DAL CUORE DEL CROCIFISSO - Le sette parole di Gesù sulla croce

Quando la croce viene innalzata con il suo carico doloroso dev'essere mezzogiorno. E allora, si com­pie la profezia di Amos: « In quel giorno... farò tramontare il sole a mezzodì e oscurerò la terra in pieno giorno » (Amos 8,9). Queste tenebre pesa­no sulla folla e un turbamento crescente la pervade come un brivido.

Gesù, in alto, agli occhi del Padre, è avvolto nel fuoco del sacrificio, l'amore.

Le tenebre sembrano calare apposta affinché quel fuoco risplenda così da farsi vedere anche dagli uomini ciechi. La croce è il trono del re d'Amore; il suo sangue, la porpora splendente; le spine la corona d'amore; ogni ferita un grido d'amore...

E anche la parola triste di « Calvario » in quel fuoco si cambia in parola d'amore, diventa il monte dove l'Amore dona più della misura richiesta e trabocca trabocca... Quasi che non bastasse, dal cuore di Gesù, come da ferro incandescente, percosso, vengon sette vivide scititilie, sette parole a ragionarci, ancora, ciascuna d'amore. È l'ultimo messaggio di quel cuore levato in alto per essere trafitto; sono gli ultimi doni...

Dona il perdono Dona la Madre. Dona il paradiso. Dona tutta la sua sofferenza. Dona la sua anima. Dona tutto.

Lascia che il suo costato venga trafitto per donare le ultime stille di sangue e segnarci la strada rosseggiante che porta all'origine di tutto.  

1 - PADRE, PERDONA LORO...

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifisse­ro Lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23, 33-34).

1. Più che vedere, Gesù sente, intorno a sé, la folla. Ma la giustizia del Padre gli stende davanti agli occhi una moltitudine sterminata. Attraverso i secoli son venuti tutti lì i traditori dell'Amore, i deboli di volontà, i passionali, i peccatori, e tutti armati di chiodi, e di martello, e di nuove spine. Gesù lo sa: la croce è fatta di peccati, i chiodi, il martello, le spine sono fatte di peccati... Quanti sono!... Ci sono anch'io con il mio martello e con i miei chiodi, con le mie spine. Gesù mi vede, mi sente nella sua carne e nel suo cuore...

 2. Gesù ha sempre amato; ora ama più di prima. Per ciò il frutto di questo sacrificio sanguinante l'offre prima per quelli che gli fanno più male, perché hanno peccato di più e ne hanno più biso­gno. E dal suo cuore su questa moltitudine di crocifissori, si leva, la preghiera: Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno.

Questa voce ferma la giustizia del Padre, vince il fuoco del castigo.

3. Questa voce diventa per me un richiamo, una lezione, un invito.

Un richiamo all'amore di Gesù. Maestro buono sa che non siamo angeli e che nel nostro peccato c'è sempre un po' d'ignoranza e d'accecamento, che non ci fa vedere bene chi si colpisce. Allora Gesù, nel suo amore, ci scusa.

Come non desistere dall'offendere chi mentre è percosso continua ad amarci, a scusarci?

Come non essere sicuri del suo perdono quando a lui ci si presenta pentiti?

Una lezione d'amore. Bisogna amare, amare perfino i nemici. Gesù l'ha insegnato. Adesso ce lo ricorda mentre il sangue sgorga dalle nuove ferite aperte a colpi di martello.

Perdonare, raccomandare alla misericordia di Dio quelli che ci crocifiggono con le parole, con le ingiustizie, con le calunnie, con i soprusi, con i tradimenti, con tutti i ritrovati della malizia... Il nostro perdono e la nostra generosità sono la misura del perdono e della generosità del Signore verso di noi. Un invito a conoscere. Se è l'ignoranza che ci fa coprire Gesù di ferite e ce lo fa crocifiggere, cer­chiamo di conoscere Gesù. Conoscerlo bene, inti­mamente. Conoscere il suo cuore. Da questa conoscenza scoppierà l'amore. E allora ci sarà molto difficile crocifiggere il nostro Amico divino... 

