I CARMELITANI DI MARIA IMMACOLATA

 

(Nell’immagine accanto Padre Kuriakos Elia Chavara, fondatore dell’Ordine)

L'immagine del regno di Dio simile ad un granellino di senapa, che è il più piccolo di tutti i semi e, cresciuto, divie­ne un grande albero (Mt 13,31), si applica perfettamente alla gran­de famiglia carmelitana, come a tutta la via religiosa in generale. Troppo grande e prezioso è il do­no della vita consacrata fatto da Dio al suo popolo; è "un tesoro nascosto in un campo, una per­la preziosa" (Mt 13,44), che fino alla fine dei tempi verrà cercata e trovata da coloro che lasciano parlare Dio al loro cuore e alla loro mente. Non verrà meno, la vita religiosa; muteranno le forme, le regole, le classifica­zioni giuridiche, dettagli legati alla cultura di un'epoca: ma la forza del Vangelo vissuto nella sua integralità, cioè la dona­zione totale dell'uomo e della donna a Dio tramite quelli che tuttora vengono detti voti (e­spressioni legate ad una cultura transeunte, che possono mutare anche come contenuti), è peren­ne e salda quanto la parola stes­sa di Gesù. E se oggi molti isti­tuti sembrano destinati ad un i­nesorabile esaurimento, molti al­tri sorgono, grazie alla luce del­lo Spirito, più propositivi forse per questo secolo e più eloquen­ti nel dimostrare l'amore eterno di Dio e la forza invincibile del­la verità. Sarà utile perciò, prossimamente, conoscere gli istituti for­matisi in questi ultimi decenni, che hanno un potente denomi­natore comune: l'impegno di vi­vere il Vangelo di Cristo nella sua radicalità mite e pacifica. L'istituto di cui si parla ora risale al 1831, e si ispira all'Or­dine Carmelitano e al suo carat­teristico modo di essere: con­templazione e apostolato. Due sacerdoti indiani di rito siro-ma­labarico, Tommaso Palackal (1780-1841) e Tommaso Po­rukara (1799-1846), profonda­mente impegnati nella pastora­le, nella predicazione e nello stu­dio, avvertirono la necessità di dedicare maggior tempo all'a­scolto della voce di Dio. Cono­scevano, tramite il vicario apo­stolico del Malabar, Maurilio Sta­bellini, frate carmelitano e ve­scovo, la spiritualità del Carmelo, cioè la pace che proviene dal­la consapevolezza che Dio solo basta e la protezione sicura della Santa Madre Sua. Si rivolse­ro dunque al vicario che, in luo­go di un totale ritiro a vita con­templativa, consigliò l'unione in vita comune, in un convento fon­dato a Mannanam (odierno Sta­to del Kerala - India). La fondazione del convento, favorita anche econo­micamente da Mons. Stabellini, risale all'11 maggio 1831, che se­gna la data ufficiale di fondazio­ne della nuova Congregazione. Il desiderio di condurre la vita religiosa carmelitana era forte, ma le richieste pastorali non me­no, e i due sacerdoti conciliavano entrambe le esigenze con e­semplare pietà e dedizione. La Provvidenza pose accanto a lo­ro un più giovane e altrettanto generoso sacerdote, che divenne confondatore e organizzatore del nuovo istituto carmelitano-ma­riano. E fu grazie a lui alla sua fede e al suo amore alla vita re­ligiosa, che l'istituto si diffuse presto in tutta l'India, espanden­dosi poi velocemente in Ameri­ca e in Europa.

