LA
BASILICA DI SANT’ANTONIO
La Basilica del Santo
La basilica di S. Antonio, che i Padovani
chiamano il Santo, è il principale monumento di Padova e una delle più
insigni architetture del 1200. È anche uno dei più celebri e frequentati
santuari del mondo cristiano.
L'architetto è sconosciuto; probabilmente fu un francescano di genio e di vasta cultura figurativa. Il tempio fu iniziato nel 1232 a onore di s. Antonio di Padova (nato a Lisbona nel 1190 circa, morto a Padova il 13 giugno 1231) e fu compiuto sul finire del 1200.
Se nell'insieme il maestoso edificio palesa un forte
influsso della Basilica di S. Marco in Venezia, nelle strutture massicce e
imponenti è schiettamente romanico, mentre l'intera parte absidale slanciata
e con le nove cappelle a raggera appartiene al più puro gotico. Queste diverse
e contrastanti caratteristiche sono fuse in un insieme del tutto originale, che
a prima vista distingue la nostra Basilica da ogni altro tempio medievale.
L'esterno si presenta quanto mai pittoresco, specie
visto dall'abside; invece l'interno è caratterizzato da un'austera grandiosità.
La Basilica è lunga 118 m., larga 32,50 m., altezza massima all'interno m.
38,50; è coronata da 8 cupole, 2 torri campanarie, 2 torricini-minareto; i 2
campanili gemelli toccano m. 68. La Basilica riceve luce soprattutto da 3 grandi
rosoni collocati uno in facciata tra 2 bifore, e gli altri a fianco dell'altare
maggiore.
INTERNOLa Basilica del Santo, costruita a forma di croce
latina, è divisa in tre navate che incontrano un largo transetto. Le navate
laterali continuano nell'ambulacro che fascia tutt'intorno il presbiterio e il
coro. La chiesa, immersa perlopiù nella penombra, mostra una fusione armonica,
delle possenti moli romaniche con gli slanci del gotico. Una caratteristica del
santuario sono molti monumenti
funebri, modesti o fastosi, eretti a onore di condottieri, di studiosi, di
ecclesiastici.
Sui primo pilastro di sinistra, Invita alla preghiera
una tenera Madonna col bambino, affresco di Stefano da Ferrara (1350). Nella
Basilica si possono contare una sessantina di immagina della Vergine.
L'altare vicino, a sinistra, è dedicato a san
Massimiliano Kolbe, il martire di Auschwitz. La tela che raffigura il sacrificio
del francescano polacco è di Pietro Annigoni (1979).
CAPPELLA
DEL SANTOCome si presenta ora, è opera splendida del
rinascimento, iniziata nel 1500 e portata a termine alla fine dello stesso
secolo. Ne fu architetto Andrea Briosco, scultore e architetto padovano (+
1533). Vi hanno lavorato i più grandi scultori veneti dell'epoca.
Lungo le pareti sono disposti nove bassorilievi, con
scene della vita e miracoli di s. Antonio. Da sinistra: Vestizione di s. Antonio
(A. Minello, 1512); Il geloso che pugnala la moglie
(Giovanni Rubino, 1529); S. Antonio risuscita
un giovane (Girolamo Campagna, 1577); Risurrezione di una giovane annegata
(Iacopo Sansovino, 1563); S. Antonio risuscita un bambino (Iacopo Sansovino,
1534); Miracolo del cuore dell'usuraio (Tullio Lombardo, 1525); Miracolo del
piede reciso e riattaccato (Tullio Lombardo, 1525); II bicchiere scagliato in
terra e rimasto intatto (G. Mosca e P. Stella, 1520-29); Un infante attesta
l'onestà della madre (Antonio Lombardo, 1505).
Al centro sorge l'altare-tomba di s. Antonio,
eseguito da Tiziano Aspetti (1594); ai lati, due superbi candelabri d'argento
su basi marmoree (sec. XVII).
Una ricognizione del corpo di s. Antonio è
stata compiuta nel 1981, a 750 anni dalla morte, con l'autorizzazione di
Giovanni Paolo II. L'opportuno controllo dello stato di conservazione fu
seguito da un mese di esposizione alla venerazione dei fedeli, che suscitò
enorme interesse (6 gennaio - 1° marzo). La ricognizione, la prima dal 1263, ha
portato alla luce i resti mortali del Santo in una condizione eccellente,
raccolti in una piccola cassa dentro la più antica e rozza in cui
fu sepolto. Le analisi attente di medici e
storici poterono tra l'altro ricostruire le caratteristiche fisiche del Santo:
altezza 1,70 m circa, struttura non molto robusta, profilo nobile con faccia
piuttosto lunga e stretta, occhi infossati, mani lunghe e dita affusolate, età
probabile di circa 40 anni. Straordinario il ritrovamento, tra la materia
corporea, dell'apparato vocale integro: complemento moderno della scoperta della
Lingua incorrotta del santo predicatore del Vangelo, avvenuta nella ricognizione
del 1263. Gli organi della fonazione sono ora custoditi nella
Cappella delle Reliquie, come pure i resti
della tonaca trovata accanto alle ossa, e le due casse antiche con i preziosi
drappi dell'epoca. Lo scheletro di s. Antonio, ricomposto entro un'urna di
cristallo protetta da una cassa di rovere, venne ricollocato nel suo loculo il
1 ° marzo 1981.
