COMUNICARSI
CON LA MANO: PECCATO?
del
sac. dott. Luigi Villa -
Centro Studi Cattolici “Mater Ecclesiae”
Agostino
disse: «A forza di veder tutto, si finisce con l'accettare tutto». Vero. I
più si sono adeguati a questo nuovo stile in buona fede, dopo di aver assistito
abitualmente a questa novità di celebrazione eucaristica, servita da
sacerdoti adeguatisi al gusto del giorno.
Qui,
ritorno a farne il punto, dopo due mie pubblicazioni su questo tema, per
"amore della verità" (II.a Thess. 8-11) e per un vero amore verso
Colui al quale noi tutti siamo tenuti a contraccambiare l'amore «con tutto il
nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutte le nostre forze» (Cfr.
Rom. XII, 9-11; Gv. VIII, 4-9).
Naturalmente,
non sono motivi estetici che mi fanno opporre alla Comunione sulla mano, ma
perché non è di natura cattolica, essendo contro la pietà cristiana, e di
nessun rispetto delle mani unte del Sacerdote, né di alcuna successione continua
della Tradizione, la quale, anzi, si era sempre sviluppata in senso contrario.
Infatti,
nella Chiesa cattolica, è sempre stato uso ricevere la santa Comunione nella
bocca, distribuita dal Sacerdote, il quale agisce "in persona Christi".
Per questo, S. Pio X inserì esplicitamente nel suo Catechismo Maggiore questo
venerando costume liturgico:
«...Nei
momenti di ricevere la santa Comunione, bisogna trovarsi in ginocchio, tenere la
testa lievemente alzata, gli occhi modestamente rivolti verso la santa Ostia,
la bocca sufficientemente aperta, con la lingua un pochino avanzata sul
labbro inferiore. Bisogna tenere la tovaglia o il piattello (patena) della
Comunione in modo che essi ricevano la santa Ostia se dovesse cadere... Se la
santa Ostia si attaccasse al palato, bisognerebbe distaccarla con la lingua, e
giammai con la dita». (Catechismo Maggiore, parte IV, c. IV, & 4).
Come
vedete, non sono dettagli di poca importanza, ma manifestano la cura di sempre
della Chiesa per promuovere il massimo rispetto per il SS. Sacramento e
anche per le minime particelle consacrate.
False,
comunque, sono state tutte le ciance di tanto clero che si son dati a
raccontare che, nei primi secoli della Chiesa, la distribuzione della
Comunione era senza adorazioni né genuflessioni, che si servivano anche da
soli, a domicilio, intorno a un tavolo.
La
verità storica è tutt'altro. Certo, le persecuzioni obbligavano i cristiani
a radunarsi in privato, magari nelle catacombe. Quindi, gli altari di fortuna,
le tavole, non furono mai la regola, ma solo l'eccezione. Prima di questo, il
rispetto all'Eucaristia faceva sì che si scegliessero soprattutto le tombe
dei Martiri come altari. San Felice (Papa dal 269 al 274) ordinò che la Messa
fosse celebrata sulla tomba di un Martire (Cfr. Liber Pontificalis, tomo I, p.
158, ed. J.
Bayet, Paris. E de Boccard 1955, p. 71 ss.). E
questa decisione regolarizzava un uso già stabilito (cfr. "Dictionaire
d'Archéologie chrètienne et de Liturgie", Paris, èd. Letpuzey
et Ané., 1914, tome I, art. AUTEL,
col. 3165-68).
San
Pio I (Papa dal 141 al 156) aveva già inculcato il rispetto della Chiesa,
"casa di Dio", e dell'altare. Anche san Soterio (Papa dal 167 al 175)
(Cfr. IbdemRegesta, pp. 921-922). Si legga anche S. Ireneo di Lione (130208)
(cfr. "Contra haereses", livre IV, c. 18, n. 6, PG, tome VII, col.
