Parrocchia di Malo
PREGHIERA
DAVANTI A S. BAKHITA
Santa
Giuseppina Bakhita
Sorella
nostra, sorella del mondo intero
Guida: Oggi siamo qui, davanti alle spoglie mortali di una grande santa, Giuseppina Bakhita. Ma pregare i santi non è mai soffermare il pensiero su di loro: i santi sono tali perché nella loro vita tutto rimanda al Signore, Colui che in loro e tramite loro ha compiuto meraviglie sulla terra degli uomini. Così è per Bakhita.
Allora
ci rivolgiamo a Dio per lodarlo e ringraziarlo per tutto ciò che Egli opera
attraverso i suoi figli, e, in particolare per 3 VIRTù
che ha fatto risplendere magnificamente in questa nostra sorella santa: la
MITEZZA, la FEDE, la BONTà.
Canto: Grandi cose
Grandi
cose ha fatto il Signore per noi,
Tu
che sai strappare dalla morte
hai
sollevato il nostro viso dalla polvere.
Tu
che hai sentito il nostro pianto,
nel
nostro cuore hai messo un seme di felicità!
LA MITEZZA
Una mattina mi viene aperto l’uscio prima del consueto. Il padrone
mi presenta a un mercante di schiavi che mi compera e mi unisce a degli altri
suoi schiavi, erano: tre uomini, tre donne, fra cui una fanciulla di poco
maggiore di me.
Tosto ci mettemmo in viaggio. Il vedere la campagna, il cielo,
l’acqua, il poter respirare l’aria libera, mi ridiede un po’ di vita,
quantunque non sapessi dove andavo a finire.
Il viaggio durò otto giorni di seguito, sempre a piedi: per boschi,
per monti, per valli e deserti. Passando per i paesi, la carovana si
ingrossava sempre più, la quale era così disposta: prima gli uomini, poi
le donne, (i primi) venivano legati al collo con grossa catena, serrata da
lucchetti a chiave, in fila a due o a tre, guai se qualcuno si piegava o si
fermava: povero collo suo e quello del compagno! Si vedevano attorno al collo
di ciascuno grosse e affondate piaghe che facevano pietà. Poverini! Come
fossero bestie da soma, ai più robusti legavano sulle spalle grossi fardelli
che dovevano portare per miglia e miglia. Noi più piccole non avevamo la
catena, camminavamo in ultima fila in mezzo ai padroni. Ci fermavamo solo
qualche ora a riposare o a prendere cibo. Allora veniva tolta la catena dal
collo e posta al piede a distanza di un passo l’uno dall’altro, onde
impedire la fuga. Questo si faceva anche a noi piccole, però di notte solo.
Finalmente sostammo al mercato degli schiavi. Fummo introdotti tutti in
un camerone, in attesa del turno di vendita. I primi smerciati furono i più
deboli e malaticci, per timore che peggiorando, ne andasse perduto il guadagno.
Mentre andava avanti la scelta, l’intesa e la vendita di ciascuno,
noi due più piccole, trovandoci sempre vicine, perché legate ai piedi dalla
stessa catena, nei momenti in cui non eravamo osservate, ci raccontavamo l’un
l’altra come eravamo state rubate. Parlavamo dei nostri cari e sempre più si
accendeva in noi il desiderio di ritornare in famiglia. Mentre si piangeva
sulla nostra infelice sorte, si andava progettando qualche piano di fuga. Il
buon Dio che vegliava su di noi, senza che pur lo conoscessimo, ce ne offerse
l’occasione.
(a
questo punto Bakhita racconta del suo tentativo di fuga assieme alla compagna di
sventura, finito con il ritrovamento da parte di altri negrieri)
L'uomo che ci aveva trovate ci condusse nella sua casa, ci diede da
mangiare e da ere e poi ci introdusse in un ovile pieno di pecore di agnelli;
poi legandoci assieme per il piede con una grossa catena, ci comandò di stare
in quell’ovile fino ad altro avviso.
Quanto piangere! Quanto soffrire!
Ci lasciò là, tra pecore e montoni per più giorni, finché passando
di là un mercante di schiavi, ci trasse dall’ovile e ci vendette a
quell’uomo.
Camminammo a lungo prima di raggiungere la carovana.
Quale non fu la nostra sorpresa nel vedere tra gli schiavi alcuni di
quelli che appartenevano al padrone dal quale noi eravamo fuggite. Ci
descrissero l’ira, il furore suo quando non ci trovò (al lavoro), dando
nelle smanie minacciava di farci a pezzi quando ci avesse trovate. “Ora sempre
più conosco la bontà del Signore che mi salvò anche allora quasi
miracolosamente”.
(dal racconto di S. Giuseppina Bakhita)
Bakhita è stata veramente un riflesso della mitezza
di Gesù, Colui che "maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua
bocca" (Is 53,7). Lasciamoci guidare da lei nel metter in pratica
l'insegnamento del Vangelo: “Imparate da Me che sono mite e umile di cuore”
(Mt 11,28).
Ripetiamo:
Gesù, mite ed umile di cuore,
rendi il nostro cuore simile al Tuo.
Salmo 131
Signore, non si inorgoglisce il mio cuore,
non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi, superiri all mei
forze.
Io sono tranquillo e sereno
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia.
Gloria al Padre…
Ripetiamo: Gesù,
mite ed umile di cuore,
rendi il nostro cuore simile al Tuo.
LA
FEDE
Bakhita
ricordava con commozione il giorno del suo Battesimo. Quando aveva occasione di
rivedere la Chiesa del Catecumenato, si inginocchiava davanti al fonte
battesimale dicendo: “Qui, proprio qui,
sono diventata figlia di Dio... Qui mi hanno versato l’acqua che mi ha aperto
il Paradiso” e baciava la terra.
