COMUNICARSI CON LA MANO: PECCATO?

S. Agostino disse: "A for­za di veder tutto, si fini­sce con l'accettare tut­to". Vero. I più si sono adeguati a questo nuovo stile in buona fede, do­po di aver assistito abitualmente a questa novità di celebrazione eucari­stica, servita da sacerdoti adeguatisi al gusto del giorno.

Qui, ritorno a farne il punto, dopo due mie pubblicazioni su questo tema, per "amore della verità" (II.a Thess. 8-11) e per un vero amore verso Colui al quale noi tutti siamo tenuti a contrac­cambiare l'amore "con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutte le nostre forze" (Cfr. Rom. XII, 9-11; Gv. VIII, 4-9).

Naturalmente, non sono motivi este­tici che mi fanno opporre alla Comu­nione sulla mano, ma perché non è di natura cattolica, essendo contro la pietà cristiana, di nessun rispetto delle mani unte del Sacerdote né di alcuna successione continua della Tradizione, la quale, anzi, si era sem­pre sviluppata in senso contrario. In­fatti, nella Chiesa cattolica, è sempre stato uso ricevere la santa Comu­nione nella bocca, distribuita dal Sa­cerdote, il quale agisce "in persona Christi". Per questo, S. Pio X inserì esplicitamente nel suo Catechismo Maggiore questo venerando costu­me liturgico:

"...Nei momenti di ricevere la san­ta Comunione, bisogna trovarsi in ginocchio, tenere la testa lievemente

alzata, gli occhi modestamente rivolti verso la santa Ostia, la bocca suffi­cientemente aperta, con la lingua un pochino avanzata sul labbro infe­riore. Bisogna tenere la tovaglia o il piattello (patena) della Comunione in modo che essi ricevano la santa Ostia se dovesse cadere... Se la santa Ostia si attaccasse al palato, bisognerebbe distaccarla con la lin­gua, e giammai con la dita". (Cate­chismo Maggiore, parte IV, c. IV, & 4). Come vedete, non sono dettagli di poca importanza, ma manifestano la cura di sempre della Chiesa per pro-

muovere il massimo rispetto per il SS. Sacramento e anche le minime particelle consacrate.

False, comunque, sono state tutte le ciance di tanto clero che si son dati a raccontare che, nei primi secoli della Chiesa, la distribuzione della Comu­nione era senza adorazioni né genu­flessioni, che si servivano anche da soli, a domicilio, intorno a un tavolo.

La verità storica è tutt'altro. Certo, le persecuzioni obbligavano i cristiani a radunarsi in privato, magari nelle ca­tacombe. Quindi, gli altari di fortuna, le tavole, non furono mai la regola, ma solo l'eccezione. Prima di questo, il rispetto all'Eucaristia faceva sì che si scegliessero soprattutto le tombe dei Martiri come altari. San Felice (Papa dal 269 al 274) ordinò che la Messa fosse celebrata sulla tomba di un Martire (Cfr. Liber Pontificalis, to­mo I, p. 158, ed. J. Bayet, Paris. E de Boccard 1955, p. 71 ss.). E questa decisione regolarizzava un uso già stabilito (cfr. "Dictionaire d'Archéolo­gie chrètienne et de Liturgie", Paris, èd. Letpuzey et Ané., 1914, tome I, art. AUTEL, col. 3165-68).

San Pio I (Papa dal 141 al 156) aveva già inculcato il rispetto della Chiesa, "casa di Dio", e dell'altare. Anche san Soterio (Papa dal 167 al 175) (Cfr. lbdem-Regesta, pp. 921-922). Si legga anche S. lreneo di Lione (130­208) (cfr. "Contra haereses", livre IV, c. 18, n. 6, PG, tome VII, col. 1029). E si leggano i San Gregorio di Nyssa

(335-394), i Sant'Agostino d'Ippona (354-430), S. Pietro Grisologo (406­450)... e via via! La moda, quindi, della "Cena" intorno a un tavolo non è, dunque, di tradizione apostolica, bensì di quel ex-frate massone Lu­tero che fantasticò Nostro Signore che celebrava rivolto al "popolo" (I. c. p. 1-8).