2 - OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: « Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi! ». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male «. E aggiunse: « Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno ». Gli rispose: « In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso ». (Luca 23,39-43).

1. La folla tace sconcertata per le improvvise tene­bre. Nel silenzio si leva una voce spremuta dall'or­ribile sofferenza. È uno dei briganti che muoiono a fianco di Gesù. È tutto in rivolta. Ha sentito dire che quello che gli è vicino è un operatore di miracoli. Perché non li libera tutti e tre? « Se sei il Cristo salvati e salvaci! ». Milioni di uomini parla­no in lui, come lui.

2. Gli risponde una voce dalla terza troce: « Tu non temi dunque Dio? Noi subiamo lo stesso sup­plizio. Per noi è giustizia; è il prezzo dei nostri delitti; ma lui non ha fatto niente di male ». Nell'anima di questo ladro s'è fatta una gran luce e il suo cuore s'è aperto alla fede, alla grazia e al pentimento. Poi rivolto a Gesù aggiunge: « Signore, quando giun­gerai nel tuo regno, ricordati di me ». E Gesù gli risponde: « In verità ti dico: oggi sarai con me nel Paradiso ».

3. La parola che Gesù dice a questo fortunato dell'ultima ora, mi ricorda le due funzioni principali del dolore.

Il dolore è un dono dell'amore. Se giusto castigo, il dolore su questa terra mi viene offerto come un mezzo di espiazione, che mi libera da pene più terribili. Se è prova, allora mi viene offerto come la via più corta per arrivare al cielo, come occasione per soffrire insieme a Gesù.

In ogni modo anche se camminano per vie tanto diverse quanto l'amore e la violenza, la virtù e il vizio, il dolore nei disegni di Dio dovrebbe sempre ravvicinare gli uomini a Gesù, all'Amore crocifisso. Però, ricorda: dipende dall'uomo. Pensa: tre croci, tre modi di soffrire: amore, espiazione, ribellione. Che pena, la terza croce che resta nel buio, nel freddo, eppure è così vicina a Gesù!

S. Agostino sui due crocifissi con Gesù commenta: « Uno si converte perché tu non disperi; l'altro no, perché tu non diventi presuntuoso ».

Il dolore ci schiude i tesori del cuore di Gesù. Quando il dolore ci ha ravvicinato a Gesù con umiltà e pentimento, quando Gesù che ha sofferto e la creatura che ora soffre sono uniti, quel cuore divino schiude i suoi tesori: il perdono generoso, il paradiso sicuro, l'amicizia divina.

Gesù non resiste al sofferente pentito, che si abban­dona a lui e si rimette al suo amore. Gli è stato chiesto un ricordo e lui dà il cuore. Perché il paradiso, per un'anima, è stare con Gesù, nel suo amore, nel suo cuore. Così le fiamme d'amore sublimano il dolore. 

3 - « ECCO TUA MADRE! »

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorel­la di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: « Donna, ecco il tuo figlio ». Poi disse al discepolo: « Ecco la tua madre». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Giovanni 19,25-27).

1. Maria, dopo la vita di Nazaret, due volte nel racconto evangelico sta vicino al Figlio: a Cana dove l'acqua diventa vino e sul Calvario dove il sangue del figlio diventa riscatto, lavacro di rigene­razione, torrente impetuoso di vita eterna. Ora, la sua anima e il suo cuore bruciano, insieme all'ani­ma e al cuore di Gesù, nelle fiamme del sacrificio. E il riflesso di questo fuoco le illumina il bel volto di Vergine e Madre, sul quale le lacrime « scorren­do non offuscano una serenità sublime ». « Piangente la Madre dolorosa stava vicino alla croce dalla quale pendeva il Figlio. La sua anima tutta gemente, in angoscia e desolazione, era trafit­ta da una spada » (Stabat).

