CONFESSARSI
Perché,
come?
Perché
confessarsi?
È
giusto trascurare il sacramento della Penitenza o della Riconciliazione,
soltanto perché si incontrano difficoltà o si sono avute al riguardo
esperienze ritenute deludenti?
È
sufficiente accontentarsi di una celebrazione solo «meccanica», quasi
rassegnata e triste?
Cosa
dire di una confessione pensata o vissuta nel segno della paura, dell'ansietà,
o semplicemente del proprio orgoglio ferito?
Le
difficoltà, gli interrogativi e i problemi nei confronti della confessione
possono essere certo più numerosi e più personali di quelli accennati...
Ma
se le ragioni per celebrare il sacramento della Riconciliazione fossero molto più
forti e serie delle difficoltà esistenti?
Forse
non abbiamo ancora scoperto sufficientemente il significato e il dono di questo
sacramento: la gioia del perdono; la coscienza della nostra dignità; la
chiamata a convertirci e a crescere; la restituzione inimmaginabile della novità
battesimale; una luce e una forza nuova per amare e per vivere, come frutto
della Pasqua del Signore nella nostra vita; un impegno concreto per modificare i
rapporti reciproci in seno alla chiesa e alla società, nel segno di una nuova
fraternità, di una maggiore giustizia, di una pace più condivisa...
È
necessario allora cambiare il nostro atteggiamento nei confronti di questo
sacramento, rimetterci in cammino con disponibilità e fiducia, per riscoprire e
fare nostra questa ricca esperienza di fede e di vita cristiana.
Queste
pagine ti sono offerte nella speranza che possano esserti di aiuto: un piccolo
richiamo al dono grande che ti viene fatto.
Lasciati
riconciliare!
Esci
dalla tua sufficienza!
Cerca dentro di te e, nella radice del tuo essere, potrai avvertire una chiamata a cambiare qualcosa nella tua vita, a convertire in meglio la realtà, a crescere e a realizzarti secondo il progetto di Dio.
Esci
dalle tue paure e dai tuoi scoraggiamenti!
Dio
si prende cura di te, ti cambia il cuore e in Cristo, suo Figlio, ti assicura la
vittoria sul male e sul peccato.
Non
pensare alla conversione cristiana
e alla celebrazione del sacramento della Penitenza o Riconciliazione solo in
negativo, come semplice remissione dei peccati e sforzo di non più peccare...
Riconosci
la presenza di un Dio che non cessa di amarti.
Dio
ti viene incontro per primo e ti accoglie, ti comunica la vita nuova del suo
Figlio Gesù.
Lasciati
cercare e perdonare!
Lasciati
liberare da tutto ciò che può condizionare la tua libertà; lasciati
trasformare e convertire...
Allora
potrai scoprire la Riconciliazione come il dono da te sempre atteso e
desiderato.
Allora
potrai gustare e costruire veramente la pace.
Il
cristiano deve sentire come particolarmente rivolte a sé le parole: «Convertitevi
e credete al Vangelo» (Mc 1,15).
Il
peccato e la debolezza davanti alle tentazioni devono convincerlo di non
essere sufficientemente convertito e fargli sentire il bisogno di riprendere
il cammino di una rinnovata penitenza. La conversione, del resto, è impegno
di tutta la vita. Tanto più che è sostenuta da una Parola che rassicura e
infonde la più grande fiducia. Se grande è il nostro peccato, ancora più
grande è la misericordia del nostro Dio. Nel Cristo, Dio ha rappacificato
il mondo con sé e, grazia ancora più grande, ha affidato agli uomini il
ministero della riconciliazione. (dal Catechismo degli adulti)
Dobbiamo
sentirci bisognosi di perdono dobbiamo
cercarlo, desiderarlo, esserne felici. Continuamente anche a noi si ripropone la
scelta tra l'atteggiamento del pubblicano e dei fariseo (leggi Lc 18,9-14). Per
tutti è importante guardarsi dentro e attorno, e individuare quali situazioni
di peccato dobbiamo superare per essere fedeli al progetto e all'amicizia del
Signore.
Nonostante
la presenza del male e del peccato, possiamo
rischiare di non considerarlo nella sua vera portata e subire magari una
mentalità che dà poco peso e sottovaluta la realtà del peccato:
-
con il negarlo, con il ridurlo a processi più o meno inconsci,
-
con l'inclinazione assai diffusa di sentirsi più «vittime» di situazioni che
responsabili.
