«Dettati»
di Gesù a Maria Valtorta sull’Eucarestia.
1) I
DIVERSI COMPORTAMENTI DELLE ANIME NELL'ACCOGLIERE L'EUCARISTIA, E I FRUTTI CHE
NE DERIVANO:
«Se
la mia Carne è realmente cibo e il mio Sangue è realmente bevanda, come mai
le vostre anime muoiono di inedia? Come mai non crescete nella vita della
grazia?
Vi
sono molti per i quali è come se le mie chiese non avessero ciborio. Sono
coloro che mi hanno rinnegato o dimenticato. Ma vi sono anche molti che si
cibano di Me. Eppure non progrediscono. Mentre in altri, ad ogni unione con
Me-Eucaristia, vi è un accrescimento di grazia. Ti spiegherò le cause di
queste differenze.
Vi
sono i perfetti che mi cercano unicamente perché sanno che la mia gioia è di
essere accolto nel cuore degli uomini e che non hanno gioia più grande di
questa di divenire una sola cosa con Me. In questi l'incontro eucaristico
diviene fusione, ed è tanto forte l'ardore che da Me emana e che da loro si
sprigiona, che come due metalli in un crogiolo noi si diventa una cosa sola.
Naturalmente quanto più la fusione è perfetta tanto più la creatura prende
l'impronta mia, le mie proprietà, le mie bellezze. Così sanno unirsi a Me
quelli che voi chiamate poi "Santi", ossia i perfetti che hanno capito
chi Io sono.
Ma in tutte le anime che vengono a Me con vero trasporto e puro cuore Io porto grazie indicibili e trasfondo la mia grazia, di modo che esse procedono sulla via della Vita e anche se non raggiungono una santità clamorosa, riconosciuta dal mondo, raggiungono sempre la vita eterna, perché chi sta in Me ha vita eterna.
Per
tutte le anime che sanno venire a Me con l'ardore lei primi e con la fiducia dei
secondi e che mi dànno tutto quanto è in loro potere di dare, ossia tutto
l'amore di cui sono capaci Io sono pronto a compiere prodigi di miracoli pur di
unirmi a loro. Il cielo più bello per Me è nel cuore delle creature che mi
amano. Per loro, se la rabbia di Satana distruggesse tutte le chiese, Io saprei
scendere, in forma eucaristica, dai Cieli. I miei angeli mi porterebbero alle
anime affamate di me, Pane vivo che dal Cielo discende.
Non
è del resto cosa nuova. Quando la fede era ancora fiamma di amore vivo Io ho
saputo andare ad anime serafiche seppellite negli eremi o nelle celle murate.
Non occorrono cattedrali a contenermi. Mi basta un cuore che l'amore consacri.
Anche la più vasta e splendida cattedrale è sempre troppo angusta e povera
per Me, Dio che empio di Me tutto quanto è. Opera umana è soggetta alle
limitazioni dell'umano e lo sono infinito. Mentre non m'è angusto e povero il
vostro cuore se la carità lo accende. E la più bella cattedrale è quella
della vostra anima abitata da Dio.
Dio
è in voi quando voi siete in grazia. Ed è del cuore vostro che Dio si vuole
fare un altare. Nei primi tempi della mia Chiesa non vi erano le cattedrali, ma
Io avevo un trono degno di Me in ogni cuore di cristiano.
Vi
sono poi quelli che vengono a Me soltanto quando il bisogno li spinge o la
paura li sprona. Allora vengono a bussare al Tabernacolo che si apre, concedendo
sempre conforto, spesso, se è utile, la grazia richiesta. Ma vorrei però che
l'uomo venisse a Me non soltanto per chiedere ma anche per dare.
Indi
vengono quelli che si accostano alla Mensa, dove lo mi faccio cibo, per
abitudine.
In
questi i frutti del Sacramento durano per quel poco di tempo che durano le
Specie e poi dileguano. Non mettendo nessun palpito nel loro venire a Me, non
progrediscono nella vita dello spirito che è essenzialmente vita di carità. Io
sono Carità e porto carità, ma la mia carità viene a languire in queste anime
tiepide che nulla riesce a scaldare di più.
Altra
categoria, quella dei farisei. Vi sono anche ora; è una gramigna che non muore.