2. Accanto a lei, unico dei discepoli, c'era Gio­vanni. Gesù, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepo­lo che egli amava, disse alla madre: « Donna, ecco il tuo figlio ». Poi disse al discepolo: « Ecco la tua madre ». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

3. Questa parola di Gesù mi ricorda che Maria è madre di dolore, Madre donata da Gesù a noi, come madre di tutti.

Maria è Madre di dolore. Tra le ciglia impolverate e insanguinate Gesù guarda la madre. Ella non dice niente e guarda Gesù, il suo figlio, il suo Dio. Non dice niente, perché sa che Gesù conosce tutto il suo amore.

Ma offre. Con autorità di madre che ha dato il consenso, offre un'altra volta il suo figlio, offre se stessa, nel suo cuore trapassato. E il suo cuore s'avventa con violenza di fiamma verso le fiamme di Gesù e il sacrificio si consuma. Per ciò Maria diventa la madre di dolore.

Maria è dono del cuore di Gesù. Il corpo di Gesù rabbrividisce sotto gli ultimi palpiti violenti del cuore. Ha dato tutto, la carne, il sangue. Non ha più nulla se non un grande amore e un desiderio immenso di dare che le sue ferite non bastano più a soddisfa­re: allora dà anche la mamma amata...

Maria è madre di tutti gli uomini. La parola di Gesù è creatrice: Maria diventa così, nel dolore, la nostra madre d'amore. Madre dei puri, degli ardenti, dei coraggiosi come Giovanni; dei pentiti come la Maddalena abbraccia­ta alla croce; madre anche dei crocifissori, della turba ravvolta nelle tenebre polverose che han sollevato con i loro peccati; di tutti gli uomini che Gesù vuol riunire a prezzo del suo sangue, in un corpo solo.

C'è una gradazione. Secondo che questi uomini partecipano a questo corpo, vivono della sua vita e sono uniti al cuore palpitante, partecipano anche alla maternità di Ma­ria. Maria madre di Gesù, è madre anche del suo Corpo mistico, madre delle singole membra.

Di questa maternità fruisce pienamente il cristiano perfetto che vive non più della sua vita, ma della vita di Gesù, che è l'amore. L'opera di Maria, madre, a questo tende, a fare amare sempre di più Gesù dai suoi fratelli, a unirli sempre di più. 

4 - « DIO MIO, DIO MIO! »

Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abban­donato? » (Matteo 27,45-46).

1. Gesù, spessissimo, aveva passato le notti intere in preghiera sul monte, in piedi, con le braccia aperte, croce vivente, sotto le stelle. Ora pende da due pezzi di legno, inchiodato in croce, come un brandello di carne, e continua la sua preghiera, con l'offerta di sangue, al Padre che è sempre con lui: « Io non sono solo, perché il Padre è con me » Gv 16,32).

Sono le tre, Gesù è al sommo delle sue sofferenze. Dal Golgota molti tornano verso Gerusalemme, nel­le tenebre. Ma ecco un grido. È come una fiaccola agitata nel buio perché gli uomini si voltino indietro a contemplare... e vedano e capiscano e si faccia luce nelle loro menti e si faccia caldo nei loro cuori: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbando­nato? ».

2. Questa parola è una citazione. Gesù non fa che ripetere, a gran voce, l'inizio del salmo 21, che si rirerisce a Messia, di cui si predicono i dolori e l'ignominia. Più che un'espressione della misterio­sa desolazione dell'anima di Gesù, questa parola è una preghiera e un richiamo del suo amore agli uomini di Gerusalemme affinché si fermino ad accertare in lui avverato ciò che del Messia era stato predetto.  Continua infatti il salmo: Io sono un verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.

Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: « Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico »...

Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa.

Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti sul mio vestito gettano la sorte. (Sal 21,7-9,17-19).