1029). E si leggano i San Gregorio di Nyssa (335-394), i Sant'Agostino d'Ippona
(354-430), S. Pietro Grisologo (406-450)... e via via! La moda, quindi, della
"Cena" intorno a un tavolo non è, dunque, di tradizione apostolica,
bensì di quel ex-frate massone Lutero che fantasticò Nostro Signore che
celebrava rivolto al "popolo" (I. c. p. 1-8).
Così
pure non ci fu mai l'uso di passare di mano in mano, su un piatto o in un
canestro, l'Ostia consacrata. Questa non veniva presa, ma ricevuta... e solo
dalla mano di un Sacerdote. Lo affermò anche Tertulliano:
«Non
la riceviamo dalla mano di altri, nec de aliorum manu sumimus» (Cfr. Liber de
Corona, III, 3-RL., tomo li, col. 79). È, dunque, storicamente falso ogni altro
dire.
S.
Sisto I (Papa dal 117-al 136) scrisse: «Solo i ministri del culto sono
abilitati a toccare i sacri misteri: hic constituit ut mysteria sacra non
tangerentur nisi a ministris» (cfr. Liber Pontificalis, tomo I, p. 57-Mansi
I. 653; e cfr. "regesta Pontificum Romanorum", p. 919). L'abitudine
di alcuni di fare diversamente, spinse la Chiesa a prendere delle sanzioni per
far adempiere le norme apostoliche. San Damaso (Papa dal 366 al 384)
interdisse l'abitudine di tenere in privato l'Alimento divino: "oblationes
sub dominio laicorum detineri vetat" (Cfr. Regesta, p. 931). Il Concilio
di Saragozza, nel 380, lanciò l'anatema (canone III) contro coloro che
facevano come ai tempi di persecuzione. Lo stesso fu fatto dal Concilio di
Toledo, nell'anno 400 (canone XIV). Ma già prima, da Santo Stefano (Papa dal
254 al 257) aveva prescritto che «i laici non dovevano considerare le funzioni
ecclesiastiche come fossero loro attribuite» (Cfr. Regesta, p. 925-Mans I,
889). Gli abusi, quindi, non erano la regola della Chiesa primitiva, né della
Chiesa primitiva, il costume tradizionale di comunicarsi.
S.
Leone I (Papa dal 440 al 461) voleva che il Sacramento dell'Eucarestia si
ricevesse tramite la bocca: «hoc enim ORE sumitur quod Fide tenetur» (cfr. F
L., tomo 54, col. 452).
Papa
Agapito I nel 536, compì un miracolo di guarigione improvvisa durante la
Messa: "cumque ei Dominicus Corpus mitteret in os", cioè dopo aver
dato l'Ostia consacrata nella bocca.
I
soli che si comunicavano in piedi e con la mano, furono gli Ariani; ma questi
negavano la divinità di Cristo e vedevano nell'Eucarestia solo un semplice
simbolo d'unione.
La
Chiesa cattolica, quindi, non ha mai cambiato disciplina.
S.
Tommaso d'Aquino, il maggior dottore della Chiesa cattolica (1225-1274), si
fece eco di questa prescrizione apostolica: «La distribuzione del Corpo di
Cristo appartiene al Sacerdote per tre motivi: in primo luogo, perché è
lui che consacra, tenendo il posto di Cristo. Ora, è Cristo stesso che ha consacrato
il suo Corpo nella Cena, ed è Lui stesso che lo ha dato agli altri da mangiare.
Dunque, come la consacrazione del Corpo di Cristo appartiene al Sacerdote,
altrettanto appartiene a lui la distribuzione. In secondo luogo, il sacerdote
è stabilito intermediario tra Dio e il popolo. Di conseguenza, come a lui
spetta l'offrire a Dio i doni del popolo, altrettanto spetta a lui donare al
popolo i doni santificati da Dio. In terzo luogo, per il rispetto dovuto a
questo Sacramento, nulla può toccarlo che non sia consacrato. Per questo
motivo, il corporale e il calice vengono consacrati, ed altrettanto le mani del
Sacerdote vengono consacrate per toccare questo Sacramento, e nessun altro ha
il diritto di toccarlo, se non in caso di necessità». (Cfr. Summa Teologica,
III.a pars, q. 82, a. 3).