Costoro fanno gli ardenti, ma sono più freddi della morte. Sempre uguali a
quelli che mi misero a morte vengono, mettendosi bene in mostra, gonfi di superbia,
saturi di falsità, sicuri di possedere la perfezione, senza misericordia fuor
che per se stessi, convinti d'essere esempio al mondo. Invece sono quelli che
scandalizzano i piccoli e li allontanano da Me perché la loro vita è una
antitesi di quella che dovrebbe essere e la loro pietà è di forma ma non di sostanza,
e si tramuta, non appena allontanati dall'altare, in durezza verso i fratelli.
Questi mangiano la loro condanna perché Io perdono molte cose, conoscendo la
vostra debolezza, ma non perdono la mancanza di carità, l'ipocrisia, la
superbia. Da questi cuori Io fuggo al più presto possibile.
Considerando
queste categorie è facile capire perché l'Eucaristia non ha ancora fatto del
mondo un Cielo come avrebbe dovuto fare. Siete voi che ostacolate questo avvento
d'amore che vi salverebbe come singoli e come società. Se realmente vi nutriste
di Me col cuore, con l'anima, con la mente, con la volontà, con la forza,
l'intelletto, con tutte insomma le potenze vostre, cadrebbero gli odi, e con gli
odi le guerre, non vi sarebbero più le frodi, non le calunnie, non le
passioni sregolate che creano gli adulteri e con questi gli omicidi, l'abbandono
e la soppressione degli innocenti. Il perdono reciproco sarebbe non sulle
labbra, ma nei cuori di tutti, e sareste perdonati dal Padre mio.
Vivreste
da angeli passando le vostre giornate adorando Me in voi e invocando me per la
prossima venuta. La mia costante presenza nel vostro pensiero terrebbe voi
lontani dal peccato, il quale sempre comincia da un lavorìo del pensiero che
poi si traduce in atto.
Ma
dal cuore fatto ciborio non uscirebbero che pensieri soprannaturali e la terra
ne sarebbe santificata.
La
terra diverrebbe un altare, un enorme altare pronto ad accogliere la seconda
venuta del Cristo, Redentore del mondo».
2)
L'EUCARISTIA È CIBO E MEDICINA DELL'ANIMA E DEL CORPO. IL PANE E IL VINO SONO
SEGNI INDISPENSABILI PER I NOSTRI OCCHI MATERIALI:
«Per
sostenere le forze fisiche occorre nutrire il corpo. L'indigente che non può
acquistare cibo, lo mendica ai ricchi. Di solito chiede pane. Senza il pane è
impossibile la vita.
Voi
siete dei poveri che avete bisogno di cibo per la vostra anima. Alla vostra
povertà Io ho dato il Pane eucaristico. Esso vi nutre le midolla dell'anima, dà
vigore allo spirito, sostiene le forze spirituali, aumenta il potere di tutte le
facoltà intellettuali, perché dove è vigore di vita è anche vigore di
mente.
Cibo
sano trasfonde sanità. Cibo vero infonde vita vera. Cibo santo suscita santità.
Cibo divino dà Dio.
Ma
oltre che poveri voi siete ammalati, deboli non della sola debolezza che dà la
mancanza di cibo e che cessa col cibo. Siete deboli per le malattie che vi
estenuano. Quante malattie ha la vostra anima! Quanti germi vi inocula il
Maligno per creare queste malattie! A chi è debole e ammalato occorre non solo
pane ma anche vino.
Io
nella mia Eucaristia vi ho lasciato i due segni di quello che occorre alla
vostra natura di uomini poveri e alla vostra debolezza di uomini ammalati. Pane
che nutre, vino che corrobora. Avrei potuto comunicarmi a voi senza segni
esterni. Lo posso. Ma siete troppo pesanti per afferrare lo spirituale. I vostri
sensi esterni hanno bisogno di vedere.
La
vostra anima, il vostro cuore, la vostra mente, si arrendono soltanto, e a
fatica ancora, davanti alle forme visibili e toccabili. Tanto è vero che, se
arrivate a credere Me nell'Eucaristia e di ricevere Me nella particola, non
ammettete, nella grande maggioranza, l'infusione in voi dello Spirito, dal quale
vi vengono palpiti, luci, impulsi di opere buone.
Se
credeste con quella forza di cui il Mistero è degno, sentireste, nel
ricevermi, entrare in voi una vita. Il mio avvicinarmi a voi vi dovrebbe
ardere come l'accostarsi ad una ardente fornace. Il mio stare in voi dovrebbe
farvi sommergere in un'estasi che vi astrarrebbe il profondo dello spirito in un
rapimento di Paradiso.
