo trasferimento, perché la
stimolazione ormonale del ciclo femminile produce degli effetti che consigliano
di attendere la normalizzazione delle condizioni fisiologiche prima di procedere
al trasferimento degli embrioni nel grembo materno. La crioconservazione è
incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro
produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro
integrità fisica, in quanto un'alta percentuale non sopravvive alla procedura
di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente
dell'accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione
suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. La maggior parte degli
embrioni non utilizzati rimangono "orfani". I loro genitori non li
richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce. Ciò spiega l'esistenza di
depositi di migliaia e migliaia di embrioni congelati in quasi tutti i Paesi
dove si pratica la fecondazione in vitro.
19.
Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone
la domanda: che fare di loro? Alcuni si pongono tale interrogativo senza
coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare
la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di
crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti,
invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come
ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte
di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché
trattano gli embrioni come semplice "materiale biologico" e comportano
la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza
riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è
ammissibile. Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili,
come "terapia dell'infertilità", non è eticamente accettabile a
causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale
eterologa sia ogni forma di maternità surrogata; questa pratica comporterebbe
poi diversi altri problemi di tipo medico, psicologico e giuridico.È stata
inoltre avanzata la proposta, solo al fine di dare un'opportunità di nascere ad
esseri umani altrimenti condannati alla distruzione, di procedere ad una forma
di "adozione prenatale". Tale proposta, lodevole nelle intenzioni di
rispetto e di difesa della vita umana, presenta tuttavia vari problemi non
dissimili da quelli sopra elencati. Occorre costatare, in definitiva, che le
migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di
ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un «appello
alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai
medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che
non si intravede una via d'uscita moralmente lecita per il destino umano delle
migliaia e migliaia di embrioni "congelati", i quali sono e restano
pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente
come persone umane».
Il congelamento di ovociti
20.
Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è
stata avanzata nell'ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta
di congelare gli ovociti. Una volta che è stato prelevato un numero congruo di
ovociti nella previsione di diversi cicli di procreazione artificiale, si
prevede di fecondare soltanto gli ovociti che saranno trasferiti nella madre, e
gli altri verrebbero congelati per essere eventualmente fecondati e trasferiti
in caso di insuccesso del primo tentativo. Al riguardo occorre precisare che la
crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale
è da considerare moralmente inaccettabile.
La riduzione embrionale
21.
Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il
trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento
significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta
strada l'idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste
in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno
materno mediante la loro diretta soppressione. La decisione di sopprimere esseri
umani, in precedenza fortemente desiderati, rappresenta un paradosso e comporta
spesso sofferenza e sentimento di colpa, che possono durare anni. Dal punto di
vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si
tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani
innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce
sempre un disordine morale grave. Le argomentazioni proposte per giustificare
eticamente la riduzione embrio-nale si fondano spesso su analogie con catastrofi
naturali o situazioni di emergenza nelle quali, malgrado la buona volontà di
ciascuno, non è possibile salvare tutte le persone coinvolte. Queste analogie
non possono fondare in alcun modo un giudizio morale positivo su una pratica
direttamente abortiva. Altre volte ci si richiama a principi morali, come quelli
del male minore o del duplice effetto, che qui non sono applicabili. Non è mai
lecito, infatti, realizzare un'azione che è intrinsecamente illecita, neppure
in vista di un fine buono: il fine non giustifica i mezzi.
La
diagnosi pre-impiantatoria
22.
La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle
tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli
embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa
viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo
embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità
particolari.Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale, dove la fase
diagnostica è ben separata dalla fase dell'eventuale eliminazione e nell'ambito
della quale le coppie rimangono libere di accogliere il bambino malato, alla
diagnosi pre-impian-tatoria segue ordinariamente l'eliminazione dell'embrione
designato come "sospetto" di difetti genetici o cromosomici, o
portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi
pre-impiantatoria – sempre connessa con la fecondazione artificiale, già di
per sé intrinsecamente illecita – è finalizzata di fatto ad una selezione
qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura
come una pratica abortiva precoce. La diagnosi pre-impiantatoria è quindi
espressione di quella mentalità eugenetica, «che accetta l'aborto selettivo,
per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile
mentalità è lesiva della dignità umana e quanto mai riprovevole, perché
pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di
normalità e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione
anche dell'infanticidio e dell'eutanasia». Trattando l'embrione umano come
semplice "materiale di laboratorio", si opera un'alterazione e una
discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana.
