IL
CELIBATO ECCLESIASTICO
di
Cecilia Bruni
Si è parlato molto in questi tempi, e ci sono molte richieste, di abolire il celibato ecclesiastico, ossia quella condizione di vita per la quale coloro che hanno ricevuto il sacramento dell'Ordine, si astengono dal matrimonio per dedicarsi interamente a Dio. Alcuni ritengono che, essendo stato proposto e stabilito non da Dio, ma dagli uomini di Chiesa nel corso dei secoli, esso sia una disposizione che può essere modificata o abrogata; invece è proprio nostro Signore che ce ne offre l'esempio nascendo da una vergine, vivendo con un padre putativo simbolo della castità e della purezza e conducendo Egli stesso una vita irreprensibile senza legami terreni.
Egli,
parlando con Pietro, accennò a quest'argomento affermando che chi dedicherà la
propria vita al servizio di Dio rinunciando alle gioie della famiglia, avrà una
ricompensa eterna e, in altra occasione disse ancora che ci sono alcuni che non
hanno la possibilità di sposarsi perché si presentano con una natura
difettosa, altri perché segnati dalla violenza umana, altri ancora si astengono
dal matrimonio con la propria volontà "propter Regnum Coelorum" e
aggiunse: «Chi può comprendere, comprenda». Con queste parole Gesù volle
confermare, nei confronti del matrimonio, la superiorità del celibato e di una
perfetta continenza che devono, però, essere liberamente scelti, per effetto di
una grazia divina, in vista del Regno dei Cieli. Anche San Paolo elogiò questa
condizione dicendo: «... chi non è sposato si preoccupa delle cose del
Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle
cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!... » (l Cor
7,32-34); chi si sposa, infatti, è inevitabilmente gravato da preoccupazioni
quotidiane inerenti la vita familiare ed il suo cuore è diviso tra Dio e il
coniuge. Come il sacerdozio, anche il matrimonio è una missione, necessaria per
la procreazione e la continuità del genere umano e grazie ad esso abbiamo
avuto grandi personalità storiche, scientifiche, ottimi sacerdoti e molti
santi, ma il celibato è più perfetto. Ai sacerdoti del Vecchio Testamento
che avevano famiglia, durante il loro turno di servizio al Tempio, veniva
richiesta una completa astinenza dai loro doveri coniugali. Agli inizi della cristianità
il celibato non era obbligatorio, lo divenne dal IV secolo, epoca in cui la
Chiesa impose ai propri ministri la continenza assoluta necessaria per celebrare
i sacri riti; quindi, Essa vuole questa perfezione per i suoi figli consacrati
perché, come dice San Tommaso d'Aquino, il celibato persegue il fine più
eccelso: quello di amare e servire Dio. L'attaccamento a persone e cose frena lo
slancio verso il Creatore, per questo motivo chi vuole elevarsi spiritualmente
deve recidere tutti questi legami che glielo impediscono e tra questi primeggia
il piacere dei sensi. Un cuore puro e casto ha la possibilità di donarsi
totalmente al Signore senza dividersi con altri affetti, ama perfettamente Dio
sopra tutte le cose, Lo ama nella carità e in Lui ama anche il prossimo.
Quanto più la carità regna nel cuore e nella volontà dell'uomo, tanto più
egli è perfetto, ed un cuore animato dall'amore divino avverte il bisogno di
dedicare a Dio tutto se stesso.
La
Chiesa esige il celibato solo da coloro che acconsentono liberamente alla
chiamata del Signore ed hanno un'età che li rende consapevoli delle loro
scelte. Con decreto della Sacra Congregazione dei Sacramenti del 1935, ogni
aspirante al sacerdozio deve, con giuramento, sottoscrivere l'accettazione di
tutti gli obblighi concernenti il celibato ecclesiastico. Il sacerdote è l'uomo
della preghiera, è un "alter Cristus", mediatore tra cielo e terra, e
a queste funzioni devono corrispondere una notevole santità personale e
un'elevata perfezione di virtù, e la Santa Madre Chiesa, premurosa e
previdente, obbligandolo al celibato, stato che meglio si accorda con le
necessità della sua missione, lo aiuta ad arrivare a tali altezze spirituali.
Egli è superiore a tutti i governanti della terra per dignità e potenza; solo
nelle sue mani consacrate, infatti, si compie il miracolo più grande che si
possa immaginare: quello della transustanziazione.
Il
ministro di Dio, dunque, rinuncia al matrimonio soprattutto perché serve
all'altare sul quale compie la sua funzione principale; per questo il suo cuore
deve essere solo ed esclusivamente per Cristo. Inoltre, dal momento che il
confessore e il direttore delle anime sono oggetto di venerazione filiale da
parte dei penitenti, è necessario che essi mostrino di condurre una vita più
perfetta della loro e di essere più vicini al Signore, liberi da ogni miseria.
Sull'esempio di Gesù, il sacerdote deve essere come il pastore, pronto a dare
la propria vita per il suo gregge, cosa che non potrebbe fare se avesse
famiglia, infatti, rischierebbe di lasciare una vedova e degli orfani; ma
rinunciando alla paternità materiale, egli incrementa quella spirituale,
poiché genera figli non per questa ma per l'altra vita. La castità è un dono
della grazia, elemento indispensabile per evitare il peccato mortale ed è anche
un dono gratuito che il Signore fa a quei sacerdoti che Glielo chiedono
sinceramente servendosi della preghiera, dell'Eucaristia e ricorrendo con
fiducia all'intercessione della SS. Vergine Maria.
Possiamo,
quindi, concludere affermando che la legge del celibato ha la sua origine in
Gesù il Quale, presente nell'Ostia Immacolata, chiede ai Suoi ministri di
conservarsi puri per Lui e di non dividere il loro cuore con altri, e in questa
Sua richiesta, elargendo la Sua grazia, li aiuta e li sostiene per rendere
possibile questo sacrificio che sarà ricompensato infinitamente nell'altra
vita. (Da: “Presenza Divina”).