CAPPELLA
DELLA MADONNAÈ la parte superstite dell'antica chiesetta di Santa
Maria, donata a s. Antonio nel 1229 dal vescovo di Padova Iacopo. Qui il Santo
celebrava la Messa, predicava, ascoltava le confessioni, si raccoglieva in
preghiera; qui fu sepolto nel 1231 e vi rimase fino al 1263. Il bell'altare
gotico con la maestosa statua della Vergine, è opera magnifica di un maestro
francese: Rinaldino di Guascogna. Alle pareti figurano vari affreschi
risalenti ai secoli XIII e XIV, sono tuttavia in cattive condizioni.
CAPPELLA
DEL BEATO LUCASi apre nella parete nord della Cappella di S. Maria.
Il beato Luca da Padova fu discepolo e compagno di s. Antonio e, dopo la morte
del Santo, continuatore dell'apostolato antoniano e promotore della
costruzione di questa basilica. Le sue ossa riposano nell'urna infissa nella
parete. Il bell'altare risale al sec. XIII. Gli affreschi, purtroppo deteriorati
e ultimamente ripuliti, sono di Giusto de' Menabuoi (1382). Rappresentano:
al centro, la Vergine tra Santi francescani; ai fianchi dell'altare, due
episodi dell'intercessione del b. Luca; negli altri scomparti, alcuni fatti
tratti dalla Leggenda Aurea degli apostoli Filippo e Giacomo.
CAPPELLE
RADIALISono chiamate così perché sporgono dall'abside a
forma di raggera. Ad eccezione di quella centrale, sono state decorate tra la
fine del sec. XIX e gli inizi del sec. XX.
Iniziando da sinistra, sono:
1) Cappella di S. Giuseppe, con affreschi oleografici
di Ermolao Paoletti, eseguiti nel 1896
2) Cappella di S. Francesco d'Assisi. Gli affreschi
della volta e delle lunette sono di Adolfo de Karolis (1928); quelli delle
pareti sono di Ubaldo Oppi (1939)
3) Cappella austro-ungarica dedicata a s. Leopoldo,
con affreschi di Gherardo Fugel (1905)
4) Cappella polacca dedicata a s. Stanislao, con
affreschi di Taddeo Popiel (1899)
5) Cappella delle Reliquie
6) Cappella di S. Stefano protomartire, con affreschi
di Ludovico Seitz (1907-08)
7) Cappella germanica dedicata a s. Bonifacio,
con affreschi di Martino Feuerstein (1907)
8) Cappella americana dedicata a s. Rosa da Lima,
con affreschi di Biagio Biagetti (1913-14)
9) Cappella delle Benedizioni (già di S. Caterina
d'Alessandria): un Padre vi accoglie i pellegrini e benedice persone e cose.
I nuovi affreschi di Pietro Annigoni - il Crocifisso,
la predica ai pesci, l'incontro con Ezzelino - presentano il Santo, predicatore
di Cristo in un mondo sconvolto e aiuto degli infelici.
CAPPELLA
DELLE RELIQUIE O DEL TESOROVi sono custoditi numerosi cimeli storici ed ex
voto insieme con le preziose reliquie del santuario chiuse in artistici
reliquiari, veri capolavori di oreficeria. La cappella fu eretta verso la fine
del sec. XVII in sontuoso stile barocco su progetto dell'architetto scultore
Filippo Parodi, allievo del Bernini.
Nelle tre nicchie sono esposti decine di
reliquiari, calici, ex-voto, autografi di santi, ecc. Nella nicchia di
sinistra si notano un turibolo, opera di F. Baldi (1440) e una navicella
portaincenso (inizio 1500). Il prezioso reliquiario di R. Cremesini (1982)
contiene un osso sesamoide, un frammento di cute e capelli del Santo.
Nella nicchia centrale, in un mirabile reliquiario
dell'orefice Giuliano da Firenze (1436), è conservata la Lingua incorrotta di
s. Antonio; più sopra, reliquiario del Mento del Santo, opera d'artista
padovano (1350); in alto il Reliquiario della croce di cristallo, capolavoro di
G. Fabbro (1437); il moderno significativo reliquiario in basso, di C.
Balljana (1981), racchiude l'osso joide, elemento dell'apparato vocale del Santo.
