LA COSCIENZA

I. MOZIONE

La coscienza è un giudizio pratico con il quale giudichiamo volta per volta ciò che è da farsi, perché buono, e ciò che è da evitarsi, perché cattivo.

II. DIVISIONE

La coscienza riguardo al tempo può essere antecedente e conseguente. La coscienza antecedente è quella che giudica circa l'onestà o la disonestà dell'azione prima della sua esecuzione. La coscienza conseguente è quella che giudica dell'onestà o della disonestà dell'azione dopo la sua esecuzione.

La coscienza riguardo all'oggetto può essere vera (retta) o falsa (erronea). La coscienza retta è quella che giudica lecito o illecito ciò che realmente è tale. La coscienza erronea è quella che giudica lecito ciò che in realtà è illecito o viceversa.

La coscienza riguardo all'abitudine può essere delicata, scrupolosa, perplessa, lassa. La coscienza delicata è quella che percepisce anche i più lievi motivi dell'onestà o della disonestà delle azioni. La coscienza scrupolosa è quella che per un futile motivo, del tutto da disprezzarsi, vede il peccato dove non c'è, o grave dove è solo leggero. La coscienza perplessa è quella che teme di peccare sia nel fare che nell'omettere un'azione. La coscienza lassa è quella che per lievi ragioni giudica lecito ciò che è illecito o leggero ciò che è grave.

La coscienza riguardo all'assenso può essere certa, dubbia o probabile. La coscienza certa è quella che giudica che qualche cosa è lecito o illecito senza timore di sbagliare. La coscienza dubbia è quella che sospende il giudizio circa l'onestà o la disonestà dell'azione. La coscienza probabile è quella che, appoggiata da qualche solido motivo, giudica che qualche cosa è lecita o illecita, ma con timore della parte opposta.

III. PRINCIPI

1. La coscienza antecedente è l'unica regola prossima delle nostre azioni; è quella sola che innuisce sulla moralità soggettiva dell'atto umano e da questa sola si deve desumere la bontà o malizia dell'azione.

2. La coscienza conseguente in nessun modo può innuire sulla moralità dell'atto umano, perché l'uomo per l'azione già posta, contrasse quella moralità che conosceva mentre agiva, e in nessun modo si può desumere la bontà o la malizia dell'azione dalla coscienza conseguente.

3. L'uomo è tenuto a procurarsi una coscienza vera o retta, che è quella illuminata dagli insegnamenti di Cristo e della Chiesa, perché la coscienza vera o retta è la norma prossima della moralità nell'azione e deve essere sempre seguita.

4. La coscienza invincibilmente falsa o erronea deve essere seguita, perché viene equiparata alla coscienza vera o retta, ma ciascuno ha l'obbligo con lo studio e con l'indagine a formarsi una coscienza vera o retta.

5. Lo scrupoloso deve prestare somma e cieca obbedienza al confessore e procedere in tutto con grande umiltà e fiducia, come un ammalato. Deve evitare di consultare spesso e diversi confessori, ma interpellare sempre lo stesso.

6. Chi si trova con la coscienza perplessa deve, se può, sospendere l'azione per fare delle indagini e formarsi una coscienza vera o retta; se non può, allora deve scegliere quello che gli sembra il male minore e procedendo così non pecca.

7. Chi con coscienza lassa trasgre­disce qualche legge in cosa grave, giudicandola leggera a causa del suo lassismo, commetterà facilmente peccato mortale, e chi si è formato una coscienza lassa è tenuto a lasciarla per evitare il pericolo abituale di peccare gravemente.

8. La coscienza certa deve essere - seguita sia che comandi sia che proibisca qualche cosa.

9. Non è mai lecito agire con la coscienza dubbia: è necessario prima fare delle indagini per deporre il dubbio e formarsi la coscienza certa; e quando questo non è possibile, si deve rimandare l'azione.

10. Nella coscienza probabile ciascuno può seguire il sistema di probabilismo che più gli piace, purché dalla Chiesa permesso alla libera discussione.