Il
fondersi della vostra umanità bacata alla mia Umanità perfetta vi porterebbe
salute anche fisica, per cui, malati corporalmente, resistereste alle malattie
finché Io dicessi "Basta" per aprirvi il Cielo. Vi porterebbe
intelligenza per capire prontamente e giustamente. Vi renderebbe impenetrabili
agli assalti sfrenati o alle sottili insidie della Bestia.
Invece
posso fare poco perché entro dove la fede è languida, dove la carità è
superficiale, dove la volontà è in abbozzo, dove l'umanità è più forte
dello spirito, dove, soprattutto, non fate sforzo per reprimere la carne onde
emerga lo spirito.
Non vi sforzate per nulla. Aspettate da Me il miracolo. Nulla mi vieta di compierlo. Ma Io voglio da parte vostra almeno il desiderio di meritarlo.
A
chi si volge a Me gridando di aiutarlo e imitando la fede delle turbe di
Galilea, Io mi comunicherò non solo col mio Corpo e il mio Sangue, ma con la
mia Carità, col mio Intelletto, con la mia Forza, con la mia Volontà, con la
mia Perfezione, con la mia Essenza. Sarò, nell'anima che sa venire a Me, come
sono in Cielo, nel seno del Padre da cui procedo generando lo Spirito che è
Carità e vertice di perfezione».
3) VITA EUCARISTICA È VITA DI COMUNIONE, COME QUELLA DELLA VERGINE MARIA: «Per ottenere veri frutti dall'Eucaristia, non bisogna considerare questa come un episodio che si ripete ad epoche più o meno distanziate nel tempo, ma farne il pensiero base della vita. Vivere pensando a Me-Eucaristia che mi appresto a venire o che sono venuto in voi, facendo dell'incontro un continuo presente che dura quanto dura la vostra vita. [...] Anche qui ti propongo a modello Maria. La sua unione con Me deve essere il modello della tua unione con Me. La vita di Maria, mia Madre, fu tutta eucaristica. [...) Non ci siamo mai separati tra noi due. Ella aspirava a Me con tutta la forza del suo cuore verginale e immacolato attendendo il promesso Messia. Comunione purissima di desiderio che attirava Me dal profondo del Cielo. Più viva comunione dal momento della beata annunciazione sino all'ora della morte sulla Croce. I nostri spiriti erano sempre uniti dall'amore. Comunione d'amore intensissimo e di immenso dolore durante il mio martirio e nei giorni della mia sepoltura. Comunione eucaristica dopo la gloriosa Risurrezione e l'Ascensione sino all'Assunzione che fu eterna unione della Madre purissima col Figlio divino. Maria è stata l'anima eucaristica perfetta. Sapeva trattenere il suo Dio con un amore ardente, una purezza superangelica, un'adorazione continua. Come separarsi da quel cuore che viveva di Me? Io rimanevo anche dopo la consumazione delle specie. Le parole dette a mia Madre nei miei trentatré anni che le fui figlio sulla terra, non sono niente di fronte ai colloqui che Io-Eucaristia ebbi con Lei-Ciborio. Ma quelle parole sono troppo divine e troppo pure perché mente d'uomo le possa conoscere e labbra d'uomo ripetere. Nel Tempio di Gerusalemme solo il Sacerdote entrava nel Santo dei Santi dove era l'Arca del Signore. Ma nel tempio della Gerusalemme celeste solo Io, Dio, entro e conosco i segreti dell'Arca santissima che è Maria, mia Madre. Sfòrzati - conclude Gesù - d'imitare Maria. E, poiché è troppo ardua cosa, di' a Maria che ti aiuti. Ciò che all'uomo è impossibile, è possibile a Dio, possibilissimo poi se chiesto in Maria, con Maria, per Maria».
4)
L'EUCARISTIA È IL CUORE DI GESÙ:
«Ora
che hai visto, hai capito cosa è l'Eucaristia? È il mio Cuore che Io
distribuisco a voi. Dono più grande e più amoroso non potevo farvi.
Se
quando ricevete la Comunione sapeste vedere Me che vi do il mio Cuore, non vi
commuovereste? Ma la fede dovrebbe essere tanto forte e tanto forte la carità,
da farvi vedere questo. Questa visione mentale non dovrebbe costituire un mio
dono eccezionale. Dovrebbe costituire la regola, la dolce regola. E sarebbe la
regola se foste realmente miei discepoli.
