CHE
COS’E’ L’EUCARISTIA?
Dell’Arcivescovo
Angelo Comastri
L’Eucaristia
è il gesto dell'amore eccessivo di Cristo reso presente nel segno sacramentale,
affinché diventi il nostro quotidiano nutrimento, cioè diventi la nostra vita,
personale e ecclesiale insieme. In ogni Eucaristia, infatti, si compiono queste
parole di Gesù: "Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti
ho conosciuto, e questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere
loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato
sia in essi e io in loro" (Gv 17,25-26). In ogni Eucaristia noi entriamo in
comunione con il gesto salvifico della Croce, che è gesto di amore supremo,
per diventare sempre di più un popolo che ama con lo stesso amore di Cristo e,
di conseguenza, per essere il suo corpo ecclesiale.
I
racconti dell'istituzione dell'Eucaristia, nei quali già si riflette una Chiesa
che viveva di Eucaristia, non lasciano ombra di dubbio: Gesù nell'ultima cena
ha offerto da mangiare il suo ‘Corpo dato’ e il suo ‘Sangue versato’.
Cioè: nei segni sacramentali del pane e del vino, Egli ha consegnato - perché
sia assunta, perché sia fatta propria, perché diventi ispirazione e sorgente
di vita - la Sua passione, il Suo atto di offerta, la Sua vita nella
condizione della suprema carità.
L'autore
della Lettera agli Ebrei osserva: "Se il sangue dei capri e dei vitelli e
la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati li santificano
purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno
Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra
coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?" (Eb 9,13-14).
Gesù
Crocifisso e Risorto è, davanti al Padre, nel gesto eterno dell'offerta d'Amore
per la salvezza dell'umanità. Questo gesto si rende presente nella Santa
Eucaristia come pane che ci nutre e come vino che ci disseta, affinché anche
noi diventiamo un popolo incendiato dall'amore di Dio. Nella seconda epiclesi (=
invocazione) della seconda Preghiera Eucaristica diciamo: "Ti preghiamo
umilmente: per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, lo Spirito Santo ci
riunisca in un solo corpo". L'Eucaristia ha questo scopo: renderci un solo
popolo nelle cui vene spirituali circola l'amore di Dio. Noi non dobbiamo
difenderci dall'Eucaristia (come spesso accade!), ma dobbiamo aprirci al suo
dinamismo e lasciarlo operare pienamente in noi. Così diventeremo roveti ardenti
nel buio e nel freddo del mondo!
Malcom
Mudgeridge, giornalista della BBC, nel 1969 venne inviato a Calcutta per
realizzare un documentario sulla eroica vita di Madre Teresa di Calcutta e
delle sue suore.
Il
giornalista, appena giunto a Calcutta, andò a visitare la prima Casa di Madre
Teresa: erano due enormi stanze, nelle quali venivano raccolti e amorevolmente
assistiti i moribondi trovati abbandonati lungo le strade dell'enorme città
indiana. Lo spettacolo era impressionante e... anche ripugnante: però l'amore
delle suore riscattava il luogo e lo rendeva un abbraccio di calda misericordia.
Molti poveretti morivano, ma sorridevano; gli ammalati erano denutriti, ma
avevano gli occhi illuminati dall'amore incontrato in quella casa; e Madre
Teresa, con le sue suore, appariva come una lampada splendida nella notte buia
dell'egoismo del mondo.
Il
giornalista, a bruciapelo, chiese a Madre Teresa: "Dove trovate la forza
per vivere qui, in mezzo a tanto dolore e a tanta miseria?". Madre Teresa
prontamente soggiunse: "La nostra forza è l'Eucaristia!".
Il
giornalista inglese, che non era credente, rimase colpito. Ritornò a Londra,
ma continuò periodicamente a frequentare la Casa dei Moribondi, nella quale
aveva percepito l'esistenza di un'altra Vita.
Dopo
alcuni anni, chiese il Battesimo e divenne cattolico. E dichiarò: "Ho
chiesto il Battesimo e desidero diventare cattolico per ricevere quella
Eucaristia che in quelle suore produce il miracolo dell'amore: voglio viverlo
anch'io!".