IV SACRA SCRITTURA

I Pagani dimostrano che i dettami della legge sono scritti nei loro cuori, come ne fa fede la loro coscienza con i suoi giudizi, la quale, volta per volta li accusa o li difende. (Rm. 2,15).

Sebbene io non mi senta colpevole di nulla, non per questo sono già riconosciuto giusto. Chi mi giudica è il Signore. (1 Cor. 4,4).

La nostra gloria è questa: la testimonianza della nostra buona coscienza, perché noi ci siamo diportati nel mondo, e specialmente verso di voi, con la santità e la sincerità di Dio, non con la saggezza della carne, ma con la Grazia di Dio. (2 Cor. 1,12).

Conservando la fede e una buona coscienza: per averla ripudiata, alcuni hanno fatto naufragio nella fede. (1 Tm.1,19)     

Carissimi, se la coscienza nostra non ci rimprovera, possiamo star sicuri davanti a Dio. (1 Gv. 3, 21).

Tribolazione e angoscia nell'anima di ogni uomo che fa il male...; gloria, onore e pace per chiunque fa il bene. (Rm. 2,9-10).

Colui che è dubbioso, se mangia, è condannato, perché non agisce con convinzione: tutto quello che non deriva da ferma convinzione è peccato. (Rm.14, 23).

 

ESAME DI COSCIENZA

I° Comandamento: IO SONO IL SIGNORE DIO TUO: NON AVRAI ALTRO DIO ALL'INFUORI DI ME

Ho mancato alle preghiere? Le ho recitate male? Ho temuto di mostrarmi Cattolico per rispetto umano? Ho trascurato di istruirmi sulle verità della Religione? Ho acconsentito a dubbi volontari? Ho letto libri o pubblicazioni contrarie alla Religione o alla Chiesa? Ho agito o parlato contro la Religione? Ho mormorato contro Dio e la Provvidenza? Ho aderito a società (massoneria, comunismo, sette eretiche)? Ho praticato la superstizione (oroscopi, tarocchi, lettura della mano), oppure ho consultato maghi ed indovini? Ho partecipato a pratiche magiche, a sedute spiritiche? Ho tentato Dio?

Contro la Fede: ho rifiutato una o più verità rivelate da Dio ed insegnate dalla Chiesa? ... o di accettare la Rivelazione? ...       o di studiarne le prove di credibilità? Ho rinunciato alla vera Fede? Ho rispettato ed amato la Santa Chiesa di Dio?

Contro la Speranza: ho mancato di fiducia nella bontà e Provvidenza di Dio? Ho disperato della possibilità di vivere da vero cristiano, quantunque se ne domandi la Grazia? Credo veramente alla promessa di Dio di aiutare chi Lo prega umilmente e confida nella Sua Bontà ed Onnipotenza? In senso opposto: ho peccato di presunzione abusando della Bontà di Dio, illudendomi di ricevere comunque il perdono?

Contro la Carità: ho rifiutato di amare Dio sopra ogni cosa? Ho trascorso settimane e mesi senza mai compiere il minimo atto di amore verso Dio, senza pensare a Lui? Indifferenza religiosa, Ateismo, Materialismo, Empietà, Laicismo, (non riconoscere i diritti di Dio e di Cristo Re sulla società e sugli individui). Ho profanato le cose sante? In particolare, ho compiuto confessioni o comunioni sacrileghe?

Carità verso il prossimo: vedo nel prossimo un'anima fatta ad immagine di Dio? Lo amo per amore di Dio e di Gesù? Questo amore è naturale o sovrannaturale, ispirato alla Fede? Ho disprezzato, detestato, deriso il prossimo?

II° Comandamento: NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO

Ho giurato il falso? Ho giurato inutilmente? Ho imprecato contro me stesso o contro gli altri? Ho mancato di rispetto al nome di Dio, della Vergine, dei Santi? ... li ho nominati con irriverenza o per gioco? Ho bestemmiato? Ho violato dei voti fatti?