-
o all'atteggiamento di chi non crede all'amore e al perdono di Dio
-
oppure alla pretesa di autosufficienza: l'idolatria di sé nelle sue diverse
forme.
Convertirsi
significa «volgersi verso» Dio,
che
è la nostra salvezza; significa cambiare la nostra vita, secondo le scelte di
Cristo per la realizzazione del suo progetto d'amore. Conversione è una
profonda verifica di noi stessi e della direzione che ha assunto la nostra
vita. Richiede un cambio di direzione: un passaggio da una fede-vocazione
vissuta stancamente, a una fede-vocazione vissuta attivamente, come risposta
al dono di Dio e all'azione dello Spirito nella nostra vita.
La confessione non è un lusso, ma una necessità; non è per merito, ma per dono: la Riconciliazione è dono che viene a noi dalla Pasqua di Cristo.
La
sera della Pasqua Gesù ha trasmesso agli apostoli il suo stesso potere di
rimettere i peccati: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi...
Ricevete lo Spirito santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi
non li rimetterete, resteranno non rimessi (Gv 20,21-23).
A
ciascuno, in tal modo, dopo il peccato viene offerta la possibilità di
ritrovarsi in Dio ancora figlio e amico, e con i fratelli in rinnovata comunione
di vita.
Nella
chiesa e mediante la chiesa, Cristo continua a salvare l'uomo e ad accoglierlo
ancora una volta nel suo mistero di morte e di risurrezione.
La
chiesa esercita in primo luogo questa potenza santificante con l'annunzio della
Parola e l'invito alla conversione.
II
Battesimo fa dell'intera esistenza un evento continuo di morte e di
risurrezione.
L'Eucaristia rende presente e attuale il sacrificio di Cristo per la remissione dei peccati.
Ma
è nella Riconciliazione che appare con singolare evidenza la misericordia
redentiva di Dio. In questo sacramento lo Spirito santo, mediante la chiesa,
assume la volontà di conversione manifestata dal singolo penitente e la fa
incontrare con la volontà divina di rimettere i peccati.
II
sacramento inoltre aiuta il credente a distaccarsi più decisamente dal male, a
sintonizzarsi con la volontà di Dio, a desiderare di fare nuovamente comunione.
(dal
Catechismo degli adulti)
S.
Ambrogio, nel commento al vangelo di Luca, ci invita a una fiducia sempre nuova
e a un atteggiamento festoso: «Non temiamo se abbiamo dissipato in piaceri
terreni il patrimonio di dignità spirituale che abbiamo ricevuto. Poiché il
Padre ha dato al Figlio il tesoro che aveva, il patrimonio della fede non si
esaurisce mai: pure avendo dato tutto, perché non ha perduto ciò che ha
donato.
E
non dubitare che egli ti riaccolga: Dio infatti non gioisce per la perdita dei
viventi (Sap 1,13); ecco che egli ti viene incontro, si china al tuo collo -
infatti "il Signore rialza chi è caduto" (Sal 145,8) - ti dà un
bacio che è un pegno di tenerezza e di amore, ordina che ti si porti veste,
anello, calzature. Mentre tu temi ancora un rimprovero, ecco che egli ti
restituisce la tua dignità; tu temi il supplizio ed egli ti dà un bacio; temi
un richiamo ed egli prepara un banchetto festoso per te» (S. Ambrogio, in Lucam
15).
«Paziente
e misericordioso è il Signore...
Buono
è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature...
II Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto...
II
Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero».
(dal
Salmo 144)
«Qualunque
cosa succeda, osa ricominciare sempre.
Se
arrivassi ad accusare tutto quel che c'è in te, i tuoi giorni e le tue notti
non basterebbero. C'è di meglio da vivere: nell'istante, celebra con Dio il
perdono, malgrado le resistenze a crederti perdonato, e da Dio e dagli altri...».