La dignità appartiene ugualmente ad ogni singolo essere umano e non dipende dal
progetto parentale, dalla condizione sociale, dalla formazione culturale, dallo
stato di sviluppo fisico. Se in altri tempi, pur accettando in generale il
concetto e le esigenze della dignità umana, veniva praticata la discriminazione
per motivi di razza, religione o condizione sociale, oggi si assiste ad una non
meno grave ed ingiusta discriminazione che porta a non riconoscere lo statuto
etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie e disabilità: si
viene così a dimenticare che le persone malate e disabili non sono una specie
di categoria a parte perché la malattia e la disabilità appartengono alla
condizione umana e riguardano tutti in prima persona, anche quando non se ne fa
esperienza diretta. Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere
considerata giuridicamente inaccettabile, così come è doveroso eliminare le
barriere culturali, economiche e sociali, che minano il pieno riconoscimento e
la tutela delle persone disabili e malate.
Nuove
forme di intercezione e contragestazione
23.
Accanto ai mezzi contraccettivi propriamente detti, che impediscono il
concepimento a seguito di un atto sessuale, esistono altri mezzi tecnici che
agiscono dopo la fecondazione, quando l'embrione è già costituito, prima o
dopo l'impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano
l'embrione prima del suo impianto nell'utero materno, e contragestative, se
provocano l'eliminazione dell'embrione appena impiantato. Per favorire la
diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di
azione non sarebbe sufficientemente conosciuto. È vero che non sempre si
dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci
usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l'effetto di impedire l'impianto
è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi
provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre
dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che
in colui che vuol impedire l'impianto di un embrione eventualmente concepito, e
pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l'intenzionalità abortiva è
generalmente presente.Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora
alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due
settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di
far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell'aborto di un
embrione appena annidato.Come si sa, l'aborto «è l'uccisione deliberata e
diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della
sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita». Pertanto l'uso dei
mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è
gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver
realizzato l'aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi
conseguenze penali.
TERZA
PARTE: NUOVE PROPOSTE TERAPEUTICHE CHE COMPORTANO LA MANIPOLAZIONE DELL'EMBRIONE
O DEL PATRIMONIO GENETICO UMANO
24.
Le conoscenze acquisite negli ultimi anni hanno aperto nuove prospettive per la
medicina rigenerativa e per la terapia delle malattie su base genetica. In
particolare ha suscitato un grande interesse la ricerca sulle cellule staminali
embrionali e sulle possibili applicazioni terapeutiche future, che tuttavia fino
ad oggi non hanno trovato riscontro sul piano dei risultati effettivi, a
differenza della ricerca sulle cellule staminali adulte. Dal momento che alcuni
hanno ritenuto che i traguardi terapeutici eventualmente raggiungibili mediante
le cellule staminali embrionali potevano giustificare diverse forme di
manipolazione e di distruzione di embrioni umani, è emerso un insieme di
questioni nell'ambito della terapia genica, della clonazione e dell'utilizzo di
cellule staminali, sulle quali è necessario un attento discernimento morale.
La
terapia genica
25.
Con il termine terapia genica si intende comunemente l'applicazione all'uomo
delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a
dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica, anche se recentemente si
sta tentando di applicare la terapia genica al trattamento di malattie non
ereditarie, ed in particolare al trattamento del cancro. In teoria, è possibile
applicare la terapia genica a due livelli: nelle cellule somatiche e nelle
cellule germinali. La terapia genica somatica si propone di eliminare o ridurre
difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche, cioè delle cellule
non riproduttive, che compongono i tessuti e gli organi del corpo. Si tratta, in
questo caso, di interventi mirati a determinati distretti cellulari, con effetti
confinati nel singolo individuo. La terapia genica germinale mira invece a
correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine
di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all'eventuale
discendenza del medesimo. Tali interventi di terapia genica, sia somatica che
germinale, possono essere effettuati sul feto prima della nascita – si parla
allora di terapia genica in utero – o dopo la nascita, sul bambino o
sull'adulto.