La
sua fede era profonda.
Aveva
una devozione particolare per l’Eucaristia: uno dei cappellani era solito
chiamarla il “moscone di Gesù”
alludendo alla sua presenza nera e silenziosa sempre intorno al tabernacolo.
Quando
ormai malata chiedeva di essere condotta a fare una visita in chiesa, succedeva
a volte che, per dimenticanza, vi rimanesse alcune ore. Alle scuse
dell’infermiera rispondeva con candore: “Mi
ha fatto un regalo, perché ho tenuto compagnia a Gesù!”.
Se,
infine, la malattia non le permetteva di partecipare alla Messa diceva con
serenità alle sorelle: “L’ho sempre
con me il Signore: se viene, bene, se no, l’ho dentro di me e lo adoro!”.
Oppure:
“Pazienza, mando il mio angelo custode
per me, perché poi mi riferisca!”.
Ogni
suo gesto, piccolo o grande, era per far contento “el
Paron” (così chiamava Dio Padre).
Durante
una visita del Vescovo al convento, Madre Bakhita, ormai costretta in
carrozzella, a una domanda del Prelato che le chiedeva quello che stava
facendo, candidamente rispose: “Quello che sta facendo lei: la volontà di
Dio!”.
La
fede di Madre Bakhita usciva dal convento e rassicurava gli abitanti di Schio
durante la paura dei bombardamenti.
“Lasciateli scoppiettare, diceva bonariamente, el Paron comanda lui!”.
La
gente fiduciosa diceva: “Non temiamo, abbiamo con noi la Madre moretta: è una
santa, ci salverà dai pericoli!”.
Guida: Leggiamo, una per ciascuno, delle frasi di S.
Bakhita:
“Se
stessi in ginocchio tutta la vita, non dirò mai abbastanza tutta la mi
gratitudine al buon Dio”
“Tutta
la mia vita è stata un dono di Dio: gli uomini suoi strumenti; grazie a loro,
per avermi procurato il dono della fede.”
“Fortunati
voi che siete nati in un Paese cattolico. Io ci sono arrivata tardi. Siatene
riconoscenti a Dio e alla Madonna.”
“Facciamo
tutto per far contento el Paròn.”
“Le
cose di questo mondo sono niente, è terra; ciò che preme a noi sono le cose
dell'alto: è il Padrone.”
“Io
dò tutto al Padrone, Lui penserà a me: ne è obbligato.”
“Nella
volontà di Dio è grande pace.”
“Quando una persona ama tanto un'altra, desidera ardentemente andarle vicino: dunque, perché avere tanto paura della morte? La morte ci porta a Dio.”
Ripetiamo: Gesù,
Figlio di Dio, aumenta in noi la fede!
LA BONTà
Madre
Bakhita non si lamentava mai, né notava i difetti degli altri. Quando in una
Sorella qualche mancanza era evidente, la scusava dicendo: “Si sarà dimenticata... non si sarà accorta... sarà stato per un
impulso di natura”.
Per
amore di pace, a volte, accettava anche rimproveri non meritati.
Ma
soprattutto era rappacificata con la sua storia: pregava per i suoi persecutori
in Africa e non ebbe mai per loro parole di risentimento: “Poveretti,
non sapevano il male che facevano”. E ancora: “Non erano cattivi, poveretti, non conoscevano il buon Dio, o forse non
sapevano di farmi tanto male: loro erano i padroni, io ero la loro schiava. Come
noi siamo abituati a fare il bene, così i negrieri facevano questo, perché era
loro abitudine, non per cattiveria.”
Durante
un giro missionario, ad una studente di Bologna che le chiedeva cosa avrebbe
fatto, se avesse incontrato quei negrieri che l’avevano rapita e trattata
tanto barbaramente, rispose con prontezza: “Mi
inginocchierei a baciare le loro mani, perché se ciò non fosse accaduto, io
non sarei ora cristiana e religiosa”.
Guida:
In Bakhita la bontà, testimoniata abbondantemente da quanti la
conobbero, si è concretizzata così:
· ha saputo
dimenticare se stessa per pensare agli altri;
· ha saputo
perdonare, pensando che la miseria umana è più grande della cattiveria;
· ha saputo
dare senza alcuna pretesa di ricerca del propiro tornaconto;
· ha saputo
sacrificarsi aggiungendo alle sue pene il peso delle pene altrui;
· ha saputo
riconoscere con semplicità che davvero buono è Dio solo.
Così poteva cantare con gioia:
Ant. Gustate e
vedete quanto è buono il Signore (Salmo 34)
Benedirò il
Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.
Celebrate
con me il Signore,
esaltiamo
insieme il suo nome.
Ho
cercato il Signore e mi ha risposto
e
da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a Lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.
Gloria
al Padre…
Ant. Gustate e
vedete quanto è buono il Signore.
Padre nostro…
Guida: Concludiamo affidandoci all'intercessione di
Santa Bakhita:
O
Dio, Padre di misericordia,
che
ci hai donato Santa Giuseppina Bakhita,
quale
sorella universale,
evangelico
modello di fede semplice
e
di operosa carità,
dona
anche a noi la volontà
di
credere ed amare secondo il Vangelo,
ed
esaudisci le preghiere di chiunque invoca la sua intercessione.
Per
Cristo nostro Signore. Amen.
Canto: Camminiamo sulla strada
Camminiamo
sulla strada che han percorso i santi tuoi:
tutti
ci ritroveremo dove eterno splende il sol.
E quando in ciel dei santi tuoi
C’è
chi dice che la vita sia tristezza e sia dolor,
ma
io so che viene il giorno in cui tutto cambierà.
E quando in ciel risuonerà