(da
«Itinerario di Temuco» della comunità di Taizé)
Non
è vero che sia soltanto il prete ad assolvere il penitente... È chiarissimo
s. Agostino: «Oso dire che il potere di assolvere lo abbiamo ricevuto tutti
noi. Noi leghiamo e sciogliamo (il peccatore dai suoi peccati). E anche voi
legate e sciogliete. Chi è legato e separato dalla vostra comunità, è
legato da voi. Quando però si riconcilia, è sciolto grazie a voi, perché
voi pregate per lui». Cosa sta a farci allora il prete di mezzo? Egli è solo
il rappresentante della chiesa, colui che stende le mani assolutrici al
tempo stesso in nome di Gesù e in nome di tutti i credenti. II celebrante «fa
memoria di Gesù, lo imita, lo rappresenta, lo chiama presente: e allora non
sai dove sia Cristo a operare e fin dove lo sia il fratello, tanto è stretta
la loro comunione». Ma fa memoria anche della chiesa, tant'è vero che non può
assolvere per sua privata iniziativa. Ha - a tale scopo - una regolare
investitura da parte dell'autorità ecclesiastica; senza di che non
rappresenterebbe più nessuno. L'intero mistero cristiano dunque si dà
convegno sul capo del penitente. Pretendere di essere assolti da Gesù e non
dalla chiesa, significa pretendere da Gesù un divorzio che gli è
impossibile. Senza gli uomini, Dio non salva gli uomini.
(Da
È ancora possibile confessarsi?, EDB, p. 28)
Prima
che confessione dei nostri peccati, prima che colloquio con il sacerdote
confessore, il sacramento della Riconciliazione è incontro con Dio, nostro
Padre.
Prima
che guardare a noi stessi, è guardare a lui, alla sua fedeltà e alla sua
misericordia; è confessare l'amore di Dio, la sua potenza miracolosa di
restituirci tutta la nostra dignità. Perché e come confessare, allora, i
nostri peccati?
-
Confessiamo i peccati nella fede,
per
confessare l'amore e la bontà senza confini di Dio nostro Padre;
-
Confessiamo i peccati per manifestare
la
distanza che essi scavano nell'amicizia con Dio e con i fratelli; distanza che
Dio con il suo amore annulla senza soste;
-
Confessiamo i peccati per annunciare
a
tutti che, nonostante i limiti e la presenza del male, il peccato e la schiavitù
e la morte sono già vinti alla radice nella risurrezione e nella salvezza di
Cristo, di cui il sacramento ci rende partecipi;
-
Confessiamo i peccati per manifestare
che
non ci può essere una vita o una situazione disperata e fallita che Dio, con il
suo amore, non possa o non voglia recuperare;
-
Confessiamo i peccati per celebrare
(con
il nostro impegno e con quello della comunità cristiana, a cui è stato
affidato dal Signore risorto questo sacramento), la speranza, la gioia, la pace,
la riconciliazione che Dio è venuto e viene a portare per tutti gli uomini.
«Le
parti essenziali del sacramento sono: la contrizione, la confessione, la
soddisfazione e l'assoluzione. Esse non vanno considerate come atti isolati, ma
come altrettante tappe di un processo penitenziale unitario il cui culmine è il
ritorno alla gioia dell'amicizia con Dio e con i fratelli.
(cf.
CEI, Evangelizzazione e penitenza, 1974)
Da
soli o in una assemblea liturgica, siamo invitati a compiere gli stessi atti e
percorrere le stesse tappe in un cammino di fede:
1.
Accogliere la parola di Dio
2.
Esaminare la propria coscienza alla
luce di questa Parola
3.
Manifestare le nostre colpe e
domandare perdono
4.
Ricevere l'assoluzione dei
nostri peccati dal sacerdote confessore
5.
Ringraziare il Signore
per il suo perdono
6.
Assumere un concreto impegno
di riconciliazione (la penitenza imposta dal confessore).
1.
Accogliere la Parola
Ogni
peccato è un rifiuto dell'amore di Dio.
Per
prendere più pienamente coscienza della presenza del peccato nella nostra vita,
ascoltiamo o leggiamo qualche brano della Bibbia: lasciamo risuonare nel nostro
cuore le chiamate di Dio che ci ama. È infatti la parola di Dio che ci aiuta a
conoscere i nostri peccati, ci chiama a conversione e ci infonde fiducia nella
misericordia di Dio.
lo
sono il Signore, tuo Dio.
1.
Non avrai altro Dio di fronte a me.
2.
Non pronunziare invano il nome del Signore tuo Dio.
3.
Ricordati di santificare le feste.
4.
Onora tuo padre e tua madre.
5.
Non uccidere.
6.
Non commettere atti impuri.
7.
Non rubare.
8.
Non pronunziare falsa testimonianza.
9.
Non desiderare la donna d'altri.
10.
Non desiderare la roba d'altri.
Vi
do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato,
così
amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da
questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli
altri.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
(leggi
anche Luca 15,11-32) Si
avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e
gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora
egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una,
non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non
la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama
gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia
pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un
peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di
conversione».