26.
Per la valutazione morale occorre tener presenti queste distinzioni. Gli
interventi sulle cellule somatiche con finalità strettamente terapeutica sono
in linea di principio moralmente leciti. Tali interventi intendono ripristinare
la normale configurazione genetica del soggetto oppure contrastare i danni
derivanti da anomalie genetiche presenti o da altre patologie correlate. Dato
che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente,
bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un
intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto
trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l'integrità fisica,
che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che
si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un
suo legittimo rappresentante.Diversa è la valutazione morale della terapia
genica germinale. Qualunque modifica genetica apportata alle cellule germinali
di un soggetto sarebbe trasmessa alla sua eventuale discendenza. Poiché i
rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco
controllabili, allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile
agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie.
Nell'ipotesi dell'applicazione della terapia genica sull'embrione, poi, occorre
aggiungere che essa necessita di essere attuata in un contesto tecnico di
fecondazione in vitro, andando incontro quindi a tutte le obiezioni etiche
relative a tali procedure. Per queste ragioni, quindi, si deve affermare che,
allo stato attuale, la terapia genica germinale, in tutte le sue forme, è
moralmente illecita.
27.
Una considerazione specifica merita l'ipotesi di finalità applicative
dell'ingegneria genetica diverse da quella terapeutica. Taluni hanno immaginato
la possibilità di utilizzare le tecniche di ingegneria genetica per realizzare
manipolazioni con presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione
genetica. In alcune di queste proposte si manifesta una sorta di insoddisfazione
o persino di rifiuto del valore dell'essere umano come creatura e persona
finita. A parte le difficoltà tecniche di realizzazione, con tutti i rischi
reali e potenziali connessi, emerge soprattutto il fatto che tali manipolazioni
favoriscono una mentalità eugenetica e introducono un indiretto stigma sociale
nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti
apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé
lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale
dell'uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di
giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla
convivenza pacifica tra gli individui. Inoltre, ci si chiede chi potrebbe
stabilire quali modifiche siano da ritenersi positive e quali no, o quali
dovrebbero essere i limiti delle richieste individuali di presunto
miglioramento, dal momento che non sarebbe materialmente possibile esaudire i
desideri di ciascun singolo uomo. Ogni possibile risposta a questi interrogativi
deriverebbe comunque da criteri arbitrari ed opinabili. Tutto ciò porta a
concludere che una tale prospettiva d'intervento finirebbe, prima o poi, per
nuocere al bene comune, favorendo il prevalere della volontà di alcuni sulla
libertà degli altri. Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un
nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l'uomo
pretende di sostituirsi al Creatore.Nell'affermare la negatività etica di
questo tipo di interventi, che implicano un ingiusto dominio dell'uomo
sull'uomo, la Chiesa richiama anche la necessità di tornare ad una prospettiva
di cura delle persone e di educazione all'accoglienza della vita umana nella sua
concreta finitezza storica.
La
clonazione umana
28.
Per clonazione umana si intende la riproduzione asessuale e agamica dell'intero
organismo umano, allo scopo di produrre una o più "copie" dal punto
di vista genetico sostanzialmente identiche all'unico progenitore. La clonazione
viene proposta con due scopi fondamentali: riproduttivo, cioè per ottenere la
nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione
riproduttiva sarebbe in teoria capace di soddisfare alcune particolari esigenze,
quali, ad esempio, il controllo dell'evoluzione umana; la selezione di esseri
umani con qualità superiori; la preselezione del sesso del nascituro; la
produzione di un figlio che sia la "copia" di un altro; la produzione
di un figlio per una coppia affetta da forme di sterilità non altrimenti
trattabili. La clonazione terapeutica, invece, è stata proposta come strumento
di produzione di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico
pre-determinato, in modo da superare il problema del rigetto (immunoincompatibilità);
essa è dunque collegata con la tematica dell'impiego delle cellule staminali.I
tentativi di clonazione hanno suscitato viva preoccupazione nel mondo intero.