Così pure non ci fu mai l'uso di pas­sare di mano in mano, su un piatto o in un canestro, l'Ostia consacrata. Questa non veniva presa, ma ricevu­ta... e solo dalla mano di un Sacerdo­te. Lo affermò anche Tertulliano:

"Non la riceviamo dalla mano di altri, nec de aliorum manu sumimus" (Cfr. Liber de Corona, III, 3-P L., tomo li, col. 79). È dunque storicamente falso ogni altro dire. S. Sisto I (Papa dal 117-al 136) scrisse: "Solo i mini­stri del culto sono abilitati a toccare i sacri misteri: hic constituit ut my­steria sacra non tangerentur nisi a ministris" (cfr. Liber Pontificalis, tomo I, p. 57-Mansi I. 653; e cfr. "regesta Pontificum Romanorum", p. 919). L'abitudine di alcuni di fare diversa­mente, spinse la Chiesa a

prendere delle sanzioni per far adempiere le nor­me apostoliche. San Da­maso (Papa dal 366 al 384) interdisse l'abitudine di tenere in privato l'Ali­mento divino: "obiatio­nes sub dominio laico­rum detineri vetat" (Cfr. Regesta, p. 931). II Con­cilio di Saragozza, nel 380, lanciò l'anatema (ca­none III) contro coloro che facevano come ai tempi di persecuzione. Lo stesso fu fatto dal Conci­lio di Toledo, nell'anno 400 (canone XIV). Ma già prima, da Santo Stefano (Papa dal 254 al 257) aveva prescritto che "i laici non dovevano considerare le funzioni ecclesiastiche come fos­sero loro attribuite" (Cfr. Regesta, p. 925-Mans I, 889). Gli abusi, quindi, non erano la regola della Chiesa pri­mitiva, il costume tradizionale di co­municarsi. S. Leone I (Papa dal 440 al 461) voleva che il Sacramento dell'Eucarestia si ricevesse tramite la bocca: hoc enim ORE sumitur quod Fide tenetur" (cfr. P L., tomo 54, col. 452). Papa Agapito I nel 536, compì un miracolo di guarigione im­provvisa durante la Messa: "cumque ei Dominicus Corpus mitteret in os",

cioè dopo aver dato l'Ostia consa­crata nella bocca.

I soli che si comunicavano in piedi e con la mano, furono gli Ariani; ma questi negavano la divinità di Cristo e vedevano nell'Eucarestia solo un semplice simbolo d'unione.

La Chiesa cattolica, quindi, non ha mai cambiato disciplina. S. Tommaso d'Aquino, il maggior dottore della Chiesa cattolica (1225-1274), si fece eco di questa prescrizione apostolica: "La distribuzione del Corpo di Cri­sto appartiene al Sacerdote per tre motivi: in primo luogo, perché è lui che consacra, tenendo il posto di Cri­sto. Ora, è Cristo stesso che ha con­sacrato il suo Corpo nella Cena, ed è Lui stesso che lo ha dato agli altri da mangiare. Dunque, come la consa­crazione del Corpo di Cristo appar­tiene al Sacerdote, altrettanto appar­tiene a lui la distribuzione. In secon­do luogo, il sacerdote è stabilito in­termediario tra Dio e il popolo. Di conseguenza, come a lui spetta l'of­frire a Dio i doni del popolo, altrettan­to spetta a lui donare al popolo i doni santificati da Dio. In terzo luogo, per il rispetto dovuto a questo Sacra­mento, nulla può toccarlo che non sia consacrato. Per questo motivo, il corporale e il calice vengono consa­crati, ed altrettanto le mani del Sa­cerdote vengono consacrate per toccare questo Sacramento, e nes­sun altro ha il diritto di toccarlo, se non in caso di necessità". (Cfr. Summa Teologica, Ill.a pars, q. 82, a. 3).