Ringraziamo
con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi
nella luce.
È
lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel
regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la
remissione dei peccati.
Beati
i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.
Beati
gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati
i miti, perché erediteranno la terra.
Beati
quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati
i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati
i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati
gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati
i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta
di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi
ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così
infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
2.
Esaminare la propria coscienza
Come
fare l'esame di coscienza? Molti si trovano in difficoltà. Ecco, qui di seguito
uno schema che ci può essere di aiuto.
I. II
Signore dice:
«Amerai
il Signore Dio tuo con tutto il cuore».
-
La mia vita è davvero orientata a Dio? Lo amo veramente come figlio? Lo
dimostro osservando fedelmente i suoi comandamenti?
-
Mi lascio assorbire eccessivamente dalle cose (denaro, lavoro...)?
-
Considero la fede come un dono prezioso e mi impegno a crescere in essa?
-
Mi sforzo di conoscere meglio l'insegnamento della chiesa?
-
Professo con coraggio e in ogni ambiente la mia fede cristiana?
-
Prego al mattino e alla sera? Mi sforzo di dialogare con Dio?
-
Ho rispetto e amore per il nome di Dio, della Vergine?
-
Partecipo alla messa ogni domenica e nelle feste?
II. II
Signore dice:
«Amatevi
gli uni gli altri come io ho amato voi».
-
Gli altri sono per me «il mio prossimo» secondo il vangelo?
-
In famiglia (come coniuge, genitore, figlio) contribuisco con amore e con
pazienza al bene e alla gioia degli altri?
-
So condividere, senza egoismo, quanto ho? aiuto i più poveri e difendo i
diritti e la dignità degli oppressi?
-
Mi impegno per il bene della comunità umana (città, servizio nel quartiere e
strutture di partecipazione, moralità, mondo del lavoro, pace, doveri
fiscali...)?
-
Come lavoratore o datore di lavoro sono giusto, onesto, impegnato per il bene
comune?
-
Ho svolto i miei compiti con responsabilità e con senso di servizio?
-
Ho amato sempre la sincerità e la verità, oppure ho arrecato del male agli
altri con calunnie, critiche ingiuste e giudizi temerari?
-
Ho rispettato la vita degli altri in tutte le sue forme? - Ho rubato o
danneggiato gli altri?
-
Se ho ricevuto torti ho saputo perdonare?
III.
Cristo Signore dice:
«Siate
perfetti come il Padre».
-
Qual è l'orientamento fondamentale della mia vita (la speranza della vita
eterna, l'ascolto della parola di Dio, la preghiera e la frequenza ai
sacramenti, lo stile di vita, il rispetto e l'amore verso gli altri...)?
-
Che uso ho fatto del tempo, delle forze, dei diversi doni ricevuti da Dio?
-
Ho sopportato con pazienza e senza arrendermi le sofferenze e le prove della
vita? Osservo la legge del digiuno e dell'astinenza, cogliendone il vero
significato?
-
Ho conservato puro e casto il mio corpo, i pensieri?
Ho
dato scandalo con i miei comportamenti, il mio modo di parlare?
-
Ho agito contro coscienza, per paura o per ipocrisia?
-
Ho cercato di comportarmi sempre da figlio di Dio, nella vera libertà che lo
Spirito santo mi dona?...
3.
Domandare perdono
Riportiamo
alcune preghiere desunte dai salmi e dalla liturgia per aiutare l'espressione
dei nostri sentimenti. Si possono usare durante la celebrazione del rito ma anche
come preparazione al rito stesso.