3. Questa citazione di Gesù è unvito anche a me, perché contempli il Messia, il mio Salvatore croci­fisso e mi persuada che soltanto in lui « crocifisso » troverò la mia salvezza, troverò, in ogni situazione, per quanto angosciosa, il mio conforto.

Gesù crocifisso è la mia salvezza. Nei disegni della Provvidenza, amore di Dio che pensa a me, la salvezza, la vita, la felicità, la gloria non vengono che attraverso la croce, le piaghe, l'umiliazione, lo spogliamento di tutto, la morte di Gesù. Colui che con la sua umiliazione e col suo dolore scandalizza i giudei, i discepoli e me, è l'Inviato del Padre, il Messia, il Salvatore che ci « salva » per una via che non è quella che avremmo scelto noi: dolore e umiliazione.

Dolore e umiliazione che anche prima della risur­rezione sono vittoria, nonostante che l'opinione comune li chiami sconfitta. Infatti, i nemici che Gesù vuol sconfiggere sono la superbia, la sensuali­tà, l'attacco smodato ai beni della terra, il peccato. Anche per me quindi questa sarà l'unica via della salvezza e della vittoria, da percorrere non certo da solo, ma in compagnia di Gesù.

Gesù crocifisso è il mio conforto. Quando mi sento nella solitudine, nell'abbandono e nella umiliazio­ne. Quando sento i chiodi, le spine e, forse, anche le risate e gli scherni... sono come Gesù, sono con Gesù in croce; non sono solo. No. Non ci sono più cristiani nella solitudine. Gesù conquista, così, per noi i meriti della perseveranza nella prova e il diritto alla sua compagnia. Gesù ha gettato nella nostra desolazione, nell'ora della nostra prova, quando tutto si oscura e scompare ogni consolazio­ne, il suo proprio abbandono; ha così diffuso, in quelle tenebre, la sua luce, le sue benedizioni; accanto, alla nostra croce, sola nel deserto, ha pian­tato la sua croce... Si è lasciato non solo inchiodare per nostro amore, ma ha voltuo amareggiare perfi­no il suo cuore con angosce misteriose... per non lasciarci mai soli. 

5 - « HO SETE»

Gesù sapendo che ogni cosa era stata ormai compiu­ta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». (Giovanni 19,28).

1. Nel silenzio fatto più impressionante dopo il grido, Gesù ascolta le gocce del suo sangue colare per terra da tutte le sue ferite.

Le sue mani sono due calici ricolmi che presenta al Padre.

Quel sangue è tanto; ma non basta all'amore di Gesù. Tutto lo deve dare...

Quel sangue è il mar rosso che il Liberatore deve attraversare a capo del nuovo popolo...

Quel sangue è fuoco che brucerà la lebbra del peccato...

E fuoco che continuerà l'opera di purificazione fino alla fine del mondo...

È luce che deve vincere le tenebre...

Gesù sente quel sangue colare... E vede la moltitu­dine nelle tenebre. Deve purificarli tutti; deve illuminarli tutti; deve pagare per tutti... E nei palpiti che l'amore rende più celeri e violenti, il cuore affretta l'effusione dell'ultimo sangue. E il corpo arde. « Ho sete! ».

2. Gesù, con la gola arida, chiede all'uomo di aiutarlo. Per Gesù chiedere è un modo di dare. Gli uomini sono indolenti, pigri. A lui, ridotto così, nessuno chiede; soltanto il buon ladrone. Allora è Gesù a chiedere: chiede acqua, chiede amore, chie­de anime.

Chiede acqua alle sue labbra aride. La sete è il tormento più tremendo. La tensione dei nervi, le ferite esposte all'aria, la febbre cocentissima... e Gesù grida la sua sete. Anche questa sete gli uomi­ni devono conoscere per comprendere che in lui tutto si è verificato. Il salmo 21 continua: È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola (v. 16). Chiede amore al suo cuore. Anche il suo cuore è come asciugato dalle pene, dall'ingratitudine, dal­l'abbandono, dalle sue stesse fiamme d'amore a cui gli uomini non danno nulla da bruciare. Ha sete di amore: cuori ci vogliono che si lascino prendere dalle sue fiamme e diano così uno sfogo, un sollie­vo a quel fuoco consumatore.