Allora
vedreste Me, udreste Me dire sul Pane e sul Vino le parole della consacrazione,
spezzare e distribuire il Pane porgendovelo con le mie stesse Mani. Il mio
sacerdote scomparirebbe perché Io mi sovrapporrei a lui per dirvi: "Ecco
il Corpo del Signore Gesù Cristo, il mio Corpo che vi deve custodire per la
vita eterna". E alla luce dell'amore vedreste che lo vi porgo lo stesso mio
Cuore, la parte superperfetta del mio Corpo perfettissimo, quella dalla quale
sgorga la Carità stessa.
Ho
fatto questo per amore di voi: ho dato Me stesso. E questo ho fatto per te
oggi: ho sollevato il velo del Mistero e ti ho fatto conoscere come Io vengo a
voi, come mi do a voi, cosa vi do di mio, anche se voi non sapete vedere e
capire [...]».
5) IL
LATTE VERGINALE DI MARIA È DIVENUTO SANGUE DI GESÙ. NUTRIRSI ALLA MENSA
EUCARISTICA È COME NUTRIRSI AL SUO SENO PURISSIMO:
«L'Eucaristia
è il mio Sangue e il mio Corpo. Ma avete mai riflettuto che quel Sangue e quel
Corpo sono stati formati col sangue e il latte di Maria?
Ella,
la Purissima che accolse il Cielo nel suo grembo vestendo delle sue carni di
candore immacolato il Verbo del Padre dopo le nozze divine con lo Spirito
Santo, non s'è limitata a generare il Salvatore. L'ha nutrito del suo latte.
Onde voi, uomini che di me vi cibate, succhiate il latte di Maria che è
divenuto sangue in Me.
[...]
Pensatelo, figli che poco ci amate. Io sono contento che succhiate a quel seno
da cui ho tratto alimento. Ma vorrei che, come pargoli nutriti a un seno, in voi
aumentasse la vita, vorrei cresceste e vi irrobustiste. Il latte della nutrice
trasfonde, oltre la vita materiale, tendenze morali. Come potete voi, nutriti
a quel seno purissimo, non prendere somiglianza spirituale di Maria? Ella vi
stringe al seno, così macilenti, malati, sporchi come siete. E vi deterge, vi
nutre, vi porta dal suo Primogenito perché vuole che lo amiate [...]».
6)
L'EUCARISTIA PRESERVA DALLA MORTE ETERNA:
«Colui
che piangete non è morto, ma vive in Me. Sappiate che il medesimo Pane che vi
ha sfamato l'anima mentre eravate uniti sulla terra, mantiene la vita e la
comunione fra i vostri spiriti viventi quaggiù e i trasumanati viventi in Me.
Nulla può fare la piccola morte di male agli spiriti immortali. È la grande
morte quella da temersi, quella che veramente vi toglie in eterno un vostro
parente, un vostro coniuge, un vostro amico. La grande morte, ossia la
dannazione dell'anima, la quale separa realmente da Me cellule del mio mistico
Corpo cadute in preda delle cancrene di Satana.
Ma
per coloro che sono morti nel mio Nome e che hanno nutrito in sé la vita dello
spirito con il Cibo eucaristico, che non perisce e che è sempre preservazione
dalla morte eterna, no, per essi non c'è da piangere, ma da giubilare, perché
essi sono usciti dal pericolo di morire per entrare nella Vita.
Pensa,
pensate che ben difficilmente chi s'è nutrito di Me può essere fratello di
Giuda, simile a lui al quale il mio Pane non fu Vita ma Morte.
[...]
Vi nutro del mio alimento per farvi nascere immortali nell'ora di quella che voi
chiamate "morte", e altro non è che "passaggio".
[...]
Ai segnati del mio Sangue le trombe dell'universale appello saranno vita
nuovamente infusa e dalle pieghe del suolo, in cui dormivano da secoli, le
ossa dei giusti sorgeranno a vestirsi, con giubilo, di carne perfetta, perché
nutrita dal Pane vivo sceso dal Cielo per voi e del Vino spremuto dalle vene del
Santo che vi verginizza l'anima e la fa degna di entrare nella Gerusalemme del
Cielo».