Pietà di me,
Signore, nella tua bontà,
nella tua grande tenerezza, cancella il mio peccato... II mio peccato, infatti, io lo conosco; la mia colpa mi sta dinanzi continuamente. Contro te, te solo, ho peccato, ciò che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto... O Dio, crea per me un cuore puro, rinnova in me uno spirito fermo, non cacciarmi lontano dal tuo volto, non ritirare da me il tuo Spirito santo. (Salmo 51,3-14)
Dal profondo grido a te,
o Signore, ascolta la mia voce! Le tue orecchie siano attente alla voce della
mia preghiera. Se tu guardi le colpe, o Signore, chi resisterà? Ma presso di te
è il perdono, io ti temo e spero. Salmo 130,1-4
Riconosciamo il tuo amore
di Padre quando pieghi la durezza dell'uomo, e in un mondo lacerato da lotte e
discordie, lo rendi disponibile alla riconciliazione. Con la forza dello Spirito
tu agisci nell'intimo dei cuori, perché i nemici si aprano al dialogo, gli
avversari si stringano la mano e i popoli si incontrino nella concordia. Per tuo
dono, o Padre, la ricerca sincera della pace estingue le contese, l'amore vince
l'odio e la vendetta è disarmata dal perdono». (dalla Preghiera eucaristica
della riconciliazione II)
«Noi ti
benediciamo, Dio onnipotente,
Signore del cielo e della terra, per Gesù Cristo tuo Figlio venuto nel tuo
nome: egli è la mano che tendi ai peccatori, la parola che ci salva, la via che
ci guida alla pace. Tutti ci siamo allontanati da te, ma tu stesso, o Dio nostro
Padre, ti sei fatto vicino ad ogni uomo; con il sacrificio del tuo Cristo,
consegnato alla morte per noi, ci riconduci al tuo amore, perché anche noi ci
doniamo ai nostri fratelli». (dalla Preghiera eucaristica della riconciliazione
II)
4.
L'assoluzione dei peccati
La
parabola che leggiamo nel vangelo secondo Luca (Lc 15,11-32), conosciuta come «la
parabola del figliol prodigo» (ma, forse, sarebbe meglio chiamarla «la
parabola del padre prodigo di misericordia»), è una parabola per leggere la
nostra vita oggi: per riscoprirne il senso e il valore autentico. per prendere
coscienza delle possibilità concrete e impensate che Dio ci offre per
realizzarla.
Un
uomo aveva due figli...
«Un
uomo aveva due figli.
Il più giovane disse al Padre: «Padre, dammi la parte del patrimonio che mi
spetta». L'uomo - ogni uomo - è questo figliol prodigo: ammaliato dalla
tentazione di separarsi dal Padre per vivere indipendentemente la propria
esistenza; caduto nella tentazione; deluso dal nulla che, come miraggio, lo
aveva affascinato; solo, disonorato, sfruttato allorché cerca di costruirsi un
mondo tutto per sé; travagliato, anche nel fondo della propria miseria, dal
desiderio di tornare alla comunione col Padre. Come il padre della parabola, Dio
spia il ritorno del figlio, lo abbraccia al suo arrivo e imbandisce la tavola
per il banchetto del nuovo incontro, col quale si festeggia la riconciliazione.
Ciò
che più spicca nella parabola è l'accoglienza festosa e amorosa del padre al
figlio che ritorna: segno della misericordia di Dio, sempre pronto al perdono.
Diciamolo subito: la riconciliazione è principalmente un dono del Padre
celeste.
(da
Reconciliatio et paenitentia, 5)
«Ci
sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove
giusti che non hanno bisogno di conversione» (vangelo di Luca, c. 15,7).
Durante
una celebrazione comunitaria del sacramento della penitenza ci presentiamo al
sacerdote confessore e gli diaciamo solamente i nostri peccati e riceviamo
personalmente l'assoluzione. In una celebrazione individuale del sacramento
della penitenza è opportuno, invece, soprattutto se il sacerdote confessore non
ci conosce, ambientare la nostra confessione nel periodo e nelle situazioni che
concretamente stiamo vivendo.
Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Il
sacerdote si rivolge al penueme con queste parole o altre simili: II
Signore, che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei
tuoi peccati e della sua misericordia. Amen.
Il
sacerdote, ricorda al peniteme qualche testo della sacra scrittura, in cui si
parla della misericordia di Dio e viene rivolto all'uorno l'invito a
convertirsi.
II
penitente confessa i propri peccati; ascolta le parole del sacerdote; accetta
l'esercizio penitenziale che gli viene proposto e, invitato dal sacerdote,
manifesta la sua contrizione recitando l'atto di dolore o qualche altra formula
simile, per esempio:
1°
formula
Mio
Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del miei peccati, perché peccando
ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente
buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di
non offenderti mai più e di sfuggire le occasioni prossime di peccato. Signore,
misericordia, perdonami.
2°
formula
Ricordati,
Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre. Non ricordare i
miei peccati: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà,
Signore. Sal 24,6-7
3°
formula
Lavami,
Signore, da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Sal 50,4-5
4°
formula
Padre,
ho peccato contro di te, non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Abbi
pietà di me peccatore. Lc 15,18; 18,13
Il
sacerdote stese le mani sul capo del penitente, dice:
Dio, Padre di misericordia,
che
ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha
effuso lo Spirito santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il
ministero della chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Dopo
l'assoluzione il sacerdote prosegue:
Lodiamo il Signore perché è buono. Eterna è la sua misericordia.
