BEATA VERGINE DELLA GHIARA

(20 aprile 1596)

 

La devozione popolare di eri­gere piloni e tempietti lungo le strade ed ai cro-cicchi, con raffigurata la Santa Vergine nelle più svariate for­me, è all'origine del Santuario della Madonna della Ghiara. Giovanni de' Bianchi, detto Bertone da Reggio, dipinge nel 1573, su uno di questi piloni, l'Immagine della Madonna, in sostituzione di un'altra imma­gine, ormai sbiadita e corrosa dal tempo. Il disegno gli è for­nito da un bravo artista della scuola del Correggio, Lelio Or­si, e rappresenta la Vergine se­duta su di un sasso, in un luo­go solitario, ai piedi di un mon­te coperto di verde vegetazio­ne, piegata, con le mani giun­te in devota preghiera, verso il Bambino, pure seduto su un guanciale, con le braccia aper­te e lo sguardo sorridente ver­so la Madre. L'affresco si tro­va sul muro di recinzione del­l'orto del convento dei Padri Serviti, ricavato nel vecchio greto ghiaioso del torrente Cro­stolo, deviato oltre la cinta del­le mura cittadine dal lontano 1200. Di qui il nome dato al­l'Immagine: Madonna della Ghiara, o Ghiaia. La bella e devota Immagine attira la devozione dei fedeli che accorrono ogni giorno nu­merosi a pregare ed a suppli­care la Madonna che si dimo­stra sensibile alle richieste con numerose grazie; ben presto si sente la necessità di erigere u­na piccola cappella per proteg­gere l'Immagine dalle intem­perie e per favorire l'afflusso dei devoti. Il 9 aprile 1596 l'af­fresco, staccato dal muro di cin­ta, viene portato processional­mente nella cappella costruita nel recinto del Convento dei Serviti. Il 29 dello stesso mese avviene il primo strepitoso mi­racolo che apre la serie di nu­merose altre grazie concesse dalla Madonna della Ghiara, e che segna l'inizio della costru­zione dell'attuale grandioso Santuario, tra i più insigni mo­numenti del Barocco emiliano. Marchino, un ragazzo di 16 anni, orfano di padre e di ma­dre, residente a Reggio presso due sposi che lo tengono come figlio, è completamente sordo e muto fin dalla nascita, privo ad­dirittura della lingua. La sua ri­chiesta insistente alla Madonna è quella di poter udire e di po­ter parlare come gli altri suoi compagni. Il 14 aprile di quel­l'anno, Domenica di Pasqua, Marchino, accompagnato dalla signora Caterina, moglie di Se­bastiano Ciano, inizia un pel­legrinaggio a Loreto, da dove ri­torna il 25 aprile, festa di S. Marco, dopo una sosta alla Madonna del Piratello di Imola. A Loreto Marchino ha il pre­sentimento chiaro che la Ma­donna lo avrebbe guarito. Il 29 aprile, lunedì della se­conda Domenica dopo Pasqua, è davanti all'Immagine della Madonna della Ghiara, e prega fervidamente con il cuore, poi­ché non può farlo con la boc­ca. Ad un tratto sente nelle sue membra un calore esuberante ed avverte spuntare qualcosa di insolito nella sua bocca ed in­vadergli il palato. Fuori di sé dalla gioia, grida a gran voce, per tre volte: Gesù, Maria! La notizia che Marchino, senza lingua in bocca dalla na­scita, sordo e muto, davanti al­la Madonna ha parlato e parla ancora, ha la lingua in bocca ed ode tutto, come se non fos­se mai stato muto e sordo, si diffonde in un baleno per la città e manda tutti in delirio di amore: tutti corrono dalla Ma­donna. Nei giorni seguenti si verificano altre guarigioni; l'en­tusiasmo dei fedeli raggiunge le stelle. Viene subito iniziato un formale processo alla presenza di teologi, giuristi e medici, per verificare l'autenticità dei fatti. Un mese dopo, il 30 maggio, Marchino è davanti all'Inqui­sitore di Parma che lo interro­ga su ogni particolare. Il ma­noscritto originale dell'interro­gatorio si trova nell'Archivio della Curia Vescovile di Parma; altri importanti manoscritti sull'argomento sono conservati nell'Archivio del Tempio della B. V. della Ghiara (filza LXXX­VI - fasc. 29); copia degli atti processuali sul miracolo di Marchino si conserva nell'Archivio di Stato di Reggio, e vi è mo­tivo di credere che sia fedelis­sima. Terminato il processo cano­nico, il Vescovo ne spedisce su­bito gli atti al Papa Clemente VIII che fa rispondere dalla S. Congregazione dei Riti, con let­tera del 22 luglio 1596: i Con­sultori della Congregazione dei Riti"... sono di parere che non solo la detta divotione loro, o frequenza del popolo, debba es­sere tollerata, ma che si possa aiutare et permettere con qual­che dimostrazione pubblica...". L'originale del rescritto, a firma del Card. Paleotto, è nell'Ar­chivio della Curia vescovile di Parma. Il moltiplicarsi dei fatti prodigiosi e l'approvazione da parte di Roma, favoriscono là de­vozione ed i pellegrinaggi dei fedeli, tanto che, l'anno se­guente, il 6 giugno 1597, viene solennemente posta la prima pietra del Santuario che sarà eretto su disegno dell'architetto Alessandro Balbi di Ferrara. La pianta del Tempio è a croce gre­ca, eccetto il braccio di ponen­te, leggermente allungato per accogliere il Coro; elegante e maestosa è la Cupola che si in­nalza sopra un bel cornicione, adorna di varie file di pilastri e nell'interno tutta stucchi e do­rature. Il 12 maggio del 1619 vi è trasferita, con solenne proces­sione, l'Immagine della Vergi­ne. Alla testa della processione cammina un devoto cappucci­no: è Fra Angelo Maria, il pic­colo Marchino che si è consa­crato alla Madonna nella vita religiosa, in riconoscenza del­la guarigione ottenuta.