Il
Concilio di Trento, nel 1551, dirà: «... Questo costume deve essere ritenuto
di diritto e a giusto titolo come proveniente dalla Tradizione apostolica» (cfr.
Sess. XIII, DE EUCHARISTIA, c. VIII-Denz Sch. Enchridion... ed. 33 a, N. 16-48°).
Lo
stesso Paolo VI, nella sua enciclica "Mysterium Fidei" (3.9.1965),
scrisse che "non bisognava cambiare il modo tradizionale di ricevere la
Comunione" (&& 61-62).
Anche
il "Memorial Domini" (29 maggio 1969), richiama alla disciplina
cattolica: «... Tenuto conto della situazione attuale della Chiesa nel mondo
intero, questa maniera di distribuire la santa Comunione deve essere
conservata, non solamente perché essa ha dietro di sé una tradizione plurisecolare,
ma soprattutto perché essa esprime il rispetto dei fedeli verso l'Eucarestia...
questo modo di agire, devesi considerare tradizionale, assicura più
efficacemente che la santa Comunione venga distribuita con il rispetto, il
decoro e la dignità che le competono (...). Una forte maggioranza di vescovi
ritiene che nulla debba essere cambiato alla disciplina attuale».
Invece,
dopo il Vaticano II, s'incominciò la rivoluzione; il "fumo di
Satana" inondò tutto il Tempio di Dio della Chiesa cattolica. Fu una
vera rivoluzione! Si sono truccati persino i testi primitivi; si sono truccate
sistematicamente anche le enciclopedie, i dizionari, i testi di teologia, di
spiritualità, di archeologia, di liturgia, di catechesi mistogogiche e via
dicendo. Si sono fatte affermazioni gratuite, citando vicendevolmente da un
testo all'altro, giochi da ping-pong che valsero per gli ingenui, gli impreparati,
i sentimentali, i propensi alle grullerie, come fossero del materiale
scientificamente dimostrato.
Così
i fedeli vennero gabbati a gettito continuo, abbagliati con mezzi gonfiati dal
padre della menzogna, travestito da angelo di luce.
Concludendo
questi pochi accenni storici teologici, tolti da un mare di materiale su questo
comunicarsi con la mano, noi abbiamo l'ardire di affermare che coloro che
comunicano, ingiungendo di comunicarsi con la mano, commettono certamente un
atto peccaminoso sotto diversi aspetti.
Per
primo, sarebbe una disubbidienza alla Tradizione cattolica. E poi, sarebbe
un'ingiustizia per l'empietà che commette verso Dio di cui lede la Maestà,
e verso il Sacerdote cattolico di cui usurpa le prerogative. Certo, solo Dio
sa quale misura abbiano questi peccati, non solo materiali ma anche formali. È
incredibile che si sia dimenticato quanto ci insegnavano prima, in proposito,
che era già materia leggera, nel sacrilegio se si toccava un calice, una
patena e altri pannolini sacri, senza essere stati autorizzati (cfr. Codice
1306).
I
fedeli che non si sono lasciati sorprendere dal gioco dei modernisti e
progressisti, si astenevano dal comunicarsi con la mano. Ma c'era proprio da
domandarsi come si è giunti fino a quel punto. Il principio fu del clero che
cessò di trasmettere le verità di fede al popolo dei battezzati, facendone
delle pecorelle smarrite ed erranti. Noi di "Chiesa viva" abbiamo subito
reagito, con ben 12 articoli, storico teologici, contro questa disposizione
sacrilega, chiaramente contro i testi dogmatici del Concilio di Trento.
