DEBOLEZZA
Santa
Teresa di Lisieux
Vedendo
le mie imperfezioni non me ne stupisco piú, perché so di essere la debolezza
stessa
Tutta
la forza di Teresa sta nella sua debolezza. Dio «sceglie ciò che nel mondo è
debole» per compiere le Sue meraviglie e nulla rende felice Teresa quanto il
sentire operare in lei l'Amore Misericordioso. Teresa sperimenta perciò la sua
debolezza non come qualcosa di cui vergognarsi, ma piuttosto come lo spazio in
cui raccogliere il torrente di grazia che renderà forte e coraggiosa lei che è
così debole. È l'esperienza di essere un «servo inutile» che le dà gioia,
«perché non avendo nulla», riceverà tutto dal buon Dio. L'infanzia
ipersensibile, i rapporti scolastici difficili, il periodo degli scrupoli, le
''sofferenze intime alimentano la storia'' interiore di Teresa che avrà sempre
una piena consapevolezza della sua fragilità.
Sento
la mia impotenza a ridire con parole terrestri i segreti del Cielo. E poi, dopo
aver scritto pagine e pagine, mi sembrerebbe di non aver ancora incominciato...
Vi sono tanti orizzonti diversi, tante sfumature infinitamente varie, che solo
la tavolozza del Pittore Celeste, dopo la notte di questa vita, potrà fornirmi
i colori capaci di dipingere le meraviglie che rivela all'occhio della mia
anima.
Non
essere così ingrata da non riconoscere le grazie che ti fa Gesù. Mi fai
l'effetto di una contadinella che un re potente venisse a chiedere in sposa e
che non osasse accettare, col pretesto di non essere abbastanza ricca e istruita
nelle abitudini della corte, senza riflettere che il suo regale fidanzato
conosce la sua povertà e la sua debolezza meglio di quanto non la conosca lei
stessa.
I
suoi prediletti, Gesù vuol renderli simili a Lui, perché spaventarti di non
poter portare questa croce senza sperimentare la debolezza? Gesù sulla via
del Calvario è caduto proprio tre volte; e tu, povera piccolina, tu non
vorresti essere simile al tuo Sposo, tu non vorresti cadere cento volte, se è
necessario, per dargli prova del tuo amore, risollevandoti con una forza
maggiore di prima della tua caduta?
Ho letto stamattina un passo del Vangelo dov'è detto: «Non sono venuto a portare la pace, ma la spada»: non ci resta che combattere. Quando non ne abbiamo la forza, è allora che Gesù combatte per noi. Mettiamo insieme la scure alla radice dell'albero.
Com'è
facile piacere a Gesù, conquistare il suo cuore: non c'è che da amarlo senza
badare a se stessi, senza troppo esaminare i propri difetti.
Non
temere! Fintanto che la tua lira non cesserà di cantare per Gesù, non si
spezzerà mai. Senza dubbio è fragile, più fragile del cristallo; se tu la
dessi a un musicista inesperto, si spezzerebbe subito, ma è Gesù che fa
vibrare la lira del tuo cuore. Egli è felice che tu senta la tua debolezza; è
Lui che imprime nella tua anima i sentimenti di sfiducia verso se stessa.
Tu
ti inganni se credi che la piccola Teresa cammini sempre con ardore nella strada
della virtù: lei è debole, molto debole; tutti i giorni ne fa una nuova
esperienza. Ma Gesù si compiace d'insegnarle, come a san Paolo, la scienza di
trovar gloria nelle sue infermità: questa è una grande grazia e io prego Gesù
di insegnartela, poiché è solo in questo che si trova la pace e il riposo del
cuore. Quando ci si vede così miserabili, non ci si vuole più prendere in
considerazione e non si guarda che l'unico Diletto!
Il
giocattolo di Gesù è la debolezza personificata se Gesù non lo porta, e se
non è Lui stesso a lanciare la sua pallina, questa resterà là inerte, sempre
nello stesso posto! ...
Se
noi siamo nulla, bisogna non dimenticare che Gesù è tutto, perciò occorre
perdere il nostro piccolo niente nel suo infinito tutto e non pensare che a
questo tutto, il solo amabile.