Ma se il soldato accosta la spugna inumidita alle labbra febbricitanti... chi pensa ad accostare il cuo­re al cuore in fiamme di Gesù?

Chiede anime alle sue piaghe. Le piaghe son tutte voci per la sua sete di anime, Anime vuole. Ma le anime nei disegni della provvidenza saranno salva­te con la cooperazione degli uomini: saranno essi a distribuire il suo sangue. La sua sete di anime si cambia allora in richiesta di uomini, in una richiesta di aiuto nell'opera della salvezza delle anime, di aiuto per la sua Chiesa... Questo grido non si è spento.

3. « Ho sete ». Mi deve risonare continuamente nel cuore: in chiesa, per la strada, al lavoro, nella conversazione... « Ho sete, ho sete ». Sarò più crude­le del soldato di guardia?

Risponderò vivendo con un cuore « missionario ». 

6 - « TUTTO È COMPIUTO »

Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto Gesù disse: « Tutto è compiuto » (Giovanni 19,28-30).

1. Questa parola di Gesù è il sigillo dell'obbedien­za compiuta, un grido di trionfo, un grido d'amore, un segnale d'inizio.

È un grido di trionfo. L'opera è finita. Non c'è più nessuna profezia da adempiersi prima della morte; più nessun atto di espiazione da aggiungere. Gli agnelli svenati, le parole dei profeti, le figure della Bibbia, i desideri dei giusti... Tutto è stato portato qui dall'amore di Gesù...

I peccati e i delitti, il turbine d'iniquità che scon­volge le anime, anche quello è portato qui e lo scontro della iniquità umana con la giustizia divina è stato calmato, come il mare di Tiberiade in tem­pesta, dalla voce del sangue di Gesù; è stato assorbi­to dalle vampate del suo amore. Il demonio, la morte, il peccato, tutto è vinto. Tutto è compiuto. «E si fece bonac­cia». (Lc 8,24).

È un grido d'amore. È compiuto anche il suo deside­rio di dare. Ormai tutto ha donato: il corpo, il sangue, la mamma, il cuore che sta per essere squarciato: il dono d'amore è perfetto.

2. Questa parola di Gesù per me è segnale d'inizio. L'opera di Gesù è finita, sulla croce; finita, non però chiusa. « Finita come il pane è finito dalla macina e dal fuoco, pronto per essere mangiato; come il vino è finito dalla violenza e dal pressare del torchio... finito cioè per un nuovo e glorioso principio » (Benson). Ora tocca alle membra del suo Corpo mistico. Ora tocca a me nutrirmi di quel pane perfetto e di quel vino robusto. Cioè: vivere del torrente di grazia scaturita dal suo cuore; perfezionarmi in quella riserva; santificarmi in quell'oceano.

Non soltanto; ma ora, secondo il disegno del suo amore, tocca a me ad agire anche perché tutte le altre membra del Corpo raggiungano la pienezza dello sviluppo.

Ecco il segnale per il lavoro della mia giornata. Quando, al tramonto, Gesù mi chiamerà, io devo aver la gioia di far mia la sua parola: « Padre, io ho assolto interamente la missione che tu volesti affidarmi ». 

7 - PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO

Gesù, gridando a gra voce, disse « Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito ». Detto questo spirò. (Luca 23,46).

1. Un grido risuona nello spazio; tanto forte che i soldati sobbalzano: Padre, nelle tue mani raccoman­do lo spirito mio. Poi, Gesù china il capo come per dormire e spira. Grida, china il capo prima di morire, non dopo come gli altri uomini, per farci intendere che muo­re di sua spontanea volontà. Ora il suo corpo bianco è come un'ostia levata nel buio.