II Concilio di Trento, nel 1551, dirà: "... Questo costume deve essere ritenuto di diritto e a giusto titolo come proveniente dalla Tradizione

apostolica" (cfr. Sess. XIII, DE EU­CHARISTIA, c. VIII-Denz Sch. Enchri­dion... ed. 33 a, N. 16-48°).

Lo stesso Paolo VI, nella sua encicli­ca "Mysterium FideV (3.9.1965), scrisse che "non bisognava cam­biare il modo tradizionale di riceve­re la Comunione" (&& 61-62).

Anche il "Memorial Domini" (29 maggio 1969), richiama alla disciplina cattolica: "... Tenuto conto della si­tuazione attuale della Chiesa nel mondo intero, questa maniera di di­stribuire la santa Comunione deve essere conservata, non solamente perché essa ha dietro di sé una tra­dizione plurisecolare, ma soprattut­to perché essa esprime il rispetto dei fedeli verso l'Eucarestia... que­sto modo di agire, devesi considerare tradizionale, assicura più efficace­mente che la santa Comunione ven­ga distribuita con il rispetto, il deco­ro e la dignità che le competono (...). Una forte maggioranza di vesco­vi ritiene che nulla debba essere cambiato alla disciplina attuale".

Invece, dopo il Vaticano Il s'incominciò la rivoluzio­ne; il "fumo di Satana" inondò tutto il Tempio di Dio della Chiesa cattolica. Fu una vera rivoluzione! Si sono truccati persino i te­sti primitivi; si sono truc­cate sistematicamente anche le enciclopedie, i dizionari, i testi di teolo­gia, di spiritualità, di ar­cheologia, di liturgia, di catechesi mistogogiche e via dicendo. Si sono fatte affermazioni gratuite, ci­tando vicendevolmente da un testo all'altro, gio­chi da ping-pong che valse per gli in­genui, gli impreparati, i sentimentali, i propensi alle grullerie, come fossero del materiale scientificamente dimo­strato. Così i fedeli vennero gabbati a gettito continuo, abbagliati con mezzi gonfiati dal padre della menzogna travestito da angelo di luce.

Concludendo questi pochi accenni storici teologici, tolti da un mare di materiale su questo comunicarsi con la mano, Noi abbiamo l'ardire di affermare che coloro che comunica-

no, ingiungendo di comunicarsi con la mano, commettono certamente un atto peccaminoso sotto diversi aspetti.

Per primo, sarebbe una disubbi­dienza alla Tradizione cattolica. E poi sarebbe un'ingiustizia per l'em­pietà che commette verso Dio di cui lede la Maestà, e verso il Sacerdote cattolico di cui usurpa le prerogative. Certo, solo Dio sa quale misura ab­biano questi peccati, non solo ma­teriali ma anche formali. È incredibi­le che si sia dimenticato quanto ci in­segnavano prima, in proposito, che era già materia leggera, nel sacrile­gio, se si toccava un cali­

ce, una patena, altri pan­nolini sacri, senza essere stati autorizzati (cfr. Codi­ce 1306).

I fedeli che non si sono la­sciati sorprendere dal gio­co dei modernisti e pro­gressisti, si astenevano dal comunicarsi con la mano. Ma c'era proprio da domandarsi come si è giunti fino a quel punto. II principio fu del clero che cessò di trasmettere le verità di fede al popolo dei battezzati, facendone delle pecorelle smarrite ed erranti. Noi di "Chiesa vi­va" abbiamo subito reagi­to, con ben 12 articoli, storico teologici, contro questa disposizione sacri­lega, chiaramente contro i testi dogmatici del Conci­lio di Trento.