Diversi organismi a livello nazionale e internazionale hanno espresso
valutazioni negative sulla clonazione umana e nella stragrande maggioranza dei
Paesi è stata vietata. La clonazione umana è intrinsecamente illecita, in
quanto, portando all'estremo la negatività etica delle tecniche di fecondazione
artificiale, intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con
l'atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame
alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni
gravemente lesive della dignità umana.
29.
Qualora la clonazione avesse uno scopo riproduttivo, si imporrebbe al soggetto
clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è
stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale
difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il
diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un'altra
persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest'ultima e
all'uguaglianza fondamentale tra gli uomini.Dalla particolare relazione
esistente tra Dio e l'uomo fin dal primo momento della esistenza deriva
l'originalità di ogni persona, che obbliga a rispettarne la singolarità e
l'integrità, inclusa quella biologica e genetica. Ognuno di noi incontra
nell'altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie
caratteristiche all'amore di Dio, del quale solo l'amore tra i coniugi
costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste.
30.
Ancora più grave dal punto di vista etico è la clonazione cosiddetta
terapeutica. Creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con
l'intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità
umana, perché fa dell'esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale,
niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale
sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica.Le obiezioni etiche,
sollevate da più parti contro la clonazione terapeutica e contro l'uso di
embrioni umani formati in vitro, hanno spinto alcuni scienziati a proporre nuove
tecniche, che vengono presentate come capaci di produrre cellule staminali di
tipo embrionale senza presupporre però la distruzione di veri embrioni umani.
Queste proposte hanno suscitato non pochi interrogativi scientifici ed etici,
riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del "prodotto" così
ottenuto. Finché non sono chiariti questi dubbi, occorre tenere conto di quanto
affermato dall'Enciclica Evangelium vitae: «tale è la posta in gioco che,
sotto il profilo dell'obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di
trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di
ogni intervento volto a sopprimere l'embrione umano».
L'uso
terapeutico delle cellule staminali
31.
Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due
caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza
differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di
transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio,
nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le
cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire
la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte
nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande
interesse tra i ricercatori di tutto il mondo.Nell'uomo, le fonti di cellule
staminali finora individuate sono: l'embrione nei primi stadi del suo sviluppo,
il feto, il sangue del cordone ombelicale, vari tessuti dell'adulto (midollo
osseo, cordone ombelicale, cervello, mesenchima di vari organi, ecc.) e il
liquido amniotico. Inizialmente, gli studi si sono concentrati sulle cellule
staminali embrionali, poiché si riteneva che solo queste possedessero grandi
potenzialità di moltiplicazione e di differenziazione. Numerosi studi, però,
dimostrano che anche le cellule staminali adulte presentano una loro versatilità.
Anche se tali cellule non sembrano avere la medesima capacità di rinnovamento e
la stessa plasticità delle cellule staminali di origine embrionale, tuttavia
studi e sperimentazioni di alto livello scientifico tendono ad accreditare a
queste cellule dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali.
I protocolli terapeutici attualmente praticati prevedono l'uso di cellule
staminali adulte e sono al riguardo state avviate molte linee di ricerca, che
aprono nuovi e promettenti orizzonti.
32.
Per la valutazione etica occorre considerare sia i metodi di prelievo delle
cellule staminali sia i rischi del loro uso clinico o sperimentale. Per ciò che
concerne i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali, essi vanno
considerati in rapporto alla loro origine. Sono da considerarsi lecite quelle
metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le
cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di
prelievo: a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone
ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte
naturale. Il prelievo di cellule staminali dall'embrione umano vivente, al
contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza
gravemente illecito. In questo caso «la ricerca, a prescindere dai risultati di
utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell'umanità. Passa
infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità
rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori. La storia stessa
ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo
perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità».