E,
prima di morire, confidò: "Questo è il cuore del cristianesimo: l'Amore
vale più di tutta la cultura!".
Malcom
Mudgeridge è un uomo convertito dal fuoco di amore acceso dall'Eucaristia nel
cuore credente di alcune suore.
Prendiamo
una decisione: dopo la Messa andiamo anche noi a portare l'Amore di Cristo a
qualche povero o a qualche sofferente che vive accanto a noi!
Il
comandamento dell'amore
Ora
ben comprendiamo che il comandamento dell'amore è strettamente legato al
sacramento dell'amore, che è l'Eucaristia. Cerchiamo di capire il ‘perché’,
andando a visitare i vari racconti dell'istituzione dell'Eucaristia. In tali
racconti noi troviamo un particolare illuminante: tutti gli evangelisti
sottolineano che Gesù, nel momento in cui ha istituito l'Eucaristia e l'ha
donata alla Chiesa, ha fatto riferimento al sacrificio dell'alleanza (Lc 22,20:
"Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, quello versato per
voi").
Ma
noi sappiamo, esattamente dal racconto del primo sacrificio dell'alleanza
riportato in Esodo 24, che non può esistere alleanza senza una "legge di
alleanza" e senza l'impegno di osservare questa legge. Mosè, infatti,
nel momento culminante dell'alleanza del Sinai, asperge con il sangue l'altare,
che rappresenta Dio, e poi, prima di aspergere il popolo con lo stesso sangue,
proclama la legge dell'alleanza e tutto il popolo esclama: "Tutto quanto
Jahvè ha detto, noi lo faremo e obbediremo" (Es 24,7).
Soltanto
dopo questo impegno formale, Mosè pronuncia le parole, che poi verranno
riprese da Gesù, e dice: "Ecco il sangue dell'alleanza, che Jahvè ha
stretto con voi mediante tutte queste parole" (Es 24,8).
Il
popolo di Israele conosceva bene tutto questo e chiaramente non poteva concepire
un sacrificio di alleanza senza una legge di alleanza. Se Gesù, allora, ha
compiuto il sacrificio della nuova alleanza donando il suo Corpo e il suo Sangue
per la nostra salvezza e se ha voluto regalarci il sacramento del sacrificio
della nuova alleanza, che è l'Eucaristia, non poteva non donarci anche la legge
della nuova alleanza.
Tale
legge è il comandamento nuovo, riferito da Giovanni nel suo racconto della
cena: "Quand'egli fu uscito, Gesù disse: “Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi
gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete
amore gli uni per gli altri (Gv 13, 34)”.
I
Sinottici (Matteo, Marco e Luca), nei loro racconti dell'istituzione
dell'Eucaristia, non riferiscono questo particolare perché apparteneva alla
quotidiana esperienza della comunità cristiana (basta leggere Atti 2,42-48 e
Atti 4,32-35) e, pertanto, era una ovvietà. Giovanni, invece, scrive per
ultimo e lo Spirito Santo gli suggerisce di fermare per iscritto il racconto del
dono del comandamento nuovo, affinché nutra continuamente la memoria dei
discepoli. E ce n'è bisogno!
In
ogni Eucaristia, pertanto, mentre celebriamo il sacrificio della Nuova Alleanza,
noi dobbiamo sentire la voce di Gesù che ci riconsegna il comandamento della
Nuova Alleanza, cioè il comandamento che ci permette di farci riconoscere
come autentici discepoli di Gesù: il comandamento dell'amore!
Sant'Ignazio
di Antiochia, che scrive agli albori del secondo secolo cristiano, usa una
terminologia, che profuma di Eucaristia vissuta. Egli, scrivendo ai cristiani di
Smirne, consegna loro il saluto della comunità cristiana di Troade e dice:
"Vi saluta la carità di Troade". La comunità cristiana viene
chiamata carità! È impressionante! Si capisce, allora, anche il senso pregnante
delle parole usate da sant'Ignazio per salutare la Chiesa di Roma. Egli dice:
"Ignazio, chiamato anche Teoforo, alla Chiesa che è oggetto della misericordia
e della munificenza del Padre altissimo e di Gesù Cristo, suo unico Figlio;
amata e illuminata per volontà di Colui che ha voluto tutte le cose che sono,
secondo la carità di Gesù Cristo, nostro Dio; che in Roma presiede santa,
venerabile, degna d'essere chiamata beata, meritevole di lode e di felice
successo; adorna di candore, che presiede la carità, depositaria della legge
di Cristo e insignita del nome del Padre. Questa Chiesa io saluto nel nome di
Gesù Cristo, figlio del Padre". Presiede la carità vuol dire: presiede la
comunità. Che grande messaggio!