Quindi
il sacerdote congeda il penitente riconciliato, dicendo: II
Signore ha perdonato i tuoi peccati. Va' in pace.
Per
manifestare il nostro pentimento e il nostro desiderio di riparare il disordine
che in qualche modo i nostri peccati hanno provocato nel progetto di Dio,
riceviamo dal sacerdote confessore una penitenza». Può darsi si tratti di
qualche atteggiamento da esprimere con la preghiera o di qualche impegno da
realizzare nelle situazioni concrete di vita.
In
ogni modo, prima di lasciare la chiesa, sarà bene raccogliersi un momento e
cercare di comprendere ancora meglio cosa il Signore desideri da noi.
Preghiamo perché ci renda più disponibili al suo progetto di vita e per
chiedere il suo aiuto. Ma soprattutto apriamo il nostro cuore al ringraziamento
e alla lode.
Con
gioia diciamo il nostro grazie a Dio per il perdono ricevuto: ancora una volta
ci ha fatto sperimentare la sua misericordia, la sua bontà, il suo amore di
Padre.
Beati
i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Noi
siamo dei calcolatori, giudichiamo, condanniamo,
pretendiamo di aver sempre l'ultima parola, noi contiamo le offese e prepariamo le rivincite, mentre tu, Signore, perdoni, tu dai fiducia, tu fondi il tuo rapporto con noi sull'amore disinteressato e sulla libertà. Tu che con gioia accogli il figlio prodigo, tu che abbandoni tutto per cercare la pecorella smarrita, tu che prendi a cuore l'operaio dell'undicesima ora, in un fantastico atteggiamento di fede, di speranza e di carità, Dio di bontà e di amore, di gioia e di gratuità, rendici riflesso della tua misericordia.
Beati
gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Aiutaci,
Signore, a stabilire la pace in noi stessi non come un armistizio o un
compromesso, ma come una conquista e una vittoria sulle nostre debolezze e le
nostre contraddizioni. Riconciliati con noi stessi, andremo con gli altri e ci
batteremo con tutte le nostre forze contro i privilegi, l'oppressione, il
disordine riconosciuto, perché non ci può essere pace senza giustizia. Non ci
può essere pace senz'amore, senza il riconoscimento e il rispetto dell'altro:
persona, classe sociale, popolo o razza. Liberati da ogni risentimento, incapaci
di offendere, fa' di noi, Signore, portatori di riconciliazione.
Insegnaci,
Signore, a vivere secondo le beatitudini.
Insegnaci,
Signore, a vivere secondo le beatitudini, progetto di vita e di verità.
Insegnaci
a distinguere, per mezzo di esse, l'essenziale dall'accessorio, l'eterno dal
temporaneo, il provvisorio dal secondario.
Liberaci
da ogni paura: la paura di essere irriso, la paura di perdere un privilegio,
la
paura di sbagliare, la paura di soffrire.
Fa'
che ci affidiamo totalmente alle beatitudini e così possiamo entrare nel tuo
regno,
il
regno dell'amore. Amen.
In
una citatissima predica sulla conversione, s. Giovanni Crisostomo elenca le
cinque vie per la remissione dei peccati: ed è straordinario che tra queste
non citi il sacramento, non perché lo neghi, ma perché gli importa di più
elencare le competenze del laico nella sua laicissima vita. Per il grande
maestro, la prima via è la capacità «profetica» di giudicare rettamente
il bene e il male, e la conseguente condanna del peccato. La seconda è l'arte
di riconciliarsi con il prossimo mediante il perdono, la tolleranza, la sopportazione.
La terza è l'intercessione della preghiera. La quarta è tutta nelle opere di
carità: elemosina, beninteso; ma anche soccorso e aiuto, amicizia e
solidarietà, tutto quello che comporta effettiva comunione riconciliata. E
la quinta, è l'umile accettazione dei propri limiti e dei limiti altrui,
senza le smanie di chi rifiuta di fare i conti con la fatica di crescere nella
pace.
Nessuno
di questi mezzi è clericale, eppure tutti sono parti integranti della
penitenza, sono materia vera del sacramento. Quando un cristiano li mette in
opera, si fa, a suo modo, sacerdote e riparatore del peccato, con la forza
di Cristo che lo anima. (Da È ancora possibile confessarsi?, EDB, p. 30)