Ma
possibile che non si sappia che la "Comunione sulla mano" faceva
parte di un "piano massonico" da lunga data preparato? Eppure,
proprio la CEI (novembre 1989), con un vero "colpo di mano" da parte
di vescovi progressisti e neomodernisti, approfittando dell'assenza di molti
Presuli, da un loro raduno su questo tema, riuscì a far passare l"’ordinanza"
con un solo voto in più! E così, questo "placet" divenne
"causa" di profanazioni sacrileghe, di sottrazioni di Ostie consacrate
per usi sacrileghi, di "messe nere", di dispersione di frammenti per
terra, di allontanamento, infine, delle anime dei fedeli dal ringraziamento
dopo la Messa, così da sfumare il senso del divino. Per fare questo, si è
proceduto a tappe: dall'obbligo ("bisogno") si passò alla convenienza
("conviene"); dalla convenienza, poi, si passò al silenzio, perché
non ci fu più, o quasi, il ringraziamento.
Eppure,
Pio XII aveva scritto: «Raccogliti nel segreto e gioisci del tuo Dio, poiché
tu possiedi Colui che il mondo intero non può toglierti» (cfr. "Mediator
Dei", 20 settembre 1947).
Piano
piano, si abrogò che il Sacerdote facesse l'abluzione delle sue dita dopo la
Comunione; si eliminò quasi del tutto il digiuno, previa l'assunzione eucaristica;
si è tolto il Santissimo Sacramento dal centro dell'altare, mettendolo
"in laterale", in oscura posizione: si ridussero e si finì col
disusare sia le private che le pubbliche devozioni latreutiche para-liturgiche;
si tolse dai calendari la solennità del Corpus Domini; si minuscolizzarono le
iniziali delle parole sacre; si tolsero i banchi col genuflessorio, sostituendolo
con banali sedie e, oggi, si sono tolte anche queste; non si parlò più della
necessità della confessione prima di ricevere la santa Comunione, quando
fosse necessaria per peccati gravi; si fan trattare le Sacre Specie da tante
mani indegne, e si è arrivato persino, in USA, a spedire, per posta, l'Ostia
consacrata a coloro che desideravano comunicarsi...
E
potrei continuare, ma credo sia sufficiente quello che abbiamo detto, pur
avendo tralasciato di citare il pensiero dei Padri della Chiesa e del
Magistero solenne, "de fide" (Concilio di Firenze e Concilio di
Trento), che hanno definito la "Presenza Reale" di Cristo anche nelle
"particelle", o "frammenti" di Pane eucaristico, per cui, essendo
"de fide", diventa certa e logica la mia affermazione che il
distribuire la "Comunione sulla mano" diventa un gesto
oggettivamente sacrilego. Si legga, ad hoc, anche la definizione che ne dà il
"Codice di Diritto Canonico": «Sacrilegio: è profanazione di persona,
cosa e luoghi sacri o consacrati con rito religioso». Ora, qui, nella santa
Comunione eucaristica, la "Presenza Reale" non è forse la stessa
Persona di Gesù, Figlio di Dio e Dio Lui stesso, presente in Corpo, Sangue,
Anima e Divinità, anche in tutti i "frammenti" che, con la nuova
prassi liturgica, possono facilmente cadere in terra e venir calpestati, e
tantissime altre particole consacrate finiscono nelle tasche e persino sui
corpi immondi di donne, come avviene nelle "messe nere" o in altre
profanazioni sataniche, alimentate, appunto, da questi sacrilegi sulle
"Ostie consacrate", trafugate dalle chiese attraverso proprio la
distribuzione sulle mani?..
E
chiudo richiamando quello che disse il Concilio di Trento: «L'USO CHE SOLO IL
SACERDOTE DIA LA COMUNIONE CON LE SUE MANI CONSACRATE, È UNA TRADIZIONE
APOSTOLICA» (Sessione 13 c.8).
E
con una chiarificazione del sommo teologo della Chiesa, San Tommaso d'Aquino:
«IL
CORPO DI CRISTO APPARTIENE Al SACERDOTI... ESSO NON SIA TOCCATO DA ALCUNO
CHE NON SIA CONSACRATO»!