La cappella custodisce, dopo la recente ricognizione, anche la tonaca di s.
Antonio, la cassa interna ed esterna, con i drappi che la rivestivano.
CAPPELLA
DI S. GIACOMOSi apre di fronte alla Cappella di S. Antonio, ed è
uno dei capolavori del Trecento italiano, sia per l'architettura sia soprattutto
per la stupenda serie di affreschi. Eretta nel 1372 dal veneziano Andriolo de'
Santi, negli anni successivi venne dipinta da Altichiero, il più grande pittore
italiano del tardo Trecento.
Sulla parete di fondo, divisa in tre comparti, si ammira la Crocifissione; alle estremità, due tombe
della famiglia committente della
cappella, sormontate da scene della vita di
Cristo. Nelle lunette superiori si osservano episodi della Leggenda di s.
Giacomo apostolo, patrono della Spagna.
Al centro, l'altare conserva le reliquie del martire
s. Felice. Alle pareti laterali è addossato un grazioso coretto ligneo.
Usciti di qui, oltrepassata la Cappella del S. Cuore, si arriva alla Cappella
del Santissimo Sacramento.
CAPPELLA
DEL SS. SACRAMENTOFu edificata in stile gotico nel 1458 per accogliere
le tombe del Gattamelata e della sua famiglia. Infatti, alle pareti spiccano i
sarcofaghi del condottiero Erasmo Gattamelata, a sinistra, e del figlio
Giannantonio, a destra, ottime sculture di Gregorio d'Allegretto (1458). Nel
1651 fu adattata a cappella del SS. Sacramento e la ricca decorazione attuale
è dovuta a Lodovico Pogliaghi (1926-36) il quale intese glorificare
il mistero dell'Eucaristia.
È giusto che, in onore di Gesù presente sotto le
specie eucaristiche, si sia ricorso a tanto sfarzo di marmi e di bronzi.
Nessuno è un vero devoto se non crede nella presenza reale di Cristo.
Di fronte a questo altare, appesa a un pilastro, si
ammira la bellissima tela di G. B. Tiepolo: martirio di s. Agata (1736).
PRESBITERIO
E ALTARE MAGGIOREDalla cappella del SS. Sacramento ci si porti al
centro della chiesa, presso l'elegante balaustra (adorna di 4 belle statue
bronzee di Tiziano Aspetti, 1594), per ammirare il presbiterio. Questo
ambiente solenne è dominato dall'altare maggiore. adorno dei capolavori di
Donatello (1448 e seguenti), che nel loro insieme costituiscono l'opera d'arte
più celebre della basilica.
La disposizione attuale delle sculture (30 in tutto)
sopra e attorno l'altare, è opera di Camillo Boito, che costruì l'altare
attuale (1895) e vi dispose tutti i capolavori donatelliani della basilica.
Dominante su tutto si staglia il meraviglioso
Crocifisso (1446), in cui la divina bellezza. del Cristo si umanizza nella
serena accettazione della sofferenza e della morte. Sotto il Crocifisso, in atto
di alzarsi dal trono e presentare il Bambino, materna e regale, è raffigurata
la Madonna. Ai lati, sei statue di santi: Francesco, Giustina e Lodovico d'Angiò
(a sinistra di chi guarda), e i santi Antonio, Daniele e Prosdocimo, primo
vescovo di Padova (a destra). Altri stupendi bronzi raffigurano miracoli di s.
Antonio i simboli degli evangelisti, angeli che cantano e suonano.
A tergo dell'altare si ammira la Deposizione
di Gesù nel sepolcro eseguita in friabile pietra di Nanto: l'espressionismo
dell'artista tocca qui il suo vertice.
Sulla sinistra si eleva il Candelabro in bronzo,
opera di Andrea Briosco detto il Riccio (1515): per dimensioni e maestria
artistica è considerate il più bel candelabro dei mondo. Ai fianchi dei
presbiterio sono incassati 12 quadri in bronzo con fatti dell'Antico Testamento,
opera di Bari Betlano (1488) e di A. Briosco (1507).
Sotto gli archi dei cancelli che immettono nel
presbiterio, dipinti di santi francescani. Merita particolare attenzione, a
sinistra, l'affresco (1326) di S. Antonio benedicente, di maestro grottesco e
considerato come la vera effigie del Santo.
Dietro l'altare si allarga il grande coro (sec. XVIII),
dove si recano più volte al giorno i religiosi dell'attiguo convento per
recitare l'ufficio divino. In mezzo si vede la consolle del duplice organo della
basilica: giova ricordare che il santuario vanta tradizioni musicali antiche e
nobilissime.
CHIOSTRO
DEL NOVIZIATO E CONVENTO
Sul fianco sud della basilica è il convento
francescano, che si è sviluppato dalla piccola e povera residenza abitata da s.