III° Comandamento: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE

A QUESTO COMANDAMENTO SI RIFERISCONO IL 1° E 2° PRECETTO DELLA CHIESA. (vedi in fondo)

Ho mancato all'assistenza alla Messa nei giorni di precetto (tutte le Domeniche e feste comandate)? Ho assistito senza rispetto? Ho lavorato o fatto lavorare senza necessità e senza il permesso nei giorni festivi? Ho frequentato il catechismo, l'istruzione religiosa? Ho profanato le feste con riunioni o divertimenti pericolosi per la Fede e i costumi?

IV° Comandamento: ONORA IL PADRE E LA MADRE

Figli: ho mancato di rispetto? Ho disobbedito? Ho causato dispiaceri ai genitori? Ho trascurato di assisterli nella loro vita e, soprattutto, al momento della morte? Ho trascurato di pregare per loro, nelle pene della vita e, soprattutto, dopo la loro morte? Ho disprezzato o tenuto in nessun conto i loro saggi consigli?

Genitori: mi sono sempre preoccupato dell'educazione dei miei figli? Ho provveduto alla loro istruzione religiosa? Li ho fatti pregare? Mi sono preoccupato di accostarli spesso ai Sacramenti? Ho scelto per loro le scuole più sicure? Ho vigilato su di loro? Li ho consigliati, ripresi? Ho saputo punirli, mitigando la severità con la carità? Ho ispirato loro buone abitudini? Al momento della scelta del loro stato (lavoro, matrimonio, sacerdozio, vita consacrata) ho fatto prevalere la mia volontà o quella di Dio?

Sposi: ho mancato al sostegno reciproco? Il mio amore per il coniuge è veramente paziente, longanime, premuroso, pronto a tutto? Ho criticato il coniuge in presenza dei figli? Lo ho maltrattato? Compio i miei doveri coniugali?

Inferiori (impiegati, servitori, operai, soldati): ho mancato di rispetto, di obbedienza verso i superiori, civili ed ecclesiastici? Ho fatto loro dei torti, con critiche ingiuste o in altro modo? Ho mancato nell'adempimento dei miei doveri? Ho abusato della fiducia?

Superiori (padroni, dirigenti, ufficiali): ho mancato alla giustizia commutativa, non dando loro il dovuto? ...alla giustizia sociale (assicurazioni, previdenze, ecc.)? Ho punito ingiu­stamente? Ho mancato alla carità non procurando gli aiuti necessari? Ho vigilato con cura sulla loro moralità? Ho favorito il compimento dei loro doveri religiosi? ...l'istruzione religiosa dei dipendenti? Ho sempre trattato i dipendenti con bontà, equità, carità?

V° Comandamento: NON UCCIDERE

Mi sono abbandonato all'ira? Ho avuto desideri di vendetta? Ho desiderato il male del mio prossimo? Ho conservato sentimenti di odio? Ho violato la legge del perdono? Ho ingiuriato, percosso, ferito? Pratico la pazienza? Ho dato cattivi consigli? Ho dato scandalo con parole o con azioni? Ho trasgredito volontariamente e gravemente il codice della strada, anche senza conseguenze? Mi sono reso responsabile di infanticidio, aborto o eutanasia?

VI° Comandamento: NON COMMETTERE ATTI IMPURI

IX° Comandamento: NON DESIDERARE LA DONNA D'ALTRI

Mi sono soffermato volontariamente in pensieri o desideri contrari alla purezza? Ho fuggito le occasioni di peccato (conversazioni e divertimenti pericolosi, letture ed immagini immorali)? Ho indossato abiti indecenti? Ho commesso azioni impure? ... da solo? ...con altri? Mantengo legami o amicizie colpevoli? Sono responsabile di abusi o frodi nell'uso del matrimonio (contraccezione, ecc.)? Ho rifiutato, senza motivi sufficienti, il debito coniugale?

La fornicazione (relazioni sessuali fra uomo e donna) al di fuori del Sacramento del Matrimonio è SEMPRE PECCATO MORTALE (anche tra fidanzati). Se l'uno o entrambi sono sposati, il peccato si raddoppia con l'adulterio (semplice o doppio), che deve essere confessato.