Padre Kuriakos Chavara

Appaiono tanto lontani, più come cultura che come tempo, i nomi che qui si incontrano; ma proprio tale lontananza dimostra che là ove le nostre categorie non arrivano, o ritengono valido l'an­tico e famoso principio "hic sunt leones", la forza dello Spirito precede e vivifica. Non vi sono confini per lo Spirito di Dio, né per chi crede in Lui. Nello Stato di Alleppey, nella città di Kainakari, l'8 febbraio 1805 nacque Kuriakos Chavara. Fin dall'adolescenza dimostrò un vivo desiderio di conoscere e amare di più Dio, e l'intelligenza pronta e la buona memoria lo fa­vorivano. Si accorse di questo il Padre Palakal, che lo aiutò negli studi e, verificatane l'idoneità, lo indirizzò al seminario. Riuscito brillantemente negli studi, e, quel che più conta, di­mostrato un fervore non comu­ne verso Dio e la Chiesa, il gio­vane venne ordinato sacerdote nel novembre 1829 da Mons. Stabellini. Subito si dedicò alla pre­dicazione, all'ufficio pastorale, all'assistenza agli ammalati, con tanto amore e spirito di sacrificio da guadagnarsi universale stima e affetto. Svolse per due anni il compito di parroco, fino al 1833, quando il vescovo gli permise di unirsi definitivamente alla nuova istituzione dei Terziari di Ma­ria Immacolata, mentre il Pa­lakal e il Porukara continuavano parzialmente l'attività pastorale. Tuttavia anche il Chavara dovet­te attendere ancora prima di po­ter essere a pieno titolo religio­so con voti. Infatti soltanto l'8 dicembre 1855, Padre Kuriakos (che da allora si chiamò Cina­co Elia) poté emettere la pro­fessione secondo la regola car­melitana insieme agli altri con­fratelli che nel frattempo si era­no aggiunti. Ma era ormai l'uni­co superstite dei pionieri del pro­getto, e venne dal vescovo, a cui competeva la cura dell'istituto, nominato priore della comunità. Il suo nome raggiunse la Santa Sede, perché non poche difficoltà di ordine ecclesiale e dottrinale si manifestavano in quelle re­gioni; e tale fu il suo amore alla verità e alla Chiesa, che il B. Pio IX gli scrisse una lettera di alto apprezzamento e di riconoscen­te stima. Intanto si prodigava per la diffusione della Congregazio­ne; confidando nell'aiuto della Vergine e nel suo amore senza limiti per la Chiesa. Uomo di estrema umiltà uni­va alla straordinaria cultura una capacità finissima di ascoltare, di farsi piccolo, di mettersi in­sieme ai più miseri; devotissimo al Santo Padre, si commuoveva fino alle lacrime ogni volta che riceveva notizie dalla lontana Ro­ma. Le sue devozioni particola­ri furono l'Eucaristia e la Beata Vergine e, come scrive il suo pri­mo e ufficiale biografo, il car­melitano piemontese P. Leopol­do Beccaro (1837-1914), "si era colpiti dalla dignità, devozione e raccoglimento con cui cele­brava l'Eucaristia. Oltre alle con­suete visite al Santissimo Sacra­mento prescritte dalla regola car­melitana, passava lunghe ore in preghiera dinnanzi al tabernaco­lo. La sua devozione alla Vergine era caratterizzata da genuino amore filiale. Parlava con elo­quente passione delle sue glorie e cercava di inculcare negli altri la sua devozione". Devotissimo anche di San Giuseppe, scrisse numerose opere di spiritualità in prosa e in versi. Aveva anche di­sposizioni alla meccanica ed ideò egli stesso una macchina in legno per la stampa. Diede vita a due istituti femminili di ispirazione carmelitana, in collaborazione con il P. Leopoldo Beccaro, che divenne suo direttore spirituale. Nel suo ministero non trascurò nulla: dall'apostolato tramite la stampa alla cura dei malati, dal­l'insegnamento alla direzione spi­rituale. Ma sempre, e soprattut­to, fu un consacrato e un sacer­dote di Dio, a cui dimostrò il suo amore incrollabile nell'ora della sofferenza. Nell'ottobre 1870 u­na grave malattia gli causò la ce­cità totale e pesanti sofferenze. Dopo avere ricevuto i sacramenti, si addormentò nel Signore il 3 gennaio 1871, circondato dai suoi figli spirituali, sempre lucido di mente e conversando della festa senza fine alla quale si stava ap­prestando. Giovanni Paolo Il, durante la visita pastorale in India, nel Ke­rala, lo dichiarò beato l'8 feb­braio 1986. Particolare ricordo merita il P. Leopoldo Beccaro, nativo del­la provincia di Alessandria, car­melitano scalzo, che fu confes­sore del B. Ciriaco e testimone oculare degli ultimi suoi anni di vita. A lui il merito di aver scrit­to la prima biografia del Beato, nella artistica ma enigmatica scrittura malayalam, raccoglien­do tutti i dati possibili per una e­sauriente testimonianza.

I Carmelitani di Maria Immacolata

Sorta come Congregazione i­spirata all'Ordine Carmelitano, la fondazione venne ad esso ag­gregata come "Terzo Ordine Re­golare", cioè movimento reli­gioso con voti, e quindi fin dal­l'inizio parzialmente autonomo rispetto all'Ordine Carmelitano. Fondatore va considerato il B. Chavara, che fu sempre attacca­tissimo al Carmelo e allo spirito teresiano. Dopo le approvazioni delle autorità ecclesiastiche locali, si ebbe, il 12 marzo 1906, l'ap­provazione definitiva della S. Sede che riconosceva l'istituto come Congregazione religiosa clericale del tutto autonoma ri­spetto all'Ordine Carmelitano, del quale mantenne la regola, opportunamente riveduta, e l'a­bito. La denominazione era "So­cietà dei Frati Scalzi del Terzo Ordine della B .V. M. del Monte Carmelo". Soltanto nel 1959 i religiosi assunsero il nome attuale. Lo spi­rito prevalentemente contempla­tivo, molto amato dal fondatore, fu comunque unito fin dalle origini ad una vasta attività aposto­lica specialmente attraverso la predicazione di esercizi spirituali e di missioni al popolo e l'inse­gnamento nelle scuole sia ester­ne che della Congregazione. Un'attività molto importante del­l'istituto fu ed è quella della stam­pa. Sin dal 1846 esso poté avere in Mannanam una delle più an­tiche tipografie di lingua siro­malabarica. Oltre all'apostolato parrocchiale e all'istruzione, i re­ligiosi si dedicano alla cura de­gli anziani e dei malati, dirigen­do ospedali dispensari e asili per fanciulli. La casa generalizia è in India, nello Stato del Kerala, mentre una rappresentanza del­la Congregazione è presente a Roma. I religiosi, in costante au­mento (oggi raggiungono le 1.800 unità), alimentano il filo aureo della parola evangelica, sotto la guida di Maria, in un contatto immediato, di operosità e di pre­ghiera, con la sofferenza e le spe­ranze degli uomini.