Questa
freschezza evangelica vinca le incrostazioni dell'abitudine e della smemoratezza
e ci riporti alla novità sorgiva del Cenacolo: ciò può accadere in ogni
celebrazione dell'Eucaristia. E questo è il miracolo che deve accadere ogni
domenica... quando partecipiamo veramente alla Santa Messa.
Nel
1939, subito dopo l'inizio della seconda guerra mondiale, a tutti i tedeschi
fu distribuita una tessera annonaria: e il razionamento del cibo durò in
Germania fino al 1948! In quei nove anni, un solo cittadino - anzi una cittadina
- non ebbe il diritto a quella tessera: le era stata ritirata subito con la motivazione
ufficiale che non ne aveva bisogno, visto che non mangiava e non beveva nulla.
Così anche la pesante burocrazia del Terzo Reich nazista rendeva testimonianza,
suo malgrado, della verità di uno dei casi più clamorosi della storia: il caso
di Teresa Neumann di Konnersreuth (Germania), che per trentasei anni ininterrotti
si è nutrita soltanto di Eucaristia: e ogni settimana, dalla notte del giovedì
sino al mattino della domenica, riviveva nella sua carne tutto il mistero
della passione-morte-risurrezione di Gesù.
Teresa
Neumann è morta nel 1962, a sessantaquattro anni. Era nata nel 1898 e,
all'età di vent'anni, si procurò una lesione alla spina dorsale mentre
correva in soccorso dei vicini ai quali si era incendiata la cascina. Ne ricavò
prima una paralisi alle gambe e poi, per un'altra rovinosa caduta, anche la
cecità totale.
Il
padre, tornato dal fronte nel 1919, le portò dalla Francia una immaginetta di
una giovane carmelitana non ancora conosciuta in Germania: si chiamava suor
Teresa di Lisieux!
Teresa
Neumann cominciò a pregarla e il 29 aprile del 1923, giorno della
beatificazione della piccola carmelitana francese, ella riacquistò di colpo la
vista. Due anni dopo, il 17 maggio 1925, mentre Pio XI a Roma dichiarava Santa
la carmelitana di Lisieux, Teresa Neumann ritrovò l'uso perfetto delle gambe.
Un
anno dopo, nel periodo pasquale, la giovane contadina tedesca scopriva che
nelle sue mani, nei piedi, nel costato e anche sul capo le erano apparsi i segni
della Passione di Gesù: da allora, per trentasei anni, nella notte di ogni
giovedì entrava letteralmente nei racconti evangelici a partire dall'Ultima
Cena; e, come in tempo reale, accompagnava Gesù sino alla morte nel primo
pomeriggio del venerdì, mentre le ferite si aprivano nel suo corpo e
sanguinavano copiosamente; alle ore 15.00 del venerdì cadeva in un sonno
profondo dal quale si risvegliava gioiosa, con le ferite richiuse, il mattino
della domenica. Da quando cominciarono questi fenomeni, Teresa Neumann per
trentasei anni non mangiò né bevve nulla, assumendo soltanto ogni mattina la
Santa Comunione. I medici invitati per controllarla, giorno e notte, partivano
dallo scetticismo per approdare a clamorose conversioni di fronte alla
stupefacente e inimmaginabile verità: Teresa si nutriva soltanto di
Eucaristia!
La sua vita è stata un messaggio rivolto a noi cristiani scandalosamente indifferenti di fronte al dono dell'Eucaristia: prenderemo finalmente sul serio il grande dono di Gesù? È l'anno dell'Eucaristia: approfittiamone!