Ho commesso adul­terio? Ho divorziato? Ho avuto relazioni contro natura, con persone del mio stesso sesso (omosessualità)? Incesto? Bestialità?

VII° Comandamento: NON RUBARE

X Comandamento: NON DESIDERARE LA ROBA D'ALTRI

Ho desiderato di appropriarmi di beni altrui? Ho commesso o aiutato a commettere ingiustizie, frodi o furti? Ho pagato i debiti? Ho ingannato o danneggiato il prossimo nei suoi beni? ...l'ho desiderato? Ho commesso abusi nelle vendite, nei contratti?

Il furto, per essere assolto, comporta sempre l'obbligo della restituzione.

VIII° Comandamento: NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA

Ho mentito? Ho fatto o diffuso sospetti, giudizi temerari? Ho mormorato, calunniato? Ho reso false testimonianze? Ho violato segreti (corrispondenza, ecc.)?          ` .

PRECETTI DELLA CHIESA

1. Assistere alla Messa ed astenersi dai lavori servili la Domenica e nei giorni di precetto.

Vedi il III Comandamento

2. Santificare i giorni di penitenza secondo le disposizioni della Chiesa. Ho osservato i digiuni e le astinenze prescritte dalla Chiesa?

3. Confessarsi almeno una volta all'anno e comunicarsi almeno a Pasqua.

Mi sono confessato con frequenza? ...almeno una volta all'anno? Ho fatto un buon esame di coscienza? Mi sono preparato degnamente alla Comunione pasquale? Osservo il digiuno eucaristico prima della Comunione?

4. Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi e le usanze.

Ho aiutato la Chiesa, secondo le mie possibilità? Ho aiutato le Sante Missioni?

5. Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti.

Ho mancato a questo precetto?

PECCATI CAPITALI

Orgoglio: quale stima ho di me? Agisco per orgoglio? Spreco danaro nella ricerca del lusso? Mi sono compiaciuto in pensieri di vanità? Sono suscettibile? Sono schiavo del «cosa dirà la gente», della moda?

Avarizia: sono troppo attaccato ai beni terreni? Ho sempre fatto l'elemosina secondo le mie possibilità? Per desiderio di avere, ho violato le leggi di giustizia? Ho praticato il gioco d'azzardo?

Lussuria: vedi VI e IX Comandamento

Invidia: ho avuto sen­timenti di gelosia? Ho cer­cato di nuocere agli altri per invidia? Mi sono com­piaciuto del male, o rattristato del bene altrui?

Gola: ho ecceduto nel mangiare e nel bere? Mi sono ubriacato? Sono stato troppo ricercato nel cibo e nelle bevande?

Ira: vedi V Comandamento

Accidia (pigrizia): Sono pigro? ...nell'alzarmi la mattina? ...nello studio? ...nel compiere i miei doveri religiosi e di stato?

DOVERI DI STATO

Ho mancato agli obblighi speciali del mio stato? Ho trascurato gli obblighi professionali (di studente, professore, medico, avvocato, notaio...)?

 

IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE

I. NOZIONE

La Confessione, detta anche Penitenza, è il Sacramento istituito da Nostro Signore per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

La Confessione si compone di quattro parti:

1. contrizione: è un atto della volontà, un dolore dell'anima che porta alla detestazione dei peccati commessi unita al proposito di non commetterne più in avvenire;

2. Confessione: consiste nell'accusa dettagliata e completa dei propri peccati fatta al confessore per averne l'assoluzione e la penitenza;

3. assoluzione: è la sentenza che il sacer­dote pronunzia in nome di Gesù Cristo, per rimettere i peccati al penitente;

4. soddisfazione, o penitenza sacramentale: è la preghiera o l'opera buona imposta dal confessore a castigo e a correzione del peccatore, e a sconto della pena temporale meritata peccando.

II. EFFETTI

La Confessione:

1. conferisce la Grazia san­tificante con la quale sono rimessi i peccati mortali ed anche veniali confessati e dei quali si ha dolore;

2. commuta la pena eterna nella pena temporale, della quale viene pure rimesso più o meno secondo le disposizioni;

3. restituisce i meriti delle buone opere compiute prima di commettere il peccato mortale;

4. dà all'anima aiuti opportuni per non ricadere nella colpa e ridona la pace alla coscienza.