Antonio. Si articola in cinque ampi porticati o chiostri, che hanno nome:
chiostro del Paradiso, del Noviziato, della Magnolia, del Generale, del Museo.
Più suggestivo di tutti si presenta il chiostro del noviziato, così detto
perché vi abitano i giovani aspiranti alla vita francescana.
Nel convento, che subì molte vicende, sono vissuti
nei secoli religiosi illustri per santità, per cultura, per importanti
cariche ricoperte nella Chiesa cattolica. Qui fu educato il futuro Papa Sisto
IV (sec. XV), e sostarono in pellegrinaggio Pio VI e Pio VII; nel 1982 vi è
giunto, in visita pastorale a Padova, Giovanni Paolo II.
CHIOSTRO
DELLA MAGNOLIA
E DIREZIONE
DEL «MESSAGGERO DI S. ANTONIO»
Così chiamato per la bella magnolia che si leva
nello spiazzo erboso, una delle più antiche d'Europa. Vi ha sede il «Messaggero
di sant'Antonio», fondato nel 1898: associazione e rivista dei devoti del
Santo. Nel chiostro, accanto ad un copioso assortimento di ricordi, libri,
oggetti religiosi, si trovano gli uffici della Direzione e degli Associati. Il
«Messaggero» è la rivista mensile più diffusa in Italia, un moderno strumento
per l'incontro e l'approfondimento del messaggio evangelico. Si stampa anche in
inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.
La Basilica del Santo, celebre per l'arte, è
soprattutto un luogo di fede. Vi giungono innumerevoli pellegrini da ogni parte
del mondo, a testimoniare il fascino spirituale di s. Antonio, sempre vivo.
La visita alla Basilica non è completa se manca la
sosta di riflessione, sul Santo, esempio di amore per Dio e per gli uomini, e
sul suo richiamo a convertirsi. Il Santuario di Padova è luogo di
riconciliazione con Dio e di preghiera.
ESTERNO
DELLA BASILICA
Uscendo sul sagrato, si può ammirare la basilica
nell'insieme dei suoi elementi architettonici: le cupole, i campanili, i
minareti e soprattutto la bella facciata. Questa è larga 37 m. e alta 28,
presenta in basso 5 arcate rientranti sopra delle quali corre una loggetta e, più
in alto, una ringhiera scoperta sulla quale si eleva il frontone merlettato. Le
porte in bronzo sono opera di C. Boito (1895); nella lunetta al centro, sopra la
porta, copia recente dell'originale di A. Mantegna (1452) conservato nel
convento; anche la statua di s. Antonio è copia della statua trecentesca di
Rinaldino di Guascogna.
Sul piazzale sorge la statua del condottiero E.
Gattamelata da Narni, modellata e fusa in bronzo da Donatello; il capolavoro
fu inaugurato nel 1453 e rappresenta la prima statua equestre fusa in Italia
dopo l'epoca romana.

Sul sagrato della Basilica, a sinistra di chi esce,
sorgono l'Oratorio di S. Giorgio e la Scuola del Santo.
L'Oratorio di S. Giorgio fu edificato come cappella
gentilizia dei marchesi Lupi di Soragna e fu portato a termine nel 1377.
L'interno fu dipinto ad affresco da Altichiero che terminò lo splendido ciclo
pittorico nel 1384. A
causa dello sciupio del tempo e del vandalismo
degli uomini, le pitture hanno subito danni, tuttavia parte di quello che è
rimasto conserva, più fedelmente della cappella di S. Giacomo nella Basilica, i
caratteri originari. Sulla parete dell'altare sono dipinte: la crocifissione di
Cristo e l'incoronazione di Maria; sulla parete interna della facciata: i fatti
dell'infanzia di Gesù; sulla parete di sinistra: episodi della Leggenda di s.
Giorgio; sulla parete di destra: storie di s. Caterina e s. Lucia.
SCUOLA
DEL SANTODetta popolarmente "Scoletta", sorse come
sede della Confraternita di s. Antonio e fu costruita, la parte inferiore,
intorno al 1430 e, quella superiore, nel 1504. E questa che interessa
maggiormente perché contiene un ciclo di 18 pitture eseguite nei primi anni del
cinquecento con scene della vita e dei miracoli di s. Antonio. Quattro di queste
pitture (parte su tela e parte ad affresco) sono
opere giovanili di Tiziano Vecellio (1511)
distribuzione dei pane benedetto, S. Antonio fà parlare un neonato, il marito
geloso che pugnala la moglie, S. Antonio riattacca il piede o. un giovane. Le
pitture hanno subito l'inevitabile usura dei tempo; ma, dopo l'ultimo restauro
(1970), hanno riacquistate buona parte
del loro primitivo splendore