L'utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse
derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o
reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della
cooperazione al male e dello scandalo. Per quanto riguarda l'uso clinico di
cellule staminali ottenute mediante procedure lecite non ci sono obiezioni
morali. Vanno tuttavia rispettati i comuni criteri di deontologia medica. Al
riguardo occorre procedere con grande rigore e prudenza, riducendo al minimo gli
eventuali rischi per i pazienti, facilitando il confronto degli scienziati tra
di loro e offrendo un'informazione completa al grande pubblico. È da
incoraggiare l'impulso e il sostegno alla ricerca riguardante l'impiego delle
cellule staminali adulte, in quanto non comporta problemi etici.
Tentativi
di ibridazione
33.
Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di
nuclei di cellule somatiche umane – generalmente chiamata clonazione ibrida
– , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni,
senza dover ricorrere all'uso di ovociti umani. Dal punto di vista etico simili
procedure rappresentano una offesa alla dignità dell'essere umano, a causa
della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare
l'identità specifica dell'uomo. L'eventuale uso delle cellule staminali,
estratte da tali embrioni, comporterebbe inoltre dei rischi sanitari aggiuntivi,
ancora del tutto sconosciuti, per la presenza di materiale genetico animale nel
loro citoplasma. Esporre consapevolmente un essere umano a questi rischi è
moralmente e deontologicamente inaccettabile.
L'uso
di "materiale biologico" umano di origine illecita
35.
Una fattispecie diversa viene a configurarsi quando i ricercatori impiegano
"materiale biologico" di origine illecita che è stato prodotto fuori
dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio. L'Istruzione Donum vitae
ha formulato il principio generale che in questi casi deve essere osservato: «I
cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere
rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono
essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata
e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva
l'esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l'aborto
volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo». A tale proposito è
insufficiente il criterio dell'indipendenza formulato da alcuni comitati etici,
vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l'utilizzo di
"materiale biologico" di illecita provenienza, sempre che esista una
chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno
morire gli embrioni e dall'altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione
scientifica. Il criterio di indipendenza non basta a evitare una contraddizione
nell'atteggiamento di chi afferma di non approvare l'ingiustizia commessa da
altri, ma nel contempo accetta per il proprio lavoro il "materiale
biologico" che altri ottengono mediante tale ingiustizia. Quando l'illecito
è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre
prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare
l'impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente
ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l'indifferenza, se non il
favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici.
Talvolta si obietta che le considerazioni precedenti sembrano presupporre che i
ricercatori di buona coscienza avrebbero il dovere di opporsi attivamente a
tutte le azioni illecite realizzate in ambito medico, allargando così la loro
responsabilità etica in modo eccessivo. Il dovere di evitare la cooperazione al
male e lo scandalo, in realtà, riguarda la loro attività professionale
ordinaria, che devono impostare rettamente e mediante la quale devono
testimoniare il valore della vita, opponendosi anche alle leggi gravemente
ingiuste. Va pertanto precisato che il dovere di rifiutare quel "materiale
biologico" – anche in assenza di una qualche connessione prossima dei
ricercatori con le azioni dei tecnici della procreazione artificiale o con
quella di quanti hanno procurato l'aborto, e in assenza di un previo accordo con
i centri di procreazione artificiale – scaturisce dal dovere di separarsi,
nell'esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo
gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana.
Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere
eticamente insufficiente.Naturalmente all'interno di questo quadro generale
esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere
moralmente proporzionate per giustificare l'utilizzo del suddetto
"materiale biologico". Così, per esempio, il pericolo per la salute
dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui
preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo
restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al
riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi
di vaccini. D'altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che
utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità
di coloro che decidono dell'orientamento della produzione rispetto a coloro che
non hanno alcun potere di decisione. Nel contesto della urgente mobilitazione
delle coscienze in favore della vita, occorre ricordare agli operatori sanitari
che «la loro responsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la sua
ispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprio nell'intrinseca e
imprescindibile dimensione etica della professione sanitaria, come già
riconosceva l'antico e sempre attuale giuramento di Ippocrate, secondo il quale
ad ogni medico è chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita
umana e della sua sacralità».
CONCLUSIONE
36.