III. REQUISITI PER L'INTEGRITÀ DELLA CONFESSIONE

Perché la Confessione sia valida, e non si aggiunga un altro peccato mortale (il sacrilegio) a quelli che già si hanno, occorre:

1. confessare tutti i peccati mortali che si ricordano (dopo un sincero esame di coscienza);

2. confessare i peccati secondo la loro specie ed il loro numero:

A. LA SPECIE

Non basta dire: «Ho mancato al terzo Comandamento», ma occorre dire piuttosto: «Non ho assistito alla Messa» oppure: «Ho profanato il giorno del Signore con divertimenti illeciti».

B. IL NUMERO

Non basta dire: «Ho rubato 10.000 Lire», ma occorre dire piuttosto: «L'ho fatto una, due, dieci volte»;

3. avere intenzione di non peccare più e di fuggire le occasioni di peccato:

a. non peccare più.

Come si può chiedere perdono per una colpa che si ha l'intenzione di continuare a compiere?

b. Fuggire le occasioni.

Se il penitente si espone all'occasione prossima di peccato, si rende responsabile della colpa che eventualmente poi compie.

Se questi requisiti non sono rispettati integralmente, la Confes­sione è invalida e sacrilega.

IV MODO DI CONFESSARSI

Anzitutto occorre premettere alla Confessione un esame di coscienza, che può essere formulato sulla base dei Comandamenti o delle Virtù. Poi ci si accosta al confessionale. L'attuale situazione di crisi della Chiesa rende necessarie alcune precisazioni:

1. Secondo le disposizioni, il Sacerdote nell'amministrazione dei Sacramenti indossa le vesti liturgiche; è tuttavia opportuno non prendere un atteggiamento pretenzioso o che possa indisporre il Sacerdote, poiché egli è comunque un Ministro di Dio e ci si appresta ad un atto di umiltà. La norma che deve sempre valere è quella suggerita dalla carità;

2. la Confessione si fa in ginocchio, al con­fessionale, a voce bassa (evitare di sedersi accanto al Sacerdote: la Confessione non è una conversazione, ma un Sacramento);

3. la formula sa­cramentale dell'as­soluzione deve essere pronunciata dal Sa­cerdote integralmente e senza mutazioni arbi­trarie, in italiano («Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.») o in latino («Ego te assolvo a peccatis tuis in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.»).

Se ci si accorge che il Confessore modifica la formula, pregarlo con cortesia e tatto di attenersi alle norme liturgiche;

4. la Confessione (atto pe­nitenziale) che si fa all'inizio della Messa (Confiteor), le celebrazioni penitenziali comunitarie e gli atti di devozione privata non sostituiscono la confessione sacramentale, di cui è solo ministro il Sacerdote cattolico.

Quindi si dice: «Beneditemi, padre, perché ho peccato» e si risponde con sincerità e brevità alle domande poste dal Confessore. Poi ci si accusa di tutti i peccati commessi, anche se non espressamente richiesti dal Confessore, senza però indulgere in dettagli scabrosi o usando un linguaggio sconveniente.

Si ascoltano le ammonizioni del Confessore e si accetta la penitenza sacramentale imposta.

Alla fine si recita l'Atto di dolore: «Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati: perché peccando ho meritato i Tuoi castighi, ma molto più perché ho offeso Te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo, con il Tuo santo aiuto, di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami».

Il Sacerdote imparte l'assoluzione. Dopo di che ci si alza e si compie la penitenza, appena possibile.

V NOTA

Per accostarsi degnamente alla Santa Comunione, è necessario:

1. essere cattolici battezzati;

2. essere in Grazia di Dio;

3. essere a digiuno da almeno un'ora.

La Confessione è - quindi necessaria ed - indispensabile, se si è in peccato mortale, per riacquistare la Grazia perduta e la vita dell'anima.

Chi si comunica in peccato mortale profana il Corpo di Gesù Cristo e compie il peccato di sacrilegio.