2. Questa parola è l'ultimo dono e l'ultima lezione. Poi verrà l'ultimo invito per me.

L'ultimo dono. Non c'è amore più grande che dare la vita per la persona amata. Per salvare la vita gli uomini sacrificano tutto; Gesù dà tutto, anche la vita, per salvare noi.

La dà liberamente. « Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo » (Gv 10,17-18).

Così la misura del riscatto trabocca dalle mani del Padre e travolge l'universo intero, in questo river­samento di amore e di misericordia, che è vita per il mondo, per me.

L'ultima lezione. Morire è rimettere nelle mani del Padre la propria anima. È ritornare nella casa del Padre; ritrovare la patria, la pace, la felicità. Vale allora la pena di vivere per cose che non possono essere deposte nelle mani del Padre? L'unico valore da salvare è quello che può essere così deposto in quelle mani, insieme all'anima di Gesù... e per il quale lui ha dato la sua vita.

3. L'ultimo invito. Alla morte di Gesù la terra trema; le rocce si spaccano; alcuni sepolcri si spa­lancano; il velo del tempio si squarcia... E il cuore di Gesù è trafitto da una lanciata. Gesù permette che il suo petto sia squarciato per vincere la mia esitazione; per farmi vedere quel cuore che ha tanto amato: cuore di amico, di salvatore, cuore eroico, incom­parabile, misericordioso; per mostrarmi la sorgente della grazia, della vita, divina; per farmi capire che la sorgente dei doni meravi­gliosi di Dio è l'Amore, che tutta l'opera sua è Amore, che Dio stesso è Amore; per dare un rifugio sempre aperto, un rigeneratore di forza e di amore, un riposo al mio cuore trava­gliato, stanco, malato.

Allora fisserò quella ferita e mi lascerò attrarre dalla forza meravigliosa che sprigiona.

È il ringraziamento più desiderato da Gesù per tutto quello che ha sofferto per me. 

STABAT MATER

Addolorata, in pianto,

la Madre sta presso la croce da cui pende il Figlio.

Immersa in angoscia mortale geme nell'intimo del cuore trafitto da spada.

Quanto è grande il dolore della benedetta fra le donne, Madre dell'Unigenito!

Piange la Madre pietosa contemplando le piaghe del divino suo Figlio.

Chi può trattenersi dal pianto davanti alla Madre di Cristo in tanto tormento?

Chi può non provare dolore davanti alla Madre che porta la morte del Figlio?

Per i peccati del popolo suo ella vede Gesù nei tormenti del duro supplizio.

Per noi ella vede morire il dolce suo Figlio, solo, nell'ultima ora.

O Madre, sorgente di amore, fa' ch'io viva il tuo martirio, fa' ch'io pianga le tue lacrime.

Fa' che arda il mio cuore nell'amare il Cristo-Dio, per essergli gradito.

Ti prego, Madre santa: siano impresse nel mio cuore le piaghe del tuo Figlio.

Uniscimi al tuo dolore per il Figlio tuo divino che per me ha voluto patire.

Con te lascia ch'io pianga il Cristo crocifisso finche avrò vita.

Restarti sempre vicino piangendo sotto la croce: questo desidero.

O Vergine santa tra le vergini, non respingere la mia preghiera, e accogli il mio pianto di figlio. Fammi portare la morte di Cristo, partecipare ai suoi patimenti, adorare le sue piaghe sante. Ferisci il mio cuore con le sue ferite, stringimi alla sua croce, inebriami del suo sangue. Nel suo ritorno glorioso rimani, o Madre, al mio fianco, salvami dall'eterno abbandono. O Cristo, nell'ora del mio [passaggio fa' che, per mano a tua Madre, io giunga alla meta gloriosa. Quando la morte dissolve il mio corpo aprimi, Signore, le porte del cielo, accoglimi nel tuo regno di gloria. Amen

(Tratto da: “Dal Cuore del Crocifisso” Le sette parole di Gesù sulla croce – M. Giuliani S.J. Edizioni ADP – Roma 1986.