L'insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere
troppi divieti. In realtà esso è fondato sul riconoscimento e sulla promozione
di tutti i doni che il Creatore ha concesso all'uomo, come la vita, la
conoscenza, la libertà e l'amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò
non soltanto le attività conoscitive dell'uomo, ma anche quelle pratiche, come
il lavoro e l'attività tecnologica. Con queste ultime, infatti, l'uomo,
partecipe del potere creatore di Dio, è chiamato a trasformare il creato,
ordinandone le molteplici risorse in favore della dignità e del benessere di
tutti gli uomini e di tutto l'uomo, e ad esserne anche il custode del valore e
dell'intrinseca bellezza.Ma la storia dell'umanità è testimone di come l'uomo
abbia abusato, e abusi ancora, del potere e delle capacità che gli sono state
affidate da Dio, dando luogo a diverse forme di ingiusta discriminazione e di
oppressione nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. I quotidiani
attentati contro la vita umana; l'esistenza di grandi aree di povertà nelle
quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse
conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi;
uno sviluppo tecnologico ed industriale che sta creando il concreto rischio di
un crollo dell'ecosistema; l'uso delle ricerche scientifiche nell'ambito della
fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che
ancor oggi dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni
eloquenti di come l'uomo possa fare un cattivo uso delle sue capacità e
diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua
alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell'opera creatrice di Dio.
Parallelamente la storia dell'umanità manifesta un reale progresso nella
comprensione e nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona,
fondamento dei diritti e degli imperativi etici con cui si è cercato e si cerca
di costruire la società umana. Proprio in nome della promozione della dignità
umana si è, perciò, vietato ogni comportamento ed ogni stile di vita che
risultava lesivo di tale dignità. Così, per esempio, i divieti,
giuridico-politici e non solo etici, nei confronti delle varie forme di razzismo
e di schiavitù, delle ingiuste discriminazioni ed emarginazioni delle donne,
dei bambini, delle persone malate o con gravi disabilità, sono testimonianza
evidente del riconoscimento del valore inalienabile e dell'intrinseca dignità
di ogni essere umano e segno di un progresso autentico che percorre la storia
dell'umanità. In altri termini, la legittimità di ogni divieto si fonda sulla
necessità di tutelare un autentico bene morale.
37.
Se il progresso umano e sociale si è inizialmente caratterizzato soprattutto
attraverso lo sviluppo dell'industria e della produzione dei beni di consumo,
oggi si qualifica per lo sviluppo dell'informatica, delle ricerche nel campo
della genetica, della medicina e delle biotecnologie applicate anche all'uomo,
settori di grande importanza per il futuro dell'umanità nei quali, però, si
verificano anche evidenti e inaccettabili abusi. «Come un secolo fa ad essere
oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con
grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della
persona del lavoratore, così ora, quando un'altra categoria di persone è
oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce
con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in
difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi
nei loro diritti umani». In virtù della missione dottrinale e pastorale della
Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede si è sentita in dovere di
riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni singolo
essere umano, anche negli stadi iniziali della sua esistenza, e di esplicitare
le esigenze di tutela e di rispetto che il riconoscimento di tale dignità a
tutti richiede.L'adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a
tutte quelle pratiche che determinano una grave e ingiusta discriminazione nei
confronti degli esseri umani non ancora nati, che hanno la dignità di persona,
creati anch'essi ad immagine di Dio. Dietro ogni "no" rifulge, nella
fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande "sì" al
riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed
irripetibile essere umano chiamato all'esistenza. I fedeli si impegneranno con
forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di
questa Istruzione con l'assenso religioso del loro spirito, sapendo che Dio
offre sempre la grazia necessaria per osservare i suoi comandamenti e che in
ogni essere umano, soprattutto nei più piccoli, si incontra Cristo stesso (cf.
Mt 25, 40). Anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e
i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità,
sapranno comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla
tutela della fragile condizione dell'essere umano nei suoi stadi iniziali di
vita e alla promozione di una civiltà più umana.
Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell'Udienza concessa il
20 giugno 2008 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente
Istruzione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha
ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della
Fede, l'8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria.
WILLIAM Card. LEVADA
Prefetto
+LUIS F. LADARIA, S.I.
Arcivescovo tit. di Thibica
Segretario
Congregazione per la Dottrina della fede