COME DIALOGARE CON IL PADRE
Quando
vorrò trovanti ti cercherò sempre nel silenzio del mio cuore (Santa
Gemma).
«Ed ecco che, d'un tratto, sei divenuto qualcuno». Queste parole di Claudel al momento della sua conversione potrebbero ugualmente convenire alla preghiera cristiana. Spesso ti domandi che cosa si debba dire o fare durante l'orazione e metti in opera tutte le risorse della tua persona: ma tutto ciò non esprime l'intimo di te stesso. La preghiera è innanzi tutto un'esperienza di essere e di presenza. Quando incontri un amico, sei, s'intende, interessato a quanto dice, pensa o fa, ma la tua vera gioia è di essere là, davanti a lui e di sperimentare la sua presenza. Più l'intimità con lui sarà completa, più le parole diventeranno inutili o persine d'impaccio. Ogni amicizia che non ha conosciuto questa esperienza di silenzio è incompleta e lascia insoddisfatti. Lacordaire diceva: «Beati due amici che sanno amarsi abbastanza da poter tacere insieme».
In
fondo, l'amicizia è il lungo apprendistato di due esseri che si rendono
familiari reciprocamente. Vogliono lasciare l'anonimato dell'esistenza per
divenire unici, l'uno per l'altro: «Se tu mi addomestichi, avremo bisogno l'uno
dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo. Io sarò per te unico al mondo».
Improvvisamente ti accorgi che l'altro è divenuto qualcuno per te e che la sua
presenza ti appaga al di là di ogni espressione.
La
parabola dell'amicizia può aiutarti a capire un poco il mistero della
preghiera. Finché non sei stato sedotto dal volto di Dio, la preghiera è
ancora in te qualche cosa di esteriore, è imposta dal di fuori, ma non è quel
faccia a faccia nel quale Dio è divenuto qualcuno per te.
La
via della preghiera sarà aperta per te il giorno nel quale farai realmente
l'esperienza della presenza di Dio. Ti posso descrivere l'itinerario di questa
esperienza, ma al termine della descrizione sarai ancora alla soglia del
mistero. Non potrai esservi ammesso che per grazia e senza alcun merito da parte
tua.
Non
puoi ridurre la presenza di Dio a uno «stare lì», a uno stare di fronte fatto
di curiosità, di giustapposizioni, di asservimento o di necessità: essa è una
comunione, ossia un uscire da te verso l'altro. Una condivisione, una «Pasqua»,
un passaggio di due «io», nell'intimo di un «noi», che è insieme dono e
accoglienza.
La
presenza a Dio suppone dunque una morte a te stesso, nella pretesa che ti spinge
senza tregua a porre le mani sulle persone del tuo ambiente, per appropriartene.
Accedere alla vera presenza di Dio, è fare una breccia nel tuo io, è aprire
una finestra su Dio, di cui lo sguardo è l'espressione più significativa. E tu
sai bene che, in Dio, guardare è amare (san Giovanni della Croce, Cantico
Spirituale, 33,4). Nell'orazione, lasciati sedurre da questa presenza, poiché
tu sei stato «scelto per essere santo e immacolato al suo cospetto nella carità»
(Ef 1, 4). Che tu ne abbia coscienza o no, questa vita alla presenza di Dio è
reale, è dell'ordine della fede. È un esistere l'uno per l'altro, un faccia a
faccia reciproco nell'amore. Le parole diventano allora sempre più rare: a cosa
serve ricordare a Dio quello che già sa, se ti vede nell'intimo e ti ama? La
preghiera è vivere intensamente questa presenza, e non pensarla o immaginarla.
Quando lo crederà opportuno, il Signore te la farà sperimentare al di là di
ogni parola, e tutto quello che potrai allora dirne o scriverne, ti sembrerà
insignificante o ridicolo.
Ogni
dialogo con Dio suppone sullo sfondo questo scenario della presenza. Dal momento
che ti sei stabilito in profondità in questo faccia a faccia in cui guardi Dio
gli occhi negli occhi, puoi servirti di qualsiasi altro registro nell'orazione:
se è in accordo con questa nota principale e fondamentale, tu sei veramente in
preghiera. Ma puoi anche intravedere questa presenza a Dio con tre ottiche
differenti, che ti fanno penetrare sempre di più nello spessore di questa realtà.
Essere presente a Dio è essere davanti a lui, con lui e in lui. Sai bene che in
Dio non vi è né di fuori né di dentro, ma un solo essere sempre in atto; da
un punto di vista umano si può vedere questo atteggiamento sotto varie
angolature. Non dimenticare mai che se tu puoi dialogare con Dio è perché egli
ha voluto dialogare con te. Il triplice atteggiamento dell'uomo corrisponde
dunque a un triplice volto di Dio nella Bibbia: il Dio del dialogo è il Santo,
l'Amico e l'Ospite. (Jean
Lafrance)