Ma possibile che non si sappia che la "Comunio­ne sulla mano" faceva parte di un "piano massonico" da lunga data preparato? Eppure, proprio la CEI (novembre 1989), con un vero "col­po di mano" da parte di vescovi progressisti e neo-modernisti, ap­profittando dell'assenza di molti Pre­suli, da un loro raduno sul tema, riu­scì a far passare (`ordinanza" con un solo voto in più! E così, questo "placet" divenne "causa" di profa­nazioni sacrileghe, di sottrazioni di Ostie consacrate per usi sacrileghi, di "messe nere", di dispersione di frammenti per terra, di allontana­mento, infine, delle anime dei fedeli dal ringraziamento dopo la Messa,

così da sfumare il senso del divino; e certo si è proceduto a tappe: dall'ob­bligo ("bisogno") si passò alla con­venienza ("conviene"); dalla conve­nienza, poi, si passò al silenzio, perché non ci fu più, o quasi, il rin­graziamento. Eppure, Pio XII aveva scritto: "Raccogliti nel segreto e gioisci del tuo Dio, poiché tu pos­siedi Colui che il mondo intero non può toglierti" (cfr. "Mediator Dei", 20 settembre 1947). Piano piano, si abrogò al Sacerdote di fare l'abluzio­ne delle sue dita dopo la Comunione; si eliminò quasi del tutto il digiuno, previa l'assunzione eucaristica; si è

tolto il Santissimo Sacramento dal centro dell'altare, mettendolo "in la­terale", in oscura posizione: si ridus­sero e si finì col disusare sia le priva­te che le pubbliche devozioni latreuti­che para-liturgiche; si tolse dai calen­dari la solennità del Corpus Domini; si minuscolizzarono le iniziali delle parole sacre; si tolsero i banchi col genuflessorio, sostituendolo con ba­nali sedie e, oggi, si sono tolte anche queste; non si parlò più della neces­sità della confessione prima di rice­vere la santa Comunione, quando fosse necessaria per peccati gravi; si fan trattare le Sacre Specie da tante mani indegne, e si è arrivato persino,

in USA, a spedire, per posta, l'Ostia consacrata a coloro che desiderava­no comunicarsi...

E potrei continuare, ma credo sia suf­ficiente quello che abbiamo detto, pur avendo tralasciato di citare il pensiero dei Padri della Chiesa e del Magistero solenne, "de fide" (Con­cilio di Firenze e Concilio di Trento), che hanno definito la "Presenza Reale" di Cristo anche nelle "parti­celle", o "frammenti" di Pane euca­ristico, per cui, essendo "de fide", diventa certa e logica la mia afferma­zione che il distribuire la "Comunio­ne sulla mano" diventa un gesto oggettivamente sacrile­go. Si legga, ad hoc, an­che la definizione che ne dà il "Codice di Diritto Canonico"': "Sacrilegio: è profanazione di perso­na, cosa e luoghi sacri o consacrati con rito reli­gioso". Ora, qui, nella santa Comunione eucari­stica, la "Presenza Rea­le" non è forse la stessa Persona di Gesù, Figlio di Dio e Dio Lui stesso, presente in Corpo, San­gue, Anima e Divinità, anche in tutti i "fram­menti" che, con la nuova prassi liturgica, possono facilmente cadere in terra 'en         e venir calpestati, e tantis­sime altre particole con­11uiri1011         sacrate finiscono nelle ta­sche e persino sui corpi immondi di donne, come avviene nelle "messe ne­re" o in altre profanazioni sataniche, alimentate, ap­punto, da questi sacrilegi sulle "Ostie consacrate", trafugate dalle chiese attraverso proprio la distribuzione sulle mani?..

E chiudo richiamando quello che disse il Concilio di Trento: "L'USO CHE SOLO IL SACERDOTE DIA LA COMUNIONE CON LE SUE MANI CONSACRATE, È UNA TRADIZIONE APOSTOLICA" (Sessione 13 c.8). E con una chiarificazione del sommo teologo della Chiesa, San Tommaso d'Aquino: "IL CORPO DI CRISTO APPARTIENE Al SACERDOTI... ES­SO NON SIA TOCCATO DA ALCU­NO CHE NON SIA CONSACRATO"!

 

 

MESSA ALL' ASTA UN' OSTIA CONSACRATA

II 15 aprile, la diocesi di Sioux City, Iowa, USA, ha pubblicato un comuni­cato nel quale si afferma che la que­stione dell'Ostia consacrata offerta all'asta è stata risolta: l'offerente ha ritirato l'offerta all'incanto.

La mattina del 15 aprile, mons. Roger J. Augustine, amministratore della diocesi, si è incontrato con l'offerente: questi ha assicurato che non v'è stata alcuna vendita; ha espresso il suo di­spiacere per l'accaduto e ha chiesto scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi per la sua iniziativa. L'Ostia è stata consegnata a mons. Augustine che ne ha disposto secondo quanto stabilito dalla legge della Chiesa.

L'ACCADUTO

Il 9 aprile scorso, (2005), il giorno do­po lo svolgimento dei funerali del Pa­pa, sulla rete Ebay (sito internet di vendite all'asta, presente in tutto il mondo) degli Stati Uniti, è stata offer­ta all'incanto un'Ostia consacrata. L'offerente ha dichiarato che si sareb­be trattato di un'Ostia che egli aveva conservata nel corso di una Santa Messa in Vaticano, celebrata dal Papa, e a cui aveva assistito e partecipato nel 1988, nonostante non sia un catto­lico. AI momento della Comunione, co­stui si sarebbe recato, per due volte, a prendere l'Ostia, al solo scopo di con­servarla: ovviamente, ha ricevuto l'Ostia sulla mano, com'è d'uso nella Chiesa del post-concilio.

Insieme all'Ostia, costui ha offerto all'incanto anche quattro francobolli e un apri-bottiglia che, secondo lui, sa­rebbe stato benedetto dal Papa, per­ché lui stesso li teneva in mano du­rante la Messa.

L'Associated Press ha confermato che l'Ostia, partita da una base d'asta di 100 dollari, sarebbe stata venduta, il lunedì 11 aprile, per 2000 dollari, e sarebbe stata comprata da un cattolico che intendeva preservar­la da ogni ulteriore profanazione e dal rischio che cadesse in mano a dei satanisti.

La diocesi di Sioux City, Iowa, inte­ressata alla vicenda, ha reagito con forza di fronte a questa novità blasfe­ma, e il suo portavoce, mons. Jim Wharton, si è subito attivato per cer­care di neutralizzare la cosa.

I responsabili del "sito Ebay" hanno dichiarato che, secondo loro, non v'è nulla di male nel mettere all'asta un oggetto da collezione come un'Ostia consacrata.

Non è la prima volta che un'Ostia consacrata viene usata per gli scopi più diversi: dalla manìa personale, come sembrerebbe in questo caso, alla manìa di gruppo, e di gruppi de­diti al culto di Satana.

Questa volta si sono sommati due fattori: la profanazione dell'Ostia e il successo mediatico del Papa che l'avrebbe consacrata. Se non ci fosse stata tutta la grancassa dei mezzi d'informazione sulla scomparsa di Giovanni Paolo li, forse nessuno si sarebbe sognato di offrire all'asta un'Ostia consacrata da lui e, forse, lo stesso accadimento sarebbe passato inosservato.

Ma la cosa che salta più all'occhio è che, nonostante i fenomeni come questo, si continui a distribuire la "Comunione sulla mano".

Non solo non v'è mai stata e non v'è ancora alcuna seria giustificazione per un uso tanto irriverente e blasfemo, ma non si comprende che senso pos­sa avere continuare a distribuire il Corpo di Nostro Signore in maniera del tutto indiscriminata, anche a mi­gliaia di persone insieme, nei posti più diversi, ove non ci si preoccupa neanche della qualificazione dei presenti: non solo se sono o meno in peccato mortale, ma nemmeno se sono o no dei cattolici.

Questa continua banalizzazione del sacro, questa continua umanizzazio­ne delle cose della Religione, questa diffusa e affermata leggerezza, non possono essere bilanciate da nessun bel discorso di buona volontà, fosse profferito financo da un Papa.

La Religione viene vissuta e praticata dai fedeli sulla base della loro espe­rienza ordinaria in seno alla Chiesa, e se tale esperienza è principalmente centrata sulla superficialità, sulla leg­gerezza, sull'incontrollata sponta­neità, a nulla varranno i bei discorsi, e la Fede ne risentirà per il numero e per la qualità.

Questi ultimi quarant'anni la dicono lunga in questo senso!